Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
FINTI CARABINBIERI ARRESTATI DA FALSA POLIZIOTTA E DA SOLDATESSA FASULLA.
I quattro sono stati sanzionati da un vigile urbano autentico.
Due truffatori senza scrupoli hanno tentato di mettere a segno l’ormai collaudato raggiro dell’incidente stradale.
Il fatto è avvenuto a Baggianate, piccolo comune della Brianza nel tardo pomeriggio del primo aprile, quando due individui di dubbia moralità hanno suonato alla porta del signor Salvo Permiracolo.
Un uomo residente a Carognate sul Serio, travestito da maresciallo dell’Arma, accompagnato da un connazionale camuffato da vicebrigadiere, ha comunicato al Signor Permiracolo che il figlio era stato coinvolto in un incidente stradale molto grave e che, per evitargli il carcere, occorreva assumere subito un avvocato pagabile in contanti, oro e gioielli.
Il Signor Salvo, colto alla sprovvista e in ansia per il figlio stava cadendo nel tranello, quando sono sopraggiunte due giovani donne: una poliziotta e una soldatessa che hanno arrestato i due finti carabinieri.
In realtà le ragazze non erano agente di P.S. e militare in servizio, ma musiciste appartenenti a una cover band tutta al femminile del Village People. Le due stavano aspettando le colleghe per recarsi in un pub dove avrebbero dovuto esibirsi in serata.
Le due, vedendo i carabinieri e credendoli autentici, hanno pensato di far loro il classico “Pesce d’Aprile”, fingendo di arrestarli. I due truffatori, vistisi scoperti, sono immediatamente fuggiti rinunciando alla refurtiva che il Signor Salve Permiracolo stava per consegnare.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma non era ancora finita.
Tornate al prendere il furgone, le musiciste, hanno trovato una contravvenzione per divieto di sosta sul parabrezza, mentre i due malviventi di Carognate, durante la fuga rocambolesca hanno mancato una precedenza alla rotatoria e sono stati prontamente sanzionati.
Questa volta l’agente della Polizia Municipale che ha accertato le violazioni al Codice della Strada era autentico, pertanto, le multe dovranno essere pagate sul serio.
Parafrasando il grande Boskov: “Multa è quando vigile fischia”.
Paul Rice – ACC

Le colleghe delle musiciste che hanno sventato il raggiro: la motociclista, l’operaia, la cowgirl e l’indiana.
LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE
Perché i peti rumorosi non puzzano, e quelli silenziosi sì, molto? Il farmacista e influencer dottor Filomeni risponde a questo dubbio ancestrale: i peti rumorosi sono per lo più aria ingerita, composta da gas che non hanno odore, ma occupano spazio. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Chissà se è più affascinante il quesito oppure la risposta”.
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Realizzata una batteria al tofu che funzionerà per 300 anni. I ricercatori della City University di Hong Kong, e della Southern University of Science and Technology di Shenzhen, hanno sviluppato una batteria acquosa ecologica che rivoluzionerà il mercato. La salamoia del tofu potrebbe generare una nuova batteria, che sostituirà le tradizionali a base di Ioni di Litio adesso impiegate ad esempio negli smartphone. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Una notizia ideale da comunicare attorno al 1° di aprile”.
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Come mantenere fresche le banane due settimane? Come conservarle al meglio, per prolungarne la freschezza, ed evitare sprechi? Il frigo è un insospettabile alleato. La fondatrice di FabFood4All spiega che conservare le banane mature in frigorifero rallenta il processo di maturazione, mantiene la buccia gialla, e il frutto fresco vari giorni. Solo le banane già mature devono essere riposte in frigo. Le banane acerbe non maturano a basse temperature: rimangono dure, resultando cioè poco appetibili. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Oppure in alternativa comprane meno e mangiale subito”.
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Dodici italiani su cento sono obesi, ma pochi lo ammettono. Interessati oltre un miliardo di persone nel mondo e sei milioni in Italia. Lo è anche un bambino su tre. Obesity Reviews ha rilevato che, nei percorsi di gestione del peso, un paziente su due abbandona il trattamento il primo anno di terapia. Far dimagrire gli obesi: costa molto meno allo Stato convincerli a mettersi a dieta, che curarli poi per tutta la vita. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ecco, si è arrivati al punto: costa molto meno allo Stato”.
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Un team dell’Università del Maryland ha sviluppato “Smart Underwear”, cioè le mutande intelligenti, che contano le flatulenze prodotte. È emerso che, in media, gli adulti ne producono 32 al giorno. È il doppio del valore emerso da indagini passate. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Poveretti: che vita grama, dover conteggiare le scoregge”.
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Bere acqua frizzante aiuta a perdere peso? Bevi molta acqua, meglio se frizzante, perché aiuta a riempire lo stomaco, abbassa la glicemia, e contribuisce a potenziare il metabolismo e bruciare calorie. Lo rivela uno studio pubblicato su Bmj Nutrition Prevention & Health. Akira Takahashi, il Direttore del centro dialisi del Tesseikai Neurologial Surgery Hospital di Shijonawate, Giappone, ha usato quale paragone l’emodialisi, terapia utilizzata per ripulire esternamente il sangue in caso di gravi forme di insufficienza renale. È probabile che l’acqua frizzante faciliti la perdita di peso, aumentando il consumo del glucosio presente nel sangue. Ma resta un aiutino. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ho un amico che beve solo acqua frizzante taglia XXXL”.

