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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO VI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA

IL DOLLARO TORRAZZESE IN SOCCORSO DELL’EURO


In riferimento alla opzione di pagare in dollari torrazzesi l’IMU per la location provvisoria dell’Accademia dei Cinque Cereali, nei locali del Mulino Pinin (Farina), via Orzonuovo 5, Avena-Ria (TO), sconsiglio vivacemente di ipotizzarne l’utilizzo.


Trattasi di valuta con fixing violentemente ballerino, legato a variabili floatintg tra surviving e no-panic ma tendenzialmente descending, con rare opzioni upgrading (non confacenti connotazioni sessuali albergano solo nella mente contorta di lettori che manderebbero in solluchero un qualsivoglia pseudo-psicogestologo dilettante).


Apprendo che l’abbonamento a La mosca cocchiera, pregevole pubblicazione, ha conservato per l’anno in corso la quotation di 99 Torrazza dollar cent, con la sola obbligatorietà di versamento in contanti di 99 monetine presso il Protettorato USA di Torrazza Piemonte. E tale operazione ha calmierato l’international movement della valuta. Sebbene si impongano nuove considerations. Nell’anno del drago, nel mese di giugno degli occidentali, in proximity del giorno 15, il concambio stimato è di circa 899.472,12 dollari torrazzesi ogni €uro. Tuttavia, importanti economists ipotizzano un azzardato change di rotta. Il giornale tedesco Welt-am-Donding che cita europeans fount, considerata la tendency (peculiare dell’anno del drago), e la combustion dell’index NASGAT e del thumb OPNIB, e tenuto inoltre conto della volatility, dell’up-downgrading di Wall Street nonché dello spread Italotorrazzese degli ultimi ten years, e che Mario Draghi è nato nell’anno del Cinghiale, segno di austerity economico-finanziaria, afferma che il suddetto concambio potrà tollerare una contraction fino ad assestarsi su values prossime a 898.99 ogni €uro. Fate voi.

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Dipartimento torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino Fool Scalper, Superior Confusion Managing Director

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Italo Lovrecich & Stefania Marello (GIUGNO 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

NON AMO LE COZZE


Cibi che non mi piacciono con la lettera C

(Versi non liberi, ma nemmeno occupati. Precari)

Poesiola demenziale by Stefania Marello

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Non amo le Cozze in qualsivoglia modo,

e nemmeno la Cicoria con l'uovo sodo;

il Castrato, per carità, mi fa impressione,

apprezzo poco anche la Carne di muflone.

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Odio la Cotoletta avanzata dal giorno prima,

e il Cetriolo, anche perché non fa mai rima.

Disprezzo il Cardo, sia crudo che cotto,

e il Cavolo a merenda, ormai stracotto.

Lungi da me il Cervello di mucca pazza,

che il mio mi basta e avanza.

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No al Cioccolato in tavoletta o in tazza.

Non mangio più l'insalata di Cicuta

(ho scoperto che non fa tanto bene);

no grazie alla Crescenza già scaduta.

Evito la Cipolla, che già piango di mio,

anche se di Tropea, coltivata da mio zio.

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Scarto i Capperi sulla pizza,

e aborro il Cacio che puzza.

Evito l'arrosto di Coniglio audace,

e a Pasqua la Colomba della pace.

Mi disturbano i Canditi nel panettone,

e la Crostata con la scorza del limone.

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Dimenticavo. Non bevo Caffé Corretto:

lasciatemelo macchiato e con gli errori.

Niente Chinamartini, mi raccomando,

così mi reggo meglio sulle gambe,

quando infine mi alzo e vado fuori.

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Stefania Marello (GIUGNO 2012)


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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

SIAMO UN POPOLO SENZA PIÙ CULTURA? RIFACCIAMOLA!


SITO ARCHEOLOGICO E RELATIVO MUSEO ITALO L’OMBROSO DI TORRAZZA P.TE

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Il sito archeologico di Torrazza Piemonte comprende un’ampia zona nei pressi dei ruderi della Domus Aurea Italica, un’antica villa tardo-romana e presto-padana risalente al II secolo d.C.


