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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

UN ALTRO GINO SE N’È ANDATO



Dopo altri amati e indimenticabili Gino italiani (Bartali, Bramieri, Cervi…) anche Gino Paoli ha lasciato questo mondo. Qualcuno dice che abbia seguito la sua stellina, quella che gli sorrideva, tanti anni fa, dalla finestra di una soffitta affacciata sul mare.


È stata una dipartita silenziosa, discreta come le sue canzoni, dove con pochi semplici accordi di chitarra riusciva ad accompagnare strofe e ritornelli, brevi (ma mai banali) concentrati di poesia. Il suo talento era proprio questo: descrivere uno stato d’animo o raccontare una storia, usando poche parole e poche note.


Si dice di lui che sia stato un cantautore tutta la vita e, per un breve periodo, anche un deputato della sinistra. Della seconda cosa non parlerò: non credo sia importante per capire le sue canzoni, né per trarne emozioni e piacere. L’arte, la poesia, la musica non hanno colore politico. Si può disprezzare Gabriele D’Annunzio per la sua ideologia nazionalista, ma al contempo commuoversi per la bellezza di alcune sue liriche immortali, come “La pioggia nel Pineto”.


Gino Paoli è stato un cantautore pacato. I sentimenti negativi, come la tristezza, la rabbia, il dolore, non gli hanno mai fatto alzare la voce.


Se l’è presa anche con Dio, qualche volta, ma sempre con tranquilla ironia, come negli album, meno conosciuti dal grande pubblico, “I semafori rossi non sono Dio” e “King Kong Paoli”, dove accusa l’Onnipotente di distrazione:


Ci son dei giorni

in cui Dio è distratto,

guarda da un’altra parte.

Forse non vuole vedere,

segue un altro cantiere.


Credo non sia necessario soffermarsi sui dettagli della sua vita pubblica e privata, sull’alcolismo e il tentato suicidio, sui suoi amori famosi e su quelli oscuri: basta ascoltare le sue canzoni, Gino è tutto lì, in quei testi.


Resta un po’ di amaro in bocca, anzi, un certo “sapore di sale” nell’apprendere ciò che a volte non accettiamo: la vita non è mai senza errori e senza colpe, nemmeno per i grandi artisti. Però può essere, e ci accontentiamo, una lunga storia d'amore, di quelle importanti, capaci di farci vedere il cielo in una stanza al posto di un banale soffitto viola.


Gino Paoli lascia la moglie, i figli, quattro amici e la gatta.


Grazie Gino, per averci lasciato tante canzoni, da indossare sopra il cuore…


Stefania Marello


“Il cielo in una stanza” interpretato dall’I.A.

SASSI


Sono stato prigioniero a Sassi i cinque anni delle elementari, all’Istituto San Domenico Savio, dalle suore. Impressionante, vedere il corso deserto, e con solo un tram, contro le immagini di oggi, con le auto in file interminabili in tutti i momenti di tutte le giornate. I ricordi sono pochi, ma dipende principalmente dalla mia memoria, da sempre “labile”.


Il complesso è situato presso la stazione di partenza della tranvia Sassi-Superga, una linea tranviaria collinare a cremagliera, che porta alla collina di Superga, a 672 metri, dove si trova l'omonima Basilica, sulla quale si schiantò l’aereo dei calciatori del Torino.


Ricordo nel corridoio un busto marmoreo della benefattrice Netty O’Ketty, della quale Google non ha memoria. A proposito del dio Google, che tutto sa: ci trovi Istituti con questo nome a Potenza, Catania, Bra, anche Torino, ma di questo nessun riferimento.


Un giorno d’inverno ci portarono fuori a spasso, intabarrati con mantelline nere, in fila, due a due tenendoci per mano. Mantelline! Sembravamo anacronistici pipistrellini neri. Niente radio, niente televisione, nessun giornaletto e neanche una palla: giocavamo a nascondino, o “a prenderci”. Nessun nonno che trasmettesse la passione per il calcio: l’unico nonno che ho poi conosciuto era contadino, e si intendeva di campi e boschi, di carri e cavalli, di animali da stalla e cortile. I calciatori di palloni fanno appassionare la quasi totalità dei maschi italiani, da neonati a moribondi: io sono una rara eccezione.


