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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO IX d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

MINACCE A NORMA DI LEGGE

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Gentilissimi Accademici,


su un giornale locale il titolo di un articolo di cronaca diceva testualmente "Minaccia la cassiera per pochi euro". L'articolo si riferiva a una rapina in un discount, nel corso della quale il rapinatore avrebbe mostrato alla cassiera un coltello a serramanico per farsi consegnare l'incasso, risultato poi di scarso valore.


Questo titolo mi ha fatto riflettere a lungo, e mi sono chiesto se è la consistenza del bottino (in questo caso pochi euro) a determinare la gravità del reato. Il valore della merce rubata può essere un'attenuante o un'aggravante, per il reato di minaccia?


Naturalmente, sto chiedendo per un amico.


Furtivi saluti.

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Piersigismondo La Ghenga da Montanaro



RISPOSTA:

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Egregio Piersigismondo,


Il problema non è la rapina in sé, ma quanto sia grave minacciare il rapinato, o chi ne fa le veci (e purtroppo anche le feci, se terrorizzato dalla minaccia). Nel caso in cui la vittima sia un lavoratore dipendente, come la cassiera di un supermercato, se il bottino non è cospicuo il malvivente, oltre a commettere un reato, trasgredisce le più elementari regole del quieto vivere.


Come per l'omicidio, anche per la minaccia vale l'aggravante dei "futili motivi"; quindi, pochi spiccioli sono ritenuti dalla legge un futile motivo per minacciare qualcuno.


Intendiamoci, commettere furti e rapine è illegale, ma talvolta costituisce l'unico, seppure disonesto, lavoro, con il quale un padre di famiglia in difficoltà mantiene moglie e figli. Tuttavia, questi tipi di lavoro non sono ancora riconosciuti da INPS e INAIL, e perciò sono perseguibili dalla legge come lavori "in nero" (modo di dire che deriva dal colore del passamontagna solitamente indossato dal ladro per non farsi riconoscere).


Anche le minacce sono illegali, ma al momento del processo la loro gravità viene valutata sia dal tipo di arma usata sia - come si evince dal titolo in questione - dal valore dell'oggetto del furto.


Difficile stabilire a quanto dovrebbe ammontare il bottino, per giustificare minacce che terrorizzano il rapinato: dipende dal giro d’affari della vittima, ma soprattutto dalla condizione economica e dallo stato di necessità del rapinatore.


L’Università di Pensologia di Torino, interpellata su questo specifico tema, ha elaborato una formula matematica universale per stabilire la soglia limite sotto la quale è disdicevole minacciare durante una rapina:


Legenda:

I: giro d’affari lordo annuale della vittima

i: consistenza del bottino al momento della rapina

e: numero di Nepero

G: giorni lavorativi annuali degli addetti al furto

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Se il risultato della funzione è inferiore a 1, significa che, dal punto di vista etico e morale, è possibile ricorrere alle minacce per portare a termine la rapina, senza incorrere nelle aggravanti.


Lei non ci crederà, caro Sigismondo, ma un intero comma del testo di legge sui reati contro il patrimonio riguarda proprio le frasi di minaccia. Ai primi posti per gravità c'è l'autorevole "Dammi i soldi o sparo" (che però gode di attenuanti se, ad esempio, la pistola è inequivocabilmente ad acqua, oppure è una cerbottana spara cartocci). Segue una serie di intimidazioni più blande, come "Dammi tutto l'incasso se vuoi rivedere tua moglie" (che lascia un'ampia discrezione di scelta) fino all'ormai desueto "O la borsa o la vita", che non solo non spaventa più nessuno, ma può scatenare ilarità nei minacciati, e scherno nei confronti del ladro. Attenzione però: se il ladro si risente del sarcasmo potrebbe denunciare la vittima per eccesso di ironica difesa.


Viene valutato anche il tono con cui la minaccia è pronunciata: se il rapinatore ha un piglio aggressivo e irritato si rientra nel caso del furto con scazzo, che prevede una pena più severa.

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Paul Rice assisted by D.ssa Stephanié Hop-là – ACC

Con il prezzo attuale dei carburanti è difficile capire se le cifre si riferiscono al prezzo per litro, o all'incasso giacente.

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Arma da taglio con indice di minaccia 0,05

CLASSIC NEW DEAL


Ormai le transazioni digitali stanno superando quelle classiche con denaro contante, tuttavia, molte persone legate al sistema tradizionale di pagamento, faticano ancora a entrare nell’ottica del denaro dematerializzato, specialmente quando si tratta di piccoli importi.


L’Accademia dei Cinque Cereali in collaborazione con l’Università di Pensologia di Torino, sta mettendo a punto una App che consentirebbe di stampare il denaro digitale per poterlo trasmettere brevi manu ai creditori.


In pratica si passerebbe dal fluido al liquido (dal digitale al contante). E per le monete sarà sufficiente una stampante 3D.


