Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
DICHIARA IL PROPRIO PESO RITOCCANDOLO: CONDANNATA PER FALSO IN BILANCIA
Anche altezza e peso sono dati soggetti al controllo incrociato nelle dichiarazioni sostitutive di atto notorio.
Parlando di statura, se una persona è alta un metro e mezzo, difficilmente riuscirà a convincere un pubblico ufficiale di essere alta un metro e ottanta. Per il peso, invece, il margine si allarga, poiché subentrano svariati fattori come il peso specifico che può variare sensibilmente da individuo a individuo, oppure la famosa sindrome da “ossa grosse”.
Quando la signora Anna Mobbene si è presentata allo sportello e ha compilato il modulo ha pensato di dichiarare alla voce “Peso” una dozzina di chili in meno rispetto alla massa reale, giusto per non sfigurare di fronte al computer che avrebbe elaborato i dati.
I controlli sono scattati immediatamente e il direttore dell’Istituto Torrazzese dei Pesi e delle Misure, professor Suntant Precis, ha condotto personalmente l’accertamento.
Per la signora Mobbene è scattata la denuncia per falso in bilancia, tipologia di reato introdotta recentemente con apposito de-cretino.
A nulla è valso il suo maldestro tentativo di giustificarsi asserendo che aveva capito di dover scrivere il proprio peso in libbre; i conti non sarebbero comunque tornati, anzi, avrebbero peggiorato la situazione.
Secondo alcune indiscrezioni sarebbe spuntato un supertestimone che l’avrebbe vista presso la farmacia della bocciofila di Brevigliasco tentare di corrompere la bilancia pesa persone, inserendo una moneta da due euro invece che quella da cinquanta centesimi.


LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE
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Dopo la bicicletta a pedalata assistita, arriva la scarpa robotica per la camminata assistita. Amplify, prototipo sviluppato da Nike con Dephy, una startup del Mit, consente di aumentare l’andatura di circa il 10-15%, grazie a un motore elettrico ultraleggero posizionato alla caviglia. In un laboratorio high-tech dell’Oregon, un giornalista statunitense si è ritrovato con un paio di scarpe futuristiche ai piedi. “Mi sembrava di essere in un film di fantascienza”, ha scritto su Runner’s World. Il sistema deriva da eXoBoot, supporto motorizzato per la caviglia ideato per ridurre la fatica dei soldati dell’esercito degli Stati Uniti nelle lunghe marce. Il dispositivo è un mini-esoscheletro integrato in una scarpa sportiva. Il componente principale è un motore elettrico ultraleggero collocato all’articolazione del piede che riconosce, grazie a una serie di sensori e algoritmi, il movimento, ed eroga forza rotatoria alla fine della falcata, azionando una cinghia di trasmissione che solleva lievemente il tallone, e fornisce una piccola spinta aggiuntiva. Il tutto è calibrato per assecondare la biomeccanica della caviglia, offrendo una sorta di secondo polpaccio bionico che lavora in sincronia con le gambe. Completano il sistema un braccio meccanico che collega il motore al tallone, batterie ricaricabili alloggiate in una fascia agganciata al polpaccio, e una calzatura da running con piastra in fibra di carbonio, utilizzabile indipendentemente dall’apparato tecnologico. Pesa un chilo, e si adatta al ritmo di chi lo usa, consentendo di aumentare l’andatura di circa il 10-15%. Per giungere a un modello funzionante e comodo sono stati necessari anni di test. Chi lo ha provato sostiene che, dopo pochi minuti di adattamento, il gesto atletico diventa fluido. Le rilevazioni confermano le impressioni: il sistema diventa un’estensione del corpo e rende le salite facili come camminare in piano. La tecnologia permette di migliorare il ritmo di corsa da circa 8 a 9,5 chilometri orari a parità di sforzo. Amplify non è stato creato per battere record sportivi, ma per rendere più accessibile il movimento quotidiano. È indicato per runner amatoriali, persone che si affaticano con facilità, chi ha una mobilità ridotta o soffre di dolori articolari, anziani che vogliono restare attivi. Michael Donaghu, responsabile del progetto: “Sono strumenti che aiutano a muoversi più rapidamente, con meno fatica e divertendosi di più”. A Shanghai, in Cina, la startup Hypershell ha realizzato un esoscheletro indossabile in vita, come una cintura, con motori che assistono il movimento di gambe e bacino, pensata per chi fa trekking o camminate. E la società statunitense Shift Robotics ha sviluppato Moonwalkers, scarpe che permettono di camminare tre volte più velocemente. Sono piccoli pattini motorizzati, da agganciare alle scarpe, con ruote e IA, che aumentano lunghezza e rapidità al passo. Gli ingegneri dell’Università di Stanford, California, hanno progettato il tutore robotico da gamba che fornisce una spinta personalizzata, ottenendo un incremento di velocità del 9%, e un risparmio di energia di ben il 17%. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Per poi lasciarle nello sgabuzzino, e ciabattare per casa?”.

I RACCONTI DELLA NONNA - IL DITO MEDIO

Lo chiamano "Il monco", ma il motivo non è così evidente.
Soltanto chi conosce tutta la storia può capire.
Aveva una salute di ferro. Si sentiva invulnerabile e immortale, ma un brutto giorno ebbe un terribile incidente: nell'accendere un fiammifero svedese, il fato volle che una piccola scheggia di legno si infilasse nel polpastrello del dito medio della mano destra. Forse, in Svezia si producono con più cura i mobili Ikea che i famosi fiammiferi, fatto sta che quel piccolo frammento di legno si rivelò pernicioso e, ahimè, funesto.
L'uomo avvertì un dolore lancinante: cercò di individuare e rimuovere la scheggia, ma senza risultato. Il dolore diventò presto insopportabile, specialmente quando con il dito sfiorava una qualche superficie. Iniziò così un'epopea dolorosa, una tragedia greca, anzi, una tragedia americana, dal momento che l'uomo viveva nel Protettorato Statunitense di Torrazza Piemonte.
Per distrarsi, il poveretto si sedette al computer, con l'intenzione di scrivere alcune mail, ma non potendo digitare con il dito medio, scriveva parole senza senso, mancanti delle lettere I, K, e M.
Intanto il dolore diventava sempre più insopportabile: l'uomo frugò tra i medicinali scaduti e trovò compresse di Ahikemal, Bastadol e Anestesin. Ingoiò tutto, ottenendo come risultato soltanto acuti crampi di stomaco.
Chiese consiglio a parenti e amici, e qualcuno gli suggerì un antico rimedio: le immersioni del dito in acqua calda. Così si ustionò il dito, già compromesso dalla scheggia: la notte lo sentirono ululare alla luna.
Il giorno successivo, un vecchio amico esperto di pratiche Yoga e cure omeopatiche gli consigliò impacchi di ortica dioica: il dito assomigliava ormai a un grosso wurstel, ma il dolore non cessava.
Decise di uscire e fare una passeggiata in centro per distrarsi: si sdraiò su una panchina del parco e, con le mani sul petto e il suo enorme dito paonazzo ritto verso il cielo, cominciò a pregare. Ben presto le sue preghiere si fecero sempre più simili alle colorite espressioni di un veneto che si accorge di aver finito la grappa, finché qualcuno telefonò ai carabinieri, segnalando la presenza di un senzatetto fuori di testa che mostrava il dito medio ai passanti... Fu aspramente redarguito, e poi riaccompagnato a casa dal Maresciallo in persona.
Il terzo giorno, una sua amica di Torino, che vantava conoscenze psicoterapeutiche, gli spiegò che, in certi casi, un altro dolore improvviso e più forte di quello preesistente può distrarre il cervello, e dare momentaneo sollievo. L'uomo prese un martello e...
Oggi l'uomo, dopo l'amputazione del dito medio, e dopo lunghe ed estenuanti battaglie con L'INPS, ha ottenuto il riconoscimento dell'invalidità civile e una piccola pensione di 2,57 euro mensili
La denuncia alla fabbrica dei fiammiferi non ha avuto seguito, in quanto il medico legale, nell'eseguire l'autopsia del povero dito, non ha più riscontrato tracce della scheggia, origine di tutti i suoi guai.
Ora, quando vuole mostrare il medio a qualcuno, si deve ricordare di usare la mano sinistra, altrimenti il suo gesto risulta una minaccia incomprensibile.