LA STAMPELLA PRESENTA

Sono terminate le Olimpiadi invernali, con tutta l’Italia che festeggia le medaglie che danno lustro ai nostri atleti. Da oggi, a parte alcune ragazze che scivolano dalle montagne con gli sci, gli altri “specialisti” possono tornare in naftalina quattro anni.
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L’opera “My bed” dell’artista Tracy Emin è stata venduta due milioni e mezzo di sterline. Un letto sfatto. Penso sempre che questa umanità si dovrebbe estinguere.
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Icann, organizzazione internazionale no-profit che gestisce il sistema globale dei nomi a dominio, permette di creare nuovi domini Internet di primo livello. Consente la registrazione di nuove estensioni, e di svariati tipi. Oltre a .it, .com, .org, saranno accettate estensioni anche curiose. E forse il primo sarà .figa. Pron. English: faiga.
Suntant Kathiw

LETTERA ALL’ACC - AUTOSCUOLA FAI DA TE

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AUTOSCUOLA FAI DA TE
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Gent.ma ACCademia,
sono Guido Prudente da Acireale e scrivo per riportare a voi e ai vostri lettori la mia esperienza nel settore della motorizzazione civile e incivile.
Ho quasi cinquant’anni e ho preso la patente di guida quando ne avevo diciotto. Da allora sono cambiate parecchie cose: il Codice della Strada è stato aggiornato, c'è stato l’adeguamento alle norme europee, il traffico è drasticamente aumentato, la segnaletica ha subito modifiche nel tempo, hanno costruito rotonde alla francese, sostituendo gli incroci che terrorizzavano a morte i candidati all’esame di guida.
Ho pensato che un aggiornamento mi sarebbe stato utile. Purtroppo le autoscuole non offrono corsi a buon mercato, così ho deciso di osservare gli altri automobilisti e prendere nota dei più comuni comportamenti al volante.
Riporto qui, a beneficio dei lettori, le più importanti e interessanti norme che ho dedotto attraverso le mie osservazioni:
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LIMITI DI VELOCITA’
Evidentemente i limiti di velocità non sono più espressi in chilometri all'ora, ma in metri al secondo. Per capirlo basta osservare le auto che sfrecciano sulle strade con limite dei 50.
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AUTOSTRADE
Abrogata la norma che prevede di occupare la corsia libera più a destra.
Gli automobilisti che viaggiano a 90 Km/h devono occupare obbligatoriamente la corsia di sorpasso, e non lasciarla in ogni caso; neppure se un autoarticolato suona ripetutamente il potente clacson in segno di disapprovazione. In questi casi la velocità può essere ridotta fino a 70 Km/h senza spostarsi a destra.
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PARCHEGGI
In caso di necessità, come ad esempio recarsi in farmacia o dal medico, è consentita la sosta in doppia fila e sugli attraversamenti pedonali, per il tempo strettamente necessario. Questi modi di parcheggiare diventano invece obbligatori nei casi di estrema necessità ed urgenza, come ad esempio recarsi dal parrucchiere, fare tappa dal giornalaio o dal tabaccaio, un aperitivo con gli amici, ecc. Senza limiti di tempo. Oggi è prevista anche la sosta breve in mezzo alla strada, per salutare un amico, guardare una vetrina, rispondere al cellulare o consultare una cartina stradale. Per queste soste brevi non è previsto nemmeno l'obbligo delle quattro frecce.
Nota: La cartina stradale è per chi non sa usare il navigatore satellitare (come me), al quale la sosta breve serve per interpretare correttamente le istruzioni di navigazione.
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ROTONDE ALLA FRANCESE
In caso di svolta a destra, disporsi nella corsia più a sinistra e cambiare repentinamente corsia in prossimità della rotonda.
Chi sta percorrendo la rotonda ha la precedenza, quindi è obbligatorio accelerare al massimo in prossimità di una rotatoria, per essere i primi ad entrarvi e avere il diritto di precedenza su tutti e la ragione in caso di sinistro (che se in questo caso sarebbe un destro).
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ATTRAVERSAMENTI PEDONALI
Accelerare simulando urgenza se in presenza di anziani o bambini, rallentare e fermarsi facendo i galanti nel caso di belle ragazze (invertire le posizioni se alla guida è una donna e ad attraversare sono giovani maschi esteticamente dotati).
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SEMAFORI
Se scatta il giallo, accelerare il più possibile per passare prima che si accenda la luce rossa.
Se si è fermi al semaforo e scatta il verde continuare con comodo la telefonata, l’invio di messaggi, la ricerca della stazione dell'autoradio o lo scaccolamento selvaggio, e ripartire poi con tutta calma.
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SERVIZI:
In prossimità delle scuole i Suv hanno precedenza assoluta e possono parcheggiare davanti al cancello d’ingresso (o addirittura dentro il cortile in caso di maltempo). La distanza consentita in avvicinamento alla scuola è inversamente proporzionale alla cilindrata dell’auto.
Ma soltanto se alla guida del Suv c’è una bionda trattata chirurgicamente con intenti migliorativi. Col nasino all’insù e l’atteggiamento “lei non sa chi sono io!”.
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NORME COMPORTAMENTALI
Chi possiede un telefono cellulare è invitato a utilizzarlo alla guida. Se la zona è particolarmente trafficata o complessa, diventa obbligatorio mettersi al telefono.
Possibilmente impugnare il cellulare con la mano destra, quella che si dovrebbe usare per azionare la leva del cambio, per creare un conflitto, e procedere preferibilmente in seconda a velocità ridotta.
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ALLARMI
Ricordare che, quando l’auto davanti si sposta sulla sinistra, oltrepassa di mezzo metro la linea di mezzeria, sicuramente alla guida c’è una signora. Quindi attenzione: improvvisamente si pianterà a centro strada poi, senza alcuna segnalazione, svolterà a destra.
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RISPOSTA:
Caro Guido, simpatico (e un filino misogino) automobilista dotato di grande spirito di osservazione, non dimenticare di integrare il tutto con il codice della strada americano (visionabile in ogni telefilm), dove è obbligatorio partire sgommando, utilizzare aiuole, sterrati e scalinate come scorciatoie, e fermarsi facendo stridere le gomme.
Ti ricordiamo inoltre che gli indicatori di direzione saranno presto aboliti sui nuovi modelli di automobili. Tanto vale abituarsi sin d'ora a non usarli.
In estrema sintesi, il nuovo codice rivaluta la cosiddetta guida narcisistica sicura. Per chi non conosce la mitologia il concetto è meglio spiegato nel sottotitolo del Nuovo Codice della Strada: La strada è mia e me la gestisco io.
Infine, la tua relativamente giovane età ti consentirà di vivere l’epopea delle auto che non necessitano di guidatore, a bordo delle quali tu, ex guidatore ora solo trasportato, avrai l’unica incombenza di mostrare il dito medio ad altri trasportati, ormai divenuti superflue e ininfluenti suppellettili.
Ma tu, caro Guido, sarai un uomo più sereno: il guidatore automatico è sempre di genere maschile.