Ricordo le camerate esageratamente alte e larghe, con tanti lettucci affiancati, e in un angolo una grande tenda bianca, habitat della suora che ci controllava, nella quale ci era vietato entrare. E noi bambini osservavamo scrupolosamente questa e tutte le altre regole che ci venivano imposte. È singolare, confrontare noi bimbi di allora con quelli anche solo della generazione dopo: i nostri figli, per chi si è riprodotto. Ne ho conosciuti (ora a loro volta sono padri) che vivevano di capricci, e di pura e insolente prepotenza.


Dalla porta sul corso qualche sera entravano le mamme, portando il freddo, i profumi, le emozioni e l’amore materno. Poi saluti, e si tornava alla routine dei piccoli prigionieri. Si pregava. Si pregava appena aperti gli occhi al mattino e prima di chiuderli alla sera, si pregava prima e dopo lo studio, prima e dopo i pasti, prima e dopo la ricreazione. E c’era la messa al mattino, e il rosario alla sera. Non ho imparato niente di pratico, non so piantare correttamente un chiodo nel muro, e quasi non so fare una O col bicchiere, ma ho imparato le capitali, comprese quelle del Madagascar e della Mongolia, anche se per farmi dispetto hanno modificato i nomi. Ma mi hanno insegnato le preghiere che come tutti capiscono mi si sono rivelate utilissime per la vita, l’esperienza, e la carriera.


Un giorno è venuto un nonno vestito strano e colorato, per non so quale rito. Eravamo tutti vestiti di nero col fiocco bianco, a parte Carlo imbardato da “marinaretto di lusso”.


Poi d’estate ci portavano in colonia: ricordo Sauze d’Oulx, e Marina di Massa, dove ci veniva rifilata la stessa procedura ma “cambiavamo aria”. Eravamo prigionieri, sempre.


Ci sono tornato anni dopo, per assistere alla Sassi-Superga: una gara di moto in salita, di quelle che oggi non esistono più. Come ex allievo, le buone suorine permisero a me e agli amici di ricoverare i motorini nel cortile. Ho il ricordo dell’odore dell’olio di ricino che si usava come additivo per i motori a 2 tempi, sacrificati alla “rivoluzione climatica”.


Italo Lovrecich

PROVA VELOCE PENNE COLORATE APPENA ACQUISTATE


DOTTORISTI, DOTTORIATRI E DOTTOROLOGI


DOTTORISTI, DOTTORIATRI E DOTTOROLOGI



Salve,


sono Gipo Condriaco da Orbassano. Ormai ho una certa età, vado per i trentadue anni, e gli acciacchi iniziano a farsi sentire; perciò, ho iniziato a guardarmi intorno alla ricerca di medici specialisti, in grado di seguire le mie future patologie.


Da dove potrei partire? Come posso individuare la tipologia di medico più preparato? Devo capire se mi conviene trovare un dottore la cui denominazione termini in “iatra” (fisiatra, psichiatra…), o uno che finisca per “logo” (cardiologo, urologo…), oppure un “ista” (dentista, logopedista…).


La risposta ovvia sarebbe che il dottore più importante è quello che cura le patologie in corso, ma poiché stiamo parlando in linea teorica, mi occorre una risposta esauriente in linea di principio, in linea di massima, e anche in linea di condotta.


A grandi linee, con tutte queste malattie che incombono, passo da un ambulatorio all’altro, così velocemente che mi sembra addirittura di possedere il dono dell’ubiquità.


Saluti


Gipo Condriaco - Moncalieri





RISPOSTA:


Egregio Signor Gipo, lettore ubiquo che ci scrive sia da Orbassano sia da Moncalieri, la sua assurda domanda merita una risposta altrettanto assurda.


Mentre i pazienti sono tutti uguali (cioè tutti impazienti di essere curati), i medici, dopo un’unica laurea di primo livello, studiano in Scuole di Specializzazione diverse. Così diventano cardiologi, fisiatri, otorinolaringoiatri, ortopedici, oncologi eccetera.


Neppure gli studiosi della lingua italiana sanno spiegare il motivo di queste desinenze diverse, ma noi dell’ACC non ci lasciamo scoraggiare per così poco, e proviamo a rispondere alla domanda del signor Condriaco in modo sufficientemente esaustivo.