Grazie a questo stratagemma anche chi fatica ad adattarsi alle novità e ai cambiamenti, potrebbe continuare a spendere il proprio denaro come facevano i nostri nonni.

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Paul Rice – ACC

Sarà possibile stampare il denaro digitale con una normalissima stampante.

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Per inviare pagamento sarà sufficiente scannerizzare la banconota e inviarla in formato JPEG per effettuare il pagamento.

NON SESSO, MA SASSO


I MINERALI DA COMPAGNIA

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Leggo su LEGGO (e non è un gioco di parole) che dagli Stati Uniti è giunta una nuova tendenza: adottare un 'pet rock', cioè un cucciolo di sasso. Come sempre in questi casi mi chiedo se gli Stati Uniti si siano uniti appositamente per inventare sempre nuove stranezze, o stramberie, o l'altra parola che inizia sempre per "str", ma che non è educato scrivere.


L'idea, inventata come scherzo negli anni '70 dallo statunitense Gary Dahl, è stata oggi ripresa dai giovani lavoratori in carriera per contrastare il cosiddetto burnout, ovvero la sindrome legata allo stress da lavoro e peggiorata dalla solitudine. In effetti, se lavori molto non ti restano tempo ed energie per una adeguata vita sociale, per gli amici, e nemmeno per il sesso. Allora potrebbe subentrare il sasso, un bel sasso da compagnia.


Gli esseri umani che vivono nelle grandi città hanno sempre desiderato animali da compagnia. Un tempo si limitavano a cani, gatti, canarini e pesci rossi, ma oggi sono arrivati nelle nostre abitazioni altre specie animali: coniglietti liberi di rosicchiare i mobili antichi del salotto, maialini portati al parco al guinzaglio, merli indiani che fischiano dall'alto del frigorifero, scimmiette che si spulciano sui divani, lemuri in giardino, acquari con pesci tropicali di ogni genere, compresi i piranha. Si dice che le persone siano sempre più sole, e che il loro bisogno di stabilire relazioni e comunicare con altri esseri viventi sia aumentato al punto da travalicare il confine del Regno Animale: una cara amica, apparentemente sana di mente, parla quotidianamente alle sue piante, e un vicino di casa è convinto che la musica classica a tutto volume possa far crescere sani e robusti i suoi ficus. Conosco un anziano professore in pensione che ha chiamato Spinoza la sua pianta grassa, e discute con lei di sottili questioni filosofiche.


Ma questa notizia dei "pet rock" mi ha sconvolta. Non avrei mai pensato che i sassi potessero essere adottati come animali, anzi, minerali da compagnia. Capisco che ci si possa appassionare di minerali e rocce, che si possano collezionare e usare come fermacarte, ma, che si portino in giro al guinzaglio, o che li si faccia visitare dal geologo quando sono malati, beh, è difficile da accettare.


Poi però, mentre ero in coda dal salumiere, ho sentito una signora parlare al cellulare del proprio marito, e definirlo "una vera roccia". Diceva che il suo Pietro era una persona solida, tutta d'un pezzo, sulla quale poteva appoggiarsi, e che la sosteneva sempre e non la criticava mai. Che parlava poco ma era sempre lì, pronto ad ascoltare.


"Ora ti devo lasciare, cara - ha detto - il mio Pietro è venuto a prendermi".


Mi sono girata e l'ho visto, Pietro: robusto, calvo, granitico, totalmente inespressivo, vestito di grigio ardesia. Un sasso, dalla testa ai piedi. Quando poi lei si è rivolta a lui chiamandolo affettuosamente "il mio ciottolino" ho capito tutto. Ho capito che se un umano che sembra una pietra può essere il compagno ideale e l'anima gemella, anche una pietra vera può diventarlo. Inoltre, un sasso è di facile mantenimento: si ambienta ovunque, non sporca, non puzza e non produce rumori molesti. Se poi lo hai adottato al sassile non ti è costato nulla. Se invece sei ricco, e vuoi distinguerti dalla gente comune, puoi sempre scegliere razze pregiate come il rubino, lo smeraldo, il diamante. Ma attento a quest'ultima razza: dicono sia una pietra poco adatta ai bambini a causa del suo brutto... carato.


A volte non è l'umano a cercarsi la pietra da compagnia, ma è la pietra a scegliere l'umano: è il caso del sassolino nella scarpa durante una passeggiata. Non lo si può certo ignorare: conviene toglierlo e poi, se piace, metterlo in tasca e portarselo a casa.


Sarà per questo che i lavoratori delle miniere nei secoli passati non soffrivano di burnout? Perché erano circondati dai sassi dal mattino alla sera?

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Stefania Marello - ACC

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https://www.leggo.it/esteri/news/millennial_pet_rock_burnout_solitudine_oggi_19_3_2024-8004730.html

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Sassi domestici che giocano fra loro

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Se vuoi adottare un sasso vai al sassile

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Adotta anche tu uno dei Sassi di Matera

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Se dai un calcio al tuo cane potrebbe morderti.

