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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO VI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA

GENIALE TROVATA DI DUE LUNGIMIRANTI BARISTI

INCREMENTANO IL GIRO D’AFFARI GRAZIE A FINTI LAVORI IN CORSO

Biella. Non tutti i mali vengono per nuocere e si potrebbe aggiungere che, quasi sempre sono le esperienze negative a farci comprendere meglio il senso della vita.

È successo ai titolari di un noto bar del centro cittadino che videro per alcuni mesi la loro attività intralciata da lavori in corso sulla strada prospicente il loro locale. Inizialmente pensarono che la clientela, scoraggiata dal rumore e dalla difficoltà nell’attraversamento, avrebbe disertato il loro caffè. In parte fu vero, ma dopo un periodo di qualche giorno, la clientela tornò, addirittura più numerosa di prima.

Come spiegare questo fatto? Semplice, sono tantissimi i pensionati, i disoccupati e persino i nullafacenti in città che impegnano il loro tempo libero intorno ai vari cantieri di lavori in corso.

Tutti curiosi pronti eventualmente a dare consigli del tutto spassionati, ma non certo manodopera.

Ecco allora che, terminati i lavori, gli affari tornarono quelli di sempre, un po’ fiacchi. Per migliorarli non rimaneva quindi che installare nuove transenne e inventarsi inesistenti lavori in corso che attraessero nuovamente decine di curiosi pronti a scaldarsi con una bevanda calda al bar dei nostri due indomiti scaltri baristi.

Franco Cannavò e Freddy Marchiori per LA BUFALA (MAGGIO 2013)


Questo è stato l’articolo che ha dato il via alla lunga serie dedicata agli “SCALTRI BARISTI”


Il brevetto degli scaltri baristi: transenne del tutto identiche a quelle vere

DOPO I FINTI POVERI, PARTE LA CACCIA AI FINTI RICCHI

È ora di fermare le persone che vivono al di sopra delle loro possibilità

Recita un antico adagio torrazzese: la buona notizia è che pagheranno le tasse solo i ricchi, quella cattiva è che per lo Stato tu sei, in ogni caso, considerato ricco.

Purtroppo siamo abituati a tonanti articoli a sei colonne che chiosano contro cittadini benestanti, con l’unica colpa di aver occultato al fisco parte dei loro averi.

Ma cosa c’è di male nell’eccedere in parsimonia, mettendo al sicuro i risparmi di una vita in una banca svizzera, piuttosto che affidarli a una banca italiana sull’orlo del fallimento?

Ne abbiamo avuto prova di recente, con lo scudo fiscale, annunciato a furor di popolo, ma in sostanza poco efficace. Del resto, perché scudare milioni di euro raggranellati nel corso di una vita di risparmi e di sacrifici, omettendo qualche piccolo documento fiscale e dimenticando il pagamento di qualche tassa insignificante?

La Costituzione italiana tutela espressamente i risparmiatori: allora perché perseguitare queste “laboriose formichine” che vivono al di sotto delle proprie possibilità?

La vera piaga della nostra Società è costituita dai finti ricchi, quelli che vanno in vacanza con il finanziamento, quelli che hanno il suv con uno stipendio da mille euro al mese, quelli che regalano la borsetta di Prada acquistata a rate alla ragazza conosciuta all’apericena del giorno precedente, solo per far colpo su di lei.

Sono questi "finti benestanti" che creano i maggiori danni all’economia. Senza contare che confondono il fisco, che si trova costretto a fare accordi bilaterali e rogatorie con i paradisi fiscali, finendo per danneggiare parsimoniosi e inermi risparmiatori.

I finti poveri a loro volta si vedono costretti ad intaccare il loro patrimonio per tirare a campare... è un circolo vizioso dal quale non si esce.

