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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

ALLA RICERCA DEL FRATELLO DI CARLO


Il noto editorialista Carlo Chievolti è venuto a conoscenza, attraverso canali non ufficiali, dell’esistenza di un fratello segreto.


Si è messo così alla ricerca del parente che non sapeva di avere, sfruttando la regola dell’anagramma. È questo un accurato metodo scientifico, utilizzato abitualmente dall’Accademia dei Cinque Cereali, in grado di fornire dati più attendibili di quelli del DNA. In pratica si tratta della prova D.NAmes, l’analisi del DNA delle parole e dei nomi.


Nel suo girovagare per le campagne di Brevigliasco, Carlo ha incontrato alcuni individui che avrebbero potuto essere suoi fratelli, ma riconoscere un legame di parentela non è affatto semplice, data la singolarità e l’unicità del personaggio in questione.


Potrebbe trattarsi di Lorca Chievolti, poeta e scrittore di padre spagnolo (e madre di Rondissone), chiamato così in onore di Federico Garcia Lorca.


Larco Chievolti potrebbe essere il fratello nano che non ha mai incontrato?


Claro Chievolti è un altro candidato alla parentela: il nome, di origine latina, significa illustre.


Ci sarebbe infine Alcor Chievolti, figlio di un appassionato di anime giapponesi, fan di Goldrake (che avrebbe chiamato il figlio come il compagno di avventura di Actarus), grande appassionato di informatica e di balli latino-americani, tanto da guadagnarsi sul campo il soprannome di Alcoritmo. E non dimentichiamo che il nome Alcor ha una radice alcolica ben presente nel DNA del noto giornalista.


Dopo tutto questo girovagare senza aver individuato il vero fratello del nostro Carlo, la domanda sorge spontanea: esisterà nel mondo almeno un Chievolti che gradirebbe essere suo fratello?



M&M&M - Marello & Marchiori & Miglio

La passione per le zucche e per la bonarda sono segni inequivocabili di parentela più attendibili del metodo dell’anagramma.

Si noti la somiglianza con il poeta Federico Garcia Lorca

VINCE AL LOTTO E DECIDE DI REGALARE IL 10% A OGNI AMICO



VINCE AL LOTTO E DECIDE DI REGALARE IL 10% A OGNI AMICO, MA IMPROVVISAMENTE RITROVA QUARANTADUE AMICI PERDUTI: COSTRETTO A IPOTECARE LA CASA



È accaduto a Burlate sul Serio, piccolo comune della bassa bergamasca.


Il signor Fortunato Mai, operaio in fonderia a Dalmine, ha sognato una vecchia zia deceduta dieci anni or sono.


Zia Arpalice in sogno gli ha comunicato tre numeri da giocare al lotto: 96, 124 e 160.


Svegliatosi di soprassalto ha immediatamente annotato le cifre per evitare di dimenticarle, vanificando lo sforzo della zietta.


Rileggendo gli appunti si è accorto che tutti i numeri erano ingiocabili, poiché superavano il 90. Facendo mente locale ha realizzato che zia Arpalice si divertiva a metterlo in difficoltà già da viva, figuriamoci ora che, da morta, non aveva più nulla da perdere.


Determinato a giocare al Lotto a tutti i costi, ha pensato di dividere a metà ogni numero e di giocarli sia sulla ruota Milano, sia su quella di Venezia, non potendo effettuare una giocata su Bergamo.


Detto, fatto! Ha giocato i numeri 48, 62 e 80 su entrambe le ruote e, incredibilmente, ha centrato due terni secchi incamerando la discreta cifra 8.240 euro.


Al settimo cielo per l’incredibile avvenimento, colto da un eccesso di zelo, ha deciso di regalare il 10% a ciascuno dei suoi amici; si trattava di donare 800 euro a testa a quei due o tre amici a cui era legato da una vita.


Sicuramente un bel gesto ma, parafrasando un antico adagio, è rischioso fare i conti senza l’oste.


La notizia degli 800 euro si è sparsa rapidamente e, nel giro di una settimana, ha ritrovato ben ventiquattro amici che aveva perduto di vista negli ultimi quarant’anni, ed è stato contattato da diciotto parenti che non sapeva di avere.


Fra i parenti riacquisiti vi sono due zii ultracentenari da parte di mamma, sedici cugini di settimo grado.


Per mantenere fede alla parola data, il signor Fortunato è stato costretto a ipotecare la propria abitazione per accendere un finanziamento decennale, in grado di soddisfare le aspettative di amici e parenti.


