Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
BABBO NATALE CROLLA ESAUSTO
Pare he Babbo Natale a causa della mole di lavoro non sia riuscito a terminare il giro delle consegne nella notte di Natale.
Santa Claus è stato ritrovato privo di sensi dall’addetto alla sorveglianza di un noto ristorante dell’Antepò Pavese la mattina di Natale. Con lui vi erano alcuni pacchi ancora da consegnare che sono stati trasportati presso il deposito locale.
Evidentemente l’aiuto dei simpatici omini vestiti di rosso, i corrieri Bartolini, non è stato sufficiente a evadere tutte le pratiche e il poveretto è crollato stremato dalla fatica.
Il sindaco invita i bambini che non avessero ricevuto il regalo desiderato a recarsi presso il deposito comunale presentando formale istanza per la consegna del collo a loro assegnato.
Il portavoce del Polo Nord fa sapere che babbo Natale è stato trasferito presso l’igloospedale di Rovaniemi per gli accertamenti del caso e che presto potrà fare rientro a casa per il meritato riposo fino alle prossime festività.
Paul Rice - ACC

BREVETTA IL TAPPO WIRELESS E DIVENTA MILIONARIO
La tecnologia, nell’ultimo decennio, è entrata prepotentemente nelle nostre case, non solo attraverso nuove invenzioni ipertecnologiche, ma anche attraverso l’innovazione di accessori e oggetti comuni di invenzione tutt’altro che recente.
Si possono trovare frigoriferi connessi alla rete web, aspirapolvere dotati di sensori che permettono di muoversi autonomia ripulendo ogni angolo della casa, falciatrici accessoriate con GPS, tanto per citarne alcuni.
Il Dott. Ugo Gavanata, professore di Scienze Improbabili dell’Istituto Tecnico Tattico di Brevigliasco, ha elaborato un sistema ad alta tecnologia per ovviare all’annoso e fastidioso problema dei tappi che non si staccano dalle bottiglie di acque minerali e bibite.
Si tratta del tappo wireless.
In pratica, grazie a questa scoperta, si può utilizzare una bottiglia e togliere il tappo senza fare i conti con l’irritante filamento di collegamento in plastica.
Il professor Gavanata ha prontamente depositato il brevetto e fondato una società per commercializzare il “tappo senza fili”; si tratta della startup Stupabuta S.p.A. con sede nella prima cintura di Brevigliasco.
Al momento l’azienda esporta tappi wireless in ben quindici paesi dell’Unione Europea: Tribolate sul Serio, Panzanate Brianza, Bufalona sul Naviglio, Fanfaluca Canavese, Fandonia Valdastico, Frottola Valtrompia, Burlate sul Serio, Baggianate di Sotto, Rimbambite Ticino, Tontolone al Tagliamento, Cagate sul Naviglio, Cagate Sotto, Solona Romana, Sembrate Marittima, Carognate sul Serio.
Dato il successo iniziale, oltre ogni più rosea aspettativa, si prospetta un boom di esportazioni nel corso del 2026.
Grazie a questo prodotto innovativo, la cui tecnologia è segreta, tanto riservata che neppure l’inventore ne è a conoscenza, tutti potranno dissetarsi senza le difficoltà che un tappo interconnesso comporta.
Paul Rice - ACC

I BUDDISTI LANCIANO L'ALLARME: ESSERE VEGANI INTERFERISCE CON IL CICLO DELLA REINCARNAZIONE!

Secondo alcune religioni, l'anima degli esseri viventi, al termine della vita terrena, trasmigra in altri corpi per vivere nuove esperienze.
In pratica ogni anima, subito dopo la morte del corpo ospite, sceglie come e dove reincarnarsi, e quali esperienze vivere per completare il percorso che la porterà al raggiungimento del Nirvana.
Ad esempio, un carcerato di oggi potrebbe essere stato, in una vita precedente, uno spietato carceriere. Il figlio di un milionario, che vive nel lusso sfrenato, potrebbe essere stato un minatore, morto di silicosi fra privazioni e stenti.
Ognuno sceglie in che modo raggiungere la perfezione attraverso varie reincarnazioni, che gli permettono di vivere le esperienze di cui ha bisogno.
Questo vale anche per gli animali: un fagiano, che in una vita precedente era un cacciatore, deve provare l'esperienza di essere la preda.
L'intervento umano su ciò che l'anima ha autonomamente prestabilito potrebbe interrompere il percorso di perfezionamento, se non addirittura danneggiare lo spirito, impedendogli di progredire verso il Nirvana.
Per queste ragioni, seguire una dieta vegana salva certamente la vita a molti animali, ma inconsapevolmente li danneggia, costringendoli a reincarnarsi più volte fino al completamento dell'esperienza: essere ucciso e divorato.
Questa interpretazione della filosofia buddista, detta anche del "lascia che le cose accadano", può essere applicata a qualunque situazione: ad esempio un detenuto, a causa dell'indulto, non potrà vivere la sua esperienza di privazione di libertà; un milionario che perde tutti gli averi a causa di una truffa dovrà ripetere la reincarnazione fino a completare la sua esperienza di vita da ricco sfondato.
Ad una analisi filosofica più approfondita, quanto detto è in netta contraddizione sia con il principio del "vivi e lascia vivere", sia con i principali comandamenti delle altre religioni, come il non rubare e il non uccidere.
Come risolvere l'arduo dilemma? Gli esperti dell'ACC in Storia delle Religioni, metempsicosi, meteorologia e meteorismo non sanno dare una risposta e si limitano ad una alzata di spallucce.
Chissà, forse nella loro vita precedente sono stati fanatici religiosi al servizio di Torquemada, ai tempi dell'Inquisizione Spagnola.

