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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO VI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

In questa sezione sono riportati articoli scritti tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC collaborava allegramente con LA TAMPA

DUE CAPODANNI SONO MEGLIO DI UNO



Gentilissima Sig.ra Accademia,


sono Pasquale da Settimo T.se, e ho un tarlo che mi perseguita dallo scorso Capodanno. Visto che, passato il Ferragosto, è già tempo di pensare al prossimo Capodanno vi richiedo gentilmente un parere. Lo scorso settembre ho prenotato in un noto ristorante per Capodanno e la sera del 31 dicembre mi sono recato sul posto scoprendo che non avevo il posto, perché secondo me il ristoratore non è a posto: mi ha detto che per lui il Capodanno è il pranzo del primo gennaio.


A parte che di "capodanni" ce ne sarebbero un paio, uno alla fine e uno all'inizio, ho provato a chiedere ad almeno un centinaio di amici cosa hanno fatto a capodanno, e tutti quanti mi hanno parlato della notte di San Silvestro; nessuno mi ha descritto ciò che ha fatto il 1° gennaio, per cui immagino che sia uso e costume consolidato di pensare al Capodanno come alla notte del 31 dicembre.


Che interpretazione potete dare al Capodanno per evitare equivoci? Grazie

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RISPOSTA:


Gentile Lettore,


l’argomento che Lei ci pone ricorda molto da vicino la questione se il nuovo millennio iniziasse con l’anno 2000 o con l’anno 2001. In effetti, il “Capo” dell’anno dovrebbe essere il primo giorno del nuovo anno e quindi, il 31 dicembre dovrebbe chiamarsi “Codadanno”.


Purtroppo nessuno usa festeggiare il “Codadanno” e s’innesca la confusione.


Personalmente, dopo i bagordi e le ore piccole della notte di San Silvestro, non me la sentirei di andare al ristorante al mezzodì del 1° di gennaio eppure, se i ristoranti sono aperti anche in quella data, un motivo ci sarà. Sia più chiaro la prossima volta e specifichi l’ora, ma non dicendo 12 AM o 12PM come gli anglosassoni, dica pure mezzogiorno o mezzanotte. Io l’ho fatto e sono andato da solo a cena a mezzanotte del 1° gennaio.

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Frank Oats - DITTATORE DELL’ACC (SETTEMBRE 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

A PORTA PALAZZO, CREATA PER CASO, UNA NUOVA SCIENZA: L’ORNITTIOLOGIA

L’INTUIZIONE A SEGUITO DELLA CHIUSURA DEI DEPOSITI DEL MERCATO ITTICO DOPO UN CONTROLLO DELL’ASL


Pare che, dall'accoppiamento tra i pesci morti e i piccioni vivi, si siano originate nuove forme di vita

Gli ispettori dell’ASL, inviati al mercato del pesce di Porta Palazzo per i consueti controlli sul rispetto dell’igiene, avrebbero trovato sui banchi strane uova, apparentemente di pesce. Un campione di queste uova è stato prelevato e portato nell’acquario- incubatrice del laboratorio di Pescopennataro (IS). Una volta schiuse, hanno liberato animali con la testa di storione, ma branchie così sviluppate da sembrare ali di Columba livia domestica, cioè di comune colombo. Con tali pseudo ali, di tanto in tanto e se ne hanno voglia, questi animali possono spiccare il volo. In pratica si tratta di pesci volanti, ma solo se volenti. Se nolenti invece restano nell’acqua. Gli ittiologi li hanno definiti storiombi, subito smentiti dagli ornitologi, secondo i quali si tratterebbe di colomboni.

Un’altra curiosità degna di studio è il fatto che alcuni pesci all’interno del mercato, simili per dimensione, forma e colore alle orate, presentino uno strano piumaggio al posto delle squame. Anche a questa nuova specie è stato dato un nome: ornitorata.

Inoltre i piccioni che, contro ogni norma igienica, zampettavano tra le cassette del pesce fresco, presentavano aspetti anomali. Alcuni parevano respirare a fatica e, con cadenza regolare, andavano a tuffarsi nelle vasche delle anguille vive, dove stavano a lungo immersi nell’acqua, come a riprendere fiato. Naturalmente le anguille, che hanno un forte senso della comunità e della difesa del territorio da incursioni extra specie,si sono subito raggruppate sul lato nord della vasca, annodandosi tra loro in atteggiamento ostile, formando quella che i pescatori di Comacchio chiamano una Ligà d’anguile. Ma altre stranezze zoologiche si sono verificate fuori dai locali del mercato ittico di Torino.