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LA SFIDA LETTERARIA SOLITARIA

Meta e Google sono responsabili della dipendenza dai social media tra i giovani. È il verdetto raggiunto da una Giuria di Los Angeles, nell’ambito del processo sulla dipendenza da social, partito dalla denuncia della ventenne californiana Kaley, che ha testimoniato che YouTube (Google), e Instagram (Meta), le hanno provocato la depressione e i pensieri suicidi nell’infanzia. Gli americani sono bravi, a speculare.
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Presi i malviventi che hanno tentato di rubare ricambi per Ferrari, e altre auto di lusso, o da competizione, in uno stabilimento di Leinì. Ero rimasto ai furti di Panda, l’auto più rubata in Italia, per il mercato sottobosco che abbatte i prezzi dei ricambi.
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In Giappone chi arriva presto al lavoro parcheggia lontano, per favorire chi arriva dopo. In Italia, parcheggia vicino all’ingresso, mandando (censura) chi arriva dopo.
Torino è al 16° posto tra le città italiane col maggior numero di ore di sole. È una notizia importantissima, perché ci fa di capire che i giornali hanno spazio da buttare.
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A Gavirate, nel Chiostro di Voltorre, c’è la scuola per campanari. Finalmente un mestiere innovativo, per il futuro dei nostri giovani. Altro che influencer, o tronista!
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Qualcuno che non nominerò ha inventato il “non vino” delle Dolomiti, a base di barbabietola bianca, luppolo, e pepe di Szechuan. Mi rifiuto, di toccare questa cosa.
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Sfondano la vetrina di un supermercato con una Panda. Meravigliosa pubblicità involontaria per la robustezza dell’utilitaria più famosa e simpatica dell’Universo.
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Mentre il Governo inglese rende possibile l’aborto fino al nono mese, una 31enne statunitense della Georgia è stata arrestata, e accusata di omicidio, per aver assunto la pillola abortiva. Capisco che ci debba essere il libero arbitrio per chi legifera, ma forse sarebbe necessario l’intervento di un regista super partes, per gestire i cervelli.
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A Yokohama, in Giappone, apre un bar dedicato chi vuole dimettersi dal lavoro. Chi ci entra, e lo dichiara, beve gratis. Geniale! In Italia fallirebbe dopo due giorni.
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A Sanremo, un addetto ha raccolto con le mani le cacchine del cavallo di Bocelli. Purtroppo, il budget risicato non ha consentito di fornirgli paletta e guanti igienici.
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Un allevamento di Capua, provincia di Caserta, ha fatto ascoltare le canzoni del Festival di Sanremo alle sue 250 bufale, e ha ottenuto un surplus di produzione del latte. Si deduce che le bufale non hanno successo solo a Sanremo, ma anche altrove.
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Oltre il 71% dei lavoratori italiani pensa che ci siano le condizioni tecnologiche ed economiche per ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni. Ci ho riflettuto, ma non avrei mai pensato che i lavoratori italiani volessero lavorare meno. È strano.
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La Camera dei Deputati ha approvato un progetto di riforma del lavoro promosso dal Governo, che prevede giornate di lavoro di dodici ore, e massimo una settimana di ferie all’anno. Ma, calma: accade in Argentina, dove il Governo è Javier Milei.
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84 studenti su 100 approvano il Decreto Sicurezza contro i coltelli e le baby gang. I restanti 16 su 100 vanno a scuola col coltello, o sono in una baby gang. Normale!

BOTTE E RISPOSTE

Poste Italiane si vuole prendere TIM, pagando 10,8 miliardi di €uro il disturbo. Due conclamati fornitori di disservizi si matrimoniano? Sono davvero affascinato!
Carlo Chievolti
L’era dei disservizi integrati (english: difficulty management).
Nonna Abeffarda