Uno dei reperti più interessanti, recentemente portati alla luce e pazientemente ricostruito, è questa struttura molto ben conservata, di cui però non è chiara l’esatta funzione.


Secondo alcuni archeologi potrebbe trattarsi di un altare votivo per il culto di Bacco durante le feste dette Feriae Agricolarum Torratiorum, in cui i contadini gozzovigliavano per tre giorni e tre notti per propiziare le divinità delle colture e dei raccolti. Infatti alcuni mosaici sulle pareti interne della Domus rappresentano scene di antiche danze che richiamano inequivocabilmente il mito della fecondità.


Secondo un’altra interpretazione invece potrebbe trattarsi di un Vespasianum, cioè un riparo per le vespe che vi costruivano i nidi.


La Scuola Archeologica Napoletana avvalla invece la teoria che costruzioni simili a questa fossero in realtà forni per la cottura delle pitie (pron. pizie). La pitia era una specie di focaccia di farina di cereali condita con olio d’oliva e basta (vedi foto).


In ogni caso nessuno dei tre utilizzi citati la renderebbe soggetta ad IMU.


Nella cavità a livello del pavimento sono state rinvenute tavolette incise con iscrizioni di difficile interpretazione, risalenti ad antiche scuole di pensiero come la Scola Tamporum, di cui parla anche lo storico Publius Francus Cannavobis nella sua opera De Rerum Facetum.


Queste tavole insieme ad altri reperti sono esposti nel Museo fondato dal professor Italo Miglio (detto l’Ombroso per la sua partecipazione al Governo Ombra di Torrazza Piemonte) dell’Accademia dei Cinque cereali.


La Domus Aurea Italica e la zona circostante sono sotto la tutela del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (al quale ci permettiamo di far notare le vistose crepe delle pareti della struttura).


Dottoressa Stéphanie Hop-là – ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI

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Annotazioni:

Al momento questi mosaici non ancora esposti, perciò è inutile che vi precipitiate a vedere.

Pare che nel II secolo non fossero ancora state inventate le mozzarelle né fossero pervenuti i semi di pomodoro.

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(GIUGNO 2012)

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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

I PARADOSSI DELLA MIOPIA


LA DOTTORESSA SCIAHIRA PAH, DI ORIGINE CECA, MA NATA A SORRENTO, HA PUBBLICATO DI RECENTE IL LIBRO (BELLAVISTA EDITORE)

Ecco alcuni passi dell'interessante saggio.

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PRIMO PARADOSSO

Il miope è colui che non vede mai i propri occhiali.

Dimostrazione:

Se li ha addosso, li utilizza per vedere, ma non li vede.

Se non li ha addosso è senza occhiali e quindi non riesce a vederli.

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SECONDO PARADOSSO - AI CONFINI DELLA REALTA'

Una soleggiata mattina di luglio in riva al mare. Un miope se ne sta sdraiato sulla spiaggia, fa caldo e gli viene voglia di fare un bagno.

Si toglie gli occhiali, li appoggia sul telo-mare e immediatamente viene risucchiato nello Sfococosmo, una quarta dimensione spazio-temporale, nebulosa e piena di insidie.

Per tornare al mondo reale dovrà superare tre durissime prove:

1 trovare l'acqua e fare il bagno

2 tornare alla stessa spiaggia da cui era partito

3 trovare gli occhiali sul telo prima di calpestarli. Solo i più fortunati riescono a superare le tre prove in tempo utile (cioè prima del tramonto e prima che vengano rubati il portafoglio con i documenti e il cellulare).

Tutti gli altri sono condannati a vagare nello Sfococosmo per l'eternità.

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TERZO PARADOSSO - TEOMIOPIA

Il miope di solito è ateo o agnostico, perchè il suo motto è: Se non vedo non credo. Talvolta però si trovano persone miopi in chiesa la domenica con dei fiammiferi in mano. Sono i credenti nel Miracolo della Messa a Fuoco.