Legno di pino svedese con scheggia

Fiammiferi da cucina

Fiammiferi da salotto

Radiografia di dito medio con scheggia invisibile ai raggi X

Dito medio a martello, dopo martellata
IN ARRIVO LA TARIFFA RIFIUTI VIRTUALI?

I rifiuti sono un problema o una risorsa? Forse entrambe le cose, infatti da anni si pone particolare attenzione alla raccolta e al loro smaltimento.
Nessuno però ha mai pensato ai rifiuti virtuali.
I cestini dei rifiuti posti sui desktop dei computer, infatti, ogni giorno vengono riempiti con Gigabyte di materiale di scarto, che vanno dal semplice documento, al PDF, alle foto o video, per non parlare di tutte quelle e-mail che non vengono neppure aperte, contenenti mirabolanti offerte commerciali che finiscono direttamente nello SPAM.
Considerando le sole e-mail che non verranno mai aperte, contenenti buoni sconto, promozioni, proposte di prestiti a tassi agevolati, lasciti milionari di sconosciuti sovrani africani, oppure premi per concorsi ai quali non si è partecipato, si ipotizza che la cifra "dispersa" ogni anno superi i cinque miliardi di Euro.
Se queste e-mail venissero utilizzate e inoltrate ai bisognosi, sicuramente ne potrebbero beneficiare, traendo notevoli vantaggi in termini economici.
Ma dove finiscono questi file quando si svuota il cestino? E soprattutto perché non effettuare la raccolta differenziata anche per questi rifiuti virtuali?
Presto potrebbe diventare obbligatorio tenere sul desktop più cestini per la raccolta dei file scartati e, nel caso, si dovrà pagare una tariffa in base ai terabyte conferiti alla discarica del web.
In futuro potrebbero trovare collocazione sul desktop del proprio computer quattro, cinque, sei, o più cestini, a seconda delle necessità.
Oltre ai normali cestini per documenti, posta, foto e video (dotazione base), potranno essere aggiunti quelli per materiale V.M.18, che dovrà esser trattato come rifiuto speciale con tariffa dedicata.
La dotazione business potrà avere cestini opzionali per le PEC di Agenzia delle Entrate, Sindacati e Ispettori del Lavoro.
Paul Rice – ACC (GENNAIO 2021)
LA RISTAMPELLATA: questo articolo vintage è stato scritto dopo il 2016 e viene qui riproposto a grande richiesta.

Configurazione base per single amante della trasgressione e conservatore compulsivo di ogni video scaricato
BOTTE E RISPOSTE

Chi ha più di 70anni non pagherà più il bollo auto: ma solo in Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Sicilia. In Piemonte continueremo a pagarlo. Si ringrazia Alberto Cirio, Governatore che ha reso ricca la Regione. Quindi, non necessita di elemosine.
Il vecchio tarlo
&
In Piemonte, se non vuoi pagare il bollo auto, devi rinunciare all’auto, qualunque sia la tua età. In tale modo vinci anche l’esenzione a vita dall’obbligo di revisione, dalle tasse sui carburanti e anche dall’assicurazione. Ma non ditelo a Cirio: potrebbe inventarsi qualche altra tassa, per compensare il mancato introito da parte di chi non possiede un’automobile. Tipo: una tassa sull’utilizzo eccessivo dei mezzi pubblici, sul maggior consumo di marciapiedi, o su respirare l’aria sabauda seppur inquinata. Oppure, semplicemente la tassa sulla vecchiaia, che è inevitabile.
Nonna Abeffarda

Piero Pelù annuncia
la separazione dalla moglie Gianna.
L’Italia piange, affranta.
Carlo Chievolti
&
Lei si è separata perché al centro estetico,
a fare la ceretta, le apprendiste estetiste
la chiamavano “Signora Pelù”,
e sghignazzavano alle sue spalle.
Nonna Abeffarda
LE GRANDI SFIDE LETTERARIE DELLA STAMPELLA

Il Signor Sindaco di Torino, Lo Russo Stefano, è Vicechair della Oecd Champion Mayor Initiative. Traducendo: è il vicepresidente della rete globale dei sindaci. E si intende mondiale, dopo la governatrice del Giappone. Quando uno è bravo è bravo!
Il vecchio tarlo
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Il biglietto del Festival di Sanremo rincara del 20% fino a 1.835 €uro per tutte le serate. Pernottare costa 600 - 1.000 €uro. Sono contento, poiché ignorandolo per la millesima volta risparmio molto più di quanto pensassi. Restando tranquillo in casa.
Carlo Chievolti
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Papa Francesco ha aperto la Porta Santa a Natale 2024. Papa Leone 14 l’ha chiusa 378 giorni dopo. Faceva corrente. Finalmente ho coniato la mia battuta più orrenda!
Il vecchio tarlo
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Ve la racconto come l’ho capita. 220 studenti di Medicina dell’Università di Tor Vergata di Roma protestano perché dovranno andare a studiare a Tirana, in Albania, e dovranno pagare 9.650 €uro l’anno di tasse. Immagino che le clausole fossero ben specificate, altrimenti l’Università meriterebbe le peggiori ritorsioni. Quindi, chi ha aderito, o non sa leggere o non capisce cosa legge. Ecco, i nostri medici del futuro!
Carlo Chievolti
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Il signor ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti Giancarlo informa che l’Italia attiverà la “Clausola di salvaguardia” per aumentare la cifra da spendere per la cosiddetta Difesa, chiedendo finanziamenti per 12 miliardi di €uro. Sì, zio Gino, 24mila miliardi di lire, da spendere in armamenti. Ma mi rifiuto di tentare di capire.
Il vecchio tarlo
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Alcuni carri attrezzi sono stati multati per transito nella ZTL di Torino, sebbene trasportassero auto della Polizia. Il sanzionatore: il mestiere più squallido al mondo, anche se è soltanto un algoritmo. C’è più onore nella nobile arte della prostituzione.
Carlo Chievolti
LA STAMPELLA PRESENTA