Gli specialisti in -iatra se la tirano un po’, poiché sanno che questa desinenza deriva dal greco antico ἰατρός (iatrós), che significa medico, o colui che cura.


Tra loro, quelli che se la tirano più di tutti sono gli otorinolaringoiatri, perché ce l’hanno più lungo (il nome).


Invece, il suffisso -logo (dal greco lógos, parola, discorso, studio) indica una persona esperta, studiosa in un determinato campo, ma non specificatamente medico (vedi archeologo).


E non scordiamo l’ortopedico, che è l’unico specialista ad aver mantenuto lo stesso suffisso -ico dei medici generici. La cosa infastidisce abbastanza la categoria, tuttavia è sempre meglio che essere appellati ‘segaossa’.


Infine possiamo affermare che, in genere, gli specialisti in -ista non sono dei veri medici: vedi dentista, dietista, nutrizionista, callista, gommista, barista...


Con buona pace del nostro amico e collaboratore Nonno Abeffardo, che è stato operato da un OCULISTA, con l'assistenza di un ANESTESISTA.


L’Accademia tutta gli augura di ritornare presto in PISTA.



Patty Biancoperla, Paul Rice & D.ssa Stephanié Hop-là – ACC

CUCINA STELLATA?



CUCINA STELLATA?

MEGLIO VEDERE LE STELLE!



Siamo quotidianamente presi d’assalto da programmi televisivi e riviste che trattano di cucina gourmet con piatti serviti presso costosissimi ristoranti che badano più alla “mise en place”, l’impiattamento, che alla sostanza.


Una semplice pasta al pomodoro può sembrare banale, ma non lo è affatto: cucinare un piatto di spaghetti con la giusta fragranza è la base del saper cucinare.


Noi de LA STAMPELLA, andando controcorrente ci dilettiamo a frequentare trattorie raccomandate dalle migliori pubblicazioni specializzate come “Il Gambero Rozzo” e a postare sui social fotografie di piatti normalissimi, semplici e gustosi esattamente come quelli della nonna.


Rispetto ai ristoranti stellati, non si corre il rischio di uscire dal locale ancora affamati e, soprattutto, si possono assaggiare piatti che davvero fanno vedere le stelle.


Paul Rice - ACC

IL TRAMEZZINO COMPIE 100 ANNI

I GRAFICI INCROCIANO LE BRACCIA



A causa di un improvviso sciopero dei grafici, LA STAMPELLA esce in versione base, in bianconero e con impaginazione approssimativa.


Ci scusiamo con i lettori per il disagio.



Il grafico ha aderito allo sciopero dei grafici, pertanto non mostra l’incremento di lettori nel tempo.

VIBRAZIONI



Multivibratori. Sono una categoria di circuiti elettronici che possono generare le transizioni in corrente o in tensione, con tempi di commutazione brevi rispetto al periodo, ovvero che producono degli scatti tra gli stati stabili possibili del circuito. Si suddividono in tre categorie: Astabili, Bistabili, Monostabili. Ma i multivibratori non hanno alcuna relazione con quello che hai pensato, laido porcello malpensante.


Carlo Chievolti


&


L’Ingegner Pieretti, ideatore, fondatore, tuttora titolare di un’azienda produttrice di alta tecnologia elettronica nell’hinterland torinese, una quarantina d’anni fa ebbe in portafoglio prodotti il circuito multivibratore bistabile. Era un prodotto marginale che stava per essere abbandonato. Ma, una quindicina d’anni fa una casa tedesca di giocattolini (proprio quelli che pensi tu laido porcellino malpensante) inserì questo circuito di produzione Pieretti nel suo catalogo “Fai da te”: l’azienda dell’Ingegnere torinese ebbe una crescita di fatturato esponenziale. Purtroppo, arrivarono i cinesi...


Baldwind

BOTTE E RISPOSTE


Il principale scopo nella víta

è aiutare gli altri

e, se non puoi aiutarli,

almeno non ferirli.

Dalai Lama


&


Il principale scopo nella vita

è evitare gli altri,

e se non puoi evitarli

almeno non lasciarti ferire.

Nonna Lama



BABBO NATALE CROLLA ESAUSTO



Pare he Babbo Natale a causa della mole di lavoro non sia riuscito a terminare il giro delle consegne nella notte di Natale.