È notizia dell’ultima ora che, nei pressi di Vengo Ligure, una famiglia di turisti inglesi (la signora e il signor Hitchcock e i loro tre bambini) siano stati aggrediti - mentre erano sul pedalò e mangiavano tranquilli un panino - da strani uccelli, simili in tutto e per tutto ai comuni piccioni.

Questi uccelli, dopo aver trafugato i panini, si sono posati sull’acqua, come fanno le anatre e i gabbiani, però tubando come tortore.

Gli Hitchcock sostengono di averne contati tredici, uno dei quali emanava una sorta di alone fosforescente (forse un effetto radioattivo?) e camminava sulla superficie dell’acqua.

Da tempo si sono insediati sulle rive del Po e della Dora i gabbiani di fiume, ma mai si erano avute segnalazioni di piccioni di mare al largo delle coste.

L’ultima segnalazione viene dalla Sicilia, dove ormai i tonni rossi del Mediterraneo scarseggiano e la pesca è stata vietata. Alcuni pescatori di frodo avrebbero avvistato dei tonni, dotati di una specie di grosso becco giallo.

Sui tonni becco giallo, e sulle altre strane creature, gli ittiologi e gli ornitologi litigano in continuazione, con insulti anche pesanti. Un ornitologo ha addirittura sporto denuncia per essere stato chiamato “ornitorinco” da un ittiologo.

Si sa che c’è una sorta di competizione tra queste due categorie di scienziati, fin da quando non riuscivano a mettersi d’accordo su quale delle due dovesse studiare la passera, considerata dagli uni un pesce (Scophthalmus rhombus) e dagli altri un volatile (Prunella modularis, detta anche Passera Scopaiola).

Guariniello sta studiando il modo di riappacificarli, affinché possano contribuire alle indagini con spirito collaborativo. Ha già annunciato la creazione, presso l’Istituto di Zoologia dell’Università di Torino, del Dipartimento di Ornittiologia Comparata. Per mancanza di aule e laboratori, il Dipartimento sarà provvisoriamente ospitato in alcuni locali privati di via Cristoforo Palombo.

A Pasqua si festeggerà con il caviale di storiombo, e per dessert si mangerà la colomba salmonata? Al di là di queste battute divertenti, in molti si chiedono dove ci porteranno questi incroci così inquietanti.



Stephanie Hop-Là (SETTEMBRE 2012)





AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

Il VERO e il FALSO della SALUTE


Cinque luoghi comuni sottoposti al giudizio degli esimi inesperti dell’Accademia dei Cinque Cereali

A cura di Stephanie Hop-Là


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UNO SPICCHIO D’AGLIO A DIGIUNO TIENE LONTANI I VIRUS

FALSO. È uno di quei consigli della nonna (o di altri parenti ugualmente ignoranti) da sfatare. Secondo una recente ricerca del chimico iraniano Amir Alì Tosi (conosciuto come il dottor Solitario negli ambienti accademici di Teheran) l’aglio tiene lontano tutti tranne i virus.

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CERTI YOGURTH FANNO ABBASSARE IL COLESTEROLO E SGONFIARE LA PANCIA

PARZIALMENTE VERO. Non è ancora provato l’effetto sul colesterolo, ma di sicuro Raffaella Carrà e Alessia Marcuzzi hanno sgonfiato parecchio.

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DIRE CIAO A TUTTI QUELLI CHE PASSANO È SALUTARE

VERO. Lo afferma il vocabolario.

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L’ACQUA MINERALE FA PULITI DENTRO E BELLI FUORI

FALSO. L’acqua, se usata con il sapone, fa puliti fuori, mentre dentro si resta i soliti scarafoni. Basta una radiografia per rendersene conto.

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IL VIAGRA PROVOCA MAL DI TESTA

VERO. Per l’uomo. Il mal di testa della donna ha cause tuttora sconosciute.

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Stefania Marello (SETTEMBRE 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

FONDI NERI E CONTI IN ROSSO




Gent.mi tutti,

sono Gianni, impiegato presso una piccola falegnameria artigianale di Rivarolo e vorrei porvi un quesito.

Lo scorso luglio l'Agenzia delle Entrate ha fatto un controllo al mio datore di lavoro: con villetta di proprietà, appartamento a Loano e BMW serie 7, risultava dalle loro tabelle che il suo reddito deve essere di 68.000 Euro; avendone dichiarati 64.000 è stato sanzionato per la presunta evasione di 4.000 Euro.

Io sono impiegato con stipendio di 1.200 Euro al mese, con appartamento di proprietà, Ford Focus e tessera al Circolo del Tennis. Se dalle tabelle dell'Agenzia risultasse che per potermi permettere questi lussi dovrei avere uno stipendio ad esempio di 1.700 Euro, come posso fare per avere i 500 mensili extra che mi spetterebbero per rientrare nei parametri?

