Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO IX d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA
PEDOFILO RAGGIRATO DA QUATTRO BAMBINI
I piccoli, di età compresa fra i sei e gli otto anni, adescati dall’uomo attraverso internet, ora rischiano fino a dieci anni di riformatorio per associazione a delinquere e truffa aggravata.
Navigare in Internet è pericoloso per i nostri figli? Non più della televisione, dei videogiochi, della playstation: nulla è pericoloso di per sé, dipende sempre dall’uso che se ne fa. Internet può essere innocuo se usato per ascoltare Pulcino Pio (beh, quasi innocuo), mentre anche un nonno che racconta le fiabe può essere pericoloso, se fuma e sbaglia i congiuntivi.
Questo lo sa bene il signor F.D., di età non ben precisata (fra i 35 e i 45 anni), residente a Dorzano, ma di origini torinesi. L’uomo, poco esperto di informatica, da anni bazzicava nel web con il suo modem 56K, che rifiutava di sostituire con uno più veloce, convinto che l’ADSL sia una malattia della rete.
Il Signor D.F. (invertiamo le iniziali per non far capire qual è il nome e quale il cognome) aveva adescato ben quattro bimbi in un social network dedicato ai più piccoli, il Pokembook, e li aveva invitati a casa sua.
Come da manuale, aveva preparato i classici dolcetti e, all’arrivo dei bimbi, tutti e cinque hanno iniziato a guardare alcuni cartoni animati degli anni ottanta, da una vecchia videocassetta.
Mentre due bimbi lo tenevano occupato, facendogli domande continue sui personaggi dei cartoni (se Candy Candy si chiama così perché è balbuziente, se Lady Oscar è gay, se Pollyanna potrebbe ammalarsi di aviaria e via dicendo), gli altri due gli hanno letteralmente ripulito la camera da letto, dove teneva denaro e gioielli, portandosi via braccialetti, collanine, anelli, perfino gli orecchini ereditati dalla nonna (che lui non portava più perché gli si erano chiusi i fori delle orecchie) oltre a mille euro in contanti: una vera razzia! Nemmeno l’impresa di pulizia Olindo Oniente avrebbe potuto fare di meglio.
Dopo circa due ore di cartoni animati, il povero F.D. si è addormentato per la noia e lo sfinimento delle domande e i quattro piccoli malviventi si sono dileguati, facendo perdere le proprie tracce. Se anche avessero lasciato briciole di torta, come nella fiaba di Pollicino, la scientifica non avrebbe potuto trovarle perché la zona è infestata dai piccioni.
Ma la denuncia è scattata in tempo record e la polizia postale ha individuato il server dal quale si connettevano i bimbi, procedendo al loro arresto.
La refurtiva non è stata ritrovata: probabilmente è stata ceduta a un compro oro e il denaro ricavato utilizzato per l’acquisto di una playstation nuova.
Abbiamo intervistato il povero pedofilo, al quale si addice l’antico adagio “cornuto e mazziato”:
- Oggigiorno non è più semplice come una volta - ha piagnucolato l’uomo - compri le caramelle di zucchero e i bimbi vogliono quelle alla gelatina di frutta. Troppa informazione rende anche i più piccoli sgamati, e se proponi loro un ovetto non di marca, ti irridono facendoti notare, fra gli ingredienti, i grassi vegetali idrogenati, pericolosissimi per colesterolo e malattie del sistema cardio-circolatorio. Ormai, se non sei aggiornato non puoi più fare nulla. Proprio per questo motivo sono passato dal modem 14K a uno quattro volte più veloce, proprio per questo motivo. – ripeteva disperato il poveretto.
L’unica consolazione dell’uomo è che i piccoli colpevoli sono stati arrestati e non potranno più approfittarsi dell’ingenuità di altri onesti cittadini come lui.

GLI SCALTRI BARISTI COLPISCONO ANCORA?
Smentiamo categoricamente l‘articolo mai pubblicato secondo il quale due scaltri baristi biellesi avrebbero tentato di raggirare la Pubblica Amministrazione locale.