A Roma, un medico salva la vita a una paziente con un intervento. Ma, ha violato la sua volontà di non subire trasfusioni, essendo Testimone di Geova. E rischia una denuncia per violenza privata e l’avvio di un’inchiesta giudiziaria: classico esempio di scontro tra il giuramento di Ippocrate e l’ottusa cecità delle religioni, assolutiste.
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La Danimarca ha abolito il sistema postale tradizionale. Col nuovo anno elimina le cassette postali, a favore di una comunicazione solo digitale. Dilettanti. Qui, chi si dovrebbe occupare delle lettere evita scrupolosamente, e si interessa di tutt’altro.
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La televisione ci assilla col messaggio “Dona 10 €uro al mese”. Immagino che, se insiste, abbia successo. Sono solo 120 all’anno, però gli italiani ne hanno ancora.
Suntant Kathiw

Scilinguagnoli
Sconsiderazioni
Il Pensologo letto e rielaborato da Italo Lovrecich
CLAMOROSO: LA RIVOLUZIONE FRANCESE ERA INCOSTITUZIONALE
LA CORTE DI CASSAZIONE PARIGINA, IN COLLABORAZIONE COL TAR DELLA LOIRA, LA ABOLISCE E RIPRISTINA LA MONARCHIA. CANDIDATI A RE DI FRANCIA PLATINI E DEPARDIEU
Siamo abituati a manifestazioni che finiscono con arresti, processi e condanne per i dissidenti che, in prima linea, cercano di dar voce a chi non viene mai ascoltato dalle istituzioni o da chi ci governa. Dissidenti, perché questo è il termine con cui i mass media indicano i rivoluzionari non a norma di legge. Questi eventi, fortunatamente quasi sempre pacifici, sono vere e proprie piccole rivoluzioni che, purtroppo, superano spesso i limiti della normale libertà di espressione, sforando addirittura nel penale. A volte si tratta solo di manifestazioni non autorizzate o proibite per motivi di sicurezza, ma pur sempre censurabili da parte delle forze dell’ordine.
Noto è il caso della manifestazione davanti alla sede di Equitalia, dove era stato autorizzato a partecipare un numero massimo di 8 persone, ma essendosi presentate in una quindicina, gli “esuberi esuberanti” sono stati identificati e denunciati. In attesa di una legge che legalizzi anche queste manifestazioni, ora non consentite, ogni effetto prodotto da questi eventi è da ritenersi nullo.
Inutile sperare che un Governo emani un decreto che preveda e legalizzi una rivoluzione che possa destituirlo, è ovvio pertanto che nessuna protesta che si ponga l’obiettivo di cambiare la mappa del potere potrà mai essere presa in considerazione.
Proprio su questi presupporti, recentemente, in Francia è stata abolita la Rivoluzione Francese, che non sarebbe stata a norma di legge. Pare infatti che il Re di Francia Luigi XVI non avesse emanato alcuna legge che consentisse ai rivoluzionari di far cadere il regime e ascendere al governo, con tanto di potere costituente.
La Corte Costituzionale di Parigi, sentito il TAR della Loira, non ha potuto fare altro che dichiararla incostituzionale, disponendo nuove consultazioni elettorali per eleggere democraticamente il nuovo Re di Francia. Restando valida la vigente legge elettorale, il Re dovrà essere regolarmente eletto, non sarà possibile un insediamento in base ai discendenti della famiglia reale deposta.
Sicuramente alle primarie parteciperanno Michel Platini, detto “Le Roi” e Gerard Depardieu, ma non si esclude la partecipazione di Zidane, Trezeguet, Sophie Marceau e Corinne Clery (queste ultime in quota rosa).

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La Torre Eiffel prima della rivoluzione
BAMBINO