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE
Ogni quanto cambiare i calzini? I microrganismi sui nostri piedi, favoriti da caldo e umidità, non causano solo cattivi odori: hanno effetti sulla salute. Lo stesso paio di calzini più giorni consecutivi è un rischio concreto per la salute: favorisce cattivo odore, ma aumenta la probabilità di sviluppare infezioni respiratorie, intestinali e cutanee. La microbiologa Primrose Freestone dell’Università di Leicester: “I calzini sporchi diventano un terreno fertile per batteri e funghi potenzialmente pericolosi”. I piedi possono ospitare mille specie diverse di batteri e funghi, che si nutrono di sudore e cellule morte della pelle. Questi microrganismi, oltre a causare il cattivo odore tipico dei piedi, dei calzini e delle scarpe, possono trasferirsi ai calzini e alle calzature, dove rimangono a lungo, aumentando il rischio di infezioni. I calzini sono terreno di coltura per batteri e funghi nocivi: Aspergillus, Candida e Cryptococcus. Alcuni batteri possono sopravvivere fino a 90 giorni sui tessuti; quindi, indossare calzini non lavati significa alimentare ulteriormente la loro crescita. Ma l’igiene del piede non riguarda solo il cambio dei calzini, ma anche la cura delle unghie e della pelle. È importante tagliare regolarmente le unghie, e controllare lo stato dei piedi. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Sapevo che esistono feticisti dei piedi, ma qui esagerano”.
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Aiutare gli amici migliora l’umore degli anziani. Una ricerca dell’Università del Michigan afferma che bastano piccoli gesti: accompagnarli a prendere le medicine, dare un passaggio, aiutare nella spesa, cucinare il pasto, sistemare faccende di casa. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino, 107 anni: “Sono sempre pronto, ad aiutare una cara amica”.
IL PATRIARCATO DELLA STUPIDITÀ
Da quando mi sono abbonata alle piattaforme streaming mi sto drogando di film e serie tv. Divano, copertina e un vecchio film cult creano la serata ideale per una nonna romantica e poco incline ad uscire di casa. Su Prime Video, gestito da Amazon, oltre ai programmi a pagamento è disponibile una vasta scelta di film, gratuiti ma contenenti numerose interruzioni pubblicitarie.
Come massaia d’altri tempi, che del risparmio ha fatto una religione, usufruisco volentieri di questa offerta, anche se mi obbliga a guardare una serie di spot dall’inizio alla fine; devo ammettere però che le storie bizzarre ambientate nel magico Regno di Nonpenso Macompro hanno un loro fascino.
Ho notato recentemente che in questo Regno è presente una sorta di patriarcato al contrario, basato sulla superiorità maschile in stupidità.
Esempio: lo spot si apre su una sontuosa cerimonia di matrimonio, accompagnata da una musica solenne, dove si vedono gli sposi di fronte al celebrante e gli invitati elegantemente vestiti. Tra essi, un giovanotto in pantaloni bianchi tira fuori dalla tasca una confezione aperta di una qualche appiccicosa merendina al cioccolato. Ovviamente i pantaloni si sono orribilmente macchiati di marrone. E il giovane che fa? Tra lo scandalo dei presenti se li sfila, per poterli lavare subito, in modo che non resti la macchia. Un autentico ritardato mentale: in primo luogo perché nemmeno un bambino di otto anni si sporcherebbe in quel modo a un matrimonio, poi perché pare non rendersi conto di dove si trova, e infine (e qui va a parare il messaggio pubblicitario) perché ignora l’esistenza del detersivo miracoloso che toglie le macchie di cioccolato anche dopo una settimana.
La pubblicità delle mutande per le perdite urinarie degli anziani è altrettanto emblematica: nella versione al femminile una donna sui sessanta, con un fisico da far invidia a una ventenne, si ammira allo specchio, contenta che le provvidenziali mutande non si vedano nemmeno sotto gli abiti aderenti. Lo stesso prodotto, nella versione maschile, è raccontato invece da un uomo nudo tranne che per le mutande, che egli sfoggia baldanzoso, parlandone in modo dettagliato senza un briciolo di pudore.
Un altro esempio rappresentativo della superiorità maschile in fatto di rincoglionimento è lo spot per una famosa agenzia immobiliare: un tizio cerca ossessivamente sul cellulare annunci di appartamenti in vendita, e lo fa a qualsiasi ora del giorno e della notte, persino quando è sotto la doccia. Questo suscita le ire della moglie, che giustamente sta aspettando che si liberi il bagno, e che il marito rinsavisca. Ma nulla riesce a far ragionare l’imbecille, finché non entrano in scena due agenti dell’immobiliare in questione che gli spiegano come impostare le notifiche sull’applicazione, per essere avvisati in tempo reale di ogni nuovo annuncio. Finalmente l’imbecille si dà pace.
E vogliamo parlare di Arnold Schwarzenegger che si vanta di avere “il potere nel palmo delle sue mani” solo perché ha comprato alcuni attrezzi in un noto discount? Come un Ercole ormai stagionato sfoggia la sua mascella volitiva, la sua notevole stazza e ciò che resta dei suoi muscoli palestrati per indurci a credere che basta avere un trapano e il pollice opponibile per diventare esperti di lavori fai da te.
Un’altra storiella divertente è quella che reclamizza uno sciroppo per la tosse: la scena si svolge in convento, dove il Padre Superiore sta celebrando messa per i suoi confratelli, ma è purtroppo tormentato da una fastidiosa tosse. Ad un certo punto della funzione egli dice: “Ripetiamo tutti insieme…” e si interrompe per tossire due volte nell’incavo del gomito. E i frati, che hanno fatto dell’obbedienza la loro regola di vita, ripetono tutti insieme due colpi di tosse nell’incavo del gomito.
Secondo voi, se fossero suore, l’avrebbero fatto?