Pare che i due, già noti alle forze della redazione de La Bufala, avessero inscenato una finta Piazza Duomo davanti al loro bar per farla ristrutturare a scrocco e migliorare il “panorama” a beneficio loro e della clientela.
La notizia infondata si fondava su una foto taroccata di dubbia provenienza scattata presumibilmente verso la fine del XX secolo, quando ancora il Coffe Corner non esisteva; proprio la mancanza di data certa sull’istantanea ha tratto in inganno l’ANSA e, di conseguenza, tutte le testate giornalistiche italiane, le quali avrebbero potuto pubblicare immediatamente la notizia, ma non lo hanno fatto.
L’articolo, se mai fosse stato pubblicato, avrebbe spiegato come, approfittando dell’incertezza sulla destinazione di un paio di milioni di Euro da destinarsi alla realizzazione di opere pubbliche, in un primo tempo destinati a Piazza Curiel, poi dirottati su Piazza Duomo, poi mixando le due opzioni (vedasi La Bufala n° 3), i due scaltri baristi, avrebbero apposto un cartello posticcio in via Sebastiano Ferrero con la dicitura “Piazza Duomo”. Non contenti, i due, avrebbero in seguito affisso alla palazzina adiacente la gigantografia del Duomo, allo scopo di confondere l’impresa appaltatrice dei lavori e far sistemare il manto stradale di fronte al loro bar.
Addirittura, venuti a conoscenza che l’impresa incaricata proviene dal capoluogo lombardo, per indirizzarli al meglio, la gigantografia non rappresentava il Duomo di Biella, ma quello di Milano.
Fortunatamente la notizia, falsa come una banconota da trenta euro, non è mai stata, perciò la redazione de La Bufala, in linea con il proprio statuto sociale, smentisce categoricamente la notizia, anche se non pubblicata.


LA CONTROMOSSA DI BIELLA PER RILANCIARE IL TURISMO: NEGOZI, RISTORANTI E DISCOBAR APERTI GIORNO E NOTTE
LA CONTROMOSSA DI BIELLA PER RILANCIARE IL TURISMO: NEGOZI, RISTORANTI E DISCOBAR APERTI GIORNO E NOTTE
Presto il rilancio di Biella Città Turistica, ai danni di più rinomate località turistiche italiane.
A causa della crisi economica, un italiano su tre non farà le vacanze. Ma la città di Biella, per assicurarsi la scelta di quei due italiani che invece le vacanze continuano a farle, lancia la sua contromossa, con una serie di iniziative volte a favorire il turismo.
Il piano, ben architettato, è così astuto e diabolico da far rabbrividire lo stesso Machiavelli, ed è diviso in due fasi ben distinte: la finta guerra alla movida e il rilancio del turismo a 360°.
La fase uno è già in atto e sta dando i primi risultati. Si chiama Strategia delle Finte Chiusure.
Con finte ordinanze e finti controlli e facendo finta di niente, si è finto di multare e chiudere i locali cittadini, per disordine, turbolenza e disturbo della quiete pubblica.
I turisti che si aggiravano per Biella di sera, per un po’ hanno chiuso un occhio di fronte a tutte queste chiusure, continuando a gironzolare senza meta per la città buia e silenziosa, poi hanno chiuso anche l’altro occhio e sono andati a dormire.
Ciò ha avuto una tale risonanza mediatica che anche altre località, tradizionalmente più vacanziere e turistiche, come Jesolo, Forte dei Marmi e Alassio, hanno deciso di copiare l’iniziativa, diventando di colpo piccoli centri provinciali, silenziosi, austeri e deserti dalle nove di sera in poi.
Il vero colpo di genio è stata l’ordinanza che vieta di consumare cibi e bevande nel quadrilatero del CDA per motivi di incolumità pubblica! Se proprio si vuole parlare di sicurezza, il massimo che può capitare è di restare soffocati da una nocciolina o farsi andare la senape calda sul naso addentando un hot-dog. Per i più giovani il rischio maggiore è rientrare a casa con una macchia di Ketchup sulla camicia e beccarsi uno scappellotto dalla mamma.