Dicesi bambino un soggetto alieno le cui due occupazioni principali - nella prima fase - sono strillare, e produrre in continuazione materiali dal dubbio colore ma dall’intenso e discutibile odore. Egli si dedica anche a un’occupazione secondaria: suggere avidamente alimenti naturali (tette della mamma) o artificiali (biberon). Completa l’arco delle 24 ore dormendo, ma non con un senso logico: si sveglia quando gli pare, per ottemperare ai suoi utilizzi primari: strillare, produrre rifiuti organici, reclamare cibo (naturale o artificiale). Il processo viene ripetuto all’infinito per un tempo indeterminato, senza alcuna speranza di una tregua per i soggetti preposti alla sua manutenzione.
Il soggetto, pur creando notevole disturbo acustico e neuronale, può agevolmente essere contenuto in uno spazio ben confinato, ma solo nella prima fase della gestione. Con lo sviluppo cellulare (un fenomeno definito crescita), il bambino si muoverà più rapidamente e imprevedibilmente, riuscendo così a raggiungere le pareti del suo contenitore, superarle, e uscire all’esterno, invadendo l’habitat circostante. Nonostante le dimensioni contenute (o a volte proprio a causa delle stesse) il bambino crea molteplici disturbi all’ambiente circonvicino, e finanche danni irreversibili. La produzione di rifiuti organici, che talvolta può causare molesti inquinamenti, non subisce mai alcuna interruzione. L’emissione di strilli si fa meno frequente e fastidiosa, ma non si annulla mai del tutto. In sostituzione dello strillo compaiono - in questa seconda fase - suoni più articolati e complessi, ma sempre molesti in riferimento al numero di decibel, e ancora di difficile interpretazione. Per gli individui preposti alla manutenzione del bambino questa fase può essere molto insidiosa: le delicate strutture dell’orecchio vengono stressate e messe a dura prova. Inoltre, i turni massacranti di sorveglianza, e l’affaticamento muscolare dovuto al continuo sollevamento e spostamento dell’essere alieno, potrebbero ingenerare gravi ripercussioni sull’equilibrio psico-fisico del gestore - sia abituale, sia saltuario - a breve, medio, e lungo termine.
Nella terza fase, il piccolo strano individuo evolve nella direzione di una maggiore autonomia, e di un certo coordinamento motorio. Deambula. Tuttavia, a causa di una persistente rotondità dei piedi, ha un equilibrio decisamente precario. Raccoglie inopinatamente da terra oggetti che chiunque giudica irraccoglibili e li porta alla bocca, o li inserisce in luoghi decisamente non idonei. Ma gli oggetti che dovrebbe raccogliere vengono ignorati, se non presi a calci senza ritegno. È inspiegabilmente attratto da tutti i dispositivi preposti alle interazioni del tagliare, squarciare, infilzare, strangolare, soffocare, avvelenare, bruciare, e fulminare tramite scossa elettrica, tanto da far ritenere che da questa fase dell’essere in oggetto siano nate le idee migliori per le varie forme di pena capitale ancor diffuse nel mondo. Il piccolo alieno si esprime quasi sempre imitando vagamente il linguaggio dei gestori, ma con un’insistenza superflua e molesta, ricorrendo pertanto all’ingenerare reiterati episodi di disturbo prolungato della quiete pubblica, oltre all’acuire nei gestori la sensazione di stress da inadeguatezza educazionale.
Paragonato a qualsiasi esemplare della fauna terrestre, l’individuo cresce con lentezza esasperante. Trascorsi sei, otto, anche dieci anni dalla sua comparsa sul pianeta, sembra finalmente evolvere verso forme umane. Ma, ad una più attenta osservazione, si tratta ancora di un soggetto diverso (per non dire avverso), di faticosa gestione e di dubbia utilità sociale, nonostante i tentativi di addestramento ed educazione, presso scuole appositamente ideate e create, diffuse su tutto il territorio. Il bambino, all’interno di queste scuole, impara come primissima cosa ad aggregarsi in bande organizzate, al solo scopo di infrangere ogni regola, distruggere il più possibile gli arredi, e minare senza pietà l’equilibrio psicofisico del personale preposto all’addestramento. Qualora gli si presenti l’occasione, e si dimostri la validità del progetto, manifesterà la propria prepotenza nei confronti degli insegnanti, e di individui della sua stessa specie meno aggressivi. Solo occasionalmente, e non in tutti i soggetti, si riscontra un apprendimento di tipo positivo, cioè l’acquisizione - spesso parziale e discontinua - di tecniche per la lettura e la scrittura di testi, strumenti di calcolo elementare, vaghe nozioni in ambito linguistico-storico-letterario, nonché artistico e scientifico. (Questa affermazione è stata imposta dal “Comitato per la salvaguardia della corretta reputazione delle future generazioni”. N.d.R). Il nostro “essere”, a questo punto, si presenta come un animale selvatico parzialmente addomesticato, che torna, appena gli è possibile, alle sue ferine e selvagge manifestazioni. Come è ben noto a chi, anche se solo di passaggio, si avvicini al cortile di una scuola durante una breve assenza dei sorveglianti.
L’ultima fase prima della conclusione del ciclo è forse la più prolungata, delirante e invasiva delle forme evolutive descritte in precedenza, e viene denominata adolescenza o pubertà. Secondo alcuni alienologi, l’esatta definizione dovrebbe essere idiozia giovanile o ebetudine di transizione, anche se la transizione, come presto vedremo, potrebbe non esaurirsi mai.
In questa fase l’evoluzione dell’alieno, fin qui indifferenziato, si biforca: avremo l’alieno-maschio e l’alieno-femmina. Le due forme, pur diverse sotto molti aspetti, hanno in comune l’irrazionalità comportamentale. La voce del maschio si fa sgradevole e cavernosa, passando, prima di ridiventare voce umana, attraverso la riproduzione del verso di specie animali: egli bramisce, barrisce, grugnisce, raglia. Il timbro di voce della femmina non cambia in modo così evidente, tuttavia ella riesce a sbalordire ugualmente gli addetti alla sorveglianza, sia per il contenuto di ciò che esprime - spesso di una stupidità inimmaginabile - sia per l’altalenare dei toni: piagnucoloso, eccitato, paturnioso, stizzito, rivendicativo, isterico. Anche la crescita dei peli è diversa tra le due forme, oscillante tra l’orso marsicano e la lupa abruzzese, ma in entrambe le tipologie esige l’acquisto di costose attrezzature per la tosatura e la decespugliazione. Un importante segnale di differenziazione è dato dalla scelta dell’abbigliamento. Il maschio pretenderà biancheria intima recante scritte Kalvin Klein o Dolce&Gabbana sull’elastico, scritte che dovranno essere rigorosamente leggibili anche dopo aver indossato speciali pantaloni a vita bassa e cavallo bassissimo (un mistero inspiegabile fuori dal campo della moda e del fenomeno di costume, denominato dagli stilisti vitaccia cavallina), e felpe o maglie che dovranno essere larghe, sbiadite, informi: tutte qualità irrinunciabili per gli alieni, anche se nessuna di esse riesce a giustificarne in qualche modo il prezzo così elevato. Prezzo che, anche in questa fase, pagherà qualcun altro. Le femmine esigeranno invece minigonne confezionate con i ritagli di tessuto avanzati dalla lavorazione della cintura. La funzione di queste “gonne” (definizione poco pertinente, ma ancora non è stato trovato un valido termine sostitutivo) è tutt’ora dubbia. Sicuramente non è quella di coprire: piuttosto di sventolare sulla biancheria intima, modello filo interdentale, che a malapena copre la cosiddetta ex-zona del pelo pubico, ora rasata.
Maschi e femmine tenderanno a condurre vita aliena prevalentemente notturna, presso locali appositi, dimenandosi in danze che ricordano da vicino l’agonia di un pesce preso all’amo, al suono di percussioni metalliche ripetute, e bevendo colorate miscele di psicofarmaci in soluzione alcolica.
Durante le ore diurne, sia i maschi sia le femmine nella migliore delle ipotesi dormiranno, o si aggireranno come zombie all’intero delle case, continuando quell’opera di disturbo descritta nelle fasi precedenti, peggiorata dall’aumento dimensionale, e da un grave peggioramento dell’irrazionalità preesistente. Purtroppo, nell’era della tecnologia e della crisi economica ricorrente, l’alieno continuerà questa vita per molti anni, anche dopo la conclusione della sua evoluzione fisica.
Un dettaglio fisico piuttosto inquietante è la cosiddetta Appendix manus, una sorta di escrescenza sul prolungamento delle dita della mano - solitamente la destra - di forma rigida e piatta, di vario colore, costituita da materiale inorganico, di dimensioni vagamente simili a quelle di un pacchetto di sigarette. Questa escrescenza, rimasta l’unica opzione con la quale l’alieno comunica col mondo esterno, purtroppo non è asportabile, e costituisce per lui un’ossessione costante: ovunque si trovi passa il suo tempo a guardarla e a tormentarne freneticamente la superficie con il dito pollice (l’unico che gli resta libero), estraniandosi completamente da tutto ciò che lo circonda. Purtroppo, nell’era della tecnologia, l’alieno perpetuerà questi comportamenti per molti anni, anche dopo la conclusione della sua evoluzione fisica. Il che, nell’era della crisi economica ricorrente, rappresenterà una costante, perenne e inalienabile fuoriuscita di contanti per le persone preposte alla sua manutenzione.
La descrizione della fase adolescenziale conclude questo trattato. Al termine dell’adolescenza possiamo affermare che il bambino si è trasformato in adulto, anche se resterà perennemente improduttivo, e anzi continuerà ad essere molesto per molti anni a venire.
Dottoressa Stephanie Hop-là & Professor Italo Miglio
Accademia dei Cinque Cereali (NOVEMBRE 2012)
AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