Freddy Marchiori & Paul Rice – ACC (SETTEMBRE 2013)


Villa di un finto ricco (esterno)


Villa di un finto ricco (interno)

TIRA PIÙ UN PELO DI PIL CHE CENTO BUOI

Droga, prostituzione e gioco d’azzardo presto potrebbero entrare nel calcolo del Prodotto Interno Lordo. L’economia (e non solo) riprenderà a tirare


La notizia è di questi giorni. Qualche non ben precisato esperto di economia, ha lanciato una proposta rivoluzionaria per effettuare il ricalcolo del Prodotto Interno Lordo italiano.

Se il Governo dovesse adottare questo metodo, ne scaturirebbe una rivoluzione seconda solo al miracolo economico del dopoguerra, e forse neppure troppo seconda…

La trovata consiste nel tener conto anche del giro di affari prodotto da droga, prostituzione e gioco d’azzardo. Pare ovvio che, con tali fattori, si possa facilmente prevedere un’impennata iperbolica del PIL nei prossimi anni.

Si sente continuamente parlare di PIL, questo semisconosciuto, ma pochi sanno come si calcola. La formula è semplicissima, basta sommare i Consumi finali alle Spese dello Stato, aggiungere gli Investimenti privati e un tocco di Esportazioni e, infine, detrarre dal quantum le spese sostenute per le Importazioni.

Fin qui tutti chiaro, ma come cataloghiamo queste nuove voci? Se la droga trova spazio tra i “Consumi finali” e il gioco d’azzardo è certamente un investimento (visto che si cerca di investire in una possibile quanto improbabile vincita), la prostituzione dove la collochiamo? Probabilmente potrebbe stare ovunque, si tratta di un’attività trasversale per eccellenza.

Se serve a un normale cittadino si tratterà di “consumo”, ma se occorre a un politico, sarà da attribuire alle “Spese di Stato”. Se la prestazione agevola la sottoscrizione di un contratto fra uomini d’affari, si parlerà indubbiamente di investimento. Ma non basta: se la professionista (o il professionista) è italiana/o e il cliente straniero, sicuramente rientrerà nella voce “export, viceversa si tratterà di import.

Soprassediamo per un attimo a questo intricato rompicapo sugli antichi mestieri.

Come si calcola il volume di affari di queste attività che, per definizione, sono illecite e quindi non legalizzabili?

Si potrebbe lanciare l’iniziativa delle fatture in nero, dove non si pagherebbero IVA e tasse, ma lo Stato cosa ci guadagnerebbe se non la certezza di poter calcolare con precisione il volume di affari e quindi il Prodotto Interno che, a questo punto, sarebbe Lordo di nome e di fatto? E ancora, si dice che queste attività illecite sottraggano alle casse dello Stato sessanta milioni di Euro, pertanto, se si conosce già la risposta, che senso ha fare il calcolo?

In attesa che il Governo si pronunci in merito, seguono alcuni suggerimenti per favorire la crescita del PIL:


DAY CLUB

Oltre ai Night, verranno aperti i Day, locali notturni, ma diurni.

Il vantaggio sarà quello di poter sfruttare le pause lavoro e avere le serate e le nottate libere da dedicare alla famiglia.


SALOTTI SLOT

Si tratta di sale slot a domicilio. Le simpatiche macchinette verranno installate direttamente a domicilio e si potrà tentare la fortuna seduti comodamente sul divano in soggiorno.


DROGHERIE

Sarà sufficiente ampliare la tabella merceologica alle sostanze stupefacenti, e lo spaccio è servito, senza neppure dover sostituire le insegne luminose.

Freddy Marchiori & Paul Rice – ACC (GIUGNO 2014)


Uno scorcio di Las Vegas

CONFUTATA LA TEORIA EVOLUZIONISTICA DARWINIANA

STUDIO A CURA DELL’UNIVERSITA’ DI PENSOLOGIA DI TORINO


SECONDO DARWIN OGNI SPECIE SI SOMIGLIA PERCHE’ HA UN ANTENATO COMUNE, MA E’ ALTRETTANTO VERO CHE NON SIAMO TUTTI UGUALI

Da recenti studi del Dipartimento di Scienze Superlue della Facoltà di Pensologia del Piemonte Orientale, in collaborazione con l’Accademia dei Cinque Cereali, sono emerse alcune pesanti e significative incongruenze pratiche sulla teoria del padre dell’evoluzione.