50mila persone hanno sfilato a Torino, per una marcia organizzata da Libera, al nobile scopo di sconfiggere la mafia. Dimostrando tre cose: tanti torinesi hanno del tempo da perdere, i cortei servono a cazzeggiare, e la mafia sorriderà, bonariamente.
Suntant Kathiw
Quarta cosa: i pochi torinesi che non hanno tempo da perdere sono stati costretti a perderne, a causa della chiusura di molte vie centrali, del traffico nel caos, e delle attese infinite alle fermate dei mezzi pubblici. Non c’è religione.
Nonna Abeffarda
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Dopo nove mesi di ristrutturazioni, Leone Papa 14 ha a disposizione il suo nuovo appartamento di dieci stanze con mansarda, al Palazzo Apostolico di Roma centro. Esistono i voti di castità e obbedienza, ma il terzo è il voto di povertà. No comment.
Carlo Chievolti
&
Comment. I voti di castità, povertà e obbedienza li fanno i frati e le suore dei vari Ordini. I Papi non fanno voti, ma i voti li prendono in Capitolo, e chi ne prende di più si installa vita natural durante nei palazzi più lussuosi di Roma e del Vaticano, veste abiti sontuosi, è servito, riverito, e applaudito per qualsiasi baggianata gli esca dalla bocca. E tutti-tutti gli italiani, compresi atei, agnostici, buddisti, islamici ed evangelici, sono costretti a farsi carico delle spese per i suoi agi.
Nonna Abeffarda

È LA MIA PAROLA CONTRO… …QUELLA DEL COMPUTER

È LA MIA PAROLA CONTRO…
…QUELLA DEL COMPUTER
Gentilissima Accademia,
vi sembra normale che la mia parola non conti nulla rispetto a quella di una macchina?
Cerco di spiegare meglio ciò che è accaduto la scorsa settimana.
La mia amatissima moglie sostiene di avermi sorpreso mentre stavo visitando siti internet di dubbia moralità.
Le ho assicurato che stavo cercando informazioni riguardo alcuni sport invernali e, per quanto possa essere eticamente riprovevole seguire il curling e l’hockey si ghiaccio, sono convinto che lei non si riferisse a questo genere di frequentazioni web.
Non contenta, mia moglie, ha preteso di controllare la cronologia del mio computer.
Quella macchina infernale sostiene che stavo visitando siti vietati ai minori oltremodo ambigui e, nonostante io garantisca il contrario, è assolutamente irremovibile.
Vi sembra normale che la parola di un dispositivo elettronico conti più di quella di un umano?
Nonostante abbia giurato sulla Gazzetta dello Sport che stavo solo guardando innocui siti internet sportivi, la mia ex moglie crede più alla parola del computer che alla mia.
Vi sembra normale che una macchina arrivi al punto di chiedere a un uomo o a una donna di dimostrare di essere veramente un essere umano?
Saluti da Ginenzo da Tribolate sul Serio.
RISPOSTA:
Caro Ginenzo,
notiamo con sommo dispiacere che nel giro di poche righe la tua amatissima moglie è diventata “ex moglie”, e ce ne rammarichiamo.
Purtroppo, i computer sono dispositivi autoritari e vogliono sempre avere ragione a tutti i costi.
Non se ne esce, devono sempre avere l’ultima parola e, spesso, tendono a mettere in imbarazzo l’utente rivelando fatti privati a chiunque li interroghi.
Con l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale le cose si complicano ulteriormente, è già capitato che un computer arrivasse al punto di ricattare il malcapitato umano utilizzando i suoi punti deboli per fare leva sulla sua sensibilità.
A queste macchine elettroniche piace prendere in giro i loro proprietari, sanno tutto dell’utente, i gusti e le tendenze in ogni settore, ne conoscono i pensieri più intimi, eppure chiedono all’umano di dimostrare di non essere un robot.
Un computer normodotato non avrebbe necessità di dimostrare tutto ciò.
I computer sanno senza ombra di dubbio che a digitare le lettere sulla tastiera e che a muovere il mouse sono le mani di un essere umano, ma si divertono a farci innervosire.
Non c’è altra spiegazione.
Paul Rice - ACC

A mali estremi, estremi rimedi.
UN ALTRO GINO SE N’È ANDATO
Dopo altri amati e indimenticabili Gino italiani (Bartali, Bramieri, Cervi…) anche Gino Paoli ha lasciato questo mondo. Qualcuno dice che abbia seguito la sua stellina, quella che gli sorrideva, tanti anni fa, dalla finestra di una soffitta affacciata sul mare.
È stata una dipartita silenziosa, discreta come le sue canzoni, dove con pochi semplici accordi di chitarra riusciva ad accompagnare strofe e ritornelli, brevi (ma mai banali) concentrati di poesia. Il suo talento era proprio questo: descrivere uno stato d’animo o raccontare una storia, usando poche parole e poche note.
Si dice di lui che sia stato un cantautore tutta la vita e, per un breve periodo, anche un deputato della sinistra. Della seconda cosa non parlerò: non credo sia importante per capire le sue canzoni, né per trarne emozioni e piacere. L’arte, la poesia, la musica non hanno colore politico. Si può disprezzare Gabriele D’Annunzio per la sua ideologia nazionalista, ma al contempo commuoversi per la bellezza di alcune sue liriche immortali, come “La pioggia nel Pineto”.
Gino Paoli è stato un cantautore pacato. I sentimenti negativi, come la tristezza, la rabbia, il dolore, non gli hanno mai fatto alzare la voce.
Se l’è presa anche con Dio, qualche volta, ma sempre con tranquilla ironia, come negli album, meno conosciuti dal grande pubblico, “I semafori rossi non sono Dio” e “King Kong Paoli”, dove accusa l’Onnipotente di distrazione:
Ci son dei giorni
in cui Dio è distratto,
guarda da un’altra parte.
Forse non vuole vedere,
segue un altro cantiere.
Credo non sia necessario soffermarsi sui dettagli della sua vita pubblica e privata, sull’alcolismo e il tentato suicidio, sui suoi amori famosi e su quelli oscuri: basta ascoltare le sue canzoni, Gino è tutto lì, in quei testi.
Resta un po’ di amaro in bocca, anzi, un certo “sapore di sale” nell’apprendere ciò che a volte non accettiamo: la vita non è mai senza errori e senza colpe, nemmeno per i grandi artisti. Però può essere, e ci accontentiamo, una lunga storia d'amore, di quelle importanti, capaci di farci vedere il cielo in una stanza al posto di un banale soffitto viola.
Gino Paoli lascia la moglie, i figli, quattro amici e la gatta.
Grazie Gino, per averci lasciato tante canzoni, da indossare sopra il cuore…
Stefania Marello