Il bambino di 40 anni a casa dei genitori.
Prossimamente su queste pagine.
Incipit
Denuncia i genitori che non lo vogliono più mantenere, e la Suprema Corte di Cassazione gli dà ragione, condannando i genitori stessi a corrispondergli vitto, alloggio, paghetta, auto, arretrati, danni morali e materiali, varie ed eventuali vita natural durante.
Non perdetevi le prossime puntate…
FINTO GEOMETRA DEL COMUNE LAVORA GRATIS PER UNA SETTIMANA

TRUFFATORE SPROVVEDUTO PRESTA LA SUA OPERA IN ATTESA DI UN'OCCASIONE, MA NON RIESCE A METTERE A SEGNO ALCUN COLPO
’Nbami o’Ramell, esperto truffatore senegalese di chiare origini biellesi (il padre era di Portula, la madre di Dorzano) è stato scoperto dalla Polizia Postale di Sandigliano, mentre architettava una delle mirabolanti truffe che lo hanno reso famoso. Il tentativo di frode è avvenuto in un piccolo comune ai confini con Sandigliano, del quale non faremo il nome per motivi di par condicio, ed è stato sventato grazie all’acume di quattro pensionati.
Gli anziani, che abitualmente passano dalle 6 alle 8 ore giornaliere più gli straordinari ad osservare scavi e lavori pubblici di varia entità, si sono insospettiti per lo zelo con cui il sedicente tecnico ha affrontato la settimana lavorativa: la pluriennale esperienza in fatto di direzione passiva dei lavori ha permesso loro di capire ciò che stava accadendo.
Grazie ad un tesserino contraffatto, il O’Ramell, si è introdotto in Municipio spacciandosi per il nuovo tecnico vincitore del concorso a premi “gratta e vinci un posto fisso” occupando una scrivania libera in attesa di colpire.
Il Sindaco lo ha incaricato di andare a rilevare tutti i passi carrai, per l’omonima tassa, e il nostro eroe, se così si può dire, ha trascorso due giorni a fare rilevamenti al mattino e controlli dei lavori di scavo, per la posa di un tratto fognario sulla strada interpoderale per Sandigliano, al pomeriggio.
Per altri due giorni è andato, su incarico del comandante dei vigili urbani, a rilevare i punti di raccolta rifiuti per il calcolo della Tares, un lavoro ai limiti della resistenza umana, ma il O’Ramell, per tenere nascosta la sua identità e i suoi criminosi piani, ha stoicamente svolto l’incarico, con la diligenza di un geometra appena diplomato a pieni voti.
Nei giorni seguenti è stata la volta della pulizia tombini, aiuole e fossi, coordinato dal capo cantoniere, e di altre incombenze affidategli dall’assessore ai lavori pubblici.
A questo punto i quattro anziani di vedetta hanno chiamato il 911, numero che si erano annotati guardando i telefilm americani d’azione, ma ovviamente dall’altro capo del telefono parlavano in inglese e non ci hanno capito nulla.
Perciò si sono recati direttamente all’URP del comune, che dopo un breve controllo incrociato con l’ufficio anagrafe ha smascherato e fatto scattare le manette ai polsi del finto geometra.
Il O’Ramell, nel vano tentativo di spacciarsi per autentico tecnico, ha dichiarato: “Mi hanno fatto lavorare come un moro e non mi hanno neppure pagato: è una vergogna”.
Ora il malvivente si trova in carcere a Biella, nella stessa cella dei quattro pensionati che ne hanno permesso la cattura. I quattro anziani, infatti, sono stati arrestati per spionaggio e esercizio abusivo della professione di ingegnere, in quanto da anni svolgevano operazioni di supervisione e direzione lavori sul suolo pubblico, senza averne i requisiti.


CRISI MONETARIA: BANKITALIA NOMINA TRE SAGGI DELL’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI
DOVRANNO REDIGERE UNA RELAZIONE SULL’OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA DI USCIRE DALLA ZONA €URO
Grande preoccupazione ai vertici della BCE per questo incarico.
Intanto ci si chiede: perché proprio tre? Vi sono almeno tre validi motivi.
1) Tre saggi su Cinque Cereali fa praticamente tre quinti di Accademia, ovvero un’Accademia diviso cinque per tre: una frazione di saggezza sufficiente a indirizzare le scelte economiche e politiche dell’Italia.
2) Tre è il numero perfetto e compare con una certa regolarità nella storia, a rappresentare di volta in volta la difesa del potere (I tre moschettieri), l’avventura e la sfida alle forze naturali (Tre uomini in barca) la rivalsa dei deboli sui tiranni (I tre porcellini e il lupo cattivo), la forza della fede (I tre dell’ave Maria), la forza del sapere (I Treccani), e la forza della rassegnazione (I Trenitalia).
Infine tre sono i componenti di una coppia in procinto di scoppiare.
3) Non c’è due senza tre.
Dopo una serie di test attitudinali i tre saggi sono stati “saggiati” attraverso il superamento delle solite tre prove: prova del fuoco, prova del nove e prova e vedrai.
Tutti e tre le hanno superate brillantemente, come c’era da aspettarsi.
Ora sono in riunione segreta permanente nel bar della stazione di Tres, in provincia di Trento, dove, coordinati dal Ragionier Ben Kalcholay di Bankitalia, stanno elaborando una nuova politica monetaria, basata sul ritorno alla lira e sul progetto dal nome ambizioso “Tutti ’sti zeri dove li metto?” sullo studio della nuova modulistica bancaria.
La fase successiva prevede esperimenti sul possibile riciclo e/o sullo smaltimento ottimale e non inquinante delle banconote.