Secondo il buon Charles Darwin i membri di uno stesso gruppo si assomigliano perché si sono evoluti da un antenato comune, ma è sufficiente guardarsi intorno per capire che non tutti siamo uguali e che qualcuno è più uguale degli altri.

Basti pensare, ad esempio, alla differenza intellettuale tra Rita Levi Montalcini e Cristina del Grande Fratello prima edizione; o ancora alla diseguaglianza tra Antonio Cassano e Alessia Marcuzzi, massima esperta italiana nel settore del bifidus actis regularis, per non parlare del paragone tra Marzullo e Belen.

Chi dice che ci siamo evoluti dalle scimmie, chi pensa che deriviamo dai pesci, chi sostiene che deriviamo dagli anfibi… hanno tutti ragione e hanno tutti torto!

Dobbiamo farcene una ragione: siamo assolutamente diversi gli uni dagli altri perché ci siamo evoluti da antenati differenti.

Ogni individuo si è evoluto da un animale diverso, basti pensare alla cerchia delle proprie conoscenze e certamente penserete un amico che si, senza ombra di dubbio, evoluto da un asino, oppure avrete un vicino di casa chiaramente derivato da una scimmia, oppure un parente evolutosi da un serpentello, o che dire di un collega di lavoro evidentemente da una pecora? O, ancora, la segretaria proveniente dall’evoluzione di una mucca? E il capufficio pro-bis-tris-nipote di uno squalo, dove lo mettiamo?

E’ sufficiente osservare attentamente i risultati dell’evoluzione della specie umana per confutare la teoria del buon vecchio Charles…

Freddy Marchiori & Paul Rice – ACC (GIUGNO 2012)


I-DENTICI: pesci famosi per essere tutti uguali fra di loro

BLACK BLOCK DALLA CALABRIA A SUSA PER ERRORE

CREDEVANO DI ESSERE AD ATENE, COMPLICE IL RITARDO DEL TRENO E UNA COINCIDENZA PERSA A MILANO

Erano partiti dalla provincia di Crotone, territorio dell’antica Magna Grecia, per recarsi ad Atene con il TAV, il treno ad alta velocità, per sostenere i lontani antenati nella protesta contro i tagli imposti dall’Unione Europea.

Tra le 2 ipotesi: default o austerity i greci sono stati “precettati” dalla Angela Custode dello Spread a non fallire (per la serie: si sedettero dalla parte del torto, visto che gli altri posti erano già occupati).

A Milano, complice un mostruoso ritardo a causa della neve e del gelo sulla linea ferroviaria, problemi al locomotore e un cambio di binario alla Stazione Centrale creando dubbi sulla corretta coincidenza, oltre mille black block si sono ritrovati a Susa credendo di essere in Grecia.

Giunti nella cittadina piemontese non si sono assolutamente insospettiti di nulla, le Alpi sembravano il Peoloponneso, i commercianti avevano abbassato le saracinesche al loro arrivo per paura, inducendoli in un errore di valutazione: pensavano che negozi chiudessero per esaurimento beni di prima necessità.

Dopo due giorni di vana ricerca di una guida turistica greca che li potesse accompagnare nella piazza dove stava avvenendo la protesta, erano ormai allo stremo delle forze, perciò i Black Block hanno deciso convertire la protesta in sciopero della fame a favore della situazione politico economica ellenica che, tra l’altro, capitava a fagiolo, come il cacio sui maccheroni, visto che mancavano pure i generi alimentari di prima necessità.

Lo sciopero della fame è durato sino all’ora di cena, quindi hanno deciso di fare dietrofront e tornare in Calabria.

Frank Oats & Paul Rice – ACC (FEBBRAIO 2012)


TAAV: Treni Ad Azzerata Velocità

Continua...

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