Talvolta i colpi di fortuna portano risvolti inaspettati, a lui rimane la gioia di aver ritrovato tante persone che gli vogliono bene.



Paul Rice – ACC

BUON COMPLEANNO FRANCO, OVUNQUE TU SIA

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Nel giorno del suo compleanno ricordiamo il nostro mentore, maestro e soprattutto amico Franco Cannavò che troppo presto ci ha lasciati, e che il 18 agosto 2026 avrebbe compiuto 69 anni.

Eclettico e geniale umorista, nel 1994 ha fondato, diretto, impaginato, scritto e letto LA TAMPA, giornale distribuito a Torino e provincia, facendosi apprezzare dai lettori dal primo numero pubblicato fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta all'inizio del 2015.

Ricordiamo alcuni suoi geniali titoli da prima pagina:

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"Mentre si pulisce le mani gli parte inavvertitamente un pugno".

"Oggi non è successo niente".

"Spara al vicino ma colpisce quello lontano".

"Costruito il grattacielo più basso del mondo: ha un solo piano".

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Intorno a Franco e al suo giornale, un gruppo di aspiranti umoristi si è riunito per collaborare e fondare l'Accademia dei Cinque Cereali, ironica emulatrice della più nota (e austera) Accademia della Crusca.

A lui è dedicata LA STAMPELLA, sulle orme e a testimonianza del suo umorismo e del suo genio, certi che ci stia osservando da un'altra dimensione con un divertito sorriso...

L'incontro del 9 giugno 2012 che ha sancito la nascita dell'Accademia dei Cinque Cereali.

(Da sinistra: il Professor Italo Miglio, il Professor Luke Corn, il Dottor Frank Oats, Paul Rice e la Dottoressa Stéphanie Hop-là)

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4 dicembre 2010. Uomini di alto profilo: lo storico vicedirettore de LA TAMPA, Livio Cepollina, pensologo di fama condominiale e ideatore delle pubblicazioni "SALVE", immortalato insieme a Franco Cannavò nel giorno del suo matrimonio.

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Foto di gruppo del 31 agosto 2014 a Trovinasse, ridente località nel comune di Settimo Vittone (TO).

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Trovinasse: Franco con Kristine Lachen, fotografa ufficiale del gruppo, qui a sua volta paparazzata.

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Sempre Trovinasse: Stephanié Hop-là con Franco (Franco è quello a destra).

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Cartolina ricordo

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Franco con l'amico e indispensabile collaboratore GioZ, l'uomo che riesce a nascondersi un una valigetta 24ore pur di non apparire in una foto.

FAMIGLIA MILANESE IN VACANZA A BARDONECCHIA ARRESTATA DALLA GENDARMERIA FRANCESE



Ricorderete la triste e travagliata vicenda della famigliola milanese che, durante un'escursione col pedalò al largo di Djerba, fu raccolta da una nave ONG, la Mar Juana, battente bandiera dell'Atalanta, e condotta in un centro di prima accoglienza a Lampedusa.


Così come ricorderete un'altra triste vicenda di tre milanesi in vacanza a Lampedusa che, a causa della forte abbronzatura, furono scambiati per nordafricani sbarcati clandestinamente, e quindi rimpatriati in un carcere di massima sicurezza a Tripoli.


Si trattava sempre della stessa famiglia che quest'anno, memore delle precedenti brutte avventure, ha deciso per una più salutare vacanza in montagna, e si è recata a Bardonecchia.


Complice la crema superabbronzante acquistata in via Montenapoleone, al Centro Estetico Bronzi di Tipiace, anche questa volta non è andata molto bene.


Annoiati dalle solite passeggiate-shopping nella centralissima via Medail, i tre hanno deciso di partecipare ad una avventurosa escursione 'guidata' (non proprio da una guida alpina del CAI...) lungo sentieri di montagna, fino al confine con la vicina Francia. La gita prevedeva anche il pernottamento in tendine canadesi. Stavano appunto dormendo nei loro sacchi a pelo, quando, intorno alle 4:48 e 23 secondi del mattino sono stati sorpresi da un blitz di gendarmi francesi alla ricerca di clandestini. Queste azioni sono infatti consentite da accordi bilaterali con i cugini d'oltralpe.


I tre, scambiati appunto per algerini privi di passaporto (avevano solo la carta d'identità rilasciata dal Comune di Milano), sono stati immediatamente fermati e tradotti in un centro di prima accoglienza a Lione.