Nella foto i tre saggi, in una breve conferenza-stampa concessa ai giornalisti durante la pausa caffè, mostrano uno degli utilizzi possibili, dopo un semplice trattamento di igienizzazione.
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L’€uro è ormai a pezzi, come si può osservare nella foto seguente.
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Le monete saranno per il momento conservate in un deposito-tunnel scavato sotto il Gran Sasso.
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Il futuro dell’€uro (dettagli)
Una nuova corrente di pensiero sta tuttavia aggiungendo motivi di perplessità sul futuro monetario italiano. Nel corso del “Simposio Internazionale sull’€uro e i suoi derivati”, svoltosi presso l’Hotel Trecanguri di Torrazza Piemonte, tutti gli aspetti sono stati valutati dai principali esperti valutari.
I convenuti hanno convenuto che l’avvento dell’€uro, secondo questa formula, caldeggiata da tutti i maggiori “inesperti” convocati per decidere a suo tempo, e coinvolti nello stabilirne i parametri, ha dimezzato il potere d’acquisto degli italiani. Tuttavia, una consistente fazione “contrarian” al ritorno alla Lira, da più parti invocato, sostiene che la pezza sarebbe peggiore del buco. Il principale effetto collaterale sarebbe un ulteriore dimezzamento del potere di acquisto degli italiani medesimo. Cioè, il viaggio andata-ritorno dalla Lira all’€uro alla Lira servirebbe solo a ridurre a un quarto il valore dei soldi che si avevano all’inizio.
L’ultimo, ma non meno significativo, effetto collaterale riguarda l’utilizzo della valuta qui ampiamente documentato: nel caso gli italiani non avessero a disposizione tale €uro, dovrebbero ottemperare con dispositivi d’emergenza. Lo scenario più probabile vede gli italiani che si disputano il quotidiano dismesso dal bar, per ridurlo religiosamente in rettangolini da 7,75 x 11,25 centimetri, da apporre a un chiodo, stile latrina di campagna del nonno negli anni ’60.
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M & M & M - Marello & Marchiori & Miglio – ACC (LUGLIO 2013)
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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA
CRISI: MILIONI DI API OPERAIE IN CASSETTA INTEGRALE
FORTI AGITAZIONI IN PIAZZA PAN DI SPAGNA CONTRO I TAGLI ALL’API-CULTURA: NECESSARIO L’INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUCO.
NEL FRATTEMPO L’APE REGINA AUMENTA LE RENDITE SULLE ARNIE.

Gli ultimi tagli hanno colpito soprattutto il settore del miele d’Acacia.
Da alcuni giorni la produzione di miele, cera e propoli è bloccata e le api si sono barricate sul tetto dell’alveare, minacciando, in un ronzio spaventoso, di non tornare al lavoro se non sarà sospeso il provvedimento che lascia fuori dall’alveare migliaia di operaie e centinaia di fuchi, in cassetta integrazione a zero-miele.
L’obiettivo dell’AD (Ape Delegato) e dell’AR (Ape Regina) è chiaramente quello di aumentare le rendite sulle arnie.
I Sindacati della Uim (Unione Insetti da Miele) hanno indetto un’assemblea straordinaria. Nell’attesa una troupe televisiva si è avvicinata al tetto dell’alveare e ha raccolto alcune proteste. Una giovane operaia, che dice di chiamarsi Ape Corina, inveisce contro la direzione:
“I padroni si danno un sacco di arnie, ma chi lavora siamo noi. Noi operaie lavoriamo in turni massacranti, per la raccolta del polline, e non ci viene riconosciuta nemmeno un’indennità per attività usurante. ”
Tra i fuchi, anche loro in agitazione, se pure per motivi diversi, abbiamo raccolto la testimonianza di Ape Ritivo, un giovane maschio che si lamenta dei rischi che ogni fuco corre al momento del gioco aziendale annuale, detto Scacco alla Regina.
“La Direzione lo presenta come un gioco divertente, nel quale i fuchi si misurano tra loro in velocità e resistenza e il vincitore potrà tromb… oh, scusi, siamo in onda… accoppiarsi con la regina.
In realtà, se mi permette la volgarità, i trombati siamo noi, perché rischiamo la pelle in ogni caso.”
Si è verificata una vera a e propria reazione a catena che ha messo in agitazione anche i controllori di volo, con rischio di chiusura dell’apeporto, cosa assai grave, perché solo zampettando e saltellando sarebbe praticamente impossibile riuscire a “visitare” ogni fiore della zona entro la primavera. Ricordiamo che questi insetti non dispongono dell’Apecar per il trasporto del polline, e neppure della Vespa, ma devono fare tutto manualmente o, per essere precisi, zampamente.
Pare che sia possibile un’ape-rtura da parte dei sindacati, ma la strada è ancora lunga per attivare a un accordo, probabilmente verrà eletto un Ape Re Tecnico per gestire l’emergenza e far uscire l’alveare dalla crisi. Il sistema elettorale è l’apicellum, che prevede liste bloccate e voto obbligatorio per il fuco più furbo (non per il più veloce, in quanto questo vive solo poche ore, da cui il detto: meglio un giorno da calabrone che cento anni da fucone).

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DECIMI & DECIBEL

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Lettera 1:
Gent.ma Accademia,
vi chiedo scusa e mi chiedo scusa se vi disturbo per un così insignificante problema. Sono Cristal Lino, ho 43 anni e vivo a Lenta; gli amici mi chiamano benevolmente Ragionier Filini, talvolta Occhio di Lince, oppure Baricula.
Sono fortemente miope dalla nascita e senza i miei occhiali a fondo di bottiglia non riesco neppure a vedere la lettera A nel tabellone ottotipo; se non che, avendola oramai imparata a memoria, l’oculista crede che almeno un decimo lo riesca a vedere.
Spesso mi capita, guidando, di vedere una stupenda autostoppista lungo la strada, ma quando mi avvicino mi rendo conto che è un bidone dell’immondizia; oppure mi succede di andare incontro ad un amico a braccia aperte e di accorgermi, quando lo raggiungo, che si tratta di una pianta ornamentale dello spartitraffico. Una volta, in un campo volo, ero convinto di osservare in lontananza uno strano aliante: in realtà si trattava di un tordo un po’ stordito che transitava a un metro dal mio naso.
Ho intenzione di sottopormi ad un intervento chirurgico per migliorare la mia capacità visiva.
Pensate che sia una buona idea? Potrò ottenere alcune agevolazioni come ipovedente?
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Cordialmente, Lino
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Lettera 2:
Salve Accademici,
sono Tim Panico, nato a Sonico, ma vissuto per tanti anni ad Agnone, paese molisano famoso per la produzione di campane.
Secondo gli otorinolaringoiatri, sono affetto da grave deficit trasmissivo dell’orecchio sinistro e moderata ipoacusia senile bilaterale. Tradotto in italiano, significa che sono completamente sordo da un orecchio e dall’altro sento poco. Gli amici mi chiamano affettuosamente “Ciò per Broca” o anche Amplifon, ma a me poco importa, anzi, il più delle volte non sento nemmeno.
Ho già subito parecchie denunce per disturbo alla quiete pubblica da parte dei vicini, specie in estate quando le finestre sono aperte. In realtà i vicini dovrebbero essermi riconoscenti, poiché nel raggio di un chilometro possono ascoltare il mio programma preferito in TV (sarebbe “Chi l’ha visto?”, che secondo me dovrebbe chiamarsi “Chi l’ha sentito?” e l’ho anche suggerito alla Sciarelli) senza dover accendere il proprio televisore.
Sono sposato da vent’anni con una donna muta, che la notte russa come una segheria in piena attività produttiva: il nostro matrimonio è prospero e felice. “Sei un ottimo ascoltatore, caro” mi dice sempre mia moglie, con i gesti del linguaggio dei muti.
Ultimamente però mi succedono cose strane: sento suoni che non esistono, rispondo a telefoni che non suonano, corro ad aprire a visitatori che non hanno suonato alla mia porta, sento mia suocera buonanima che recita il suo proverbio preferito: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Secondo voi che cosa potrei fare per recuperare l’udito? Esistono farmaci o interventi chirurgici?
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Rispondiamo ad entrambe le lettere:
Cari Tim e Cristal, la nostra Accademia ha studiato parecchi casi come il vostro, di persone che sono convinte di vedere e/o sentire poco, e ha effettuato una serie di esperimenti scientifici, utilizzando apparecchiature sofisticate in campo ottico e acustico. È arrivata alla conclusione che le persone come voi, a dispetto di ciò che dice la gente, sono in realtà ipervedenti e iperudenti, cioè vedono e sentono più della media della popolazione. Meglio sarebbe dire che odono suoni e rumori, e scorgono oggetti o persone che, normalmente altri umani non sono in grado di percepire.
Noto è il caso dei due coniugi eroi, orefici, che fecero arrestare un pericoloso malvivente: lei non aveva sentito le parole pronunciate dal rapinatore, e credendo che volesse sostituire la batteria al Rolex, ha chiamato il marito. Quest’ultimo, uscito di fretta dal retrobottega senza i necessari occhiali, afferrata la pistola, l’ha aperta per cercare dove fosse posizionata la pila. Tutto si è risolto in pochi attimi, senza che il delinquente abbia avuto il tempo di sparare. Certo è che se lei avesse capito, e se lui avesse visto, la rapina sarebbe andata a segno.
Ma chi è superdotato, in qualunque campo, si sente spesso incompreso ed emarginato e vorrebbe essere “come gli altri”, al punto da pensare di sottoporsi ad intervento chirurgico.
Noi dell’ACC, che siamo quasi tutti, per genialità e intelligenza, superiori alla norma, vi consigliamo di non farlo: sarebbe un vero peccato se andassero perduti i vostri talenti straordinari.
Inutile dire che non avrete mai agevolazioni di alcune genere.
Con simpatia
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Paul Rice e Stephanie Hop-là – ACC (SETTEMBRE 2013)