Se dai un calcio al tuo sasso non ti morderà,

ma potrebbe vendicarsi in altro modo.

(Proverbio cinese)

SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI: GRAZIE ALLA POLIZIA PENITENZIALE, LE PENE VERRANNO SCONTATE SUL POSTO


Le carceri sono fatiscenti e sovraffollate, e i detenuti, nella maggior parte dei casi, devono sopportare condizioni di detenzione disumane.


Questo lo sanno anche i giudici che, ove possibile, preferiscono comminare pene alternative. Inoltre, la lentezza dei processi spesso porta alla prescrizione dei reati.


In caso di condanna le pene alternative procedono a singhiozzo a causa delle forze dell'ordine sottorganico e molti condannati, grazie anche agli intoppi burocratici, finiscono di fatto per evitare di scontare la pena per i reati commessi.


L'Università di Pensologia di Torino, in collaborazione con l'Accademia dei Cinque Cereali, ha messo a punto un progetto che permetterebbe, nel caso di reati minori, di far scontare al reo la pena direttamente sul posto.


Questo stratagemma permetterebbe di saldare il debito con la giustizia tramite una piccola ma fastidiosa penitenza, evitando sia la fastidiosa e lunga trafila del processo nei vari gradi di giudizio, sia le irritanti e onerose parcelle degli avvocati penalisti.


Con l'introduzione della Polizia Penitenziale, saranno sufficienti un paio di agenti per risolvere in pochi minuti ogni questione legata alla microcriminalità e punire in tempo record i malviventi colti flagranza di reato.

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Paul Rice - ACC

Le nuove divise della Penitenziale

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Per appropriazione indebita, oltre a restituire il maltolto sarà sufficiente fare duecento flessioni contro il muro.

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Taccheggio: la pena consisterà nel bere un litro di olio d'oliva extravergine spremuto a freddo.

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Spaccio di sostanze stupefacenti: trenta giri dell'isolato in mutande.

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Minacce alla moglie: fare il bucato, completamente nudi, per venti clienti in una lavanderia a gettoni.

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Per le truffe informatiche sarà sufficiente una stretta di mano: il poliziotto terrà nascosta nel palmo una puntina da disegno (chi la fa l'aspetti).

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Danneggiamento di beni pubblici, come ad esempio imbrattare una strada comunale con disegni di cattivo gusto: il reo viene chiuso in un sacco senza acqua né cibo per almeno dodici ore.

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Furto ad opera di minore: obbligo di giocare a "scaldamani" con un poliziotto finché il bimbo non le avrà completamente arrossate o non scoppierà a piangere (a seconda dei due eventi che si verifichi per primo).

MATRIMONI BAU


Dopo i matrimoni gay, entrati a pieno titolo accanto alle unioni tradizionali, potremmo avere in un futuro prossimo i matrimoni bau, a sancire l'unione fra due cani, per il momento di sesso opposto.


Non è un pronostico visionario, è già successo. L’hotel Coriolis di Campobasso ha ospitato un evento organizzato per ufficializzare il legame tra due cani, entrambi di razza chihuahua: lui si chiama Pepe ed ha 10 anni, lei si chiama Nanà e ha soltanto un anno. Nonostante la notevole differenza di età (Pepe, nel mondo umano, sarebbe perseguibile come pedofilo) e la notevole aggressività tipica della razza, sembra che i due animali siano inseparabili.


A proposito dei chihuahua si dice che contraddicano antichi proverbi, tipo "can che abbaia non morde" e "cane non mangia cane": è noto che essi abbaiano, ringhiano e mordono, persino contemporaneamente, e che sono molto aggressivi anche con gli esemplari della stessa specie. Per non parlare dei modi di dire "nella botte piccola c'è il vino buono" oppure "piccolo, ma sincero", solitamente usati per il vino, ma a volte estesi agli esseri umani di bassa statura, che invece sono totalmente smentiti da questa razza, tanto piccola quanto carogna. Eppure, proprio due chihuahua sono stati i primi a giurarsi amore e fedeltà per la vita, e questo ci fa ben sperare nella diffusione di tali riti in futuro.


La singolare cerimonia, con tanto di officiante umano, includeva anche le fedi, la torta nuziale, i confetti, e persino il brindisi con un prosecco speciale, si spera analcolico. Chissà se a fine cerimonia, come tradizione comanda, si è svolto il taglio del guinzaglio dello sposo, per raccogliere le offerte per il viaggio di nozze? Se le donazioni sono state generose, i due sposini potrebbero ottenere in dono un comodo trasportino matrimoniale.


Questo evento aprirà un nuovo filone per incrementare il giro d'affari del settore nozze, attualmente in crisi? È molto probabile.