Per le bevande potrebbe succedere che una lattina di birra cada sull’alluce (risolvibile costringendo i turisti ad indossare scarpe antinfortunistiche).
Sulla scia di queste trovate, molti comuni hanno inventato, a loro volta, strani divieti: ad esempio a Rimini, il sindaco ha proibito il gonfiaggio di canotti e salvagente a meno di 300 metri dal mare, a Riccione hanno vietato l’uso delle infradito su tutto il viale Ceccarini, a Viareggio hanno introdotto l’IMU sui camper e sulle roulotte, a Courmayeur hanno proibito, sempre per motivi di sicurezza, di portare bagagli o scattare fotografie. Inoltre, a Lignano Sabbiadoro, per evitare i furti di preziosa sabbia d’oro, con relative ricettazioni da parte di compro-oro disonesti, è stato introdotto l’obbligo di lavarsi i piedi prima di lasciare la spiaggia.
Milano si è particolarmente distinta e ha vinto il premio per il Divieto più Originale dell’Anno, con un’ordinanza che vieta l’acquisto di gelati dopo le ore 23.
Entro metà luglio scatterà a Biella la seconda fase: verrà soppresso l’orario dedicato al riposo e sarà pressoché obbligatorio tenere aperta ogni attività 24h.
A questo punto la concorrenza sarà di fatto sparita e Biella, riaprendo i suoi locali notturni, farà il pieno di presenze, come mai in passato.


BIELLA CITTA’ METROPOLITANA
Per errore inserita nella lista della spending review
Non tutte le ciambelle escono col buco, anche la tanto discussa “Spending Review” fortemente voluta dal Governo ha i suoi buchi, se non proprio neri, quantomeno oscuri.
Pare che la bozza del decreto, insieme a Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, preveda l’inserimento in lista anche di Biella, città di 45.632 anime alle ore 2:30 del 9 ottobre 2011 (anche se in quel momento 45.268 di queste stavano dormendo).
Ora per il Sindaco e per la Giunta inizieranno i grattacapi, perché sarà necessario prevedere alcune importanti strutture per sostenere il ruolo di Città Metropolitana. La città di Biella dovrà essere dotata di: uffici e consolati americani, russi e capoverdini, altri tre ospedali (uno nel quartiere San Paolo, uno in Riva e uno al Villaggio Lamarmora), almeno un paio di cliniche private che permettano ai chirurghi degli ospedali di raddoppiare il lavoro e triplicare il guadagno, un termovalorizzatore (con risparmio sui costi dell’energia elettrica a partire dal 2026 e peggioramento immediato della qualità dell’aria), un peduncolo autostradale con almeno tre uscite (Gli Orsi, Poste Centrali e Oropa). Tutti questi servizi porteranno con ogni probabilità un aumento dell’IMU del 10.000%.
Auspicabile un ipermercato per ogni frazione (Barazzetto, Vandorno, Pavignano, Vaglio, Chiavazza, Colma, i 2 Cossila, Favaro e Oropa,) a tre piani, con negozi specializzati e l’immancabile Cinema Multisala. I parcheggi, uno esterno e uno sotterraneo, saranno in grado di contenere tutte le auto di Biella e di Camburzano.
Cosa fondamentale per Biella sarà la realizzazione della metropolitana, che collegherà cimitero comunale, palazzetto dello sport, stadio Vittorio Pozzo, Tribunale, Stazione San Paolo, Liceo Scientifico, Piazza Duomo, in questo preciso ordine, zigzagando nel sottosuolo della città (non effettuerà fermata al Tribunale in quanto questo verrà soppresso dalla stessa “spending review)
In mancanza di fondi per una metropolitana interrata, si potrebbe ripiegare su una linea di superficie, su binario protetto da recinzione invalicabile (per motivi di sicurezza), che taglierà la città in due parti, tra le quali gli indigeni non potranno più scambiarsi visita se non passando da Gaglianico e da Candelo.