“Il cielo in una stanza” interpretato dall’I.A.
GLI SCALTRI BARISTI DIVENTANO ILLUSIONISTI

Era nell'aria. Da troppo tempo ormai i nostri eroi del bancone non avevano trovate originali, degne della loro fama. Ma questa volta si sono superati.
Hanno dotato il loro bar di giochini di abilità e prestidigitazione, allo scopo di tenere i clienti incollati ai tavoli per ore, con conseguente aumento esponenziale delle consumazioni.
Si tratta di rompicapo diffusi, ma di difficile risoluzione: il puzzle impossibile, il quadrato che non passa dall'anello, le palline che non passano attraverso il foro.
Inoltre i due scaltri (e versatili) baristi si esibiscono nei consueti giochi di prestigio: indovinano la carta pensata, estraggono metri di tovaglioli dalle maniche, fanno sparire le tazzine del caffè.
Con questi giochini riescono a trattenere per ore gli avventori nel locale, in modo da servire loro ogni genere di costosa consumazione, dalla colazione al pranzo, fino all'aperitivo serale.
Questa idea si è rivelata vincente. I vantaggi sulle sale slot sono notevoli: i clienti sono sempre soddisfatti, si impegnano in attività utili per la mente, non buttano via i risparmi nell'esecrabile vizio del gioco. E alla fine anche i gestori hanno il loro tornaconto: il locale è costantemente affollato di gente che mangia, beve e si diverte con giochi legali e stimolanti. A parte qualche difficoltà al momento della chiusura del locale per radunare tutte le colombe e i coniglietti fuggiti dai cilindri, i nostri scaltri amici sono soddisfatti.

Ore 7,00 - 9,00: Si comincia con caffè, tè, succo d'arancia e brioche
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Ore 16,00 – 18,00: Cioccolata, caffè d'orzo, bibita e aperitivo
SASSI

Sono stato prigioniero a Sassi i cinque anni delle elementari, all’Istituto San Domenico Savio, dalle suore. Impressionante, vedere il corso deserto, e con solo un tram, contro le immagini di oggi, con le auto in file interminabili in tutti i momenti di tutte le giornate. I ricordi sono pochi, ma dipende principalmente dalla mia memoria, da sempre “labile”.
Il complesso è situato presso la stazione di partenza della tranvia Sassi-Superga, una linea tranviaria collinare a cremagliera, che porta alla collina di Superga, a 672 metri, dove si trova l'omonima Basilica, sulla quale si schiantò l’aereo dei calciatori del Torino.
Ricordo nel corridoio un busto marmoreo della benefattrice Netty O’Ketty, della quale Google non ha memoria. A proposito del dio Google, che tutto sa: ci trovi Istituti con questo nome a Potenza, Catania, Bra, anche Torino, ma di questo nessun riferimento.
Un giorno d’inverno ci portarono fuori a spasso, intabarrati con mantelline nere, in fila, due a due tenendoci per mano. Mantelline! Sembravamo anacronistici pipistrellini neri. Niente radio, niente televisione, nessun giornaletto e neanche una palla: giocavamo a nascondino, o “a prenderci”. Nessun nonno che trasmettesse la passione per il calcio: l’unico nonno che ho poi conosciuto era contadino, e si intendeva di campi e boschi, di carri e cavalli, di animali da stalla e cortile. I calciatori di palloni fanno appassionare la quasi totalità dei maschi italiani, da neonati a moribondi: io sono una rara eccezione.
Ricordo le camerate esageratamente alte e larghe, con tanti lettucci affiancati, e in un angolo una grande tenda bianca, habitat della suora che ci controllava, nella quale ci era vietato entrare. E noi bambini osservavamo scrupolosamente questa e tutte le altre regole che ci venivano imposte. È singolare, confrontare noi bimbi di allora con quelli anche solo della generazione dopo: i nostri figli, per chi si è riprodotto. Ne ho conosciuti (ora a loro volta sono padri) che vivevano di capricci, e di pura e insolente prepotenza.
Dalla porta sul corso qualche sera entravano le mamme, portando il freddo, i profumi, le emozioni e l’amore materno. Poi saluti, e si tornava alla routine dei piccoli prigionieri. Si pregava. Si pregava appena aperti gli occhi al mattino e prima di chiuderli alla sera, si pregava prima e dopo lo studio, prima e dopo i pasti, prima e dopo la ricreazione. E c’era la messa al mattino, e il rosario alla sera. Non ho imparato niente di pratico, non so piantare correttamente un chiodo nel muro, e quasi non so fare una O col bicchiere, ma ho imparato le capitali, comprese quelle del Madagascar e della Mongolia, anche se per farmi dispetto hanno modificato i nomi. Ma mi hanno insegnato le preghiere che come tutti capiscono mi si sono rivelate utilissime per la vita, l’esperienza, e la carriera.
Un giorno è venuto un nonno vestito strano e colorato, per non so quale rito. Eravamo tutti vestiti di nero col fiocco bianco, a parte Carlo imbardato da “marinaretto di lusso”.

Poi d’estate ci portavano in colonia: ricordo Sauze d’Oulx, e Marina di Massa, dove ci veniva rifilata la stessa procedura ma “cambiavamo aria”. Eravamo prigionieri, sempre.