Colgo l’occasione per questa rivelazione, non vorrei sembrare una spia del fisco ma al mio vicino di casa, pensionato con una villa a 2 piani e campo da bocce, secondo me l'INPS paga una parte di pensione in nero...


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RISPOSTA:

Caro Gianni,

permettimi di rispondere al tuo quesito con un esempio tratto dalla fisica: se tu infili un imbuto nel collo di una bottiglia, potrai versarvi dentro del liquido e questo liquido andrà sempre giù, verso il basso, finendo dentro la bottiglia. Mai, dico, mai il liquido tornerà su, verso di te. Giusto?

Chiarito questo, metti che la bottiglia abbia un’etichetta che dice: Agenzia delle Entrate. Essa funziona esattamente allo stesso modo, solo che in questo caso, la parola liquido non devi intenderla nel suo primo significato (in senso fisico: materia allo stato liquido), ma nell’altro (in senso figurato: denaro contante).

Qualunque sia il tuo QI, carissimo Gianni, avrai capito da questo esempio che l’imbuto funziona sempre in un verso – e lo ribadisco: dall’imbuto alla bottiglia e mai viceversa – per entrambi i tipi di liquido.

Ti do perciò un consiglio: anche se pensi di avere diritto ad un qualsivoglia rimborso, STAI LONTANO DAL BORDO DI QUELL’IMBUTO!

Sul discorso INPS ci siamo informati e abbiamo saputo, da fonti accreditate, che ben presto l'ente pagherà TUTTE le pensioni in nero, ma non nel nero che pensi tu, ma in nero-fumo. anzi, più fumo che nero.

Le tue domande denotano comunque un grande senso dell’umorismo e questo, unito al fatto che tu sei un impiegato con 1200 euro al mese (una specie in via di estinzione, che sta pagando, con le trattenute dallo stipendio, i servizi pubblici ancora funzionanti) merita tutta la nostra stima e riconoscenza.

Con i migliori saluti e auguri dall’Accademia dei Cinque Cereali.


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M&M – Marchiori & Marello (SETTEMBRE 2012)




AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

NON CORRERE... MANGIA!


PER LA SERIE: NON PERDIAMO L’ABITUDINE ALLA LETTURA - IL RACCONTO DEL MESE

Cresciuta (per la verità, non molto) sotto l’ombrello delle attenzioni e delle ansie di sua madre, Margherita non era solo una bambina di salute cagionevole, era una demo vivente dell’enciclopedia medica, a partire dalla A di Acetone, Adenoidi, Allergia, passando attraverso Bronchite, Faringite e Raffreddore, fino alla T di Tonsillite.

Più malata del solito a Natale e Pasqua, eterna assente alle cerimonie di famiglia, era invece una presenza costante nell’agenda delle visite del medico.

Sua madre viveva in perenne stato d’ansia che si ammalasse e, tra le sue innumerevoli raccomandazioni (copriti le orecchie, asciugati bene i capelli, non stare al sole, bevi piano che è fredda eccetera) due prevalevano di gran lunga su tutte.

La prima era: Non correre che sudi.

Ora, il corpo umano è fatto così: se si corre, si suda. Inevitabile. E sudare è una funzione fisiologica di tutto rispetto. I bambini poi, prima di diventare persone sedentarie e soprappeso come tutti, transitano attraverso una fase frenetica, per gli adulti incomprensibile. Non amano le passeggiate tranquille, le soste, i riposini del pomeriggio. Per loro la vita è tanto più divertente ed eccitante quanto più è veloce.

Eppure ogni volta che Margherita rientrava in casa sudata, sua madre veniva colta da crisi di panico.

Il rito di scongiuro di una temuta polmonite fulminante era sempre uguale: cambio abiti, asciugatura dei capelli, obbligo a stare ferma, seduta su una sedia a meditare sulla disobbedienza alla Regola Numero Uno. Una noia mortale per una bambina, tenendo conto del fatto che non avevano ancora la TV.

La Regola Numero Due, altrettanto chiara e ben motivata, non era un divieto, ma un obbligo: Mangia, che diventi grande.

Chi conosce Margherita potrebbe pensare che sia vero. Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: Margherita è rimasta bassa, non perché mangiava poco, ma per ragioni genetiche. Se uno discende dall’albero genealogico della Banda Bassotti poco importa quanto mangerà. Al massimo, invece di essere piccolo e esile, sarà piccolo e rotondo.