PILOTA CON SISTEMI DI COMUNICAZIONE IN PANNE RIESCE AD ATTERRARE GRAZIE A RADIO MARIA
Seguendo le frequenze della radio ha individuato la pista di atterraggio
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Cerrione. Brutta disavventura per il biellese di origini biellesi che si trovava sulle Alpi e stava rientrando da Francoforte con il suo Piper View, un velivolo PA-29 Cheroankeeo, con vetri laterali oscurati, che diventano trasparenti solo acquistando la carta prepagata e infilandola nell’apposita fessura.
All’improvviso i sistemi di navigazione sono andati in panne, così come le radio di bordo, e hanno smesso di trasmettere e ricevere.
Il piccolo velivolo, che viaggiava avvolto dalla fitta nebbia dovuta al clima meteorologicamente autunnale di questi giorni, sembrava destinato a non atterrare, perlomeno non nel modo canonico, quello di solito apprezzato anche dai piloti più temerari e anticonformisti.
Il pilota, un quarantenne di Pray, tale Guido Sevolo, con grande esperienza alle spalle e una brutta esperienza davanti, ormai stava per gettare la spugna, ma non lo fece solo perché sul cruscotto c’era un adesivo con scritto “Vietato gettare oggetti dal finestrino”.
Era ormai preparato al peggio e aveva anche iniziato a recitare al- cune preghiere, quando ha avuto l’illuminazione che gli ha salvato la vita: sintonizzarsi sulle frequenze di Radio Maria, che, a dispetto del nome (Maria, recita il proverbio, tutti la vogliono e nessuno la pia), è l’unica radio che si prende anche in galleria.
In questo caso, più che in galleria si trovava in una galleria del vento, ma incredibilmente aveva trovato, nella sua borsa da viaggio & pilotaggio, la vecchia radiolina con la quale ascoltava il campionato di serie A ai tempi di Maradona e Platini.
Così, triangolando la direzione delle onde radio, con Milano Malpensa e la torre di controllo dell’aeroporto biellese, calcolando il gradiente di volo, dividendo per due, con resto di uno, il nostro eroe, è riuscito a trovare la strada, o per meglio dire, la pista di atterraggio. E quel che conta è che l’ha trovata con le ruote del carrello, non con la fusoliera o con il muso!
Appena toccato terra, il Sevolo, si è precipitato (e ha potuto farlo solo perché non era precipitato prima) al bar dell’aeroporto che, oltre ad essere sempre aperto, dispone di un’ampia e comoda toilette, do- tata di carta igienica finissima e decorata con gli aeroplanini.
Su quanto accaduto in toilette non ha voluto rilasciare dichiarazioni, adducendo il motivo della Privacy.
Ha dichiarato: “Se ora sono ancora qui, devo soprattutto ringraziare Don Bruno, che da bambino mi insegnò a pregare e oggi è successo un miracolo: nell’alto dei cieli sopra le Alpi Biellesi, la Divina Provvidenza e la divina frequenza, mi hanno salvato la vita”.
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LA TANGENZIALE NON È FRANATA DOPO L’INAUGURAZIONE: È STATA COSTRUITA COSÌ
L’ipotesi più accreditata: si tratterebbe di un’opera della Cracker Art,
non andrebbe risistemata, ma dichiarata monumento nazionale.
Tutte le strade portano a Roma? Di sicuro la nuova tangenziale non porta neppure in via Roma.
Non si tratta dell’ennesimo sperpero di denaro pubblico, ma pare che non vi siano stati errori, né di progettazione, né di realizzazione delle opere. L’unico enigma ancora misterioso viene dal certificato di collaudo dove l’opera è dichiarata “strada” quando ne mancano tutti i requisiti (fatta eccezione per la linea bianca di mezzeria).
Sono state vagliate innumerevoli ipotesi, tra le quali, la progettazione in stato ebbrezza (che prevede la decurtazione di dieci punti dal voto di laurea), la probabile rotazione del disegno di progetto, che avrebbe causato una lettura al contrario dei dati, oppure la realizzazione dell’opera da parte di un’impresa inglese (tendono a scambiare la corsia di destra con quella di sinistra), ma non è accaduto nulla di tutto ciò.
