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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO VI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA

CICCIOBELLO COMPIE CINQUANT’ANNI


MA A PRIMA VISTA NON SEMBRA CHE SIA CRESCIUTO MOLTO. E FORSE NEANCHE NOI.


Nasce nel 1962 in Italia, ma ha occhi azzurri e capelli biondi da bimbo crucco. Le dimensioni sono quelle di un neonato vero, così come la sua consistenza polposa. Il viso è stato disegnato da uno scultore, che non aveva mai visto un neonato in carne ed os- sa ed era convinto che fossero tutti come i putti della Cappella Sistina.


In breve Cicciobello diventa oggetto del desiderio di ogni bambina dai 3 ai 10 anni (dopo cominciano a sognare cicciobelli d’altro genere). Viene venduto con accessori di serie: culla-seggiolino in polistirolo e ciuccio inseparabile. Il ciuccio di Ciccio è il simbolo della sua natura un po’ carogna: se lo perde comincia a piangere, e non smette finché non lo si apre in due e gli si asportano le batterie.


Cicciobello si afferma subito sul mercato del giocattolo, in Italia e nel mondo, ma ai produttori non basta: nel caso qualche bambina cominciasse ad annoiarsi, e a mostrare interesse verso giochi più intelligenti del vestire, svestire e cullare un pupazzo di gomma, la si inchioda per altre ore di fesserie, regalandole un intero guardaroba di vestitini, il passeggino Cicciogò, il seggiolone Cicciopappa e la culla Ciccionanna. E mentre lei smette gradata- mente di usare il proprio cicciocervello, ecco che arrivano il Ciccionero e il Cicciocinesino (dal nome anticipatorio della filosofia leghista Ciao-Fiu-Lin), promotori della fratellanza tra i popoli e delle adozioni internazionali.


Gli anni passano, i figli crescono, le ragazze studiano e si laureano come i coetanei maschi; il movimento femminista rivendi- ca per le donne il diritto al lavoro, alla contraccezione, al divorzio. Ma Cicciobello non se ne rende conto: vive in un mondo tutto suo.


Anche in una società in forte cambiamento - dicono gli articoli promozionali - nella quale le donne ormai studiano e lavorano come gli uomini, il gioco con la bambola conserva il suo tradizionale significato. Come no, il significato è proprio quello: far passare il messaggio che il tuo futuro di donna, anche se intelligente, colta e laureata, avrà sempre tre priorità non delegabili, da ripetere all’infinito: pappa, cacca, e nanna del tuo bambino.


Negli anni settanta vengono lanciati sul mercato (non quello della Crocetta) la cassettiera Cicciorobe (che costa quasi come una vera, ma molto meno dei mobili Ikea di oggi) e l’indispensabile televisore Teleciccio.


Nel 1973, subito dopo la Fiera del Giocattolo di Norimberga, l’azienda produttrice del Cicciobello sigla con la Russia un ac- cordo di vendita dell’intera linea di fabbricazione, compresi modelli, stampi e macchine. Finalmente anche le bambine russe possono giocare a fare la mamma con la mitica bambola made in Italy! Un segno di cambiamento da non sottovalutare, visto che uno dei pochi pregi dei regimi comunisti era l’assenza di consumismo e di oggetti inutili.


Come nei migliori racconti dell’orrore, nel 1974 Cicciobello si riproduce: arrivano i fratelli replicanti Ciccio Doro e Ciccio buono (a nulla, come gli altri due).


Nel 1979 viene lanciato Ciccinobello (e non Cicciobellino, per rispetto ai liguri), una versione mini, un Ciccio-Puffo alto “due mele o poco più”. L’idea geniale è che, mentre con Cicciobello si gioca in casa, Ciccinobello è perfetto per essere portato a spasso, amico inseparabile negli spostamenti quotidiani. Tanto per chiarire subito che il gioco di fare la mamma non conosce tregua!


Ma la fantasia dei creatori di nuovi Ciccio-modelli è come la retta di Euclide: infinita. Cicciobello Esquimese sfida con spavalderia i primi allarmi sul temibile effetto serra, mentre Cicciobello Rock, vestito da concerto, permette alla bambina, che ha la fortuna di giocare con lui, di parlare nel microfono in dotazione, e ascoltare la propria voce uscire da un piccolo amplificatore situato nella pancia della bambola: un orrore degno del film L’Esorcista. Ma che dico, L’Esorciccio.


Il nostro amico si evolve con i tempi: ora fa nuove cose oltre al solito piangere. Se gli togli il ciuccio finalmente ride: ride di te che, se per disgrazia lo perdi, non riuscirai mai più a farlo smettere di sghignazzare, di giorno e di notte. Un altro fa la pipì, e piange perché vuole essere cambiato. Non si poteva poi fare a meno di Cicciobello Bua, per future mamme ansiose e ipocondriache, né di Cicciobello Lacrime Vere. E gli adulti sono così ammirati da queste straordinarie prestazioni da non accorgersi che la bambina piange le sue, di lacrime vere, perché vuole una buona volta cambiare giocattolo.


Nuovi incubi popolano i sogni delle bambine in quegli anni, e i Consultori di Psichiatria Infantile conoscono una improvvisa popolarità.


Alle soglie del terzo millennio, visto l’enorme successo di questo bambolotto inossidabile, galleggiante come un turacciolo sulle onde travolgenti di congiunture, guerre, crisi politiche ed economiche, si moltiplicano i tentativi di imitazione e nasce il Cicciobello Taroc.


Dagli anni novanta in poi c’è stata la svolta generazionale: molte mamme, che avevano giocato da piccole con il mostro, lo regalano alle loro bambine. Come affermano psicologi e pedagogisti, se hai subito violenze da bambino sei destinato a perpetrarle a tua volta come genitore.


Ci scusiamo con i lettori, ma dobbiamo interrompere l’articolo, perché sta suonando insistentemente un cellulare... Pronto... Chi? Parla Cicciobello MyPhone? Ah, dal suo telefonino touch screen... cerca la sua mammina?


Ci dispiace, bambina, ora non ti servirà a niente nasconderlo sotto la biancheria sporca, soffocarlo con i cuscini, buttarlo dal balcone: con il suo cellulare, con contratto tutto-gratis-incluso- per-sempre, potrà chiamare i soccorsi e denunciarti per abbandono di minore. Un minore di cinquant’anni.



Stefania Cicciomarello - ACC (DICEMBRE 2012)



AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

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