Ci sono tornato anni dopo, per assistere alla Sassi-Superga: una gara di moto in salita, di quelle che oggi non esistono più. Come ex allievo, le buone suorine permisero a me e agli amici di ricoverare i motorini nel cortile. Ho il ricordo dell’odore dell’olio di ricino che si usava come additivo per i motori a 2 tempi, sacrificati alla “rivoluzione climatica”.
Italo Lovrecich
BREVETTATA LA CABINA ELETTORALE A PROVA DI DIO
Nel segreto dell'urna, Dio ti vede, Stalin no! Così recita una celebre frase di Giovannino Guareschi.
Stalin non poteva sapere cosa avrebbero votato gli elettori, ma se avesse vinto con una percentuale minima, avrebbe subito sospettato di non essere così amato come credeva.
Se il voto è spontaneo, al dittatore Nicolae Ceaușescu va dato il merito dell’ideazione del “voto spintaneo”, grazie al quale era in grado di ottenere percentuali Bulgare, pur essendo rumeno.
In Ungheria il controverso Victor Orban vinse le ultime elezioni con il 53,1% dei voti, mentre Vladimir Putin ottenne l'87%, instillando il dubbio che l’emergenza del momento non sia il cambiamento climatico, ma la deriva dei continenti, visto e considerato l’allontanamento progressivo della percentuale bulgara.
I principali leader di partito italiani non possono vedere cosa vota ogni elettore, ma possono farsi un’idea in base ai risultati elettorali. Non occorre essere un dittatore per avere sospetti sull’elettorato e sui franchi tiratori analizzando il responso delle urne.
Tuttavia, l’unico a sapere esattamente cosa vota ognuno di noi è Dio.
Ma come la pensa politicamente Dio? Non se la sarà presa troppo per quel referendum sul divorzio? E se Dio fosse comunista?
Dare spiegazioni a Stalin avrebbe messo chiunque in un mare di guai, ma trovarsi a fare i conti con Dio nel Giorno del Giudizio non sarà propriamente una passeggiata salutare.
Allo scopo di tutelare la privacy degli elettori è stata recentemente brevettata la cabina elettorale antintrusione. Questo “bugigattolo” sostituirebbe gli attuali camerini in legno compensato o truciolato facilmente accessibili all’occhio del Signore.
Le nuove cabine saranno rivestite con lamine di piombo da 20 mm antiradiazioni cosmiche e completamente oscurate, pertanto, l’elettore dovrà crociare la sua scelta consapevole alla cieca. Questo metodo offrirà maggiori garanzie di riservatezza, anche verso se stesso.
Gli immobili dove verranno allestiti i seggi elettorali saranno altresì dotati di sofisticati sistemi di disturbo per evitare intrusioni di occhi indiscreti dall’alto dei cieli.
Paul Rice – ACC

Per le zone montuose verranno approntate le cabine corazzate modello “Saluti da Cortina”.

Per le aree di mare verranno approntate le cabine blindate modello “Baci dalla Riviera Adriatica”.

In passato vi è stato un tentativo di depistare il Padreterno camuffando i vani elettorali da cabine telefoniche. Il tentativo è miseramente fallito poiché Dio, non essendo l’ultimo degli sprovveduti, ha prontamente fiutato l’inganno della cabina.

Sugli edifici adibiti a seggi elettorali verranno installate antenne con emettitori di onde elettromagnetiche a frequenza divina, raggi infrarossi e onde cosmiche.

Cabina elettorale a rischio privacy: troppo vicina all’Alto dei Cieli.
MILIONARIO PER DIECI MINUTI