Ripetiamo tutti insieme…
DISFATALE

Chiamasi Disfatale l'addetto alla rimozione degli addobbi natalizi (alberi di Natale, presepi, luminarie ecc.) e al ripristino degli arredi nella configurazione precedente le festività.
Etimologia: parola formata dalla fusione del verbo disfare (dis-fare, cioè distruggere qualcosa che è stato fatto) con Natale, la festa cristiana che celebra la nascita di Gesù (o del Cucù, secondo una nuova corrente religiosa diffusa all'interno del corpo insegnante).
All'inizio di dicembre, a volte anche prima, i centri commerciali, i negozi, e il Comune (nella fattispecie rappresentato dall'Assessorato allo Spreco Energetico) iniziano le grandi manovre per le decorazioni natalizie. Tutto questo sfavillare di luci e colori ci ricorda che le feste sono vicine e che è ora di addobbare anche le nostre abitazioni. Se facciamo finta di niente, sperando di evitare il tedioso lavoro, ci pensano figli e nipotini a ricordarcelo a tutte le ore, finché cediamo per sfinimento. Che sia l'albero di Natale o il presepe o entrambi, bisogna andare a recuperare in cantina o in soffitta il materiale. Bisogna arrampicarsi sulla scala fino allo scaffale più in alto, e riportare alla luce reperti polverosi di statuine, capannine, palline, e poi ghirlande, fili elettrici luminosi, babbi natale cenciosi, destinati a passare dalle dormite al calduccio al gelo dei balconi, appesi come ladri in azione.
La prima difficoltà è trovare un posto dove mettere l'albero spelacchiato, che ogni anno perde altri aghi, e fare spazio al presepe, con i suoi laghetti di stagnola e il finto muschio che vorrebbe ricreare la vegetazione del deserto palestinese. Ma non è facile, perché dovunque li si metta, stanno sempre in mezzo ai... sì, quelli.
Tuttavia, l'atmosfera è festosa, i bambini sono allegri e collaborativi, noi adulti pensiamo ai prossimi giorni di ferie, e pregustiamo qualche mangiata pantagruelica (rassicurati dalla scorta di antiacidi e citrosodine, sempre ben rifornita).
Ma, fatalmente, alla fine delle feste, ci tocca disfare tutto quanto e rimettere a posto. È inevitabile, è... fatale. Ed è qui che ci ricordiamo del disfatale, cioè della persona che, dietro pagamento, può fare il noioso lavoro al nostro posto. Un esperto del "disfa e riordina". Ma se ti dimentichi di prenotarlo a tempo debito, potresti non riuscire a concordare un appuntamento: si tratta di professionisti molto richiesti in questo periodo dell'anno.
Così, una fredda mattina di gennaio ti svegli e il gatto, che ha ormai distrutto buona parte delle decorazioni, rotto due lavandaie e un pastore, e mangiato metà del muschio del presepe, ti guarda sornione come a chiederti: "La Befana se n'è andata una settimana fa. Che cosa aspetti a rimettere a posto?". Persino l'angelo in cima al presepe, quello che regge la scritta "Pace in terra agli uomini di buona volontà", ti sorride beffardamente: è chiaro che tu non hai buona volontà, non per questo lavoro. Allora ti rivolgi ai bambini, così felici pochi giorni fa. Ma hanno ripreso la scuola, e sono tornati all'umore negativo di sempre. I più grandi hanno ricominciato a digitare come pazzi sullo smartphone a tutte le ore, ma se chiedi aiuto ti rispondono che devono studiare. Ed è inutile sperare che, lasciando tutto dov'è, si verifichi un fenomeno di disfacimento naturale, un processo di decomposizione. Non succederà.
Allora chiami il numero della I.D.A.D (Impresa Disfatali a Domicilio) e dopo molte insistenze ottieni un appuntamento per marzo. Giusto una settimana prima di Pasqua.
Del resto, lo dice anche il proverbio: fare e disfare è tutto un lavorare. Che è anche, guarda caso, il motto della IDAD.
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Babbo Natale al nono piano di un palazzo.
Se non arriva subito un disfatale ad aiutarlo si suiciderà.
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Un gatto che si improvvisa disfatale.
Ma si limita a disfare, senza poi rimettere a posto.
BEFANA E NONNA, DUE FIGURE SIMILI EPPURE DIVERSE


A prima vista la nonna e la Befana sono abbastanza simili: anziane, la faccia rugosa e sorridente, un po' curve, indossano entrambe un berretto o un foulard per proteggersi dai malanni di stagione e dall'inevitabile artrosi cervicale.
L'una e l'altra hanno a che fare con i bambini e dai bambini sono molto amate.
Ad un'analisi più approfondita emergono però alcune differenze. Vediamo le più importanti.
ABBIGLIAMENTO
L'abbigliamento della nonna e quello della Befana sono stati simili per tanto tempo, ma di recente le nonne si sono evolute, passando dal grembiulone al jeans taglia comoda, con provvidenziale elastico in vita, e dall'abbigliamento scuro e informale alle tute sformate, in acetato color fucsia, con la scritta fosforescente Super Sport Young Forever. Esiste addirittura qualche nonna free style che si avventura fuori casa con la gonna e il tacco alto, esponendosi con spavalderia (il pericolo è il loro mestiere) alle classiche distorsioni da scatto-recupera-pallone o da corsa-acchiappa-bambino.
SPOSTAMENTI
Le befane usano la scopa volante per spostarsi.
Le nonne sono decisamente più evolute: usano la Skoda Yeti Outdoor, e in casa la scopa elettrica indoor. Oppure l'aspirapolvere.
Contrariamente alla nonna moderna, la Befana non è mai andata dal chirurgo plastico a rifarsi tutta la carrozzeria. La Befana si reca dal concessionario di fiducia per il tagliando alla scopa. La nonna invece scorda di controllare il livello dell’olio motore ma, fortunatamente, porta con sé il biglietto da visita del meccanico dotato di carro attrezzi.
RITMO SONNO-VEGLIA
La Befana è sveglia quando i bambini dormono e se ne va a dormire quando si svegliano.
Le nonne sono sveglie quando i bambini sono svegli e dovrebbero dormire quando essi dormono.
Questo in teoria. In pratica una nonna dorme quando ha finito le faccende domestiche, quando non soffre di insonnia, quando non si preoccupa, quando finalmente è scesa la febbre del bambino, eccetera.
Riassumendo: la Befana dorme quando vuole, la nonna quando vogliono gli altri.
ORIGINE
Ma perché esistono e sono così amate e popolari queste due figure femminili?
La Befana è un personaggio leggendario, inventato in tempi lontani per far felici i bambini, la nonna è un personaggio reale, inventato in tempi recenti per far felici i genitori dei bambini.
RUOLI
Per uno strano gioco del destino sia la Befana sia le nonne devono occuparsi della biancheria dei bambini.
La Befana riempie le loro calze vuote di giocattoli, e la nonna, quando necessario, svuota le loro mutande piene di...
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Questo è uno dei motivi per cui le nonne, ogni tanto, invidiano la Befana.
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Marello imbeccated by Marchiori (GENNAIO 2017)