ASSIOMA DELL'OTTICO

Quando deve cambiare la montatura degli occhiali il miope si reca dall'ottico e prova allo specchio numerose montature. Sceglie, come tutti, davanti allo specchio, quella che gli sta meglio. Quando ritorna dall'ottico e inforca gli occhiali nuovi completi di lenti, per motivi ancora non dimostrabili dalla scienza, la montatura è COMPLETAMENTE DIVERSA DA QUELLA CHE AVEVA SCELTO.

Insulti all'ottico, minacce, attacchi di delirium tremens sono spesso le penose conseguenze di questo assioma.

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Stefania Marello (GIUGNO 2012)



AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

LA PAROLA AGLI ESPERTI


In questo mondo sempre più precario non bastano più i pareri degli opinionisti, occorrono delle reali certezze, è indispensabile ricorrere agli “esperti”


Lo vediamo, sentiamo e leggiamo quotidianamente: è il momento dei tecnici, degli esperti. Chi sono costoro? Sono quelli che, grazie alla loro competenza, preparazione specifica ed esperienza, dovrebbero dare le risposte ai moltissimi dubbi che pervadono il popolo italico in questi tempi così incerti. Ci si aspetta dalle loro bocche il verbo che metta chiarezza su ogni cosa, che faccia luce su molteplici problemi, che dia le soluzioni dei problemi stessi.


Pressoché ogni giorno siamo costretti a ricorrere ai tecnici, agli esperti e lo facciamo per i più svariati motivi.


Il primo tra tutti è quello della crisi economica a causa della quale è addirittura stato nominato un Governo composto da esperti nel settore finanziario, principalmente. Bene, per risolvere la crisi sono state congelate le pensioni, tagliati gli stipendi (quelli più bassi, che rendono poco, ma sono tanti), aumentati i generi di prima necessità, la benzina, le tasse.


Per fortuna che sono intervenuti con questi geniali e innovativi provvedimenti altrimenti chissà dove saremmo andati a finire. Ovviamente, alla base del dissesto economico generale, ci sono le “povere” banche che, pur di trarre profitti, han cercato di cavare sangue dalle rape inventandosi prodotti finanziari che altro non erano che aria fritta, costosa aria fritta.


Ora, con tutta quell’aria fritta, sentono anche puzza di bruciato e chiedono aiuto. Fortunatamente ci sono gli esperti che decidono subito per concedere alle banche prestiti quasi a tasso zero cosicché possano riciclare e depurare la loro aria fritta.


In tutti i settori ci sono gli esperti, i tecnici della situazione. A proposito delle recenti apparizioni di nuovi cerchi nel grano, i cosiddetti “crop circles”, un comitato di esperti avrebbe sancito che si tratterebbe dell’opera di alcuni burloni, resta solo da capire da quale pianeta provengano.


Ci sono anche gli esperti di terremoti che sanno dov’è avvenuto il sisma, il punto esatto dell’epicentro, la sua magnitudo, la profondità, la durata, il tipo di movimento, da quale faglia è stato generato e perché. Peccato che lo sappiano dopo e solo grazie agli strumenti. Perché non inventare apparecchiature in grado di prevedere i terremoti? Magari una semplice “app” per lo smartphone?


Non parleremo di tecnici ed esperti di calcio poiché sono alcune decine di milioni.


Parliamo invece dei responsabili degli istituti di statistica. Ogni tanto salta fuori un esperto che afferma, con assoluta certezza che gli italiani risparmiano meno di quindici anni fa. Ma va? Ma davvero? Oh cribbio e chi mai l’avrebbe pensato che se tutto aumenta e le paghe diminuiscono si sarebbe prodotto un simile effetto. Meno male che le parole degli esperti ci confortano.


Le coppie mettono al mondo meno figli a causa dell’incertezza verso il futuro e dei costi sempre maggiori nell’allevarli e mantenerli. Urca! E pensare che Tony, il mio vicino di casa disoccupato e con quattro figli aveva previsto che sarebbero arrivati tempi duri (e infatti hanno licenziato anche la moglie perché di nuovo incinta).