Di questi tempi ci si sposa meno che in passato, e si fanno decisamente meno figli. Tuttavia, sono in aumento le adozioni di animali domestici. Tra queste, ai primi posti ci sono i cani e i gatti, seguiti da altri animaletti da compagnia come criceti, conigli, furetti, maialini, volatili vari (canarini, cocorite, pappagalli...), e naturalmente pesciolini da acquario. In assenza di figli e nipoti, quindi, si investe molto, in termini di affettività e di risorse economiche, sui propri animali domestici, caricandoli di aspettative, e umanizzandoli fino al ridicolo. Ma nessuno finora aveva pensato di farli sposare fra loro. Oggi si è aperta questa possibilità.


Il matrimonio di Pepe e Nanà – spiega la proprietaria dei novelli sposi in un'intervista – ha inteso accendere i riflettori sulla bellezza e il dono eccezionale che gli animali rappresentano per le nostre vite, e incentivare la cultura e la sensibilizzazione dei diritti degli animali.


Siamo certi che l'iter governativo sarà molto più rapido nel riconoscere questo diritto ai cani di quanto sia stato nel riconoscere diritti simili agli esseri umani, e che ai matrimoni bau si aggiungeranno i matrimoni miao, seguiti da altre specie animali delle quali, come i criceti e i coniglietti, non si conosce il verso.


I matrimoni tra pesci avranno una durata più lunga, poiché lei e lui staranno, per la maggior parte del tempo, muti come pesci.


Purtroppo, dove c'è matrimonio prima o poi c'è anche divorzio, e ci si augura che almeno fra bestie non siano necessari avvocati e sentenze del tribunale sulla divisione dei beni e sugli eventuali alimenti (nel vero senso della parola) che il coniuge più ricco dovrà versare nella ciotola dell'altro.


Nel mondo umano i matrimoni possono essere religiosi o civili, ma i divorzi sono quasi sempre incivili. Abbiamo fiducia che questo non si verificherà tra bestie, e che difficilmente ci sarà da discutere sull'affido della prole, dal momento che i nostri animali domestici sono quasi sempre sterilizzati.

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Stefania Marello - ACC


Coppia di gatti in attesa di licenza matrimoniale

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Coppia di gatti al secondo anno di matrimonio

DAL SUDAMERICA ARRIVA IL TALENT-SCOUNT PER MISS ATTEMPATE



Ha fatto notizia la vittoria dell'argentina Alejandra Rodriguez al concorso Miss Universo, nonostante i sui 60 anni di età.


Dopo la modifica del regolamento che prevedeva la possibilità di presentarsi alla selezione solo se in età compresa tra i 18 e i 28 anni, ora possono partecipare anche signore over 40 e misurarsi con le giovanissime aspiranti Miss.


Immediatamente le agenzie di modelle e di casting si sono adeguate mettendosi alla ricerca di nuovi volti tra le signore che, nonostante l'incedere degli anni, sono ancora in ottima forma.


Nascono così i primi talent-scount, agenti e manager che, come si deduce dal nome, "scontano" l'età delle assistite permettendo loro di essere competitive ai concorsi di bellezza e alle selezioni nel settore dello spettacolo.


Grazie a questi professionisti dell'immagine, sarà finalmente possibile candidarsi come futura Miss, dimostrando molti anni in meno di quelli riportati sulla carta d'identità.

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Paul Rice – ACC (da un'idea di Kristine Lachen)

La neoeletta Miss Universo con l'unico talent-scount in grado di eliminare davvero gli anni in eccesso

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Una modella quarantenne dopo essersi rivolta a un talent-discount, agenzie low cost poco affidabili e di dubbia capacità

RAPINA CON PISTOLA GIOCATTOLO: IL COMMESSO CONSEGNA SOLDI DEL MONOPOLI

Bufalona sul Naviglio (MI). In pieno giorno e a volto scoperto si è presentato alla cassa di un minimarket minacciando il cassiere con un revolver giocattolo Smith & Wesson calibro 22. A mettere a segno il colpo è stato un uomo di mezza età, di circa vent'anni, con accento tipicamente sudmilanese. Dalle movenze e dalla sicurezza ostentata probabilmente si tratta di un professionista, il quale ha intimato al commesso di consegnargli l'incasso della giornata.


Il dipendente del minimarket, visibilmente preoccupato per la propria incolumità, ha realizzato che il negozio era aperto da appena tre minuti e che la cassa era completamente vota. Il malvivente era il primo cliente della giornata.


In un primo tempo l'inserviente gli ha consegnato un buono sconto e gli ha proposto di fare la spesa, in modo che avesse potuto rubare almeno il denaro da lui stesso pagato l'acquisto, ma il rapinatore non ha accettato la proposta, poiché alla spesa normalmente provvede sua mamma.


A questo punto l'addetto al negozio ha reso pan per focaccia: alla minaccia di una pistola finta, ha consegnato i soldi del famoso gioco da tavolo Monopoli, esposto in prossimità della cassa per la vendita al pubblico.