Calze con regalo per i papà
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LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.
VINCE ALLA LOTTERIA DI CAPODANNO E FINISCE SOTTO PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Per giustificare l’improvvisa disponibilità di denaro,
aveva aperto una finta attività di riciclaggio di denaro.
Non sempre la fortuna è cosa buona e giusta, non nel caso di Ernesto S. di Giaveno, 62 anni ben portati (ne dimostra 60), che dopo aver vinto i 5 milioni della Lotteria di Capodanno nell’estrazione dello scorso 6 gennaio, è entrato in una spirale di problemi e sventure che lo hanno alla fine condotto, suo malgrado, in carcere.
Ma procediamo con ordine:
Dopo aver vinto il primo premio si è rivolto a un notaio per aprire un conto fiduciario e incassare la vincita in maniera anonima, ma il professionista che ha poi trasferito il denaro con 5 bonifici da un milione cadauno, per errore ha fornito il codice IBAN di un suo cliente durante l’ultimo ordine di trasferimento bancario, il quale si è ritrovato la villa con tanto di Porsche Cayenne in autorimessa, senza bisogno di accendere alcun mutuo.
Entrato in possesso dei 4 milioni residui, il signor Ernesto ha ritrovato una dozzina di parenti che neppure ricordava di avere, i quali avevano tutti problemi economici; e se non ci si aiuta fra parenti…
A questo punto rimasto con 2 milioni, ha iniziato a trasferire il denaro in paesi emergenti del continente africano come il Ghana, Il Congo, il Benin. Per non dare nell’occhio portava non più di mille Euro per volta, ma siccome il biglietto aereo andata/ritorno ne costava 1200, la trovata geniale non è risultata convenente.
A questo punto, preso dallo sconforto, su suggerimento di un vicino di casa appassionato di film su Cosa Nostra, ha deciso di aprire una pizzeria da asporto, in modo da fingere una sorta di riciclaggio di denaro e, nel giro di un paio di anni, diventare “milionario” in maniera credibile e giustificabile.
Purtroppo questo scarso viavai di clienti a fronte di un enorme fatturato, auto di lusso e villa con piscina ha messo in allarme la Guardia di Finanza di Susa che ha iniziato ad indagare. Dopo pochi appostamenti e intercettazioni telefoniche, le fiamme gialle sono intervenute denunciando il malcapitato per associazione a delinquere solitaria, visto che soci e affiliati a vario titolo non ne esistono. Il Gip (Giudice per le Indagini sui Pirla) ha deciso per l’arresto in base a prove inconfutabili: nel retro della pizzeria è stata rinvenuta la serie completa di DVD de “Il Padrino” (sicuramente prestatagli dal vicino di casa cinefilo).

BABBO NATALE? C’È MA NON SI VEDE!
Lo scorso anno il Signor Riccardo Azzali, dopo una dettagliata e approfondita analisi, ha spiegato su Tik Tok tre motivi per cui Babbo Natale, a suo parere, non può esistere. Si tratta di argomentazioni tecniche e legali apparentemente inoppugnabili. Tuttavia l’Accademia dei Cinque Cereali tenterà di confutare queste teorie mediante l’utilizzo della miglior arma di cui dispone: la fantasia.
Secondo il tiktoker, come spiega nella pagina @filosofiascienza, ci sarebbero tre motivi per cui l’omino vestito di rosso non potrebbe esistere e consegnare i regali a tutti i bimbi in una sola notte.
Primo fra tutti, se anche esistesse una slitta supersonica, dovrebbe viaggiare a velocità altissime e l’attrito con l’aria genererebbe un calore tale da bruciare letteralmente Babbo Natale e la sua slitta (e inoltre le renne arrosto non sono previste nei menù natalizi).
Secondo, le renne non possono volare. Non esiste alcun meccanismo biologico o fisico che permetta ad animali così grossi di volare senza l’ausilio di ali o strutture adatte al volo.
Terzo e ultimo, ma non in ordine di importanza, è la privacy. La motivazione legale risiederebbe nell’opportunità di Santa Claus di conoscere il comportamento dei bimbi per consegnare i doni solo a chi si è comportato bene durante l’anno. Si tratta di dati sensibili e, trattandosi di minorenni, sottoposti a regole molto rigide.
Il Professor Chiarissimo Sun Nen Bun che, dall’alto di suoi 107 anni ben portati, afferma di aver avuto l’onore e il piacere di conoscere l’omino verde che viaggia su una slitta trainata da renne. Verde? Certo, in origine il suo abito aveva un colore molto green! È diventato rosso solo in un secondo tempo per uniformarsi al colore dello sponsor che lo supportava.
In origine il nostro eroe natalizio era ricchissimo e si chiamava Nababbo Natale, ma i costi di gestione e gli stipendi riservati agli Elfi, lo hanno presto ridotto quasi sul lastrico, costringendolo a cambiare nome e ad affidarsi a un finanziatore, finendo così nella rete del commercio moderno.
Pur essendo il Professor Chiarissimo uomo integerrimo e di assoluta credibilità, è necessario dimostrare l’esistenza di Babbo Natale smontando le teorie sopra descritte in maniera scientifica.
L’Accademia dei Cinque Cereali, dopo uno studio durato nove minuti, ha elaborato le seguenti teorie:
Se la slitta viaggiasse alla velocità della luce potrebbe coprire tutto il mondo in pochi attimi, poiché per Babbo Natale sarebbero trascorsi solo pochi secondi, mentre per noi sarebbe già l’alba del 25 dicembre. Questo spiegherebbe l’illuminazione multicolore degli alberi di Natale: grazie al completo spettro cromatico chi viaggia alla velocità della luce riesce più facilmente a individuare le abitazioni in cui fare tappa. Inoltre essendo la velocità della luce superiore a quella del riscaldamento, la temperatura della slitta rimarrebbe sotto controllo.
Le renne non potrebbero volare? In letteratura si trovano animali di massa ben superiore al cervide artico che volano tranquillamente: l’elefantino Dumbo, gli unicorni, Falkor (il famoso cane-drago de “La storia Infinita”), tanto per citarne alcuni.
Famosissima la frase: “I calabroni non hanno la struttura per volare, ma non lo sanno e volano lo stesso”. Se possono volare i calabroni, lo possono indubbiamente fare anche le renne e, probabilmente, non sanno di non poterlo fare.
La questione privacy è molto delicata, tuttavia, l’Università di Pensologia di Torino, ha trovato un comune denominatore al comportamento dei bimbi.
È noto che i regali vengono distribuiti in funzione della bontà d’animo e delle buone azioni compiute dai pargoli.
Da un sondaggio condotto negli ultimi decenni sembrerebbe che i regali più belli finiscano ai bambini appartenenti alle famiglie più ricche, e che vadano via via scalando in base al reddito dei genitori. I regali “modesti” finiscono ai bambini appartenenti alle famiglie meno abbienti.
Si tratta di una costante, sembrerebbe una vera e propria scienza esatta sulla quale si potrebbe ipotizzare una stretta correlazione tra il reddito e la bontà.
A questo punto, senza scomodare le norme sulla privacy, sarebbe sufficiente delegare babbo Natale alla presa visione dei certificati ISEE che le famiglie provvedono a redigere, e suddividere i regali in base al loro valore per fasce di reddito. In questo modo i doni verrebbero assegnati riducendo al minimo il margine di errore, rispettando la privacy dei più piccoli.
Paul Rice - ACC