Anche gli scienziati sono compresi nella categoria degli “esperti” e infatti è da loro che arrivano le ertezze più grandi qua- li: non è vero che le case farmaceutiche traggano profitti dal nascondere i rimedi per alcune patologie. Oppure: i neutrini sono più veloci della luce perché, se sparati da Ginevra al Gran Sasso, trovano tutta strada in discesa e quindi arrivano prima. O ancora: scoperta la fusione a freddo, il motore ad acqua, addirittura l’acqua calda e l’Uovo di Colombo.


Infine, tra gli esperti che da sempre mi affascinano, ci sono i sommelier (tastevin), i tecnici degustatori di vini. Ecco un dialogo colto al volo fra due di loro:


- Buongiorno, collega.

- Buongiorno, collega.

- Oggi assaporiamo una vera prelibatezza.

- Hai detto bene, collega.

- Denominazione d’origine Contado de La Bernia Palido, al sud del Paraguay.

- Gusto fruttato di mirtillo afgano e papavero giallo.

- Con ricordi di mandorle, cerimoia e granadilla.

- Associato al retrogusto di corteccia di sequoia.

- Ingentilito dal profumo della lavanda al tramonto.

- Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati.

- Cosa ne direbbe la nostra collega Bice Roth?

- Mah, lei ci troverebbe profumo di Alsazia...

- Il clima caldo d’estate,

- Riscaldato da venti umidi da sud-ovest,

- E mite d’inverno,

- Gli fornisce il gusto ricco, asciutto, persistente, sapido.

- Il metodo Anguillas ne garantisce la qualità costante ad ogni annata.

- Fatto invecchiare cinque anni in taniche di plastica,

- E servito a temperatura ambiente in bicchieri qualunque,

- Si accompagna a semplici piatti di riso cotto in vecchi pneumatici.

- Sì, decisamente buono, questo Konegrin.

- Arrivederci, collega.

- Arrivederci, collega.

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Franco Cannavò e Italo Lovrecich – ACC (GIUGNO 2012)

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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

VENUSTRAFOBIA: PAURA DELLE BELLE DONNE - TEMI DI DIBATTITO ALL’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI


TESI: La Venustrafobia é definita come paura persistente, anormale e ingiustificata delle belle donne.


È conosciuta anche come Caliginefobia. Colpisce alcuni uomini, che trovandosi in presenza di una bella donna possono soffrire brividi, tachicardia momentanea, tremore nelle gambe, sudorazione delle mani e perfino balbuzie. Essere stati respinti una volta da una bella donna potrebbe aver provocato una sensazione di malessere generale che si perpetua nel tempo.


Questo ricordo può non essere consciente, ma lo obbliga a tenersi lontano delle belle donne.


Per contro, esiste il fenomeno opposto.


Alcuni individui di sesso maschile hanno scoperto il meccanismo per approfittare della situazione.


Anziché rivolgersi alle bellissime, e rischiare (percentuale altissima) di essere scartati con sdegno spocchioso, puntano immediatamente alle donne che non finiranno mai sulle copertine, trovando molteplici soddisfazioni, ovviamente non solo mentali. Vi sembrano diversamente fessi?

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Professor Italo Miglio

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ANTITESI: Non ho MAI conosciuto un uomo che, di fronte a una bella donna, se la sia data a gambe.

Ho visto uomini diventare logorroici, sudati, ammutoliti, incredibilmente idioti, timidi, aggressivi, invadenti. A volte tutte queste cose insieme.

Ne ho visti balbettare, arrossire, gonfiarsi, fare la ruota, snocciolare i numeri della dichiarazione dei redditi, far battute a mitraglia, far cadere il bicchiere, aggiustarsi compulsivamente il nodo della cravatta, giocare allo zerbino, fingere indifferenza, mettersi a disposizione, piangere, ridere, raccontare penose storie di infanzia violata, ecc...