Suo padre, uomo concreto e razionale, che si era fatto quattro anni di servizio mi- litare durante la guerra, offriva una versione più scientifica e ardita della raccomandazione Numero Due:

- Se mangi - tuonava con piglio da caporale - combatti le malattie.

Lei immaginava il cibo trasformarsi in sentinelle armate fino ai denti, schierate contro i microbi e i germi cattivi, che cercavano di entrare nel suo corpo.

Ciò nonostante andava a sedersi a tavola con svogliata lentezza, e non perché fosse proibito correre dalla Regola numero Uno, ma per il presentimento di ciò che l’ attendeva disobbedendo alla Numero Due. Perché il suo era un caso disperato di inappetenza grave e persistente.

Quando i commensali si auguravano buon appetito, Margherita si chiedeva tra sé di che cosa stessero parlando. Appetito? Per dirla come Don Abbondio: chi era costui?

Se davvero esistono nel sistema nervoso cellule preposte a trasmettere la sensazione di fame, le sue dovevano essere poche, inefficienti e inclini allo sciopero come quelle di Pannella. Ma i grandi digiuni politici erano ancora lontani e nessuno aveva rispetto di questa sua vocazione.

L’odore proveniente dalla cucina non le piaceva quasi mai. I sapori erano anche peggio. Ancora oggi Margherita ricorda con orrore il piatto ornato di fiorellini rosa che facevano ghirlanda ad un’orrenda cotoletta grigiastra, tagliata da sua madre a piccoli pezzi.

E ricorda perfettamente come ad ogni boccone di carne, per non sentirne il sapore putrescente, inseriva in bocca un pezzo di pane e iniziava a masticare. Chissà per quale fenomeno fisico, chimico, osmotico nella sua bocca si separava sempre il pane dalla carne, l’uno scendeva disciplinatamente nello stomaco e l’altra continuava a vagare in bocca, assumendo ben presto la consistenza del polistirolo.

Sua madre invocava i santi del paradiso per vedere almeno una volta il piatto vuoto.

Suo padre si indignava dicendo: - Avresti bisogno di un po’ di naia!

Ignara di che cosa fosse la naia, Margherita immaginava una cella spoglia, in cui le veniva portato un tozzo di pane e un bicchier d’acqua una volta al giorno. Ma che punizione era? Pane e acqua e un solo pasto al giorno: una pacchia!

A quel punto, tra le lacrime di frustrazione per sentirsi causa del malumore della famiglia, diceva con rabbia che sarebbe andata anche subito a naia, se solo avesse saputo dov’era! A suo padre scappava allora un sorriso e suo fratello subito cantilenava:

‘Tu-non-puoi-fa-re-la-naia per-ché-tu-seiu-na-femmina’.

Oh come li odiava tutti quanti in quei momenti! Avrebbe voluto essere grande solo per poter buttare il cibo nel water e per picchiare suo fratello!

Ma tutto passa nella vita e, bene o male, oggi Margherita è adulta. Non è più sana né più malata di tanti altri, forse un filo più stordita, ma per cause, diciamo, naturali.

I suoi figli corrono (e sudano) a loro piacimento, tra le proteste degli inquilini del piano di sotto e il furioso abbaiare del cane. Mangiano se hanno fame, bevono se hanno sete. Ogni tanto si ammalano e guariscono come tutti gli altri bambini.

E anche lei corre, finalmente.

Mangia sempre poco, detesta ancora la carne, ma corre sempre. Corre per raggiungere l’auto parcheggiata lontano, per non perdere l’autobus, per arrivare in tempo alla riunione dei genitori. Corre al supermercato, spingendo un enorme carrello alto pochi centimetri meno di lei, giusto da permetterle di vedere dove sta andando.

Corre persino nei lunghi corridoi dell’azienda dove lavora. Le hanno riferito che qualche collega l’ha soprannominata Forrest Gump. E che il capo si lamenta perché, al suo passare, svolazzano i fogli sulla scrivania.

Pazienza – dice Margherita - Gli regalerò qualche sasso da utilizzare come ferma- carte.


Stefania Marello (SETTEMBRE 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

CULTUS DE SAC

Gent.ma Accademia,

sono Giusto da San Giusto e la scorsa settimana mi sono recato alla Locanda del Giorgione a Vallo di Caluso, con Teodoro da San Teodoro, un amico giunto qui dalla isolata, isolare e assolata Sardegna. Nella locanda ho notato il cartello (del quale allego la foto) indicante la toilette con la curiosa scritta "CULTUS".

In un primo tempo credevo si trattasse di una scritta in antica lingua sarda, ma il mio amico Teodoro ha assicurato che non è così. Potete per favore dirmi il collegamento tra il cultus e la toilette? Al ritorno ho mancato una precedenza all'incrocio e un automobilista mi ha detto: "Vaffancultus", cosa significa?