DA BABBO NATALE A SANTA CLOUD

Babbo Natale è un mito intramontabile. Non si estingue, come è successo ai dinosauri, ma muta nel tempo per adattarsi ai cambiamenti, come è successo ad altre specie, tra le quali la nostra.
Un tempo, ai bambini che vivevano in campagna, i genitori in difficoltà economiche raccontavano che nei comuni con meno di cinquemila abitanti Babbo Natale non effettuava consegne. Per gli altri, ugualmente poveri ma residenti in città, la scusa era che l'omino rosso non effettua consegne nelle vie con il CAP dispari.
Poi, crescendo, ricchi e poveri, o fan dei "Ricchi e Poveri", tutti quanti abbiamo capito: se non invii la famosa letterina entro l'8 dicembre, non arriva nulla.
Quest'anno, il Natale giunge in piena pandemia, e ci poniamo la domanda: se i regali li porta Babbo Natale, perché ci sono assembramenti nelle vie del centro e nei negozi? Per spedire le letterine?
Forse, nell'era digitale, le persone entrano nei negozi, guardano, provano, chiedono chiarimenti sulla merce, ma non comprano. Tornano a casa, e inviano una mailina a Santa Cloud, con le specifiche dei regali desiderati.
Naturalmente Babbo Natale non ce la fa a effettuare tutte le consegne (invecchia anche lui, e la Motorizzazione non gli rinnova più la patente di guida per veicoli con potenza superiore alle 12 renne); così si fa aiutare da elfi specializzati in consegne (DHELF e Bartolinelf).
È solo cambiato il tipo di attesa: un tempo, la notte del 24 dicembre noi bambini guardavamo dalla finestra per vedere Babbo Natale, finché non crollavamo dal sonno sbattendo i denti (che per questo si chiamano decidui) sul davanzale. Ma lui riusciva sempre a farci trovare i regali sotto l'albero senza farsi vedere, e senza interferire con il Topolino dei Denti che lasciava puntualmente la sua moneta sotto il cuscino.
Oggi siamo cresciuti, e attendiamo alla finestra di Windows il tracciamento del pacco in transito.
Un'altra ipotesi, che spiegherebbe gli esecrabili assembramenti, è che le persone comprino davvero, pagando con bancomat e carte di credito, in modo da meritare i premi di Cashbabbeo, e di vincere, prima o poi, alla Lotteria degli Scontrosi.

TANTI AUGURI A LEI E FAMIGLIA
Fra le tradizioni legate al Natale c’è lo scambio degli auguri.
Esistono sostanzialmente due tipi di auguri: quelli fatti a voce (di persona, o nel corso di una telefonata), e quelli inviati da remoto, con vari mezzi come i servizi postali, la posta elettronica, le App sul cellulare e i Social.
Gli auguri fatti di persona o per telefono non sono cambiati nel corso degli ultimi decenni, e comprendono ancora lo stantio “Auguri a lei e famiglia”, riservato quasi sempre a persone con cui si ha un rapporto formale e di riguardo: il capoufficio, l’impiegato della banca, l’amministratore di condominio.
Gli auguri da remoto, invece, sono cambiati completamente.
Le persone della mia generazione ricordano ancora, con la memoria residua sopravvissuta all’Alzheimer, gli auguri scritti a mano, con la penna. I giovani fanno fatica a crederlo, e ci guardano come se fossimo dinosauri fuggiti dal museo. In effetti, noi “over” siamo dinosauri, ma siamo riottosi a stare rinchiusi nei musei in attesa dell’estinzione.
Gli auguri cartacei iniziavano con largo anticipo sulle festività, perché il servizio postale, già di norma poco affidabile, diventava particolarmente lento all’approssimarsi delle feste: gli uffici erano intasati da valanghe di bigliettini augurali.
Bigliettini? Sì, cari ragazzi dallo smartphone incollato alla mano, parlo di biglietti di carta: cartoncini decorati con soggetti natalizi, che si scrivevano a mano e si inviavano in busta, con tanto di francobollo.
Facevamo un elenco delle persone alle quali volevamo augurare buone feste: nonni, zii, cugini, amici che vivevano lontano e non si frequentavano abitualmente. Poi si andava dal tabaccaio e si sceglievano i biglietti, non uno in più di quelli previsti, per limitare la spesa, considerando anche il costo dei francobolli.
Il momento della scrittura richiedeva un tavolo, una sedia e soprattutto tempo e attenzione per non sbagliare: si dovevano evitare cancellature, sbavature, errori, specie nello scrivere gli indirizzi. Si cercava di non usare sempre le stesse parole, ma non era facile personalizzare gli auguri: era richiesto uno sforzo di fantasia, e soprattutto di pensare almeno un momento alla persona che li avrebbe ricevuti. Infine, si imbucavano nell’apposita cassetta rossa delle Poste Italiane.
A nostra volta anche noi ricevevamo cartoline e biglietti augurali, ed era sempre un’emozione leggere il mittente e il contenuto. Molte famiglie avevano parenti emigrati all’estero, ed era davvero una festa ricevere i loro auguri, con qualche riga di notizie, scritte in un misto di lingua locale, dialetto d’origine, e italiano di dubbia ortografia. Erano momenti emozionanti, di vicinanza e di immaginazione.
Oggi, direte voi, tutto è più semplice, rapido ed efficiente: si sceglie un meme, un’immagine, un breve video natalizio tra i mille offerti dal web, si condivide sui social o su WhatsApp, e con un unico comando si invia a tutti i contatti della nostra rubrica elettronica. Una specie di ’ndo cojo cojo degli auguri, tutti simultanei e tutti uguali. Tempo impiegato: tre secondi, qualcuno di più per i dinosauri, poco pratici di smartphone e poco abili con le dita.
Chi riceve, a volte spegne gli avvisi di notifica, infastidito dai continui segnali sonori, poiché dalla Vigilia di Natale all’Epifania i nostri cellulari vibrano ripetutamente, e si illuminano di presepi, alberi con le lucine ammiccanti e musichette natalizie ossessionanti. Dopo una rapida occhiata, ci affrettiamo a cancellare il messaggio per non riempire la memoria del dispositivo.
Auguri altamente tecnologici, senza dubbio. Senza penna, senza carta e senz’anima.

