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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO VI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA

IMPRENDITORE TENTA IL SUICIDIO CON UNA PISTOLA AD ACQUA



RICOVERATO IN GRAVI CONDIZIONI PER UNA POLMONITE CAUSATA DALL’UMIDITÀ



Si tratta di un imprenditore trentasettenne del settore elettro-edilizio-informatico, cioè costruttore di pannelli solari, programmabili, in cemento armato.


Gli affari da circa tre anni non andavano bene per Felice De Pressi, titolare della Pannello Così SpA, e siccome la ditta era stata aperta tre anni e una settimana fa, si può ben comprendere lo sconforto dell’uomo.


Ha deciso di farla finita sparandosi alla tempia con una pistola ad acqua, regolarmente detenuta, in quanto la sua età supera i 36 mesi prescritti dalla legge, ma con marchio CE limato.


Purtroppo, o per fortuna, il tragico gesto non ha avuto gli effetti immediati che lui sperava, ma d’altro canto, uno che fabbrica pannelli solari in calcestruzzo non può avere una pensata geniale, neppure sul modo di suicidarsi.


Tuttavia, a causa della notevole quantità di acqua sulla testa e di una infida corrente d’aria, l’uomo ha contratto una terribile polmonite.


I soccorsi sono scattati immediatamente e ora il poveretto, in lotta tra la vita e la morte, è ricoverato al reparto urologia del nosocomio cittadino (purtroppo in pneumologia non vi erano più letti disponibili e la sua pirlaggine non lasciava dubbi sul reparto ospedaliero più consono al suo caso).


Non era la prima volta che il De Pressi tentava l’insano gesto: ci furono in passato almeno altri due tentativi, per fortuna non andati a buon fine (ammesso che si possa parlare di “buon fine” in questi casi).


La prima volta cercò di fulminarsi con la corrente elettrica a 220Volt, infilando una forcina nella presa di corrente, dopo aver disattivato il salvavita e immerso i piedi in una bacinella piena d’acqua. Ma uno strano quanto imprevisto oscuramento del cielo causò un’improvvisa caduta di potenziale nei suoi pannelli solari in cemento armato (l’armatura in ferro provocò una specie di provvidenziale cortocircuito) e il risultato fu una leggera scossa, che gli causò soltanto una fastidiosa e irreversibile forma di balbuzie.


La seconda volta si buttò dalla finestra del suo ufficio, al secondo piano di una palazzina appena fuori città, ma cadde sul gatto della signora Pina del piano di sotto, che stava passeggiando sulla ringhiera del balcone (il gatto, non la signora Pina).


Il gatto, un enorme soriano obeso di circa quindici chili, perse una delle sue nove vite, ma sopravvisse e restò solo leggermente sciancato.


L’imprenditore invece non si fece neppure un graffio, se si escludono i graffi del gatto, e della stessa signora Pina, un donnone dal carattere irascibile, che purtroppo si trovava in casa al momento del tentato suicidio.


L’imprenditore, a causa appunto dei numerosi graffi di felino, si ammalò di toxoplasmosi (una malattia veicolata dai gatti) e, da allora, gli capita di miagolare nelle notti di luna piena.


All’ospedale in cui è ora ricoverato i medici sono ottimisti sulla prognosi, proprio in virtù dei graffi del gatto. Infatti l’uomo, attraverso il contatto ravvicinato con il gatto, potrebbe aver acquisito almeno qualcuna delle famose nove vite.


Amici e parenti sono ora trepidanti al suo capezzale, aspettando con ansia il prossimo plenilunio, nella speranza di sentirlo ancora miagolare.



Stephanie Hop-là & Paul Rice – ACC (APRILE 2013)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

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