Con i giusti saluti


Giusto da San Giusto

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RISPOSTA:

Caro Giusto, come sicuramente saprai Cultus è una parola latina, traducibile in italiano con Culto. Tutti noi usiamo questa parola per indicare venerazione per qualcosa (culto del cibo, culto del bello ecc.) oppure intendiamo l’insieme dei riti di una religione.

Ma tu ti chiedi, giustamente, perché in quella locanda la parola è stata associata alla toilette.

Ed è qui che intervengono i linguisti dell’Accademia.

Esistono due spiegazioni. La prima è anche la più semplice.

Cultus potrebbe essere la contrazione di cul tuus (tuus = tuo, in latino), dall’ovvio significato di parte del tuo corpo che, in un locale pubblico, scopri soltanto quando vai in bagno.

La seconda spiegazione è decisamente più ardita ed elaborata.

La parola cultus, associata alla toilette dei luoghi pubblici, potrebbe derivare, pensa un po’, da cul-de-sac, espressione tardo francese che significa strada senza uscita. Alcuni dialetti provenzali hanno storpiato la parola in cul-tu-sacc, da cui è derivata successivamente la forma contratta cul-tus.

Se ci pensi bene, i servizi dei locali pubblici sono situati quasi sempre in fondo ad un corridoio o nell’angolo estremo del locale o ancora in fondo ad un cortile. Prova a farci caso: quando entri non c’è uscita, se non da una stretta finestrella, troppo piccola per far passare chiunque.

Una volta espletate le tue funzioni, se vuoi uscire devi riaprire la porta da cui sei entrato, ma di solito c’è poco spazio: ti tiri la porta in faccia e devi fare acrobazie, tra il water o la turca, la porta e il muro. Un vero incubo, un vero cul-de-sac, che ti fa dire, a volte, vaffancul-de-sac.

Un’altra imbarazzante situazione è quando la serratura, che hai voluto chiudere a doppia mandata per motivi di privacy, si blocca e tu cominci a innervosirti, a picchiare contro la porta, gridando: “Aiuto!” e poi “Vaffancul-de-sac!” a cui aggiungi magari “Sac-de-m..d.!” e avanti così, per dare più enfasi, finché qualcuno non ti sente, chiama il gestore, che ti spiega come girare la chiave.

Alla fine esci, ma ci fai sempre una figure-de-emme, per dirla con un’altra curiosa espressione tardo-provenzale.

Potrebbero esserci altri significati, ma qui lasciamo alla fantasia dei lettori e alle loro esperienze di viaggio, poiché, come dice il motto latino, “Quo vadis, cultus qui trovis”, cioè dovunque tu vada trovi cultura.


Stephanie Hop-là – Paul Rice e gli esperti dell’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI (OTTOBRE 2012)

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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL PROFESSORE EMERITO EPIDIDIMO SCROTEUS - UNIVERSITÀ DI PATRASSO


Egregio Professore,

siamo onorati della sua attenzione nei confronti dell’Accademia dei Cinque Cereali, a nome della quale ho il piacere di rispondere alla sua gradita richiesta. La fama dei suoi studi e delle sue pubblicazioni era giunta già da tempo ai soci dell’Accademia, ed eravamo tutti sinceramente incuriositi dal suo lavoro.

Ormai i Sistemi di Automazione hanno profondamente modificato ogni attività umana. Tutti i settori (Industria, Commercio, Agricoltura, Allevamento) hanno meccanizzato gradualmente i vari processi delle filiere produttive.

Per produrre, è assodato, si usano le macchine. Ma per riprodurre? A parte qualche tentativo nella fecondazione dei bovini, sembra che i primi studi sulla riproduzione umana siano stati fatti dal suo Dipartimento.

Siamo lieti perciò di invitarla al nostro Simposio Annuale di Scienza e Tecnologia Applicate ai Processi Produttivi che si svolgerà presso i locali delle ODR (Officine Dolci Reminiscenze) di Torrazza Piemonte, nel mese di novembre 2012, in data da definirsi, con il seguente programma:

ORE 9: APERTURA DEI LAVORI E SALUTO AI PARTECIPANTI.

Professore Chiarissimo Sun Nen Bun del Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino

ORE 9,30: FIBRE RINNOVABILI.

Con particolare riferimento alle industrie tessili del biellese, si parlerà dell’utilizzo, al posto delle fibre tradizionali, di cavi di varia natura, prodotti in eccesso e opportunamente trattati: cavi coassiali, cavi elettrici, Cavi di Lavagna, cavi-e, cavo orale, cavo loverza ecc... con adattamento ad ogni possibile applicazione nel settore del sex-entertainment. Professor Paul Rice dell’ACC e Consulente Privilegiato del Texstile Biellese

ORE 10,30: THE POETRYMAKER.