Ora si ha la certezza che l’opera d’arte è stata realizzata dalla Cracker Art, movimento culinario di Quittengo specializzato in prodotti da forno salati in superficie bucherellati.
E’ quanto stabilito da una commissione costituita per indagare sull’accaduto, commissione tutta al femminile composta dalle note geologhe Petra Miliare, Ambra Natina, dall’astronoma Luna Calante, dall’astrologa Stella Cadente e dalla commessa della panetteria comunale Rosetta Filoncino.
Il materiale utilizzato per la realizzazione dell’opera, prevalentemente asfalto, è stato preferito ai più costosi bronzo, marmo e granito, fino ad ora indispensabili per ogni genere di scultura, dalla classica alla postmoderna. La crisi economica purtroppo non risparmia neppure l’arte. In questo caso, ammette la commissione, ci troviamo senza ombra di dubbio davanti a una scultura di arte postdatata.
Una nota azienda produttrice di acque oligominerali, della quale non riportiamo il nome per evitare di fare squallida pubblicità, lamenta che la strada fa acqua da tutte le parti senza le necessarie autorizzazioni ministeriali, ipotizzando uno spiacevole caso di concorrenza sleale.
In paese è stata fatta una raccolta firme per la realizzazione di una vera tangenziale in modo da deviare il traffico pesante e alleggerire le vie del centro. Il risultato è stato 142 firme a favore della riapertura della tangenziale e 2 contrarie, ma per uno strano gioco di alleanze fra i numerosi gruppi di firmatari, hanno vinto i due contrari, pertanto, gli autotreni continueranno a transitare nel centro storico sul manto stradale in cubetti di porfido (sampietrini per i profani n.d.r.).
Sono in corso le pratiche per il riconoscimento dell’opera come patrimonio dell’Unesco e, presto, i turisti potranno venire nel biellese per ammirare anche questa opera di arte contemporanea.


SCOPERTO DAI CARABINIERI UN FASULLO “FINTO DENTISTA”
Per combattere la crisi si fingeva rumeno e abusivo:
in realtà è un medico odontoiatra italiano, laureato con il massimo dei voti,
e con un master ad Harvard in implantologia dentale.
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C’erano già stati, in passato, casi di capovolgimento rispetto alle truffe classiche. Un esempio per tutti è rappresentato da Napoli, con le sue fantasiose aziende, gestite da partenopei veraci, nelle quali si applicano etichette “Made in China” solo per poter vendere più facilmente i prodotti.
Nessuno però avrebbe mai pensato che la leggenda diventasse realtà proprio a Cossato.
Le lunghe indagini sono iniziate qualche mese fa, quando alcuni clienti hanno segnalato uno strano dentista, che si faceva chiamare Dottor Lucianescu (lampante è il finto riferimento rumeno sin dal cognome) e che, per simulare abusivismo, introduceva i clienti nel suo studio attraverso lo scantinato.
A prendere gli appuntamenti erano due turchi, gestori del locale che prepara i kebab sotto lo studio. Con i clienti affermava di essere originario della Transilvania e pare addirittura che avesse esposta una protesi con due canini lunghi quattro centimetri, acquistati in un negozio di articoli carnevaleschi. Appeso al muro nell’ingresso c’era persino il poster del calciatore Cristian Chivu.
Quando i Carabinieri OO.SS. (Operatori Sanitari) di Lessona hanno fatto irruzione nello studio del presunto falso dentista sono rimasti increduli: sui macchinari vi erano targhette con denominazioni “Made in Bulgaria” e “Made in Albania” e una vaschetta contenente aceto per sterilizzare gli attrezzi.
Solo dopo approfondite indagini hanno scoperto che sotto le suddette etichette vi erano quelle originali, tutte “Made in Italy” e “Made in Germany”, con tanto di certificazioni ISO9001. L’assistente del Lucianescu, una neolaureata alla prestigiosa Dental School di Torino, fingeva di parlare stentatamente l’italiano, ma, senza farsi vedere dai clienti, porgeva al medico strumenti sterilizzati con le più moderne tecniche a ultrasuoni. Le protesi erano tutte fabbricate in Italia da odontotecnici esperti.
