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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

IL FORMASSAGGIATORE



È di questi giorni la notizia di un fatto bizzarro accaduto in un supermercato di Padova. Da qualche mese il personale addetto notava che alcune fette di formaggio esposte nel banco frigo non erano integre: mancava parte della punta, e c’erano evidenti segni di morsi, come se qualcuno le avesse assaggiate e poi rimesse al loro posto. Il danno non era trascurabile, perché il colpevole sceglieva i tagli più costosi (primo fra tutti il parmigiano), che poi dovevano essere ritirati dalla vendita per ovvi motivi di igiene. L’articolo non dice molto sulla vicenda, se non l’inizio e la conclusione, ma a noi piace immaginare tutta la storia.


Alla vista delle prime fette rosicchiate, l’ipotesi che il colpevole potesse essere un topolino è stata sicuramente presa in considerazione dal personale del punto vendita, ma subito scartata: i segni dei denti erano troppo grandi persino per una pantegana, perciò doveva trattarsi di una bestia di stazza decisamente superiore, con ogni probabilità un appartenente alla specie Homo Sapiens.


Gli assaggi di formaggio continuavano, nonostante le numerose videocamere presenti nel reparto. Il personale del supermercato commentava quotidianamente i danni, chiamando il colpevole con vari soprannomi: Zanna Bianca, Topo Gigio, Assaggiatore Seriale.


Qualche dipendente frustrato propose di nascondere delle trappole fra le confezioni di formaggio, ma l’intrigante suggerimento fu bocciato. Dopo alcuni mesi, la Direzione decise di impiegare dei sorveglianti in borghese appostati nel reparto formaggi: solo così è stato possibile cogliere sul fatto l’assaggiatore seriale, e denunciarlo.


Non si trattava di un topone, né di un lupo, né di Fromage Lupin, il fratello del più famoso Arsenio: era un uomo, anziano, con i capelli bianchi, gli occhiali scuri e il berretto; un cliente del tutto normale, se non per questa sua stravagante e disdicevole abitudine.


Ci sembra quasi di vederlo gironzolare annusando l’aria satura dell’odore inconfondibile proveniente dai pezzi di grana sigillati ed etichettati. Vorrebbe intascarsi un pezzo di Reggiano e uscire indisturbato senza pagare, ma sa che è molto difficile farla franca: all’interno delle confezioni c’è una targhetta antitaccheggio che attiva l’allarme all’uscita. Allora, un’idea comincia a prendere forma nella sua testa: se si muove con destrezza, forse, potrebbe consumare la refurtiva sul posto…


Così decide di passare all’azione: seguendo uno schema preciso, egli sceglie gli orari di minor affollamento, per esempio intorno all’ora di pranzo, quando anche il personale è ridotto per i cambi turno. Si avvicina con nonchalance agli espositori dei formaggi, prende in mano una confezione, poi si guarda furtivamente intorno e… zac! coglie l’attimo fuggente in cui nessuno lo sta guardando per staccare a morsi la punta della fetta e divorarla rapidamente.


Si spera, per lui, che prima del morso abbia tolto il cellophane della confezione: per quanto possa essere di plastica biodegradabile, non credo che abbia un buon sapore, e che sia del tutto digeribile.


Quando finalmente viene colto in flagrante non mostra particolare emozione, anzi, in un certo senso si stupisce che il suo sistema mordi-e-fuggi abbia funzionato per così tanto tempo. Non oppone resistenza, non è necessario sottoporlo al caseina-test sull’alito, né all’esame dei livelli di colesterolo del sangue: ammette il fatto, e paga prontamente il taglio morsicato. Ovviamente solo l’ultimo, non i numerosi pezzi rosicchiati in precedenza, per mancanza di prove.


Forse dice anche ‘cheese’ al momento della foto che gli scattano alla centrale di Polizia.


C’è da chiedersi che cosa l’abbia spinto a questo comportamento. L’ipotesi più plausibile è che certi costosissimi formaggi, ormai quotati in borsa come l’oro, non potevano rientrare nel suo budget di spesa, e che avesse quindi escogitato un modo di mangiare dell’ottimo grana, risparmiando la “grana”, cioè i soldi per l’acquisto.


A noi lettori increduli e stupefatti non resta che indignarci, o semplicemente sorridere, all’idea che, oltre ai topi di appartamento e di biblioteca, esistano anche i topi di caseoteca.


Stefania Marello - ACC


Il formassaggiatore in azione

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