Nella classica situazione da test, cioè un uomo messo di fronte alla scelta tra una donna bella e una brutta, non ho mai assistito alla scelta consapevole e spontanea della donna brutta.

Rare volte, quando al test della scelta spontanea le circostanze permettono una seconda chance, in cui la donna bella inizia a parlare rivelandosi una minorata mentale, povera e con tre figli a carico, allora - forse - se gli dei le sono propizi, e gli astri favore- voli, e l’uomo fortemente miope, la brutta ha il tempo (se è sveglia) di mostrare quanto vale. Ma che fatica.

Altro che venustrafobia. Tel dag mi la fobia!

(Accompagnato da quel gesto inequivocabile, che una signora non dovrebbe mai ripetere).

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Dottoressa Stéphanie Hop-là

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(LUGLIO 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

ESTATE ATTENTI AL LIVELLO DI TESTOSTERONE

Come le tasse anche il tasso può avere forti incrementi


Come ogni estate l’E.S.T.A.T.E. (Ente per la Salvaguardia del Testosterone A Tasso Esile) ha aggiornato le note le misure da adottare per passare indenni la stagione più calda dell’anno.


Il professor Simone Perma, a capo dell’equipe, così ci ricorda fine e risultato delle ricerche: “Si parla sempre dei problemi correlati al caldo, al fatto che bisogna bere molti liquidi, che bambini e anziani dovrebbero stare riparati e così via, ma viene sempre dimenticata la categoria di chi è ipersensibile alla sovraesposizione della ghiandola mammaria. La finalità della E.S.T.A.T.E., dunque, è limitare la produzione eccessiva di ormoni al fine di prevenire cefalee, disturbi del nervo ottico, iperattività degli arti superiori e molte altre patologie.” Prossimamente nelle migliori librerie tecniche, negozi di giocattoli e ferramenta, dunque, un libello di semplici regole pratiche per diminuire rischi per la salute “Estate no problem”, 3782,5 pagine, 20 €, edizioni E.S.T.A.T.E. Su permesso dell’Ente ne estrapoliamo qualche capoverso.


1 – Tutte le misure di seguito riportate devono considerarsi con una tolleranza dello 0.0004%

38 – Le misure sono espresse col sistema di misura internazionale MKS; le anglosassoni non sono autorizzate a fraintendere in quanto avvezze a pollici e piedi.

38bis – D’altronde pollici e piedi influiscono sul tasso di produzione testosteronica per un 0.027%;

97 – Il tasso di produzione testosteronica deve essere corretto:

a) con un fattore moltiplicativo pari a 0.15 se l’oggetto osservato ha una massa >160 kg

b) con un fattore moltiplicativo pari a 0.25 se l’oggetto osservato ha un’altezza <1420 mm

c) con un fattore moltiplicativo pari a 0.38 se il soggetto osservante ha un’età >91.2 anni solari

d) con un fattore moltiplicativo pari a 0.06 se l’oggetto osservato ha un’età >60.7 anni solari

215 – É sconsigliabile alle donne dotate di coppa ≥ C l’attraversamento pedonale saltellando;

333 – Il tanga è sconsigliato alle donne dotate di gluteo di raggio > 154 mm o se il rapporto tra l’asse maggiore e quello minore della natica è > 1.6

472 – La scollatura deve avere una profondità minore della distanza intercapezzolare (e al massimo pari a 0.557 di)

1839 – La formula semplificata è alla pagina seguente. 2203 – É vietato usare questo libro come fermaporta.

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Luke Monty – Paul Rice (LUGLIO 2012)




AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

LA PIANTA DEL MESE: EONIA TURRATIENSIS


A CURA DELL’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI

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«Quando la botanica non è più un’opinione ma diventa una scienza esatta»

LEONARDO FIBONACCI (Pisa, settembre 1170 – Pisa, 1240 ca.)

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Molti la definiscono la pianta del millennio, una definizione nata non si sa dove e nemmeno perché però fa tendenza. Stiamo parlando dell'Eonio ma soprattutto della sua compagna, l'Eonia. Questo singolare vegetale, come poche altre specie del suo mondo, conta sia esemplari maschi che esemplari femmine. Queste ultime sono anche volgarmente chiamate Leonesse.