Quando gli inquirenti hanno chiesto spiegazioni, il Lucianescu ha spiegato che, a causa della pressante crisi, non si va più da un vero dentista, o lo si fa solo in caso di estrema necessità. Ormai le persone tendono a rivolgersi a dentisti abusivi, che promettono consistenti risparmi sulle parcelle.
I controlli ai documenti fiscali hanno rivelato che il Lucianescu si faceva pagare come i dentisti seri, e questo dimostra come i clienti si facciano spesso ingannare dall’apparenza: infatti nessuno di loro si era accorto che non stava risparmiando nulla, ma tutti erano felici di trasgredire la legge e ingannare il fisco. Si tratta del piacere, tutto italiano, di sentirsi furbi, facendo qualcosa di proibito.
I Carabinieri OO.SS., valutato che era tutto in perfetta regola e che la simulazione di falsità non costituisce reato (del resto, in matematica cibernetica il falso di un falso diventa un vero), hanno approfittato per farsi una detartrasi, passando però dallo scantinato nella speranza di risparmiare qualcosa.
I lettori si domanderanno qual è i vero nome del Lucianescu; non lo diremo, non già per motivi di privacy, ma perché alcuni collaboratori del nostro giornale sono clienti dell’odontoiatra. Inoltre, come recita un antico adagio cossatese:
“Pijtla cul tubista, rusìa cun l’eletricista, ma làsa sté ‘l dentista”.

LA TORRE DI PALAZZO LA MARMORA SARÀ ABBATTUTA

Dove ha fallito il terremoto, riescono le leggi italiane e i regolamenti comunali.
La notizia dell’imminente demolizione della torre giunge a pochi giorni dallo stanziamento di un contributo per il consolidamento del manufatto, danneggiato dal terremoto emiliano che, purtroppo, si è fatto sentire sino a Biella.
La torre, edificata nel XV secolo, rappresenta il primo caso accertato di spreco di denaro pubblico. Secondo gli storici si tratterebbe di un pozzo di petrolio, realizzato in pietra, non essendo ancora stati inventati né l’acciaio né il sistema a tralicci né tantomeno le trivelle.
La struttura non era mai entrata in funzione per almeno due validi motivi: il primo è che non esistevano raffinerie, il secondo è che occorrevano ancora alcuni secoli per avere il motore a scoppio.
L’ordine di abbatterla non fu mai firmato dal geometra medioevale a causa dell’improvviso scoppio della guerra tra Guelfi e Ghibellini: per questa ragione e per l’indolenza dei funzionari comunali succeduti al primo, la torre è rimasta dov’era per secoli, percepita e accettata come una normale costruzione d’epoca.
Così essa è stata letteralmente dimenticata per mezzo millennio, finché uno zelante impiegato del catasto si è accorto che il manufatto, non solo non era stato regolarmente accatastato, ma non era mai stato messo a norma con il piano regolatore, nonostante i numerosi condoni edilizi attuati nel corso dei secoli. Pare che il problema consistesse nel mancato rispetto delle distanze dai confini.
Da alcune indiscrezioni pare che nessun impiegato comunale del capoluogo biellese si fosse accorto dell’esistenza della torre, anche perché sino a pochi anni or sono il capoluogo era Vercelli e l’ufficio competente si trovava a 40 chilometri da Biella.
Il Sindaco, costernato per la svista, si è giustificato dicendo che credeva si trattasse della ciminiera della “Tintoria del Piazzo”. Purtroppo la macchina burocratica biellese non può far altro che compiere il suo dovere e l’ordinanza di demolizione è stata notificata immediatamente, con scadenza a 90 giorni dal ricevimento della stessa.
L’assessore alle Torri & Muri della città sta facendo il possibile per salvarla, soprattutto perché è visitata ogni anno da parecchie comitive di turisti. L’ultimo tentativo di evitarne la demolizione è stato di chiedere all’ENEL di apporre sulla torre due cavi dell’alta tensione, nella speranza (probabilmente vana) di far ricadere la costruzione sotto la normativa edilizia propria dei pali elettrici medioevali.