Il ladro, colto in contropiede da questa geniale intuizione, non ha potuto far altro che incassare e dileguarsi col malloppo.

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Paul Rice – ACC

Un fotogramma della telecamera di sicurezza mostra il momento in cui vengono prelevati i soldi dalla cassa.

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L'arma con cui è stata commessa la rapina, ritrovata in un cassonetto poco distante.

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La polizia non è riuscita a intervenire prontamente perchè l'auto di servizio era in manutenzione.

LE STORYCETTE DELLA NONNA - LA PASTIERI


LA PASTIERI

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Da non confondere con la PASTIERA (la famosa torta di origine napoletana a base di grano e ricotta), la pastieri è una ricetta molto antica, risalente all'invenzione della pastasciutta.


Infatti, non è altro che la pasta avanzata del giorno prima, sapientemente camuffata e debitamente riscaldata.


La pastieri non è una singola ricetta, ma una serie di ricette con le quali si riutilizzano gli avanzi di pasta. Non c'è famiglia del ceto medio o popolare che non ne conosca almeno un paio. Di solito, la pastieri si porta in tavola nei giorni seguenti il "dì di festa" di leopardiana memoria, nel quale si è cucinato in abbondanza eccedendo nel numero delle portate, perché per noi italiani il comandamento 'ricordati di santificare le feste' significa soprattutto questo. Alcune pietanze basterà conservarle nel frigorifero e riscaldarle il giorno dopo, ma la pasta semplicemente riscaldata non è buona. Buttarla via è un peccato, con quello che ci è costato di ingredienti e lavoro. Darla al cane è oggi severamente vietato dai veterinari, e ieri lo vietava la parsimonia della massaia. Così si ricicla, e invece che nella pattumiera la si butta in una teglia e poi in forno, con l'aggiunta di vari ingredienti che la rendono meno stopposa.


In Liguria abbiamo addirittura la pastierilaltro, che è preparata con gli avanzi della pastieri. Non l'ho mai assaggiata, ma dicono sia ottima, sempre che piaccia una pasta stracotta e un buon sugo invecchiato qualche giorno in frigo di rovere.


Oggi Google conosce decine di ricette per mettere in tavola una pastieri da leccarsi i baffi.


Ne citeremo alcune:


Torta salata, preparata con verdure e avanzi di pasta tritata. Non sa né di pasta né di verdure, tuttavia è mangiabile.


Timballo: gli avanzi della pasta di ieri, con aggiunta di besciamella e parmigiano, vengono avvolti e ben sigillati da un rotolo di sfoglia, successivamente cotto in forno. L'origine del nome è ovvia: timballo sta per "ecco come ti imballo gli avanzi".


Aggiungendo alla pasta avanzata due uova sbattute si ottengono le crocchette di pasta da friggere in olio bollente. Una pastieri appetitosa, seppure un po' indigesta. A seguire si consiglia un punch al bicarbonato con scorza di limone.


Pizza di pasta: non ha proprio il sapore della pizza e non ha più quello della pasta, ma ha un vago retrogusto di cartone... cartone della pizza, s'intende.


Pastieri in crema: una ricetta audace dedicata ai più piccoli, preparata con minestrina avanzata frullata. Con ogni probabilità i pargoletti ve la sputeranno in faccia, ma del resto l'avrebbero fatto anche con una minestrina di oggi.


Per concludere, abbiamo la frittata di spaghetti, una pastieri per buongustai dotati di stomaco d'acciaio.


Il gradimento della pastieri non è sempre garantito: qualche commensale potrebbe non mostrare entusiasmo nel trovarsi nel piatto di oggi gli avanzi di ieri. Tuttavia, poiché la pastieri si prepara e si consuma prevalentemente in famiglia, basterà accertarsi che il frigo e la dispensa siano vuoti, in modo che non vi si trovino alternative. Infatti, come ogni chef conferma, la fame è il miglior condimento.

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Stefania Marello – ACC


Farfalle di ieri

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Vermicelli di oggi

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Pastieri perfettamente conservata ritrovata nella piramide di Micerino

TENTA IL GIRO DEL MONDO IN BICICLETTA, MA SBAGLIA STRADA E SI FERMA DOPO 200 METRI

È fallito dopo una trentina di secondi il tentativo di battere l'attuale record di settantotto giorni per compiere il giro intorno al globo.


Il Signor Pierino di Montanaro aveva pianificato ogni tappa, e si era anche fatto prestare una biciletta seminuova con pedalata assistita da un amico per la memorabile occasione.


Dopo aver trovato alcuni sponsor come "Poca Cola" (la bevanda gassata in minilattina), "Luftansia" (la compagnia aerea sottocost), "Ammazzaoh" (il colosso dello shop online con prezzi shock) e "Nonintendo" (la console per chi non capisce nulla di videogame), ha minuziosamente pianificato il progetto senza lasciare nulla al caso.