Santa Claus è stato ritrovato privo di sensi dall’addetto alla sorveglianza di un noto ristorante dell’Antepò Pavese la mattina di Natale. Con lui vi erano alcuni pacchi ancora da consegnare che sono stati trasportati presso il deposito locale.


Evidentemente l’aiuto dei simpatici omini vestiti di rosso, i corrieri Bartolini, non è stato sufficiente a evadere tutte le pratiche e il poveretto è crollato stremato dalla fatica.


Il sindaco invita i bambini che non avessero ricevuto il regalo desiderato a recarsi presso il deposito comunale presentando formale istanza per la consegna del collo a loro assegnato.


Il portavoce del Polo Nord fa sapere che babbo Natale è stato trasferito presso l’igloospedale di Rovaniemi per gli accertamenti del caso e che presto potrà fare rientro a casa per il meritato riposo fino alle prossime festività.


Paul Rice - ACC

BEFANA E NONNA, DUE FIGURE SIMILI EPPURE DIVERSE




A prima vista la nonna e la Befana sono abbastanza simili: anziane, la faccia rugosa e sorridente, un po' curve, indossano entrambe un berretto o un foulard per proteggersi dai malanni di stagione e dall'inevitabile artrosi cervicale.

L'una e l'altra hanno a che fare con i bambini e dai bambini sono molto amate.

Ad un'analisi più approfondita emergono però alcune differenze. Vediamo le più importanti.


ABBIGLIAMENTO

L'abbigliamento della nonna e quello della Befana sono stati simili per tanto tempo, ma di recente le nonne si sono evolute, passando dal grembiulone al jeans taglia comoda, con provvidenziale elastico in vita, e dall'abbigliamento scuro e informale alle tute sformate, in acetato color fucsia, con la scritta fosforescente Super Sport Young Forever. Esiste addirittura qualche nonna free style che si avventura fuori casa con la gonna e il tacco alto, esponendosi con spavalderia (il pericolo è il loro mestiere) alle classiche distorsioni da scatto-recupera-pallone o da corsa-acchiappa-bambino.


SPOSTAMENTI

Le befane usano la scopa volante per spostarsi.

Le nonne sono decisamente più evolute: usano la Skoda Yeti Outdoor, e in casa la scopa elettrica indoor. Oppure l'aspirapolvere.

Contrariamente alla nonna moderna, la Befana non è mai andata dal chirurgo plastico a rifarsi tutta la carrozzeria. La Befana si reca dal concessionario di fiducia per il tagliando alla scopa. La nonna invece scorda di controllare il livello dell’olio motore ma, fortunatamente, porta con sé il biglietto da visita del meccanico dotato di carro attrezzi.

RITMO SONNO-VEGLIA

La Befana è sveglia quando i bambini dormono e se ne va a dormire quando si svegliano.

Le nonne sono sveglie quando i bambini sono svegli e dovrebbero dormire quando essi dormono.

Questo in teoria. In pratica una nonna dorme quando ha finito le faccende domestiche, quando non soffre di insonnia, quando non si preoccupa, quando finalmente è scesa la febbre del bambino, eccetera.

Riassumendo: la Befana dorme quando vuole, la nonna quando vogliono gli altri.


ORIGINE

Ma perché esistono e sono così amate e popolari queste due figure femminili?

La Befana è un personaggio leggendario, inventato in tempi lontani per far felici i bambini, la nonna è un personaggio reale, inventato in tempi recenti per far felici i genitori dei bambini.


RUOLI

Per uno strano gioco del destino sia la Befana sia le nonne devono occuparsi della biancheria dei bambini.

La Befana riempie le loro calze vuote di giocattoli, e la nonna, quando necessario, svuota le loro mutande piene di...

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Questo è uno dei motivi per cui le nonne, ogni tanto, invidiano la Befana.

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Marello imbeccated by Marchiori (GENNAIO 2017)


Calze con regalo per i papà

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LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.

VINCE ALLA LOTTERIA DI CAPODANNO E FINISCE SOTTO PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE




Per giustificare l’improvvisa disponibilità di denaro,

aveva aperto una finta attività di riciclaggio di denaro.