Lo studio legale che se ne occupa ha suggerito, come ultima spiaggia, di continuare le ricerche di petrolio sotto la torre e, qualora se ne trovasse traccia, di chiedere la trasformazione in pozzo petrolifero.
Alla fine si tratta solo di una vecchia torre di oltre 500 anni, miracolosamente scampata a terremoti, inondazioni, trombe d’aria che in Italia distruggono ogni anno costruzioni ben più recenti.
E di una sottile questione giuridica sulla sua ‘destinazione d’uso’.

MA CHE MUMMIA BIELLESE D’EGITTO!!!
La TAC rivela che proviene dalla West Coast del Nilo.
Il Museo del Territorio di Biella e il Museo Egizio di Torino rifiutano di pagare il TIC per la TAC perché, avendo oltre settant’anni, la paziente sarebbe esente.
Venerdi 16 novembre, presso la sala convegni del Museo del Territorio, al Chiostro di San Sebastiano, il Professor Gandini dell’ospedale Molinette di Torino e il suo staff di studiosi – anche se, trattandosi di sole donne, sarebbe opportuno definirla “staffetta di studiose” – hanno fatto piena luce sulla vera storia di Ta-Aset, la mummia ceduta in conto visione nel 1951 dal Museo Egizio alla Città di Biella.
In realtà fino ad oggi tutti noi chiamavamo la mummia Shepsittaesi, dalla lettura dei caratteri geroglifici presenti sul bellissimo sarcofago. Ma grazie ad una nuova e più corretta lettura, e soprattutto al fatto che non piaceva a nessuno perché sembrava il nome di una brutta malattia, il nome è stato modificato in Ta-Aset.
Il delicato esame computerizzato si è potuto eseguire grazie alle sofisticate apparecchiature del Reparto di Radiologia delle Molinette e grazie anche al fatto che la paziente non soffre di claustrofobia ed è restata immobile nel tubo per tutto il tempo necessario.
Il sarcofago, risalente al 332 a.C., è stato ritrovato dal biellese Schiaparelli, durante gli scavi ad Assiut nel 1908, in un complesso costruito tra il 2230 e il 1793 a.C., da un architetto di origini cossatesi emigrato in Africa.
Tutto ciò si evince da una semplice TAC, quando normalmente si fatica a trovare un ematoma da mattarello di moglie arrabbiata? Niente affatto! Tutto scritto sui geroglifici impressi sul sarcofago, dove sono rappresentate le effigi del Dio Anubi, la divinità protettrice dei meteorologi, e di Osiride, probabilmente antenato di Wanda Osiride. Comunque è consigliabile giocare questi numeri sulla ruota di Alessandria (d’Egitto).
La signora Ta-Aset era di sesso femminile e presumibilmente aveva, al momento del decesso, circa quarant’anni, anche se tra le spoglie non è stato rinvenuto il tesserino del codice fiscale. Pare non avesse partorito figli, ma era felicemente mamma di due bimbi adottati, provenienti da uno degli innumerevoli esodi del Sinai.
Con ogni probabilità era una donna senza marito (vedova o nubile) perché aveva con sé nel sarcofago, oltre a gioielli, ciotole e altri manufatti tipicamente femminili, anche un oggetto che normalmente nell’antico Egitto era in uso esclusivo dei capifamiglia: il telecomando.
Un team di antropologi, egittologi, archeologi, orologi (esperti di accadimenti temporali n.d.r.), oltre ad un podologo, un odontotecnico e una callista-pedicure, ha misurato e studiato la TAC, rilevando ogni più piccolo particolare e confrontandone i risultati con la letteratura specifica; alla fine è bastato un traduttore, perché uno dei papiri riportava l’atto di adozione scritto in geroglifico antico e il Refertus Radiologi, una sorta di papiro redatto in scrittura ieratica da un certo Ghan-din, il cerusico del faraone (da cui il Dottor Gandini probabilmente discende). Il Refertus contiene una descrizione dettagliata delle patologie di cui soffriva la donna. Tra queste l’artrosi cervicale (poiché, come la maggior parte dei suoi compaesani, la donna posava sempre per i ritratti con la testa ruotata di 90°) e disturbi dovuti alla sedentarietà, non per niente il nome Ta-Aset significa “sta seduta” in lingua egizia del Periodo Intermedio.