Per fortuna in Francia le pratiche di accoglienza sono più rapide che in Italia, e la sfortuna famigliola potrebbe già essere ricondotta a Milano, per il reinserimento e l'integrazione con i concittadini, verso fine maggio. Giusto in tempo per prenotare le vacanze 2020.



BARZELLETTE - OCULISTA PER ANALFABETI

LA SFIDA LETTERARIA SOLITARIA

FARE LA PACE



FARE LA PACE

(Racconto breve, scritto brevi manu da una nonna breve)



Sara e Diego sono seduti uno di fronte all’altra al tavolo della cucina, su cui troneggia un’enorme torta alla crema.

- Assaggia! - ordina lei porgendogli il cucchiaino colmo di panna bianca prelevata dal bordo.

- Cos’è? - chiede lui dopo aver ingoiato.

- Ti piace? - domanda lei, premurosa.

Cavolo… non ha perso l’abitudine di rispondere a una domanda con un’altra domanda, pensa Diego. Pazienza; è ben deciso a non farsi indisporre da cosucce insignificanti come questa. È venuto per fare pace, non per litigare.

Hanno avuto qualche momento difficile, ultimamente. Forse la crisi del settimo anno è arrivata inaspettata già al settimo mese, quando si credevano al settimo cielo. Così si sono lasciati per sette giorni: una lunga settimana nella quale Diego non ha fatto che pensare a lei, ai suoi pregi e ai suoi difetti. Ma di più ai pregi.

- Mi sei mancata, Sara - esordisce finalmente. La solita voce interiore (una vocina indiscreta che sente nella testa sin da quando era bambino, una specie di Vox Dei che gli è impossibile zittire) riecheggia beffarda: “Certo non ti sono mancate le sue torte…”.

- Non dire nulla, Diego, so già tutto…

- Lo so che lo sai, ma vorrei dirti quanto ti amo e quanto desidero…

- Dimmi solo se ti piace quello che hai appena assaggiato - lo interrompe lei, sorridendo giuliva dietro l’enorme torta.

- È buono… davvero. Però, ora ascolta. Ho pensato tanto in questi giorni. A noi due. Sara, io…

- È un dolce allo yogurt - lo interrompe di nuovo - pensa che ho trovato la ricetta su internet, mentre cercavo dove comprare il collare antipulci, sai, per il cane di papà. Vedessi quante ne ha…


Diego sbatte le palpebre più volte: un leggero tic, che diventa incontenibile quando è irritato. La precisazione sul numero di pulci di quel botolo bastardo gli sembra veramente fuori luogo. Ma non lo dà a vedere. O almeno ci prova.

- Allora, dicevo che ho pensato a noi, e vorrei che le cose andassero bene, e ti assicuro che farò tutto il possibile per… - e intanto allunga la mano sul tavolo e afferra quella di Sara, che però, cribbio, è tutta appiccicosa! Come se avesse impastato la glassa direttamente con le dita! Tipico di Sara, del resto.

Ritira velocemente la mano e, con le ciglia che sbattono più che mai, non riesce a trattenersi:

- Ma su internet non c’era scritto che dopo aver fatto il dolce ci si lava le mani?

- Che ne sapevo che venivi? - fa lei, risentita - hai suonato il campanello come un forsennato. Al citofono hai detto che era urgente, e io mica ho pensato “Oh, c’è il nobile Diego, presto, laviamoci le mani e mettiamo l’abito da sera!”.


Diego tace, e per la terza volta da quando è arrivato si trattiene dal mandare aff… a monte tutto quanto.

“Si tratta di Sara - pensa - l’amore della mia vita. La donna con cui ho convissuto quasi sette mesi. Che importanza ha una mano appiccicosa?”.

Ma Vox Dei non vuol saperne di tacere: “Sono stati sette mesi di inferno! Ti ricordi quando ti ha lavato lo smoking in lavatrice? E quando ha messo in frigo un topo morto, perché voleva seppellirlo la sera nel giardino condominiale? È suonata, caro mio. Non cambierà mai”.

Intanto Sara si è alzata ed è andata verso il lavello. Ora traffica con una padella e gli gira le spalle, decisamente offesa.