L'aspetto arboreo è quello di un eptifoglio e quindi si suppone che, se un quadrifoglio porti fortuna, con un eptifoglio potreste avere un culo incredibile. Le foglie sono spesse ma non eccessivamente carnose poiché essendo un vegetale, non ama la carne anzi, per il tipo di alimentazione la si potrebbe definire una pianta vegana. Si può di conseguenza affermare che non è una pianta grassa (avete mai visto dei vegani grassi?).


Un'originale caratteristica dell'Eonio maschio è quella di avere un "motu proprio" e orienta le sue corolle verso il televisore in occasione della trasmissione di gare di motociclismo.


La femmina invece ama recitare poesie, un comportamento insolito per un vegetale e sul quale gli scienziati stanno lavorando al fine almeno di capire quali versi stia recitando, se siano stati imparati a memoria oppure se vengano creati a braccio, sul momento, in base magari alle condizioni atmosferiche o d'umore. Sinora queste poesie, nonostante tutti gli sforzi fatti dagli studiosi, risultano assolutamente criptate.


Senza ombra di dubbio è stata classificata nella famiglia dei cereali pur non producendo alcun tipo di cereale. Una volta all'anno fiorisce a turno, una volta il maschio (se non è impegnato a guardare la MotoGP in televisione) e una volta la femmina (se non è presa da qualche recita o saggio).


Si riproduce per osmoclorofillistosi e ciò la rende facilmente coltivabile e difendibile anche su substrati di terriccio non particolarmente ricchi di sostanze nutritive anche se, è stato notato, che un cucchiaino di Orzoro solubile ogni tanto, contribuisce alla lucentezza delle sue foglie. In alternativa può andar bene anche l'Orzobimbo (bimbombà) ma solo per gli arbusti più giovani.


L'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI ha deciso di assumere a proprio simbolo tale pianta e presto inizierà le pratiche per il riconoscimento dell'Eonia Turratiensis come patrimonio dell'umanità.


Alcune radichette saranno portate dall'astronauta italiana Cristoforetti, sulla stazione orbitale MIR per essere coltivate in loco in assenza di gravità.

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Prof.ri Italo Miglio e Frank Oats.

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Un'altra ricerca vorrebbe che...

PIANTA ANTICA?

L’albera a cui tendevi la pargoletta mano...

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Si tratta di Eonia Italica Turratiensis, una specie rara di pianta grassa succulenta non spinosa. Secondo una scuola di pensiero (la scuola botanica Green Thumb School) questa pianta è la ‘femmina’ della specie Aeonium Arboreum, più comunemente detta Eonio.


Una teoria più recente invece ipotizza che sia una nuova specie a sé stante, evolutasi dall’antico eonio per deidrogenasi alcoolica dei mitocondri contenuti nelle foglie (fenomeno comunemente abbreviato in De-Riesling).


La nuova pianta si trova in uno stadio evolutivo più avanzato, ed è senza dubbio esteticamente più gradevole dell’eonio originario (esattamente come Eva - se ci è concesso un paragone ardito – che, originata da Adamo per partenogenesi costale, è risultata col tempo una specie più robusta, più gradevole, e meglio adattata all’ambiente).


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Dr.ssa Stéphanie Hop-Là

(SETTEMBRE 2012)



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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

STORIE DI LETTO



Ci sono parecchi modi di dire che hanno, come protagonista, il letto. Abbiamo chiesto alla Dottoressa Hop-là, linguista e filologa dell’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI (autrice, tra l’altro, del libro: “Motti, detti dotti e lingue che languono”) di spiegarcene qualcuno.


Dottoressa, perché si dice Andare a letto con le galline?

Le galline non hanno l’orologio, se ne infischiano dell’ora legale, non amano la movida e vanno a dormire quando tramonta il sole. Perciò, in senso metaforico, si dice così di chi ha l’abitudine di coricarsi presto.