Antiche superstizioni dicono che la mummia porti sfortuna, ma si tratta solo di credenze. Il fatto che il primo convegno sia stato fatto tra il 7 e il 10 settembre 2001 e che il giorno dopo ci sia stato l’attentato dell’undici settembre non c’entra, assicurano gli esperti, con la maledizione dei Faraoni.
Nel 2002, la Polizia Scientifica, in collaborazione con i Ris, i Ros, e i Ras, ha ricostruito il volto della mummia grazie a tecniche sofisticatissime. I lavori ultimati si è notata una certa somiglianza con una stimata parrucchiera di Candelo e la notizia avrebbe dovuto occupare le prime pagine di tutti i quotidiani; purtroppo proprio quel giorno è stata arrestata la mamma di Cogne, scippando la pole position al pool di esperti d’Egitto; anche questa non fu sfortuna, ma ancora una volta pura coincidenza.
I numerosi presenti alla conferenza, per scaramanzia, si sono trattenuti in sala oltre il convegno, giusto il tempo di stilare i propri testamenti olografi e di fare gli opportuni scongiuri, prima di salire in auto per far rientro a casa. I pochi che sono tornati a casa a piedi hanno cercato di non calpestare le fessure del marciapiede e di non passare sotto le scale.
Come è riportato nel sottotitolo, il ticket per la TAC alla mummia non è dovuto. Oltre alla motivazione legata all’età della paziente, una commissione medica avrebbe valutato le sue attuali abilità motorie, dichiarandola all’unanimità invalida al 100%.

A BIELLA RUBATO IN PIENO GIORNO IL SEMAFORO DI VIA ITALIA
A BIELLA RUBATO IN PIENO GIORNO IL SEMAFORO DI VIA ITALIA:
NESSUN TESTIMONE.
Pare si tratti di malavita disorganizzata, legata al traffico in senso lato.
Dopo i furti negli appartamenti, le incursioni nelle villette e i saccheggi nei depositi merci, la criminalità alza il tiro e guarda in alto, così in alto che finisce per fregarsi il semaforo all’incrocio con tra via XX settembre e via Gramsci.
Gli inquirenti ne sono certi: si tratta di un furto su commissione. Probabilmente il commissionario è un boss che mira a dirigere il traffico di stupefacenti, di armi, o addirittura di prodotti chimici illegali, o comunque di attività illecite legate a qualche traffico.
È probabile che servisse addirittura a organizzare una discoteca abusiva, nello scantinato di qualche villetta fuori città.
Resta un mistero come abbiano fatto a sottrarre il semaforo in pieno giorno, senza destare sospetti, ma soprattutto senza essere filmati dalle numerose telecamere di sicurezza presenti nelle immediate vicinanze.
L’ipotesi più accreditata è che se ne sia occupata un’impresa di pulizie che, con l’ausilio di un’autoscala, sia andata a ripulire i vetri colorati del semaforo. Altra ipotesi è che sia stato utilizzato l’autocarro con piattaforma di lavoro per l’installazione, con largo anticipo, delle luci natalizie.
Ora si stanno valutando diverse ipotesi su come risolvere i problemi di viabilità. Poiché mancano i fondi per la costruzione di una rotonda, si è pensato, in un primo momento, di rimuovere quella di piazza Adua e di sistemarla sul posto, ma purtroppo in via Italia non c’è abbastanza spazio.
Una seconda possibilità sarebbe quella di posizionare un nonno vigile 24h, il che garantirebbe un notevole risparmio; in tal caso la centralina del semaforo rubato verrebbe adattata come distributore automatico di vin brulé, per tutto il periodo invernale.


Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
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