Diego si alza e la raggiunge. Le posa le mani sui fianchi e la bacia teneramente sul collo. Ma mentre lei sta per girarsi per rispondere al bacio, Diego nota il trionfo di piatti visibilmente incrostati nel lavandino, insieme alle ciotole del gatto e a una spugna con tracce di muffa. Un certo odorino disgustoso sale da quella vista.

- Sara - sbotta - ma cos’è questo schifo nel lavello? Guarda che roba!

- Beh? - piagnucola lei - sei venuto qui per criticare? Allora te ne puoi anche andare!

- Senti, facciamo un patto: io cercherò... mi sforzerò… di essere più tollerante, ma tu devi darti una regolata. Come puoi vivere così? Scommetto che se guardo nel cassetto c’è ALMENO UNA bolletta che hai dimenticato di pagare, e in frigo ci sono ALMENO DUE confezioni di yogurt scadute… - e mentre lo dice un dubbio lo assale: lei non aveva detto che il dolce è stato preparato con lo yogurt?

- E tu allora? - reagisce Sara - Chi ti credi di essere? Il grande chirurgo? Dottor sterilità? Ma io ti ho visto ALMENO DUE VOLTE con le dita nel naso!


Diego ormai è a un passo dal perdere la pazienza. Dunque, dov’era rimasto? Ah sì… era venuto per fare pace e per prometterle eterno amore. Anche lui si alza dalla sedia e le volta le spalle, cercando di riprendere il controllo.

“Se continua così diventerà come quel barbone di suo padre!” sbotta Vox Dei nella sua testa.

Sicuro che fosse solo dentro la testa? A Diego viene un atroce dubbio: Sara avrà sentito?

Si volta per accertarsene. Quando vede la panna è già troppo tardi per scansarsi: la torta lo raggiunge in piena faccia, esattamente come nei vecchi film di Stanlio e Ollio. Vede la farcitura che gli sta colando dagli occhiali, e sente che gocciola sul mento, e di lì scivola sul colletto immacolato della camicia, la sua camicia nuova di Armani. Il tic si fa più forte del solito, ma non gli riesce bene: come si fa a sbattere gli occhi con della panna sulle ciglia?

Nel silenzio che segue, Vox Dei dice: “È più facile fare la pace fra Russia e Ucraina che fra voi due”.


Nonna Abeffarda - ACC


Crema allo yogurt spalmata su faccia tosta

Lavello di Sara – L’immagine vale più di mille parole

Una rara immagine di Nonna breve (con nipote lungo)

L'UMORISMO DEGLI HACKER

Gent.ma ACC,


la scorsa settimana ho ricevuto una email da uno strano indirizzo bielorusso.


Un hacker diceva di essere entrato in possesso della mia password e che, se non avessi versato la somma di mille dollari in Bitcoin su un conto panamense, mi avrebbe bloccato la casella di posta.


Io, immaginando che fosse impossibile trovare la mia password che era "qwerty", una parola inesistente e non tracciabile, ho pensato di farmi qualche soldo sfruttando il simpatico ricattatore.


Gli ho scritto che anche io sono un hacker, che ho la sua password e che la mia tariffa è di mille Euro, pertanto, valendo i suoi mille dollari, al cambio odierno, soltanto novecento Euro, avrebbe dovuto lui mandarmi la differenza pari a cento Euro sul mio conto Paypal.


Ora mi ritrovo la casella mail bloccata e la tessera ricaricabile svuotata, per questo vi scrivo tramite una lettera tradizionale, con affrancatura a carico del destinatario.


Gli ho scritto che, se vuole contattarmi per restituirmi il maltolto, dovrà utilizzare la vostra email: info(chiocciolala)stranpella.it.


Se per caso vi manda i cento Euro che mi deve, fatemi sapere.

I miei rispetti

Peppino di Carpi




RISPOSTA:


Più che i miei rispetti, dovresti salutarci con "i miei dispetti"!


Forse ti sfugge che gli hacker sono dotati di scarsissimo senso dell'umorismo, poiché gli è stato "hackerato" sin da piccoli. Per fortuna hai maldestramente fornito il nostro indirizzo sbagliato al simpatico internauta. Peccato per quel poveretto che probabilmente ora si troverà le email bloccate senza sapere chi ringraziare.


Non scomodarti a portarci il corrispettivo del francobollo, questo giro lo offriamo noi.


Non preoccuparti per i soldi: non appena il tuo simpatico hacker ce li farà avere sarà nostra premura consegnarteli direttamente a casa, ovunque tu viva.




LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE


IN PILLOLE


Se vuoi vivere a lungo devi lavarti i denti. La salute orale non è marginale, ma è un vero indicatore sistemico dello stato dell’organismo. Le ricerche presentate alla conferenza American Association for the Advancement of Science (AAAS), hanno stabilito che le malattie gengivali sarebbero associate ad almeno 50 condizioni, tra cui demenza, malattie cardiovascolari, diabete e artrite reumatoide. La placca non trattata può evolvere in parodontite. Il parodontologo Luigi Nibali: “La parodontite colpisce metà popolazione, dovrebbe esser considerata malattia sistemica, non solo un’infiammazione locale”. La parodontite può aumentare il rischio di demenza fino al 95%. Il meccanismo coinvolge batteri come Porphyromonas gingivalis, rinvenuti nei cervelli di pazienti affetti da Alzheimer, che attivano una risposta infiammatoria e rilasciano le gingipaine, che agiscono come forbici molecolari, danneggiando le cellule nervose e favorendo la perdita di memoria. I batteri orali, quando sono nel sangue, contribuiscono alla formazione di placche nelle arterie, che se si rompono possono causare infarti o ictus. Uno studio ha evidenziato che due terzi dei pazienti colpiti da infarto soffrivano di infezioni gengivali avanzate. . Chi soffre di artrite ha quattro volte più probabilità di avere problemi gengivali. La raccomandazione degli esperti è semplice: lavarsi i denti tre volte al giorno e sottoporsi a controlli regolari. Un terzo di casi è legato alla genetica, il resto dipende da comportamenti quotidiani: igiene orale, visite dal dentista e fumo. Prendersi cura delle gengive potrebbe essere uno strumento semplice e potente per proteggere il cervello, il cuore e l’organismo. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma, dovresti avere altrettanta attenzione a lavarti il culo”.

Se vuoi perdere peso, un batterio intestinale contrasta gli effetti dell’obesità. Uno studio guidato dall’Università statunitense dello Utah, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, spiega che il batterio, della specie Turicibacter, potrebbe portare degli integratori alimentari che ci aiutino a ridurre gli effetti dell’obesità, come i problemi del metabolismo. I ricercatori coordinati da June Round hanno scoperto che fa parte di una comunità di microrganismi, protettivi del metabolismo, che comprende 80 specie batteriche diverse. Turicibacter produce una serie di acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, che tengono sotto controllo molecole di grasso più dannose e associate a malattie metaboliche, come diabete di tipo 2 e disturbi cardiaci. Non vuol dire che sappia controbilanciare una dieta troppo calorica: un’alimentazione sbagliata sopprime la crescita del batterio, riducendo anche i suoi effetti benefici. La sperimentazione è stata fatta sui topi. La ricerca ha portato un minore aumento di peso, livelli di glucosio a digiuno più bassi, e una riduzione del grasso corporeo. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Penso che l’obesità sia una dipendenza, anche se genetica: e la si può contrastare fin che si vuole, ma la possibilità di vincerla è molto limitata”.

Il deterioramento delle connessioni tra le aree del cervello impedisce agli anziani di adattarsi al meglio alle mutazioni dell’ambiente circostante. È quanto afferma lo studio dell’Università dell’Arkansas pubblicato sulla rivista eNeuro: ha identificato dei cambiamenti strutturali che avvengono nel cervello con l’avanzare dell’età, che corrispondono ai cambiamenti che si verificano al livello del comportamento. Si suggeriscono potenziali metodi per individuare precocemente tali trasformazioni, e i possibili trattamenti per contrastarli. I ricercatori, guidati da Tatiana Wolfe, hanno analizzato le immagini raccolte in studi precedenti, e identificato le aree cerebrali associate alla capacità di adattamento all’mbiente. Grazie al database dello Human Connectome Project, che punta a costruire una mappa virtuale delle connessioni tra le varie parti del cervello, hanno individuato le strutture che consentono a queste aree di comunicare e di lavorare insieme. I dati contenuti nella Uk Biobank, grande banca dati britannica che raccoglie le informazioni sanitarie e i campioni biologici relativi a mezzo milione di individui, hanno rivelato che le strutture chiave per le connessioni vanno incontro a un processo di deterioramento con l’avanzare dell’età. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “I ricercatori si preparino bene alla loro futura vecchiaia”.

IL TARLO CONTO IL CARLO

SANGUE E ARENA


Questa mattina ho sostenuto l'esame del sangue. Ero preparata: non era la mia prima volta.