C’è poi un senso letterale, di cui non ho competenza, ma rimando, per chi fosse interessato, al Professor Eros Trano, esperto in psicopatologia e devianza del comportamento sessuale.


Perché si dice Letto a una piazza, a due piazze? Che cosa c’entrano le piazze?


In latino piazza si diceva in due modi: platēa e fŏrum.


Platea era la piazza in senso fisico, uno spiazzo libero tra le case. Forum era usato nel senso di luogo di riunione delle persone (da cui derivano varie espressioni come scendere in piazza, mettere i fatti propri in piazza eccetera)

Al letto si addicono entrambe le definizioni: esso infatti rappresenta sia uno spazio aperto libero dal mobilio, sia un luogo di discussione, di litigi e, a volte, di riconciliazione, di solito seguita da speciali danze di festeggiamento...


Ma lei, dottoressa, se ci permette una domanda personale, dorme in un letto a una o due piazze?

Essendo single, vivo da sola tra libri e alambicchi e ho scelto un letto rigorosamente a una piazza. Detesto i letti a due piazze.

Forse perché in casa ha poco spazio?

No, no... è che nel letto a due piazze ho vissuto in passato una brutta avventura.

Capisco. Forse preferisce non parlarne.

Perché mai? Non ho nulla di cui vergognarmi. Quando avevo ancora il letto a due piazze, una notte mi sono svegliata, era tutto buio, ero aggrovigliata nel lenzuolo e il letto era così grande che mi sono persa e non riuscivo più a trovare una via d’uscita.

Meno male che i vicini hanno sentito i miei lamenti e hanno chiamato i Vigili del Fuoco, che, passando dalla finestra, mi hanno raggiunta e portata in salvo.


Dottoressa, un’ultima domanda. Perché si dice Figlio di primo letto?

Via, questo lo sappiamo tutti. Perché è il figlio di uno soltanto dei costituenti la coppia, concepito sul talamo delle precedenti nozze. Anche se oggi questa espressione non ha più tanto senso.

Come mai?

Causa la crisi economica i giovani sono quasi tutti senza lavoro. E ormai anche i meno giovani. Quindi, o vivono con i genitori o direttamente in automobile. In ogni caso, se concepiscono bambini, è difficile che ciò avvenga in un letto.

Perciò, quando cambieranno partner, i loro figli saranno denominati Figlio di Escort, piuttosto che Figlio di Innocenti, Figlio di Panda piuttosto che di Leon. Ho conosciuto una figlia di primo Civic, senza che il papà fosse un vigile urbano. E un figlio di Corsa, lento come una lumaca. E un figlio di Laguna blu, che non è attore. Pare comunque che i figli di Polo siano più soggetti al raffreddore dei figli di Golf.

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Stefania Marello (LUGLIO 2012)

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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

EFFETTI ALCOLICI


È VERO CHE LE DONNE SOPPORTANO MENO L’ALCOL?

L’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI, COME DI CONSUETO, RISPONDE IN MODO RIGOROSAMENTE SCIENTIFICO

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Numerosi studi medici, sulla base di conoscenze biochimiche e dati clinici, sono giunti alla conclusione che il metabolismo dell’alcol sia diverso tra uomini e donne.

Un enzima presente nello stomaco (si chiama alcol deidrogenasi) costituisce una prima barriera all’assorbimento, riducendo la quantità di alcol che penetra nel circolo sistemico. Sarebbe proprio questo enzima, secondo i medici, ad essere presente in una concentrazione significativamente minore nelle donne, circa il 50% in meno.

Stephanie Hop-là dell’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI, notoriamente astemia e impegnata da sempre in difesa delle pari opportunità tra uomini e donne, ha deciso di verificare personalmente questa teoria alquanto discriminatoria.

Si è rivolta a due illustri esperti, il professor Bruno Bianchin (noto enologo di Riviera del Brenta) e il professor Pacifico De Lyrio, (neuropsichiatra specializzato in turbe del comportamento da abuso etilico) che hanno preparato un preciso programma di test per valutare gli effetti di modeste quantità di alcol, assunte da una donna pressoché normale, di peso medio, di mezza età (e mezza altezza) durante una cena.