Non sempre la fortuna è cosa buona e giusta, non nel caso di Ernesto S. di Giaveno, 62 anni ben portati (ne dimostra 60), che dopo aver vinto i 5 milioni della Lotteria di Capodanno nell’estrazione dello scorso 6 gennaio, è entrato in una spirale di problemi e sventure che lo hanno alla fine condotto, suo malgrado, in carcere.


Ma procediamo con ordine:


Dopo aver vinto il primo premio si è rivolto a un notaio per aprire un conto fiduciario e incassare la vincita in maniera anonima, ma il professionista che ha poi trasferito il denaro con 5 bonifici da un milione cadauno, per errore ha fornito il codice IBAN di un suo cliente durante l’ultimo ordine di trasferimento bancario, il quale si è ritrovato la villa con tanto di Porsche Cayenne in autorimessa, senza bisogno di accendere alcun mutuo.


Entrato in possesso dei 4 milioni residui, il signor Ernesto ha ritrovato una dozzina di parenti che neppure ricordava di avere, i quali avevano tutti problemi economici; e se non ci si aiuta fra parenti…


A questo punto rimasto con 2 milioni, ha iniziato a trasferire il denaro in paesi emergenti del continente africano come il Ghana, Il Congo, il Benin. Per non dare nell’occhio portava non più di mille Euro per volta, ma siccome il biglietto aereo andata/ritorno ne costava 1200, la trovata geniale non è risultata convenente.


A questo punto, preso dallo sconforto, su suggerimento di un vicino di casa appassionato di film su Cosa Nostra, ha deciso di aprire una pizzeria da asporto, in modo da fingere una sorta di riciclaggio di denaro e, nel giro di un paio di anni, diventare “milionario” in maniera credibile e giustificabile.


Purtroppo questo scarso viavai di clienti a fronte di un enorme fatturato, auto di lusso e villa con piscina ha messo in allarme la Guardia di Finanza di Susa che ha iniziato ad indagare. Dopo pochi appostamenti e intercettazioni telefoniche, le fiamme gialle sono intervenute denunciando il malcapitato per associazione a delinquere solitaria, visto che soci e affiliati a vario titolo non ne esistono. Il Gip (Giudice per le Indagini sui Pirla) ha deciso per l’arresto in base a prove inconfutabili: nel retro della pizzeria è stata rinvenuta la serie completa di DVD de “Il Padrino” (sicuramente prestatagli dal vicino di casa cinefilo).

DA BABBO NATALE A SANTA CLOUD



Babbo Natale è un mito intramontabile. Non si estingue, come è successo ai dinosauri, ma muta nel tempo per adattarsi ai cambiamenti, come è successo ad altre specie, tra le quali la nostra.


Un tempo, ai bambini che vivevano in campagna, i genitori in difficoltà economiche raccontavano che nei comuni con meno di cinquemila abitanti Babbo Natale non effettuava consegne. Per gli altri, ugualmente poveri ma residenti in città, la scusa era che l'omino rosso non effettua consegne nelle vie con il CAP dispari.


Poi, crescendo, ricchi e poveri, o fan dei "Ricchi e Poveri", tutti quanti abbiamo capito: se non invii la famosa letterina entro l'8 dicembre, non arriva nulla.


Quest'anno, il Natale giunge in piena pandemia, e ci poniamo la domanda: se i regali li porta Babbo Natale, perché ci sono assembramenti nelle vie del centro e nei negozi? Per spedire le letterine?


Forse, nell'era digitale, le persone entrano nei negozi, guardano, provano, chiedono chiarimenti sulla merce, ma non comprano. Tornano a casa, e inviano una mailina a Santa Cloud, con le specifiche dei regali desiderati.


Naturalmente Babbo Natale non ce la fa a effettuare tutte le consegne (invecchia anche lui, e la Motorizzazione non gli rinnova più la patente di guida per veicoli con potenza superiore alle 12 renne); così si fa aiutare da elfi specializzati in consegne (DHELF e Bartolinelf).


È solo cambiato il tipo di attesa: un tempo, la notte del 24 dicembre noi bambini guardavamo dalla finestra per vedere Babbo Natale, finché non crollavamo dal sonno sbattendo i denti (che per questo si chiamano decidui) sul davanzale. Ma lui riusciva sempre a farci trovare i regali sotto l'albero senza farsi vedere, e senza interferire con il Topolino dei Denti che lasciava puntualmente la sua moneta sotto il cuscino.