Mi sono alzata all'alba, ho fatto pipì nell'apposita provetta centrandola al primo colpo. Poi, a digiuno come prescritto, mi sono recata al centro prelievi.


La prima prova si fa al totem che dà i numeri. Non perché sia pazzo, ma perché emette biglietti numerati. In base all'esame che devi fare si pigiano dei tasti: ho pigiato subito quelli giusti. Il mio numero era A21, come l'autostrada.


Come all'ufficio postale, la lettera indica il tipo di esame da fare. Oltre alla coda A, esistono la B, la C, la D e la E. Sbagliare coda è un attimo, ma può costarti la bocciatura.


Nel grande atrio affollato c'era ancora qualche sedia libera. Mi sono seduta, senza perdere mai di vista il tabellone elettronico delle chiamate ancora spento.


Finalmente, dopo circa mezz'ora di snervante attesa e di brontolii collettivi da stomaco vuoto, si sono aperti gli sportelli e sono iniziate le chiamate. Ci sono due possibilità per superare questa prova: una è recarsi vicino allo sportello che chiama i numeri della propria lettera (nel mio caso la A), l'altra è restare seduti controllando costantemente il tabellone e, quando compare il proprio abbinamento lettera-numero, scapicollarsi verso lo sportello indicato, fendendo la folla, e urtando i soliti vecchietti che si ostinano a stazionare davanti agli sportelli, pur reggendosi a malapena in piedi. Se ne fai cadere anche solo uno (ma per l'effetto domino potrebbero essere di più) scattano le penalità: devi chiamare i soccorsi, attendere i rianimatori e l'esito del tuo esame è compromesso.


Perciò ho scelto la prima possibilità. Peccato che, dopo il numero A20, quando ero pronta per lo scatto finale, i numeri con la A sono stati improvvisamente chiamati da un altro sportello. Purtroppo succede: si dice che sia un astuto espediente dell'ASL per limitare gli accessi. Per fortuna me ne sono accorta subito: l'addetta aveva già chiamava l'A22 ma io, con un balzo felino, l'ho raggiunta, bruciando sul traguardo il concorrente A22 per pochi decimi di secondo.


Superata la prova-accettazione c'è un'ulteriore coda, molto più caotica, per il pagamento del ticket e la consegna della ricevuta. Qui, ai brontolii gastrici si aggiungono i brontolii vocali di protesta per il caro-ticket.


Finalmente viene consegnato il materiale per sostenere l'esame vero e proprio: una serie di provette vuote e di documenti cartacei.


Ed è qui che il gioco si fa duro: bisogna attendere il proprio turno in fila davanti alla sala prelievi, reggendo la borsa, le provette, i documenti e la giacca. Tenere la giacca addosso non è una buona idea, poiché, a causa dell'ambiente surriscaldato come una sauna, si può arrivare al prelievo completamente disidratati, senza sangue a sufficienza per completare l'esame. E pazienza se la giacca ti scivola dal braccio o la borsa a tracolla ti sega la spalla in due, ma se per disgrazia ti cadono i documenti ti devi buttare a terra e recuperarli in fretta tra le scarpe degli astanti, a costo di rimetterci le dita, prima che vengano calpestati o persi.


Giunta alla postazione del prelievo ho potuto finalmente mollare la borsa e la giacca, porgere i fogli (che tenevo in bocca) e offrire il braccio all'operatore sanitario e ai suoi strumenti di caccia alla vena. So per esperienza che un operatore inesperto, dopo qualche minuto passato a ravanare nel tuo braccio in cerca di una vena decente, si innervosisce, e sbotta con esclamazioni del tipo: "Ma lo sa che lei ha delle brutte vene?". In tal modo riesce a dare a te la colpa della sua inettitudine: infatti tutti ti guardano come se fossi un alieno, e tu ti senti difettoso e spregevole. Ma, come ho detto, io ero ben preparata: ho offerto subito il braccio giusto, dotato di vena valida, indicata da una freccia tracciata con il pennarello indelebile e resa ancora più evidente da ripetuti esercizi di apertura e chiusura delle dita, eseguiti durante le attese.


Zac! Vena beccata al primo colpo.


Credo proprio che sarò promossa.





REMIGRAZIONE: I PRIMI A PARTIRE POTREBBERO ESSERE VENETI E FRIULANI



Secondo l’Università di Pensologia di Torino, qualora alle prossime elezioni politiche si affermasse un partito a favore della remigrazione, i rimpatri potrebbero seguire l’ordine di arrivo in Piemonte.