Cane guida per ipervedenti al volante
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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA
VINCE ALLA LOTTERIA E FINISCE SOTTO PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Per giustificare l’improvvisa disponibilità di denaro,
aveva aperto una finta attività di riciclaggio di denaro.
Non sempre la fortuna è cosa buona e giusta, non nel caso di Ernesto S. di Giaveno, 62 anni ben portati (ne dimostra 60), che dopo aver vinto i 5 milioni della Lotteria di Capodanno nell’estrazione dello scorso 6 gennaio, è entrato in una spirale di problemi e sventure che lo hanno alla fine condotto, suo malgrado, in carcere.
Ma procediamo con ordine:
Dopo aver vinto il primo premio si è rivolto a un notaio per aprire un conto fiduciario e incassare la vincita in maniera anonima, ma il professionista che ha poi trasferito il denaro con 5 bonifici da un milione cadauno, per errore ha fornito il codice IBAN di un suo cliente durante l’ultimo ordine di trasferimento bancario, il quale si è ritrovato la villa con tanto di Porsche Cayenne in autorimessa, senza bisogno di accendere alcun mutuo.
Entrato in possesso dei 4 milioni residui, il signor Ernesto ha ritrovato una dozzina di parenti che neppure ricordava di avere, i quali avevano tutti problemi economici; e se non ci si aiuta fra parenti…
A questo punto rimasto con 2 milioni, ha iniziato a trasferire il denaro in paesi emergenti del continente africano come il Ghana, Il Congo, il Benin. Per non dare nell’occhio portava non più di mille Euro per volta, ma siccome il biglietto aereo andata/ritorno ne costava 1200, la trovata geniale non è risultata convenente.
A questo punto, preso dallo sconforto, su suggerimento di un vicino di casa appassionato di film su Cosa Nostra, ha deciso di aprire una pizzeria da asporto, in modo da fingere una sorta di riciclaggio di denaro e, nel giro di un paio di anni, diventare “milionario” in maniera credibile e giustificabile.
Purtroppo questo scarso viavai di clienti a fronte di un enorme fatturato, auto di lusso e villa con piscina ha messo in allarme la Guardia di Finanza di Susa che ha iniziato ad indagare. Dopo pochi appostamenti e intercettazioni telefoniche, le fiamme gialle sono intervenute denunciando il malcapitato per associazione a delinquere solitaria, visto che soci e affiliati a vario titolo non ne esistono. Il Gip (Giudice per le Indagini sui Pirla) ha deciso per l’arresto in base a prove inconfutabili: nel retro della pizzeria è stata rinvenuta la serie completa di DVD de “Il Padrino” (sicuramente prestatagli dal vicino di casa cinefilo).