La preparazione atletica triennale, durata ben 28 giorni grazie al corso d recupero "tre anni in un mese" della palestra Montanaro Fitness Club lo ha riportato in perfetta forma.


Insomma, tutto lasciava immaginare che il tour mondiale sarebbe stato un successo epocale, ma qualcosa è andato storto.


Al primo bivio, infatti, il Signor Pierino, ha inforcato la via sbagliata finendo in una strada senza uscita ed è stato costretto, suo malgrado, al ritiro.

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Paul Rice – ACC

La partenza…

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…e l'arrivo

IL BUGIARDONE


Per i dolori di varia origine sono disponibili molti farmaci, più o meno efficaci, più o meno nocivi. In ogni confezione è presente un foglietto illustrativo, da leggere ATTENTAMENTE prima dell'assunzione. Definirlo "foglietto" non è appropriato. Si tratta di almeno due pagine, lunghe oltre mezzo metro, e scritte fittamente fronte-retro in caratteri minuscoli. (Vedi figura)


Se il tuo dolore era lieve, nella migliore delle ipotesi quando avrai finito di leggere sarà già passato. Nella peggiore, ti sarà venuto anche mal di testa.


Ma la cosa più preoccupante è un'altra: nel lungo elenco degli effetti collaterali ci sono anche questi, sottolineati.


Che sono proprio i sintomi per i quali ti è stato prescritto il farmaco! È come dire: hai mal di schiena? Prova Pocomal, ma ricorda che potrebbe provocare il mal di schiena.


E qui scatta il dubbio amletico, più che giustificato: assumere, o non assumere, una medicina che potrebbe farmi stare peggio di come sto adesso? Dormire, morire... e poi?


Non ho risposte a queste legittime domande. Probabilmente non le ha neppure il medico (che potrebbe addirittura consigliarti di non leggere il foglietto), e forse non ce l'ha nemmeno l'azienda che produce il farmaco. Si suppone che, prima di mettere in vendita il farmaco, abbiano effettuato molti esperimenti in doppio cieco, somministrando il principio attivo a centinaia di cavie umane. Forse qualcuno, più doppio-cieco degli altri, dopo aver sbattuto l'alluce contro il comodino, ha segnalato un aumento del dolore al piede fratturato; perciò, i ricercatori diligenti (sempre timorosi di denunce e cause legali da parte dei pazienti) hanno inserito "aumento del dolore in sede di frattura" negli effetti collaterali del farmaco.


In Italia, il foglietto illustrativo per i medicinali è obbligatorio per legge, qualora le informazioni relative all'uso del medicinale non possano essere stampate all'esterno della confezione. Quindi, se non si vuole riempire di geroglifici l'intera scatola del medicinale come la stele di Rosetta, per praticità il foglietto è accluso all'interno della confezione, in modo che l'utilizzatore possa leggerlo più comodamente, alla luce di una potente lampada da orefice, magari con l'aiuto di una lente di ingrandimento.


Per quanto ricordo, una volta il foglietto non c'era, e i farmaci riportavano sull'etichetta esterna tutto quello che era necessario sapere: nome della ditta produttrice, composizione e posologia, cioè quante compresse o gocce potevi assumere al giorno senza finire al pronto soccorso. Talvolta erano indicati gli effetti collaterali, ma non più di tre o quattro, e le controindicazioni erano sostanzialmente la gravidanza e l'allattamento.


Fino agli anni sessanta, cioè finché non si impose la plastica, i farmaci erano confezionati in flaconi di vetro o in tubetti di alluminio con il tappo a vite. Niente blister, né imballi di cartone. Una confezione di aspirina di oggi, rispetto a una di cinquant'anni fa, regala all'ambiente il triplo dei rifiuti. Ma è cresciuto a dismisura anche il foglietto illustrativo, che tutti, compresi i medici, iniziarono a chiamare "bugiardino". L'etimologia del termine "bugiardino" non è del tutto chiara. L'Accademia della Cruscaipotizza che abbia avuto origine in Toscana, dove con il termine bugiardo si indicava la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole. Da qui, riducendo le dimensioni del foglio, il foglietto illustrativo dei medicinali diventò "bugiardino".


Ma a furia di aggiungere informazioni, il bugiardino è diventato un bugiardone, e non c'è bisogno di essere accademici per associare il termine al contenuto: quell'elenco di informazioni allarmanti potrebbe essere del tutto falso. A scanso di tormenti interiori, è meglio buttarlo subito nella raccolta carta.

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Stefania Marello - ACC

Il bugiardino più famoso al mondo

PIZZAIOLO NON RIESCE A LAVORARE A CAUSA DELLA TEMPERATURA PERCEPITA DALLA PIZZA


In passato la temperatura era un dato oggettivo ed era determinata dalla lettura sulla scala di un termometro opportunamente calibrato, espressa generalmente in gradi Celsius.