FARE SAN MARTINO NON È PIÙ DI MODA. OGGI FACCIAMO SAN SILVESTRO.
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FARE SAN MARTINO NON È PIÙ DI MODA.
OGGI FACCIAMO SAN SILVESTRO.
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Un trasloco è sempre un evento faticoso e stressante, e tutti vorremmo evitarlo. Evitare l'impacchettamento selvaggio delle suppellettili, le muraglie di scatoloni che rendono difficile l'accesso al bagno, le ditte traslochi che traslocano metà dello stipendio dal tuo conto al loro, e infine i nerboruti addetti, di nazionalità imprecisata, che sorridono e annuiscono alle tue raccomandazioni, ma subito dopo lanciano sul camion le scatole contenenti i bicchieri di cristallo. Ma talvolta tutto questo è necessario, e allora si deve almeno scegliere il momento migliore.
"Fare San Martino" era espressione comune nei territori agricoli della Pianura Padana, per dire che si lasciavano le terre e la casa e ci si trasferiva altrove. L'usanza di cambiare casa proprio l'undici novembre, giorno che sul calendario è dedicato a san Martino, era legata all'agricoltura, che in quel periodo dell'anno esauriva il suo ciclo. Nelle antiche società rurali, infatti, non avrebbe avuto senso andarsene prima di aver effettuato i raccolti, lasciando il grano o il granturco o il riso nei campi, a disposizione dei nuovi venuti. Era meglio traslocare a novembre, prima delle nuove semine. Lo stress non doveva essere inferiore al nostro, se immaginiamo la fatica di caricare i mobili e gli attrezzi sul carro, legare gli animali, acchiappare i bambini riottosi (e mica ne avevano solo uno o due...), sopportare i malumori dei vecchi più brontoloni del solito, tra l'abbaiare incessante dei cani e la nebbia fredda e umida che si infilava fin sotto il mantello (alla faccia dell'estate di San Martino).
In tempi più recenti, con l'industrializzazione e la società dei consumi, il periodo migliore per traslocare era diventato il mese di agosto: si traslocava sfruttando le ferie, e favorendo i figli che non dovevano così cambiare scuola ad anno scolastico in corso. Che poi, ai figli, la scuola non interessava un granché, purché non si andasse troppo lontano dagli amici di merende o dalla squinzia di cui erano innamorati.
L'epoca industriale ha lasciato spazio all'era burocratica, dove tutto si chiude a fine anno: l'Irpef, la contabilità delle imprese e ogni altro adempimento fiscale, comprese le varie tasse comunali sulla casa, la raccolta rifiuti e il canone RAI, che viene incluso nella bolletta dell'energia elettrica, anche nel caso in cui la TV si guardi utilizzando un generatore di corrente elettrica. Perciò diventa più pratico cambiare casa a fine anno. E il santo dei traslochi diventa San Silvestro.
Qualche nostalgico obietterà che San Silvestro, che fu un austero papa ai tempi dell'imperatore Costantino, è meno popolare di San Martino. Conosciamo San Martino sin dalle elementari come elargitore di mantelli ai mendicanti e fondatore di un convento dove faceva il frate campanaro (fra Martino campanaro dormi-tu dormi-tu...).
Va detto però che San Silvestro ha dato il nome ad un famoso personaggio dei cartoni animati, ostinato quanto sfigato cacciatore di uccellini in gabbia, e che non è un frate "dormi-tu dormi-tu", ma è il santo delle veglie e del casino protratto fino all'alba. Perciò nessuno avrà obiezioni a dire "Faccio San Silvestro" per dire che trasloca e che, in vece del cenone di Capodanno, apre gli scatoloni e fa l'inventario dei bicchieri rotti, dei calzini spaiati e dei flaconi di shampoo che si sono aperti tra gli asciugamani...