Fra i primi a dover fare ritorno in patria ci sarebbero i veneti e i friulani, seguiti a ruota dai siciliani, calabresi, campani, pugliesi, e dai lucani.


In seguito potrebbe toccare ad albanesi, rumeni, e cinesi.


Infine potrebbero subire il rimpatrio coatto ucraini e africani.


Seguiranno aggiornamenti a elezioni avvenute.



Paul Rice - ACC

Una famiglia di Marostica in arrivo a Cerreto castello nel 1954 con un carro carico di beni di prima necessità.

RIFORMA DELLE PENSIONI: ANCHE GLI ATLETI ANDRANNO IN PENSIONE CON QUARANTADUE ANNI DI CONTRIBUTI




Secondo alcune indiscrezioni, la prossina riforma delle pensioni potrebbe equiparare l’attività lavorativa degli sportivi a quella di tutti gli altri settori.


Dovremo abituarci alla presenza di atleti professionisti sino a tarda età, poiché serviranno quarantadue anni di contribuzione per ottenere la meritata pensione.


Casi come il giapponese Miura che ha calciato palloni da professionista sino a cinquantotto anni di età, potrebbero essere all’ordine del giorno.


Gli sportivi di alto livello si ritirano intorno ai trentacinque anni di età, pochi stipulano contratti oltre i quarant’anni. Tra i “veterani” oltre a Buffon, ricorderete il camerunense Roger Milla e il grande Dino Zoff che vinse i mondiali da quarantenne.


Fra i tennisti, a trentanove anni, è ancora in attività Djokovic, ma non si può dimenticare che Martina Navratilova ha vinto uno slam a cinquant’anni.


Non mancano le eccezioni nel nuoto, nel basket, nella pallavolo, e nell’atletica leggera, tuttavia, grazie alla riforma, veder scendere in campo atleti ultrasessantenni potrebbe diventare la regola.


Se un operaio prossimo alla pensione può stendere catrame bollente sotto il sole, non sarà certamente un problema per un atleta partecipare agli allenamenti settimanali e alle gare sportive nei weekend.


Il vantaggio di questa riforma è che tutti gli atleti potranno partecipare a un maggior numero di campionati mondiali o di olimpiadi, aumentando così che chances di portare a casa un trofeo o una medaglia.



Paul Rice - ACC

Presto sarà consentito l’utilizzo di ausili per la deambulazione in serie A

Ce la faranno gli atleti prossimi alla pensione a sostenere incontri della durata di quattro ore?

Molti giovani non troveranno spazio nel settore sportivo a causa dei troppi atleti “maturi” che continueranno a giocare. Per compensare sarà possibile rimanere alla scuola materna fino all’età di trentasei anni.

DEDICHE

COMMERCIALISTA SCOSSO DA UNA FATTURA ELETTRONICA

BOTTE E RISPOSTE

DOPO LA GATTAMORTA, ARRIVA LA RANAMORTA

Da qualche giorno sta circolando in rete questo meme, che non posso esimermi dal commentare. L’immagine quasi surreale del rospo che tocca perplesso una rospina apparentemente defunta ha un nonsoché di tragico, mentre l’espressione “maschi non attraenti” riferita ai rospi è piuttosto comica. Infatti, è divertente immaginare i criteri estetici delle rane nella scelta di un partner.


Indagando più a fondo tramite la nostra amica I.A. (una saputella che vive da qualche parte nel Web, sempre pronta a spiegare “la rava e la fava” su qualsivoglia argomento con dovizia di particolari) scopriamo che la notizia, per quanto stramba, è avvalorata da una regolare ricerca scientifica.


Alcuni scienziati del Museum für Naturkunde di Berlino hanno scoperto che le femmine della specie Temporaria Linnaeus - una rana rossa molto diffusa in tutta Europa - utilizzano diversi modi per difendersi, persino fingere la propria morte. Questa strategia è chiamata tanatosi o immobilità tonica. Perché lo fanno? - ci chiediamo - Per sfuggire ai predatori? Per sfuggire al fisco? Per essere scelte a recitare in un film dell’orrore?


No, il loro scopo, secondo la ricerca, è evitare accoppiamenti indesiderati o aggressivi.