Presentazione del dispositivo che produce poesie di alta qualità, su qualsivoglia argomento, iniziando da singole parole o da versi sciolti della miglior tradizione poetica italiana, inseriti alla rinfusa, ai fini dell’ottimizzazione dei meccanicismi preposti alla soddisfazione personale. Dottoressa Stephanie Hop-là dell’ACC

ORE 11,30: GRATTA & STAMPA VER1.0.

Presentazione del software di stampa di ultima generazione, che utilizza carta riciclata, contribuendo alla salvaguardia della Foresta Amazzonica, della Foresta Nera e del Boschetto di Stupinigi. Professor Franck Oats, Presidente dell’ACC e Dittatore Editoriale de LA TAMPA di Torino.

ORE 12,30-14: PRANZO DIETETICO DI LAVORO.

(catering a cura di MacLon, MacSoucì & Son)

ORE 14,30: IL VALORE AGGIUNTO DI UN’OFFERTA ALL INCLUSIVE TROMB@R ACTION SYSTEM.

Analisi dei nuovi prodotti chiavi in mano, con l’esposizione e la dimostrazione pratica degli optional personalizzati per coppie etero, omo, e mix. Professor Epididimo Scroteus, Cattedratico in Scienza e Divulgazione dei Sistemi di Automazione e Controllo Attività Riproduttive presso il dipartimento Ellenico dell’Università di Pensologia di Torino.

Dottor Epichierico Foscolos, primo assistente del Professor Scroteus, esperto in Avanzamento delle Slides.

ORE 15,30: NOISETTE (LEGGI NUASET).

Schema e funzionamento della macchina snocciolatrice settefasica, inventata e realizzata dal professor Italo Miglio, per la raccolta e la pulizia delle nocciole nei territori tra Torrazza Piemonte e Rondissone, e il suo non preventivato improprio utilizzo ai fini ludici. Professor Italo Miglio dell’ACC.

ORE 16, 30: IL CAMPIONAMENTO CASUALE NELLE RICERCHE DI MISURA.

Osservazioni sull’importanza di una corretta scelta del campione per la determinazione delle misure comparate degli organi riproduttivi, tra le popolazioni anglosassoni e quelle mediterranee. Con dettagli sulla pertinente invidia per le popolazioni sub-sahariane.

Professor Luke Corn dell’ACC e Ricercatore Senior del Laboratorio dei Pesi e delle Misure presso il Dipartimento Attività Riproduttive della California del Sud.


Con i migliori saluti e apprezzamenti

Dottoressa Stephanie Hop-là

Ricercatrice presso l’ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI

Stefania Marello (NOVEMBRE 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

LA MORALE DEL MURALE (E IL MORALE DEI CITTADINI)


Dalla piazza del ridente Comune di Torraccia Pedemontana si può da poco ammirare un dipinto murale, di evidente richiamo all’arte post-avanguardista, del quale vi offriamo un’immagine work in progress

(in fase di realizzazione, n.d.r.).



LA TAMPA, sollecitata da questa notizia di notevole richiamo, ha immediatamente lanciato un’inchiesta. La maggior parte della popolazione si è espressa con grande entusiasmo, ma non è mancata una decisa minoranza che ha manifestato una forte perplessità, per non dire scetticismo.


Un volantinaggio notturno delle “Brigate cancellanti”, contrarie all’opera, ha reso necessaria la costituzione di un “Comitato spontaneo di sorveglianza”: volontari che tutte le notti pattugliano il circondario e piantonano l’opera, confortati da caldarroste e barbera. A causa della riservatezza degli abitanti, ben nota in tutto il Piemonte, non è stato possibile riportare interviste né effettuare riprese televisive. Tuttavia, su un punto il giudizio è stato unanime: il committente ha fatto una scelta oculata. La precedente opera pittorica fu realizzata da professionisti costosi, a un prezzo che avrebbe fatto indignare Michelangelo alle prese con la Cappella Sistina; ma stavolta ci si è affidati a fanciulli volenterosi, e la comunità ha pagato solo le spese vive.


Questo ha permesso di non ritoccare ulteriormente verso l’alto l’aliquota IMU, che vanta lo stesso coefficiente di Las Vegas.