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE
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Convincere i no-vax, trasformando la birra in vaccino? È il progetto a cui lavora Chris Buck, virologo presso il National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland. Studia i poliomavirus associati a tumori e patologie in chi ha il sistema immunitario compromesso. Ed ha scoperto 4 dei 13 poliomavirus che possono colpire gli umani. La ricerca per sviluppare un vaccino tradizionale lo ha condotto a produrre una birra speciale, creando la Gusteau Research Corporation, società non profit. Documenta di aver prodotto anticorpi contro vari virus dopo aver bevuto la birra, senza riportare effetti avversi. Il suo approccio, per Science News, crea perplessità nella comunità scientifica. Buck ha descritto la produzione di anticorpi nel suo organismo, ma la sua esperienza singola non garantisce un risultato consolidato. Al momento, non ci sono dati sufficienti per stabilire che gli anticorpi garantiscano la protezione dallo sviluppo di patologie legate ai virus. Altri scienziati temono effetti negativi relativi a banalizzazioni del tema. Arthur Caplan, alla Grossman School of Medicine della New York University, non ritiene che la birra-vaccino possa risultare utilizzabile. Le aziende produttrici giudicherebbero bene l’accostamento della birra al vaccino? Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Bevo birra solo in pizzeria: spero di non venir vaccinato”.
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L’Italia autorizza la produzione di vini dealcolati. È definito il regime fiscale con accise per la produzione di vino senza alcol, o a ridotto contenuto alcolico. È tassato l’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione. Dice il presidente Federvini Giacomo Ponti: “Un provvedimento che consegna al settore un quadro normativo completo, per consentire questa produzione anche sul territorio nazionale”. Il Presidente del settore vino di Confcooperative, Luca Rigotti: “Sempre più imprese italiane sono pronte a investire su questa categoria, e il provvedimento consente loro di operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei; viene messo a disposizione delle cantine un nuovo strumento per affrontare i mercati esteri, dove la domanda di vini a bassa gradazione è cambiamento comportamentale nel tempo”. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Oramai, la legge del profitto giustifica ogni nefandezza”.
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Gli Homo Sapiens sono monogami, ma non troppo. Mark Dyble, un archeologo dell’Università di Cambridge, ha stilato la classifica delle specie più monogame, su Proceedings of the Royal Society: ci colloca in settima posizione su 35, tra suricati, castori e lupi. L’articolo esamina studi preesistenti in cui si è potuto indagare il Dna di almeno quattro generazioni. Le specie analizzate sono 34, ed escludono uccelli che sono la bandiera della monogamia, come i pinguini. Tutti i nostri antenati più diretti però si trovano in fondo alla classifica: il gorilla ha il 6% di cuccioli nati da coppia stabile, lo scimpanzé il 4% (come i delfini), tre specie di macachi variano tra l'1% e il 2%, meglio solo di una varietà di pecora che vive nell’isola di Soay, al largo della Scozia: lo 0,6% dei cuccioli nasce da una coppia. In certe specie animali l’evoluzione ha fatto un ulteriore passo avanti rispetto alla monogamia. Rita Cervo, Etologa dell’Università di Firenze, e Presidente della Società Italiana di Etologia: “Negli insetti sociali come formiche, api e vespe, la riproduzione è normalmente affidata a una sola femmina, la regina. Tutte le altre rinunciano ad avere una propria prole, e lavorano per permettere alla regina di riprodursi di più. Nonostante fedeltà o altruismo, gli animali raamente provano legami di amore. La scelta del partner di una vita avviene in modo accurato. Ma c’entrano solo l’aspetto fisico, la forza, e la promessa di attenzioni per la famiglia che si sta tentando di preparare per il futuro”. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “La metà degli italiani tradisce. O sei tu, o il tuo partner”.
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Non bere alcol può aumentare il rischio di demenza? Una ricerca pubblicata sulla rivista Addiction riaccende il dibattito sul fatto che un po’ di alcol faccia bene alla salute. Alcuni studi hanno collegato il fatto di non bere a livelli elevati di malattie cardiache, ictus e Alzheimer. Alcuni scienziati ritengono che piccole dosi possano fornire un effetto rilassante, che contrasta lo stress che porta infiammazioni e danni al cuore e alle arterie. La Mayo Clinic afferma che un bicchiere di vino o birra al giorno è utile. Però, il dottor Robert Friedland, professore di neurologia e membro dell’American Neurological Association, ricorda che studi dimostrano la dannosità dell’alcol. Lo studio, di ricercatori dell’Università del New South Wales , a Sydney, in Australia, ha eseguito la meta-analisi che analizza il legame tra consumo di alcol e rischio di sviluppare demenza. Su 24.478 partecipanti, 2.124 hanno sviluppato demenza. I ricercatori hanno scoperto che chi si astiene dall’alcol ha probabilità di far parte di quel gruppo maggiori rispetto a chi beve alcol moderatamente. Meditate. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Troppo confusionario. Costoro bevano meno! O di più?”.
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7mila passi al giorno riducono il rischio di malattie croniche e mortalità. Lo dice uno studio dell’Università di Sydney, in Australia, pubblicato su The Lancet Public Health. La ricerca ha analizzato 160mila adulti, e valutato l’impatto del numero di passi sulla salute. Riduce del 25% le malattie cardiovascolari, del 6% il cancro, del 14% il diabete tipo 2, del 38% il rischio di demenza, del 22% i casi di depressione, del 28% le cadute. Anche fare circa 4.000 passi al giorno migliora la salute. Non si sono potuti considerare i fattori quali età o fragilità, che influiscono sui risultati. Ma il conteggio giornaliero dei passi si conferma lo strumento semplice e concreto per misurare e incoraggiare l’attività fisica quotidiana, a beneficio della salute pubblica. Questi risultati definiscono le future linee guida per promuovere lo stile di vita più sano, ed aumentare la consapevolezza degli umani sull’importanza del movimento. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino 107 anni: “Non cammino da decenni, cosa avrò sbagliato?”.
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Il Censis ci relaziona anche che in Italia si fa molto sesso. Il 5,3 % ogni giorno, il 27,9 % due o tre volte a settimana, e il 7,7 % partecipa addirittura a svariate orge. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Si potrebbe sapere la percentuale del sesso artigianale?”.
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La donna è più predisposta al romanticismo e all’eros quando è a stomaco pieno. Lo afferma uno studio condotto dalla Drexel University. L’autrice, Alice Ely, dice: “In risposta a immagini romantiche, i circuiti neuronali associati alla ricompensa si accendono maggiormente, dopo un pasto. Mangiare le rende più sensibili a stimoli differenti dal cibo”. L’equipe ha scelto 20 donne. Dopo otto ore senza mangiare, si sono sottoposte a un test. Sono state mostrate loro foto romantiche, e altre neutrali, monitorando la reazione del cervello. Il secondo step le ha messe alla prova dopo aver consumato 500 calorie: l’attività del cervello era maggiore. C’è correlazione fra i circuiti cerebrali che sovrintendono all’alimentazione e quelli deputati al sesso. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma non se le offri una pizza margherita e una minerale”.
OGGI NON È SUCCESSO NIENTE
Una notizia non data, è una notizia che non c’è. Lo sanno bene i giornalisti e lo sapeva il nostro amico Franco Cannavò, inarrivabile e geniale fondatore del giornale umoristico “LA TAMPA”, che per oltre un ventennio ha allietato e divertito Torino e provincia.
Il titolo di questo articolo fu pubblicato da Franco sul suo giornale destando curiosità, poiché è impensabile che un giornale possa apertamente dichiarare che nulla è accaduto.
Non è mai stato semplice inventare notizie divertenti e verosimili, ma lui lo faceva con naturalezza e semplicità, giocando sulle parole, sulle notizie reali, ricamando circa situazioni paradossali e assurde, facendo sorridere e riflettere i lettori.
Cannavò diceva che spesso la realtà supera la fantasia pertanto, per essere credibile, occorre prendere accadimenti reali e tagliare, ridurre, smussare, per renderli ragionevolmente attendibili; diversamente sarebbero stati “non credibili” e inaccettabili.
LA STAMPELLA, nata dalle ceneri de LA TAMPA, senza troppe pretese cerca di percorrere il sentiero tracciato dall’amico Franco, cosa né facile, né semplice.
Purtroppo per quanto impegno e fantasia impieghino i collaboratori dell’Accademia dei Cinque Cereali, gli esseri umani sono dotati di genio e imprevedibilità in grado di fare in modo che la realtà superi la fantasia.
Non è semplice competere con titoli assolutamente autentici di questo calibro:
-Si rifugia nel presepe mimetizzandosi fra le statue giganti: era latitante, arrestato in Salento.
-Esce di strada e centra il cartello che invita alla prudenza stradale.
-Il marito della donna della kiss cam dei Coldpaly era allo stesso concerto con un’altra.
-Ragazzi approcciano 40enne sulla spiaggia di Ostia, ma lei li interroga su Manzoni.
-Studente mangia la banana da 120mila dollari dell’installazione di Maurizio Cattelan: “Ho saltato la colazione ed ero affamato”.
-Chiamano il 118 per un’emergenza, poi l’assurda richiesta: “Visto che siete qui ci spostate i mobili del salone?”.
-Si gira a guardare il lato B di una ragazza, “cieco assoluto” nei guai.
-Spaccia zucchero a velo facendolo passare per cocaina: fermato in val di Fassa uno “scaltro” pusher.
-Gioca il Liverpool ma parte un porno: imbarazzo in diretta sulla BBC.
-Mago si impianta un chip per fare trucchi di prestigio, ma si dimentica la password.
-Rapina una farmacia ma dimentica sul bancone la ricetta col nome della moglie: arrestato.
-Ladri sbagliano casa, chiedono scusa ai proprietari e ripuliscono dopo aver messo tutto a soqquadro.
Se i titoli qui sopra riportati, rigorosamente autentici, vi fossero sembrati surreali e poco credibili, cosa avreste pensato se avessimo scritto il seguente?
Sposa il suo bambolotto di pezza ma lo lascia dopo 1 anno: “Mio marito mi ha tradita, lo hanno visto entrare in un motel”.
Se questo articolo non fosse reale, ma frutto della nostra fantasia, non sarebbe assolutamente convincente, né pubblicabile su una rivista umoristica per eccesso di surrealtà.