Infatti, questi anfibi all'inizio della primavera compiono lunghe migrazioni per ritrovarsi in affollate aggregazioni a scopo riproduttivo, dove i maschi, per accoppiarsi quante più volte possibile, sono propensi alla coercizione sessuale e alle molestie. Queste orge si svolgono nell’acqua, e le femmine assalite da più maschi contemporaneamente rischiano l’annegamento.


Un’altra strategia utilizzata dalle coraggiose raganelle consiste nell’emettere grugniti e strilli particolari, descritti come "richiami di rilascio", cioè esattamente il contrario dei richiami di accoppiamento. I maschi di questa specie sembrano comprendere (direi meglio di certi maschi umani) questi segnali di non consenso, e si allontanano, indirizzando la loro passione verso femmine più disponibili.


Tutto questo ci è di grande consolazione: noi donne non siamo le uniche femmine del pianeta a doverci talvolta difendere dalle non gradite richieste sessuali dei maschi. Tuttavia, fingerci morte sarebbe inutile o eccessivo: il maschio potrebbe non accorgersi di nulla e continuare serenamente la sua prestazione, oppure potrebbe cadere nel tranello, chiamare i soccorsi, e rischiare di essere arrestato immediatamente per stupro, o addirittura per presunto femminicidio. Anche emettere grugniti e strilli non sarebbe per noi una soluzione: il nostro partner, nella sua maschia sicumera, li interpreterebbe come manifestazioni di sfrenata goduria.


Per noi, resta più sicuro fingere il solito mal di testa.


C’è un retrogusto amaro di fronte a certi fenomeni naturali. Non sarebbe più bello se, invece dell’orrenda orgia riproduttiva, la natura permettesse a ogni rana di scegliere e baciare il suo rospo, e che questo, se gradisce l’approccio, potesse trasformarsi soltanto per lei in un bellissimo principe?


Stefania Marello - ACC



Nella famosa fiaba nessuno è costretto a fingersi morto

SUNTANT KATHIW

IL TARLO CONTRO IL CARLO

COROLLARIO ALLE TEORIE DI MAXWELL E LORENTZ SULLE ONDE ELETTROMAGNETICHE




La fisica non finisce mai di affascinarci con sensazionali nuove teorie. Del resto, per ogni scoperta di rilievo può succedere di dover riconsiderare i risultati, e di scoprire nuove formule che rendono obsolete le precedenti. Un po' come succede in politica, dove si discute per vent'anni sulle formule che rendono conveniente costruire una Grande Opera, rimettendo tutto in discussione ad ogni cambio di Governo.


L'Accademia dei Cinque Cereali, nel corso di un pranzo benefico (benefico per i membri stessi dell'ACC), ha preso atto dei problemi rilevati dal sistema wi-fi/personal computer di uno degli autorevoli membri, l'esimio Professor Italo Miglio, che ha lamentato ultimamente ripetuti malfunzionamenti (del sistema, ovviamente, non del professore). Gli accademici sono così giunti a una innovativa, strabiliante teoria.


Si ipotizza che nelle interazioni elettromagnetiche tra le due unità operative (wi-fi e computer) potrebbe inserirsi un terzo elemento, di competenza non tanto della fisica quanto delle neuroscienze, che provocherebbe la perdita di carico per inerzia e attrito magnetoelettrico emigravitazionale.


Dopo circa dodici minuti di calcolo infinitesimale, equazioni di algebra lineare e matrici sui parametri della deidrogenasi alcolica relativa, si è dimostrato il nuovo corollario alle leggi attualmente conosciute sull'elettromagnetismo.


In pratica, il funzionamento del computer del Protettorato Statunitense (residenza abituale del Professore, in quel di Torrazza Piemonte) è inversamente proporzionale al quadrato delle bottiglie bevute.


La formula sarebbe questa:

Dove:

F = Funzionamento ottimale

Rp = Resistenza della pazienza

It = Corrente Energetica prodotta da "Incazzatura total body"

N = Numero di bottiglie di Bonarda dell'Oltrepò Pavese

x = Capacità bottiglie espressa in centilitri



Questa è sicuramente la più grande scoperta scientifica del terzo millennio, e potrebbe trovare applicazione anche in altri campi, come ad esempio la meccanica irrazionale. Il Professor Miglio si è offerto quale cavia per gli esperimenti necessari a dimostrare la possibile influenza del parametro Nx di cui sopra, sulla dinamica ottimale della guida di un Suv.


Foto di repertorio: il computer del nonno di Bill Gates, che per primo studiò gli effetti delle interferenze in informatica

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