Purtroppo, un’ombra cala minacciosa sull’opera, e sul morale dei cittadini orgogliosi di poterla ammirare tutti i giorni. Non si sa come ne sia venuto a conoscenza, e non si sa a quale titolo, ma l’Emiro Tardoc el-Fulandra bin Falabrak se ne vuole impossessare. Un suo portavoce spiega che intende farlo asportare, per poi farlo ricollocare nel suo lussuoso palazzo in Emiria. Un infiltrato nell’entourage spiega i dettagli dell’operazione. Sapete che un Emiro suo collega intende costruirsi una moschea in Sicilia, e si vocifera che in cambio intenda realizzare a spese sue il ponte sullo stretto di Messina? L’Emiro Taroc promette, in cambio della preziosa opera d’arte, di dotare di asfalto e marciapiedi, illuminazione, fognature e scarichi pluviali il Protettorato Statunitense di Torraccia Pedemontana, (opere che, malgrado le promesse dell’amministrazione degli anni ’80, non si sono potute finora realizzare).


La maggioranza della popolazione favorevole al murale è costernata e indignata: “Con i loro petrodollari vogliono espropriarci della nostra cultura!”.


Il Governatore della Regione è stato coinvolto nella questione, e un accorato appello è stato inoltrato al Capo dello Stato.


Pareva che le speranze restassero frustrate, e i cittadini disillusi, ma ecco il colpo di scena: il Capoprogetto Sovrintendente ai Beni Culturali dell’Emiria ha effettuato un sopralluogo per pianificare l’operazione, ma si è imbattuto in un inaspettato capolavoro, un masso erratico dell’era glaciale proiettato a Torraccia Pedemontana dal trapassato remoto (foto).


Il capoprogetto ha inviato la documentazione fotografica all’Emiro, e questi se ne è immediatamente innamorato, al punto di rivolgere su di esso le proprie capricciose attenzioni, dimenticando velocemente il dipinto.


MORALE: il MURALE è salvo, e il MORALE anche.



Carlo Chievolti (OTTOBRE 2012)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

MERCATI NERVOSI

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Gentilissima Accademia,

mi chiamo Kandìs Achila e sono egiziano. Sono in Italia da tre anni e abito vicino a Porta Palazzo, un bel quartiere della vostra città, nel quale mi sento come a casa mia.

Per imparare meglio vostra lingua leggo sempre giornali italiani. Uno mi piace tanto, perché parla di sole, un sole come neanche al mio paese c’è: il Sole 24 ore.

Su questo giornale leggo tante cose che capisco, ma anche tante che non ci capisco un’acca (si dice così?) ma certo dipende dal fatto che non sono italiano. Quello che volevo chiedere è: perché su questo giornale scrivono sempre che i mercati sono nervosi? Grazie tantissimo per la vostra risposta.

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RISPOSTA:

Caro Kandìs,

essendo egiziano è normale che lei non capisca gli articoli de Il Sole 24ore. Ma le dirò di più: succede anche a molti italiani.

Da un recente studio della nostra Accademia sui contenuti dei vari quotidiani, Il Sole 24ore è risultato, a dispetto del nome, piuttosto oscuro: una parola su tre non è italiana e delle due parole rimanenti, una è una sigla (Ftse, Mib, Rbc, NASDAQ eccetera) e l’altra una congiunzione o un articolo.

Ma veniamo alla sua domanda.

I mercati, per loro natura, sono luoghi soggetti a movimento continuo: non c’è nulla che stia fermo, ci sono resse e aperture improvvise, confusione, voci, allarmi, grida.

Poiché lei abita vicino a Porta Palazzo, la invito a recarsi una mattina al Mercato del Pesce.

Noterà subito un grande nervosismo: intanto c’è una puzza tremenda e questo non favorisce la calma e l’autocontrollo.

I pesci sembrano tutti uguali ed è estremamente difficile capire a prima vista quali sono freschi e quali sono stati sottoposti a mummificazione (processo che lei, come egiziano, conoscerà molto bene) e conservati poi nel freezer per sei mesi.

La gente si affolla intorno ai banchi, spintonata da chi sta dietro e spintonando a sua volta senza pietà chi sta davanti, per arrivare per primi a tossire direttamente sulle cassette di alici freschissime, che non fanno una piega perché protette dai migliori antibiotici a largo spettro.

Ma sono proprio i clienti più impazienti, se lei ci fa caso, che fanno perdere tempo quando è il loro turno: non sanno mai che pesci pigliare.

Discutono sulla freschezza dell’aringa e sul prezzo del pesce spada, sulle quotazioni dei calamaretti e sul valore di omega3 nelle sardine. Se acquistano le cozze, pretendono di averle già lavate, magari anche cotte, aperte e con la spruzzata di limone.