Era un'epoca in cui non esistevano climatizzatori, se faceva troppo caldo, si attendeva la stagione più mite, se la temperatura era troppo bassa, si provvedeva accendendo la stufa a legna o il caminetto, oppure ci si copriva con abiti pesanti.


Col passare del tempo si è resa necessaria l'introduzione della temperatura media.


Grazie a opportuni calcoli, era possibile confrontare le temperature rilevate rispetto a quelle mediamente lette negli anni precedenti in una data stagione, o in un determinato mese, e dedurre se ci si trovasse di fronte a un aumento o a una diminuzione della temperatura rispetto alla media stagionale.


Se questi dati non fossero sufficienti ad allarmare, recentemente è stato introdotto il temibile concetto di temperatura percepita, che dipende da una serie di fattori, tra cui la temperatura realmente misurata e l'umidità dell'aria.


Percepita, di per sé, dovrebbe essere un valore soggettivo, visto che ognuno ha le proprie sensibilità, e una determinata realtà climatica può indurre a sensazioni differenti a seconda di chi la percepisce.


Può capitare pertanto che a 38 °C con umidità intorno al 20%, la temperatura percepita sia pressoché la stessa misurata e che generi nella maggior parte della popolazione una sensazione di benessere. La medesima temperatura accompagnata da un'umidità relativa dell'80%, allarmerebbe esperti di salute e meteorologi, perché porterebbe a una percezione stimata in 62°C, una situazione quasi insostenibile.


Probabilmente è questa la situazione meteo-culinaria si sta verificando nel forno a legna della pizzeria La Sdrucciola di Biella dove, per una strana combinazione, il pizzaiolo Poli Carpo, da sette giorni sta cercando inutilmente di cuocere quattro pizze tre stagioni (dopo le mezze stagioni, stanno scomparendo anche quelle intere).


Gli studiosi hanno classificato questo fenomeno come l'effetto "pentola a pressione senza pentola e senza pressione", caso limite in cui temperatura, umidità e depressione, non consentono la cottura.


Il titolare della pizzeria sta pensando di acquistare un forno a microonde poiché, dopo una settimana di attesa, i clienti affamati del tavolo 8 iniziano a spazientirsi e a mostrare i primi segni di insofferenza.

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Paul Rice – ACC

Il comandante dei vigili del fuoco, intervenuto dopo la segnalazione, sta per emettere un mandato di cottura.

LA GEOMETRIA EUCLIDEA DEL CROISSANT


Sull'origine della brioche a forma di cornetto che tutti conosciamo esistono due ipotesi: la francese e l'austriaca. La prima afferma che sia stato inventato a Versailles, in occasione del matrimonio tra Luigi XVI e Maria Antonietta d'Austria, e chiamato croissant dal francese antico creissant, cioè "luna crescente". La seconda avalla un'origine più antica: il croissant sarebbe nato a Vienna, dove un gruppo di panettieri avrebbe iniziato a produrre un particolare dolce a forma di mezzaluna per commemorare un tentativo di assedio da parte degli Ottomani, avvenuto nel 1683. Il dolce fu chiamato "kipferl" (cornetto), e la sua forma ricorderebbe appunto il simbolo della mezzaluna sulla bandiera ottomana.


In ogni caso i croissant, fragranti e ricchi di burro, si diffusero nel mondo, mantenendo il nome e la forma tradizionale, che aveva un suo ben preciso significato.


Tuttavia, secoli dopo, nel 2018 un pasticciere svedese, Bedros Kabranian, nel laboratorio della sua panetteria di Stoccolma inventò un croissant a forma di cubo, chiamandolo “Crube“. Questa novità si diffuse ben presto anche in Italia, e in particolare a Torino, dove un bar del centro storico cominciò a sfornare e offrire ai clienti cornetti cubici. Il bello è che i torinesi, meno bogianen di quanto si dice, uscivano di casa la mattina presto e andavano a mettersi in coda in piazza Carignano pur di fare colazione col cubo. Intervistato da una giornalista Rai, uno dei clienti in coda disse: "Una passione come un'altra, che ti prende... e devi soddisfarla". In pratica, ammise che i torinesi erano presi per il cubo. Perché i gusti percepiti non sono cinque, come si pensava (dolce, amaro, salato, acido e "glutammato"), ma sei: esiste anche il gusto geometrico, dato dalla forma del cibo. Infatti, solo il vedere le persone sedute ai tavolini affollati che cercano di inzuppare un cubo in una tazza rotonda, dando gomitate ai clienti vicini, stimola le ghiandole salivari e allerta le papille gustative. Insomma, un grande successo.


