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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

NON PARLARMI, NON TI INTENDO



In Nigeria, nello Stato di Cross River, c’è un piccolo villaggio di nome Ubang che sfida ogni logica linguistica: gli abitanti parlano due lingue diverse in base al sesso.


Non è solo una questione di accenti o pronunce dissimili, ma di parole completamente diverse. Un esempio: per dire “cane” un uomo usa la parola “abu”, mentre una donna dice “akwakwe”. Ma l’animale a cui si riferiscono è lo stesso: abbaia, scodinzola e alza la zampa per fare pipì.


Nonostante questa curiosa abitudine, le donne e gli uomini di Ubang si capiscono senza bisogno del traduttore di Google, che tra l’altro non sarebbe nemmeno in grado di aiutarli, poiché, secondo me, esso è irrimediabilmente maschio.


Secondo l’antropologa Chi Chi Undie (nome che sembra uscito da una filastrocca per bambini), in questo villaggio convivono due lessici paralleli: alcune parole sono condivise, ma molte altre cambiano radicalmente a seconda del genere di chi parla. I bambini imparano a parlare usando il vocabolario femminile, ma, intorno ai dieci anni, i maschi si convertono all’idioma maschile. Non è dato sapere che cosa succede a chi scopre di avere un’identità sessuale diversa da quella anagrafica: probabilmente, qualora dovesse decidere per un cambiamento radicale di sesso, dovrà sottoporsi, oltre alla chirurgia fisica, a un reset linguistico.


Il fenomeno sembra strano, ma se si pensa a come i ruoli sociali maschili e femminili siano ancora così diversi anche nelle società più evolute, parlare lingue differenti fra uomini e donne non è poi così assurdo. In Italia, ad esempio, pur parlando apparentemente la stessa lingua, maschi e femmine danno significati diversi alle parole. E questo è alla base di tante incomprensioni all’interno delle coppie.


Prendiamo una delle parole più comuni del nostro vocabolario: casa. Una ragazza, pronunciando questa parola, immagina un certo tipo di ambiente: luminoso, confortevole, pulito e ordinato, arredato con stile e buon gusto come suggerito dalle migliori riviste di arredamento, da poter esibire con gli ospiti.


Invece, la casa che ha in mente un ragazzo della stessa età è una specie di tana, dotata pochi comfort essenziali alla sopravvivenza: una branda, un angolo cottura, un gabinetto. Essa è innanzitutto un rifugio per i momenti di solitudine, o un open-space per invitare gli amici a guardare la partita, bere birra e mangiare, liberi poi di buttare le briciole sul pavimento, lasciare i piatti sporchi nel lavello e lattine vuote ovunque.


Con la parola automobile il fenomeno si inverte: per lui l’auto è uno status symbol importante, perciò la desidera grande, lussuosa, potente e veloce, e quando finalmente la possiede ne ha la massima cura. Per lei è sufficiente un’utilitaria di terza mano, meglio se piccola per facilitare il parcheggio, purché la porti al lavoro, ad accompagnare i figli ovunque serva, e a fare la spesa.


A tal proposito, anche fare la spesa sembrerebbe un’attività definita univocamente; invece, se ci fate caso, uomini e donne che entrano singolarmente al supermercato, vi escono entrambi con i carrelli pieni, ma di prodotti completamente diversi.


Altro verbo usato quotidianamente, cucinare, per le donne significa eseguire una serie di preparazioni secondo ricette consolidate, non solo al fine di cuocere i cibi crudi, ma di renderli appetitosi e gradevoli al palato. Al contrario, per la maggior parte degli uomini, cucinare è sinonimo di scongelare e riscaldare al microonde cibi già pronti.


Vestirsi. “Amore vestiti che stasera usciamo” propone lei. Poi si fa la doccia, si veste con abiti scelti con cura dall’armadio, si trucca e si pettina. Nel frattempo lui, in pantaloni della tuta e canottiera macchiata di sugo, dal divano risponde: “Ok, sono già vestito, devo solo trovare la felpa”.


Per finire, ho mal di testa: una frase semplice e chiara per tutti.


Però… se è lui a lamentarsene lei pensa: “Ho capito, neanche oggi riparerà il rubinetto che perde”. Se invece se ne lamenta lei, lui brontola: “Stasera si va di nuovo in bianco”.


Stefania Marello - ACC



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