ESISTE BABBO NATALE?

Anche quest'anno siamo quasi a Natale. I bambini più piccoli scrivono letterine a Babbo Natale, piene di desideri, di buoni propositi e di errori di ortografia. I più grandicelli, invece, ormai scettici sulla storia delle renne volanti, scrivono messaggi whatsapp direttamente ai genitori, ai nonni e agli zii fino al quarto grado di parentela, esprimendo precise richieste, o meglio ancora condividendo i link che portano direttamente al sito di Amazon. Così, chi vuole accontentarli non deve fare altro che cliccare sul link, mettere nel carrello virtuale, e pagare con la carta di credito.
Nel passaggio dalla magia dell'infanzia alla disincantata e un po' cinica visione dell'adolescenza, c'è un breve periodo intermedio, nel quale il bambino comincia a fare domande imbarazzanti ai genitori:
- Da dove entra Babbo Natale, se abitiamo al nono piano e non abbiamo il camino?
- La sua slitta non fa rumore perché è elettrica? E dove si ferma a ricaricare la batteria?
- Perché Babbo Natale l'anno scorso mi ha portato un accappatoio e delle ciabatte che nessuno gli aveva chiesto?
- Perché mi ha portato una maglia di lana che punge come le ortiche, e che ha lo stesso odore di naftalina che si sente a casa di zia Romilda ?
- Perché mi ha portato una sorellina? Erano finiti i criceti che avevo chiesto?
- Come ha fatto a trovarmi se abitiamo in una zona nuova, che non c'è nemmeno in Google Maps?
E così, di domanda in domanda, finché il genitore uno, sfinito dalle arrampicate sui vetri, passa la palla al genitore due, che chiude la faccenda, e soprattutto la bocca dei piccoli curiosi, portando in tavola le lasagne.
Circola in questi giorni sui Social il post di un papà, che suggerisce che cosa dire ai figli più grandi quando pongono l'inevitabile domanda: "Esiste davvero Babbo Natale?".
Si tratta di un lungo discorso buonista sul Natale come occasione per essere gentili e generosi, sul dare per il piacere di dare, senza aspettarsi nulla in cambio, e che culmina in una affermazione filosofico-educativa: Babbo Natale esiste, ma non come persona in carne, ossa, barba e panzone, bensì come idea.
Vi lascio qualche secondo per assimilare questo concetto.
E adesso vi chiedo: questa affermazione vi ricorda qualcosa? Oltre al vecchio sorridente con l'abito rosso, vi vengono in mente altre entità che soddisfano questo requisito?
Sì, altre cose esistono soltanto come idee: Dio,per esempio, insieme al suo misterioso amico lo Spirito Santo, l'angelo custode, l'anima...
E anche cose meno soprannaturali, ma altrettanto invisibili: la Giustizia, l'Uguaglianza dei Diritti, l'Equità delle Tasse, la Trasparenza dello Stato, i politici onesti, i treni regionali puntuali…


Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
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