Così il nervosismo cresce: volano parole grosse, si innervosisce anche la pescivendola, che litiga con il marito, che inciampa nella vasca dei polpi vivi, che subiscono danni irreversibili, costringendo il venditore a praticare l’eutanasia e abbassare il prezzo, altrimenti nessuno li compra.

Più o meno le stesse cose succedono nel cosiddetto Mercato Azionario, dove, in vece dei pesci, si vendono azioni.

Le azioni, come lei sa, possono essere buone o cattive, ma non sempre si distinguono a prima vista le une dalle altre.

Le azioni si vendono in pacchetti esattamente come i pesci e anch’esse finiscono in borsa (Borsa Valori). Stessa ansia, stessa fretta di comprare e vendere, prima che il prezzo cambi.

Alcune azioni puzzano e appaiono gonfiate, come pesci andati a male. Altre ci fanno l’occhio di triglia dai Listini, tanto che paiono gridare: “Comprami, comprami!”.

Si investe brutalmente, si insulta a suon di titoli, gli investitori protestano, scalpitano, ma poi non sanno che pesci – pardon – che azioni pigliare.

E hanno ragione: basta un colpo di tosse di Monti, una alzata di sopracciglio della Merkel, una scorreggia di Obama (ci scusiamo per il paragone, ma pare, da fonti autorevoli, che le faccia anche lui) a stravolgere la situazione.

Ora, caro Kandìs, avrà sicuramente capito da cosa deriva l’espressione “Mercati Nervosi”.

Sperando di aver risposto esaurientemente alla sua domanda, la saluto con i migliori auguri per le sue prossime fritture letture.

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Dott.ssa Stephanie Hop-là

ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI

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AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

TEMPI DIFFICILI: LE BANCHE SVIZZERE PORTANO I CAPITALI OCCULTI A PANAMA, PER PROTEGGERLI



DA UNA PILLOLA DEL PROF. ITALO MIGLIO ELABORATA DA FRANK OATS


Si sta verificando ciò che gli economisti e i ministri del Tesoro di ogni Paese occidentale temono maggiormente: la fuga di capitali.


Non la tipica e consueta fuga di capitali verso banche estere, i classici soldi in Svizzera che fanno avanti e indietro a seconda delle esigenze in patria bensì, una fuga di massa di soldi dalle banche, soprattutto quelle dei Paesi in crisi economica.


Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda e presto anche altre nazioni, vedono i fondi depositati presso le banche locali, diminuire in maniera esponenziale.


Dal piccolo correntista al grande risparmiatore, tutti a prelevare i contanti per portarli in luoghi sicuri. Per alcuni, questi luoghi sicuri sono il materasso di casa, per altri le cassette di sicurezza pressoché inviolabili, ma per cifre ingenti è sicuramente meglio una sicura banca svizzera o un istituto bancario lussemburghese... questo era valido fino a ieri.


La notizia che alcune delle maggiori banche svizzere stiano trasferendo i denari verso Panama sta allarmando il mondo dei finanzieri, dei ricconi, dei politici di un certo rango. Pare che lo staterello centramericano stia diventando un piccolo forziere ancora più sicuro di quello elvetico.


Gli stessi panamensi però ammettono che il sistema bancario locale potrebbe andare in tilt, motivo per cui a loro volta, starebbero trasferendo la liquidità verso le isole Cayman dove il contante, di qualsiasi valuta, sarebbe maggiormente tutelato.


Da una nostra ricerca presso le suddette isole, sembrerebbe che alcune agenzie bancarie locali stiano a loro volta dislocando una parte del tesoro presso uffici decentrati delle Salomone, luoghi pressoché inaccessibili ai controlli fiscali di qualsiasi nazione.


Alle Salomone oramai pare ci siano più sportelli bancari che abitanti. Esponenti governativi del luogo ci avrebbero però confidato che, per timori non meglio specificati, tutto quel flusso di denaro era meglio renderlo meno vistoso deviandone il corso verso alcune piccole banchette delle isole Tuvalu dove solerti ragionieri terrebbero al sicuro ingentissime somme.


Ma pare che le Tuvalu non siano l’ultima destinazione dei capitali in fuga. Quasi certamente, dalle banchette delle Tuvalu, dollari ed euro approderebbero alle banchine (del porto) dell’isola di Cook dove la signora Galambelang Ushuwarizay sarebbe impegnata giorno e notte nello scavo di grosse buche ove interrare il denaro reduce da così tante transazioni.


Ricchi imprenditori, figli di governanti, miliardari d’ogni razza e nazionalità, noti attori e cantautori, Ibraimovich di turno, potranno finalmente dormire i loro sonni tranquilli sapendo i loro averi, sì lontani, ma al sicuro.



(NOVEMBRE 2012)



AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA

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