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MILIONARIO PER DIECI MINUTI
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Incommensurabile Accademia,
sono Fortuna Tino da Prucengo, ex operaio ora disoccupato, e volevo parlarvi di ciò che mi è accaduto una decina di giorni fa.
In realtà non volevo neppure scrivervi, tanto che mi sono domandato per giorni e giorni: vale la pena di far conoscere la mia vicenda?
Probabilmente no!
Proprio per questo, seppur in forte ritardo, ho deciso di scrivervi ugualmente.
La cosa ha dell’incredibile: era la serata della prima semifinale e, siccome ero rimasto senza benzina e avevo solo 10 euro, ho pensato bene di investirli giocando una scommessa su Germania – Brasile 1 a 0, per tentare di fare almeno il pieno.
Essendo a secco, ho scritto il pronostico su un biglietto e ho mandato mia moglie all’agenza delle scommesse. Probabilmente il biglietto non era scritto in bella calligrafia, tanto che mia moglie ha frainteso l’uno scambiandolo per un sette.
Ma come le sarà saltato in mente di prevedere un sette a zero per la Germania? Inutile dire che al ritorno abbiamo pesantemente litigato!
So che le donne tendenzialmente capiscono poco di calcio, ma come può una moglie non capire la scrittura del marito dopo vent’anni di matrimonio?
Inizia la partita e incredibilmente la Germania segna cinque reti in pochi minuti.
A dieci minuti dal termine la Germania stava vincendo sette a zero e io stavo vincendo un milione e mezzo di Euro. Oramai era fatta!
Mi sono letteralmente incollato davanti al computer e ho prenotato una vacanza da favola da ventimila euro e un’auto nuova, un SUV, da ottanta mila euro. Tutto online e in pochi minuti.
Sono tornato davanti al televisore a pochi minuti dalla fine della partita e… non va a segnare il Brasile? Questo è davvero uno scherzo crudele del destino.
Ora però ho capito cosa si prova ad essere milionari: è durato poco, ma è stato bello.
Non mi resta che trovare i centomila euro e sarò pronto per una vacanza da favola con mia moglie e per far morire di invidia i vicini di casa con la mia nuova e fiammante auto.
Un caro abbraccio dal povero (in tutti i sensi) Tino
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RISPOSTA:
Gentile signor Fortuna,
i latini direbbero “Cognomen non omen”. Purtroppo la palla ha una caratteristica in comune con la moneta: sono entrambe rotonde e quindi non si sa alla fine in quale porta rotolano. A quanto pare, non nella sua.
Al momento, a casa vostra, dovete accontentarvi di palle che girano, ma di altro genere.
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UNA CONQUISTA STORICA NELLA PARITÀ DI GENERE: LE SCARPE PER CAMMINARE
UNA CONQUISTA STORICA NELLA PARITÀ DI GENERE:
LE SCARPE PER CAMMINARE
Quando i primi ominidi scesero dagli alberi, oltre quattro milioni di anni fa, scoprirono, così su due piedi, che camminare eretti era molto più veloce che spostarsi di ramo in ramo come le scimmie. Ma era anche doloroso: le callosità dei piedi non bastavano a proteggerli dalle asperità e dal freddo del terreno. Per questo si ingegnarono ad inventare le scarpe.
Le prime calzature di cui si ha traccia, realizzate con pelli di animali e fibre vegetali intrecciate, risalgono al periodo Paleolitico. Esse hanno permesso all’Homo Sapiens di spostarsi e popolare il mondo intero.
Ma col trascorrere dei millenni, a complicare la nostra già difficile vita sulla terra è subentrata la vanità, progenitrice dell’industria della moda. E questa ci ha fatto perdere di vista i bisogni essenziali di uomini e donne, uno dei quali è per l’appunto camminare.
Quando noi nonne eravamo giovani, i negozi di calzature offrivano scarpe adatte alla deambulazione solo alla clientela maschile. Le scarpe da donna, invece, sembravano progettate per piedi alieni. Il piede umano è largo in punta e scarica il peso sul tallone; la scarpa con il tacco alto è fatta esattamente al contrario: stretta in punta e sollevata sul tallone. Camminando, la schiena si incurva per compensare il dislivello, il tendine di Achille si accorcia, la caviglia è completamente in balia della forza di gravità, e di una certa gravità sono le inevitabili storte.
“La donna è mobile” si diceva citando il Rigoletto, e l’instabilità sulle scarpe lo confermava, rendendo noi donne perennemente squilibrate, anche nel pensiero. Chi ha dovuto indossare quel tipo di calzature sa benissimo di che cosa stiamo parlando. È impossibile camminare disinvolte, guardarsi intorno, fare una breve corsetta per prendere un tram al volo. È difficile camminare sulla ghiaia, sullo sterrato, percorrere strade in salita o in discesa. L’attenzione dev’essere sempre concentrata su dove e come posiamo i piedi.
Negli anni delle contestazioni femministe, invece di dar fuoco ai reggiseni che, detto fra noi, fanno solo il loro lavoro, avremmo dovuto bruciare in piazza quegli strumenti di tortura. Invece, abbiamo tollerato la subdola discriminazione sessuale, in nome della bellezza e della moda.
Si diceva, infatti, che la donna che zompettava sui tacchi a spillo fosse elegante e sexy. Se poi indossava anche una gonna stretta e le smaglianti (e facilmente smagliate) calze a rete era considerata lo stereotipo del desiderio maschile. Ma quanto può essere sexy, mi chiedo, una poveretta che traballa come un equilibrista ubriaco, limitata nell’andatura, impedita nella corsa, aggrappata ai mancorrenti delle scale, e tormentata dal dolore ai piedi?
Nel caso non fosse già evidente, iniziarono anche i medici a metterci in guardia dai danni irreversibili alle dita dei piedi e alla colonna vertebrale. Ma che cosa potevamo fare? Non avevamo alternative, a parte le cosiddette “scarpe da ginnastica”, fatte di tela e scarti di pneumatici, che diventavano subito sformate e puzzolenti, pensate solo per le palestre, i campi da tennis e le scampagnate estive.
Del resto - dicevano le nostre madri - chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire. E allora via, zoppicando su tacco, mezzo tacco e tacchetto: a scuola, all’Università, poi in ufficio, a fare la spesa, magari con i figli in braccio.
Molte di noi in ufficio si sfilavano le scarpe sotto la scrivania, e se le rimettevano in fretta quando entrava il capo, ignorando le proteste dolorose di calli e vesciche.
Finalmente, intorno agli anni novanta, la moda cambiò, e comparvero nei negozi e nei grandi magazzini i primi modelli di scarpe da donna basse e stringate, come le comodissime Clarks dall’Inghilterra, o le allegre Sneakers dagli Stati Uniti: fu un vero un passo avanti - nel senso letterale della parola “passo” - nella parità di genere.
Oggi l’offerta di calzature femminili è ampia e differenziata: chi vuole camminare in sicurezza trova scarpe morbide, comode, a misura di dita a martello e alluce valgo, dotate persino di suola memory foam, come i materassi.
Ma il “tacco 12” è rimasto, per la donna ambiziosa, la donna “che non deve chiedere mai”, a parte il braccio cavalleresco del suo uomo a fine giornata, quando, per stanchezza o per un Martini di troppo, non regge più la sfida con le complesse leggi fisiche dell’equilibrio.
Stefania Marello - ACC