I due luminari, per correttezza scientifica, hanno consegnato ad una commissione medica la documentazione relativa all’esperimento, che qui riportiamo in sintesi rispettando l’ordine cronologico delle prove via via affrontate.

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Aperitivo: circa 60 cc di Aperol con seltz, oliva e tartina.

Effetto: piccole (e compensate) perdite di memoria.

La dottoressa Hop-Là, invece di recitare, come da programma, i primi dieci versi de I Sepolcri, che non ricordava più, declamava a voce alta e con il bicchiere levato a mo’ di brindisi tutta La Vispa Teresa.

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Antipasti misti accompagnati da 120 cc di vino Chardonnay.

Effetto: modeste difficoltà nell’articolare parole complesse.

La dottoressa Hop-Là aveva difficoltà a pronunciare alcune parole: Icosaedro, Trombocitopenia (storpiata in modo irripetibile) e Ipertrigliceridemia (non pronunciata ma, ad onor del vero avrebbe difficoltà anche uno del tutto sobrio).

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Agnolotti al ragù con 120 cc di Nebbiolo del Roero.

Effetto: perdita di coordinamento neuro-muscolare.

Stephanie doveva effettuare tre tentativi a vuoto con la forchetta, prima di infilzare un singolo agnolotto.

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Brasato al Barolo con 120 cc di Lambrusco.

Effetto: euforia e stati di disinibizione.

Stephanie, esaurito il repertorio poetico, passava ad alcune canzoncine per bambini, come “Siam tre piccoli Porcellin”, pretendendo che i due professori si unissero a lei nel ritornello.

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Subito dopo, alla musica del pianobar, la Dottoressa si esibiva in un tango figurato, coinvolgendo un giovane indiano che girava tra i tavoli per vendere rose. Alla fine dell’esibizione il giovane le regalava una rosa e lei ringraziava dicendo: “Grazie, grazie, ragazzi. Siete entrambi molto carini”.

A questo punto la Dottoressa Hop-Là aveva completamente dimenticato di essere astemia e ha bevuto il vino rimasto nei bicchieri dei suoi due commensali. In seguito avrebbe interrotto la performance canora de “La Vecchia Fattoria” (i due professori facevano il coro ia-ia-oh) per attaccare le “Cansôn dla piola”.

Bene o male i due accademici sono riusciti a contenere il suo entusiasmo (e il loro), fino al dessert.

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Torta d’uva fragola con 120cc di Moscato d’Alba.

Effetti: perdita di controllo e di freni inibitori

Il moscato è considerato un vino a basso contenuto alcolico, ma aggiunto ai vini bevuti in precedenza ha dato il cosiddetto colpo di grazia alla signora già provata.

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La dottoressa (dimentica del conto da pagare) è uscita con decisione dalla porta di servizio del ristorante, ed è salita su di una vecchia Ape Car, usata per il trasporto dell’acqua minerale. Prima che i due sbigottiti colleghi potessero raggiungerla è partita a manetta, col motore tutto imballato ed è uscita dal parcheggio sgommando e riuscendo, con una manovra spettacolare, a imboccare la prima curva su due delle tre ruote del mezzo. Purtroppo non erano solo i freni inibitori della dottoressa ad essere in difficoltà, ma anche i freni dell’Ape. Alla prima discesa, il motocarro è uscito di strada, ha travolto il pollaio di un casale e si è finalmente arrestato contro un mucchio di letame.

Due giorni dopo, smaltita la colossale sbornia, la Dottoressa, suo malgrado, ha dovuto pagare i danni al proprietario dell’Ape, e al contadino per il pollaio distrutto. Ma la cosa più difficile è stata ammettere che, in questo caso, l’affermazione dei medici non è discriminatoria e maschilista, ma obiettivamente fondata.



Stefania Marello (AGOSTO 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

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