MI DIA UN POMODORO. ANZI, PER NON SBAGLIARE, ME NE DIA DUE.
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Qual è il plurale di pomodoro?
Ma soprattutto: il passato di pomodoro è pomodorai?
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In tutti i casi nei quali il pudore ci sconsiglia di disturbare l’Accademia della Crusca, ecco che l’Accademia dei Cinque Cereali interviene in nostro soccorso, pur non essendo stata interpellata.
Il dubbio amletico di oggi è: il plurale di pomodoro è pomodori, oppure pomidori, o invece pomidoro? Qualsiasi professore di lingua italiana direbbe che sono accettabili ambetrè, ma per l’ACC anche le cose più scontate generano interminabili disquisizioni filosofico-etimologico-ortofrutticole.
Potrebbe sembrare il classico discorso da bar, se solo si fosse trattato di calcio, ma qui siamo al paradosso: la disquisizione linguistica avviene proprio al bar, durante una partita di calcio dei mondiali, e riesce a distrarre i tifosi dal maxischermo.
Qual è dunque il plurale della parola “pomodoro”?
Ormai è considerata una parola unica, perciò il plurale dovrebbe essere pomodori.
Ma il plurale di uvaspina è uvaspine o uvespine? E a proposito di spine, che mi dite del ficodindia? Al plurale si dice fichidindia, ma al femminile?
Il plurale di pescanoce è peschenoci, o pescanoci oppure peschenoce?
Forse uvaspina è un’unica parola, invece pesca-noce no: è stata unita dai fruttivendoli che volevano risparmiare spazio sui cartelli dei prezzi.
La pesca noce è un tipo di pesca, così come la mela renetta è un tipo di mela. Perciò il plurale sarà pesche noci. Restando in materia di frutta, tutti sappiamo qual è il plurale di ciliegia, ma se dobbiamo scriverlo siamo in difficoltà: manterrà o perderà la “i”? Il consiglio dell’ACC è: comprate le banane e non sbaglierete mai.
Torniamo un momento all’uvaspina: l’esperto accademico di Agraria Domestica e Scienze dell’Orticello ci ha spiegato che si chiama più comunemente ribes. Ma questo è accanimento terapeutico: qual è il plurale di ribes?
“O tempora o ribes!” diceva Cicerone, quando la moglie lo spediva al mercato a comprare la frutta.
Tra i presenti che vorrebbero seguire la partita, ma sono disturbati dalla colta discussione, si leva un grido di protesta: “E qual è il plurale di pirla?”. Invece di smorzarsi, la discussione si fa più accesa: Sarà pirli? L’unica cosa certa è che il singolare di pirli non è pirlo.
Ma torniamo alle parole composte: melanzana al plurale fa melanzane o melenzane?
Forse quest’ultima accezione (nonché eccezione) è usata in Puglia. Anzi, a Bari dicono addirittura “melenzene”.
Tornando al bar, dove nel frattempo si è andati fuorigioco, nel senso che nessuno sta più seguendo la partita, sono stati ordinati due Martini o un Martino? Due Campari o un Camparo? E il succo di frutta è tale poiché composto da più frutti? Chiariamo questo punto, in modo che non ci sia confusione: se il succo è all’albicocca, si tratta di un succo di frutto (al plurale succhi di frutto); se il succo è al mango e ananas, sarà succo di frutti. Chiaro, no?
Infine, perché l’uovo al singolare è maschile, ma al plurale diventa al femminile? Forse perché l’uovo è di Colombo (e non di Colomba), e perché sono sempre le donne a rompere le uova nel paniere?
Difficile immaginare una risposta precisa a tutti questi quesiti, prima del termine del campionato del mondo e la rimozione del maxischermo dal bar…
L’unica certezza è che, se si parla dello scultore Pomodoro, il plurale non esiste, egli è unico. Come? Il consulente artistico dell’ACC ci sta comunicando che sono in due, i fratelli Giò e Arnaldo Pomodoro, entrambi scultori! Ma allora siamo ritornati al punto di partenza: si dirà i Pomodoro o i Pomodori?
L’ACC consiglierebbe ai due artisti di cambiare cognome, magari in Buonarroti, così è già al plurale e non se ne parla più.
Per concludere queste disquisizioni di altissimo livello culturale e colturale, un ultimo, angosciante dubbio sul plurale dei nomi composti: se francobollo al plurale fa francobolli, Franco Cannavò al plurale fa Franco Cannavì o Franchi Cannavò?
Francamente è un dubbio superfluo: un Cannavò basta e avanza. Anche per licenziarci tutti quanti.
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Accademia dei Cinque Cereali (GIUGNO 2014)

La famosa “Palla di Pomodoro” di Pesaro
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Attenzione: non è candeggina, ma succo di frutti.
Tenere lontano dalla portata della signora delle pulizie.
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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA
QUEST’ANNO NATALE POTREBBE ARRIVARE A METÀ DICEMBRE
PER AVERE IL TRADIZIONALE “BIANCO NATALE” È FONDAMENTALE CHE NEVICHI.
Come già succede per la Pasqua, che non si festeggia sempre lo stesso giorno dell’anno, ma si fa coincidere con la prima domenica dopo l’equinozio di primavera, anche Natale potrebbe cadere in una data diversa dal 25 dicembre.
Siamo cresciuti con il mito del Bianco Natale, abbiamo insegnato ai nostri figli i canti natalizi inneggianti ad abbondanti nevicate, ed essi li hanno tramandati ai nostri nipoti (per nipoti intendiamo qui i figli dei fratelli e delle sorelle, non siamo poi così vecchi… - n.d.a.).
Abbiamo sempre accettato il fatto che la notte di Natale cada la neve, anche se nessuno potrebbe affermare con certezza che il 25 dicembre dell’anno zero a Betlemme nevicasse.
Davvero i Re Magi hanno dovuto mettere i ferri chiodati o le catene ai loro cavalli? Pare proprio di sì; addirittura sembra che, in una prima edizione del Nuovo Testamento, fossero definiti come i Re Mogi, proprio a causa della tristezza e delle difficoltà di quel viaggio verso Betlemme; ricordiamo che all’epoca lo spazzaneve non era ancora stato inventato, non c’era ancora l’obbligo di sostituire i normali ferri dei cavalli con ferri da neve, né di avere le catene nelle bisacce: si partiva così, senza dispositivi di sicurezza, confidando nell’aiuto di Dio.
In seguito, forse a causa di un errore di interpretazione, sono stati tradotti dal palestinese antico in Re Magi, nome che, effettivamente, non significa nulla.
Sempre a proposito di Re Magi (o Mogi, se si preferisce) ci si chiede anche perché si è passati dalla tradizione di portare un regalo ad un bambino nato da poco (pratica ancora oggi in uso) alla consegna dei regali da parte di Gesù bambino nella notte di Natale. Come è nata questa singolare inversione di ruolo, del festeggiato che porta i regali a tutti gli altri?
Secondo una recente ricerca, essa nacque dall’idea (mica stupida, in verità) di un bambino, figlio di un ricco banchiere, vissuto nel IV secolo d. C.
Egli costringeva i suoi coetanei a fargli un regalo nel giorno del loro compleanno, promettendo di fare altrettanto, nel giorno del suo. Ma essendo lui nato il 29 febbraio, restituiva il favore solo una volta ogni quattro anni. Un vero figlio di… banchiere. Buon sangue non mente, come si diceva già all’epoca.
Un’altra antica tradizione natalizia che potrebbe essere rivoluzionata è l’abito di Babbo Natale: potrebbe diventare blu per par condicio. Non per politica, ma per bibita.
Come tutti sanno, Babbo Natale era di colore verde, e diventò rosso perché sponsorizzato dalla Coca Cola.
Ebbene, dopo un secolo, potrebbe ora essere il turno della Pepsi e la tuta scarlatta che il caro nonnetto indossa, viaggiando su una slitta trainata dalle renne, potrebbe diventare blu, come quella dei metalmeccanici.
Tornando alla questione iniziale, cioè il Bianco Natale (e ci scusiamo con i lettori per l’ampia e un po’ confusa digressione - n.d.a) ancora una volta l’Accademia dei Cinque Cereali ha la soluzione al problema: è sufficiente spostarlo al primo giorno di neve dopo l’otto dicembre, festa dell’Immacolata Concezione.
L’unico inconveniente sarebbe quello di dover comprare i regali in anticipo, per non farci cogliere impreparati dalla neve, senza pala per ripulire la rampa del box, senza catene a bordo e soprattutto senza regali di Natale.
Per ora ha aderito all’iniziativa, e con molto entusiasmo, l’Associazione Italo Colombiana Narcotrafficanti, ma chi si prenderà la briga di andare a spiegar loro che l’ACC stava pensando a tutt’altro tipo di neve?


Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
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