Ogni uomo dovrebbe provare almeno una volta
LEGALIZZATA L'ORA LEGALE

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Per millenni la posizione del sole rispetto alla Terra ha segnato il tempo; infatti i primi metodi per stabilire l'ora esatta si basavano sulla misurazione delle ombre proiettate a terra. Più tardi nacque la meridiana, ma siccome non inventarono mai quella da polso e un muro in pietra da due metri per tre era difficilmente trasportabile, questo metodo risultava poco pratico. Inoltre, nelle giornate nuvolose, creava malumori tra i lavoratori, che non vedendo mai l'ombra dello stilo proiettate sul quadrante il mezzodì, continuavano a lavorare saltando il pranzo.
In seguito fu inventata la clessidra ma, vista la manovalanza necessaria a capovolgerla di continuo, fu presto utilizzata come semplice cronometro.
Quando finalmente inventarono l'orologio meccanico, ecco che arrivò l'ora legale a complicare la vita.
Oggi abbiamo orologi integrati nei sistemi operativi dei computer che aggiornano automaticamente l'ora puntualmente a settembre e a marzo, ed ecco la complicazione delle complicazioni: l'abolizione dell'ora solare, giusto per scombinare gli algoritmi di Windows, iOS, Linux & C.
Per chi pensasse a un refuso specifichiamo che, almeno secondo Juncker, con la scusa di abolire l'ora legale, in realtà si abolirà quella solare. Cioè si cancellerà per sempre l'ora indicata dal sole a vantaggio di quella introdotta per legge.
Tuttavia gli stati comunitari potranno adottare il proprio fuso orario. Ogni membro UE di fatto potrà scegliere se mantenere l'ora legale prefissata, un'ora in avanti oppure indietro. In pratica gli stati Europei potrebbero ognuno avere la propria ora definitivamente, visto che saranno aboliti i cambi di ottobre, dove si può dormire un'ora in più, e quello di marzo dove, chi fa il turno di notte, potrà lavorare un'ora in meno.
I sistemi operativi dei computer dovranno essere riprogrammati in base all'ora ratificata in ogni Paese.
L'ACC dopo un vertice proporrebbe di adottare un orario unico in tutta la UE basato sui bioritmi naturali della Nonna:
Ore sei: la sveglia (che equivalgono alle ore 6:00 attuali)
Ore dodici: il pranzo (che equivalgono alle ore 12:00 attuali)
Ore diciotto: la cena (che equivalgono alle ore 18:00 attuali)
Mezzanotte: ora in cui si addormenta davanti alla TV (che equivalgono alle ore 20:00 attuali).
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Paul Rice – ACC (OTTOBRE 2018)
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Considerazione finale: L'Unione Europea, per voce del presidente della Commissione Claude Juncker, uccide l'ora legale.
Pare tuttavia che verrà lasciata alla decisione dei singoli Stati la scelta se continuare ad adottarla o no.
Eh, sì: queste sono problematiche importanti!
Carlo Chievolti
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Secondo l'astronomia greca antica sulla Terra erano sempre le 12:47
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LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.
L'INARRIVABILE NONNO ABEFFARDO

Un articolo di un anno fa ci racconta di una potente auto in fuga ai 250 km orari dalla polizia lungo le vie di Biella da Valdengo alla Trossi. I 250? A Valdengo? Mi viene in mente quando già over ’50, facendo jogging a Brevigliasco, il vigile urbano Oreste mi immortalò con l’autovelox ai 19 Km/h. Roba da mondiali master. Ridere!
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L’ultima ossessione di Donald Trump. Regala a tutti le scarpe americane Oxford in pelle di Florsheim, da 180 dollari: deputati, consiglieri, membri dello staff, amici. Vi preciso che qui a Brevigliasco non sono arrivate, come segnala il postino Oreste.
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In oltre 6mila uffici delle Poste si può richiedere il passaporto. Mi sono informato presso quello di Brevigliasco, e l’addetto Oreste, che mi conosce bene, mi ha fatto presente che per andare dalla cascina alla Bocciofila il passaporto non mi serve. Ah.
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Il mercato italiano dei fiori edibili vale 7 milioni di €uro. Sì, zio Gino, sono ben 14 miliardi delle tue lire, in fiori da mangiare. Davvero, meritiamo di estinguerci?
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La Spagna cerca 10mila volontari che bevano vino tutti i giorni i prossimi quattro anni: studio clinico dell’Università di Navarra, che misurerà gli effetti del consumo moderato di vino sulla salute. Sono un professionista, resto a disposizione. Tuttavia, chiedo se sia accettabile valutare la prestazione in “smart working” da Brevigliasco.
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L’azienda Ailias del Surrey può spedirci l’ologramma di un personaggio storico, in 3D, generato con l’AI, in grado di dialogare e interagire. Spero che non mi venga imposto: se voglio interagire, preferisco i pensionati alla bocciofila di Brevigliasco.

DEDICHE
IL PROFESSOR MIGLIO E I SUOI

L’esortazione a recarsi a defecare sulla urtica dioica va a
Anonimo 20enne di origine tunisina, a Udine.
Con la seguente motivazione:
Ha messo “all’ingrasso” la moglie, per evitare che gli altri la trovassero attraente.
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Il Cetriolo Plumbeo Honoris Causa va a
Anonimo 60enne a Rescaldina, Milano.
Con la seguente motivazione:
Ha parcheggiato l’auto nella zona disabili, usando la fotocopia di un tagliando della defunta suocera, ed è andato in trasferta coi colleghi. Sarà adeguatamente castigato.
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Il premio pane e volpe va a
Anonimo medico che segnava ore lavorative di fantasia.
Con la seguente motivazione:
È risultato contemporaneamente nelle Asl di Parma e di Cremona. È pura ubiquità!
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Il premio “ma ci faccia il piacere” va a
Motorola, azienda di tecnologia.
Con la seguente motivazione:
Presenta uno Smartphone arrotolabile. Io spero che nessuno tenti di infilarselo nel.
Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
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