Oggi siamo cresciuti, e attendiamo alla finestra di Windows il tracciamento del pacco in transito.


Un'altra ipotesi, che spiegherebbe gli esecrabili assembramenti, è che le persone comprino davvero, pagando con bancomat e carte di credito, in modo da meritare i premi di Cashbabbeo, e di vincere, prima o poi, alla Lotteria degli Scontrosi.

IL BUE GRASSO

BOTTA E RISPOSTA

DOPO L'INFLUENCER ARRIVA L’INUTILENCER


Non ne potete più di influencer e Youtuber?

Vi infastidisce che qualcuno si autodetermini vostro personal shopper?


Basterebbe ignorare questi content creator, ma non è sufficiente. Siamo letteralmente circondati da opinion leader, ognuno alla ricerca di follower e visibilità per ottenere like e così poter monetizzare al meglio il proprio lavoro di promozione.


Del resto, anche in epoca ante-internet, esistevano gli influencer.


Partendo dalle ristrette cerchie di amicizie, potevano influire sui consigli per gli acquisti i compagni di scuola o gli amici della compagnia.


Negli anni ’80 Toto Cutugno, autore eccezionale e acuto osservatore, cantava: “Figli della moda, la pubblicità ci frega, poi ci veste tutti uguali”.


Non erano esenti da questo meccanismo gli adulti e gli anziani, i quali dovevano sorbirsi amici di amici in casa per la presentazione di prodotti utili alla casa, oppure seguivano interminabili televendite sulle piccole reti televisive locali.


A diversificare l’offerta ci pensano le due punte di diamante dell’Accademia dei Cinque Cereali: i Nonni Abeffardi.


I Nonni sono già presenti sui principali social, pronti a dispensare consigli futili, spesso inutili ai follower. Grazie a questa trovata tenteranno si sollevare i loro “amici virtuali” dalle pesanti incombenze cui vengono sottoposti dai normali influencer.


Nonno Abeffardo tratterà argomenti di carattere sociale: come evitare di incontrare conoscenti al supermercato, o come sviare i disturbatori seriali e i fornitori di disservizi.


Nonna Abeffarda si occuperà di cose pratiche: calcolare il resto che si dovrebbe ricevere per una spesa anche se si usa la carta di credito, imparare a contare i gradini delle scale per ottimizzare salite e discese, decidere il font da utilizzare per compilare la lista della spesa, oppure stabilire l’orario ideale per controllare la cassetta della posta.


Grazie a questa tecnica i nostri INUTILENCER daranno una sensazione di sollievo ai follower che trascorrono le giornate seguendo gli influencer allo scopo di stabilire quale brand di calzature è appropriato, oppure che fragranza di profumo si addice alla loro personalità. Il principio applicato, noto sin dall’antichità, è “Ubi maior minor cessat”.

NON SIATE INDIFFERENTI



Il Comune di Biella invita a differenziare anche le briciole di pane lasciate sulla tovaglia al termine del pasto, ossia di non gettarle nel prato scuotendo la tovaglia, ma di raccoglierle e gettarle nell’apposito contenitore dell’umido. Se lo facessero le 23mila utenze di Biella, sostiene l'assessore che ha inoltrato l'invito, avremmo una maggiore produzione differenziata pari a 167 tonnellate annue (il che la dice lunga sulle capacità di sbriciolamento dei Biellesi a tavola e sulle "ecoballe" che riescono a produrre...).


Sempre nell'ottica del riciclo propongo di fare la stessa cosa per le caccole del naso: invece di usare il fazzoletto di carta, che poi va smaltito nell'indifferenziato, staccarle delicatamente con le dita e gettarle direttamente nella raccolta dell'organico.


Chissà se c'è qualcuno, al Comune di Biella o altrove, in grado di calcolare il numero di tonnellate di rifiuti così sottratti all'esecrabile indifferenziato?

DALÌ AQUÌ E IL GIOCHINO SCIOCCHINO

DALÌ AQUÌ PRESENTA IL GIOCHINO PER PIGRI

5 SETTEMBRE: BUON COMPLEANNO NONNA ABEFFARDA

Continua...

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