Così grande che, di recente, qualcuno ha voluto replicare, inventando il croissant sferico, che nelle dimensioni e nella forma ricorda una pallina da tennis. Già mi immagino i nuovi croissant che, sfuggiti alla presa dei clienti, rotolano sul bancone dei bar, e finiscono sul pavimento. Poiché costano parecchio (mi dicono circa il triplo dei normali cornetti), non mi stupirei di vedere gente carponi che insegue il proprio cornetto rotolato sotto i tavolini del dehors. Ma, anche se tenuta saldamente in mano, come si mangia una sfera? Almeno il cubo si può addentare da uno spigolo, ma la sfera non ha spigoli, per definizione. Forse il cameriere la porta già tagliata in due semisfere, o in quattro settori sferici, o in otto spicchi sferici (e ancora la geometria insegna...). Ma quando ci sarà molta richiesta, e il cameriere per sbrigarsi porterà la pallina-croissant intera, ci sarà sempre un cliente affamato che colpirà la scultura di pasta sfoglia con un pugno ben assestato, ne raccoglierà i frammenti con il cucchiaino, e li butterà nel cappuccino per poi mangiarsi la zuppetta di briciole di sfera.


Mancano il cilindro, il cono e la piramide per completare la geometria del croissant, ma siamo certi che sia solo questione di tempo. La buona notizia è che i bambini, volendo scegliere il croissant più grande tra il cubico e lo sferico, saranno costretti a rispolverare le regole della geometria per il calcolo del volume dei solidi.


Euclide si rivolterà nella tomba? Non è detto: forse questo genio matematico dell'antica Grecia, che nel III secolo a.C. scrisse gli Elementi di Geometria (tredici libri fondamentali per tutta la matematica sviluppata nei secoli successivi), fu ispirato dalla moglie che impastava la farina di farro per fare il pane, e dava all'impasto varie forme: piatte, tonde, cilindriche, a punta, a prisma...

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Stefania Marello - ACC

Il noioso croissant tradizionale

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Si tratta di un "cubessant"?

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Questo è un "boulessant"?

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Dopo il salame avremo il croissant di felino?

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Istruzioni per il taglio del croissant sferico

NON VENNE AVVISATA CHE LA PANDEMIA ERA TERMINATA: È ANCORA IN LOCKDOWN DAL 2020


Bufalona sul Naviglio (MI).


Sono passati quattro anni dal primo lockdown e continua a vivere rinchiusa e distanziata con scorte di viveri sufficienti fino al 2030.


Ricorda un po' la storia di Hiroo Onoda, il famoso soldato giapponese che, per quasi un trentennio dopo il termine della Seconda guerra mondiale, ha presidiato un'isola, difendendola dagli intrusi, ignaro che, nel frattempo, che il conflitto fosse terminato.


Allo stesso modo la nostra protagonista, soprannominata scherzosamente dai vicini di casa "Okinawa", che non possiede un televisore, che tiene la rete internet disconnessa per proteggersi da eventuali virus, ed evita ogni interazione con gli esseri umani, vive nella convinzione che perduri lo stato di isolamento proclamato nel marzo 2020.


Sembra che il sindaco di Bufalona abbia tentato di avvisarla con un messaggio inviatole tramite un piccione viaggiatore, ma del volatile si sono perse le tracce, nello stesso giorno in cui la nostra "Okinawa" ha ordinato una porzione di polenta pronta con Deliveroo.

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Paul Rice – ACC

Dispositivi di protezione individuali con effetto deterrente: lo spray al peperoncino ha anche la funzione disinfettante antivirus.

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La pistola termometro può essere sostituita da una Colt, utile a scoraggiare eventuali visitatori non graditi.

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D.A.I.: Dissuasore di Avvicinamento Individuale. Nella foto una recinzione a prova di intrusione.

GREEN PASS (A VOLTE RITORNANO)


Il nostro Governo, incapace di legiferare per risolvere i veri problemi che gli italiani affrontano quotidianamente, si tuffa volentieri nel passato. Così, rovistando nel cassetto 'Fallimenti operativi' alla ricerca di un'idea balzana da riproporre, pesca il Green Pass, e lo reinserisce in modo definitivo nel DDL PNRR di marzo.


Tutti ricordiamo bene, purtroppo, il Green Pass, legato com'è ai ricordi dolorosi della recente pandemia.


Il Green Pass è nato per dividere: io pass e tu invece non pass. Del resto, già gli antichi romani oltre duemila anni fa avevano coniato il detto "Divide et impera", e i moderni romani di Montecitorio hanno scoperto che funziona.


Abbiamo visto che cosa è successo con il vecchio Green Pass; con il nuovo possiamo immaginare come andrà a finire. I giovani sono pochi, e sembra che a nessuno importi di loro: possono anche essere mantenuti a vita dai nonni o morire di fame con i loro lavoretti precari. Invece, il numeroso popolo degli anziani deve essere controllato, cosa che si ottiene più facilmente se lo si mantiene spaventato e sottomesso, nell'illusione di essere protetto da ogni malattia.


Perciò, superata una certa età, saremo bollati definitivamente come fragili. Tutti quanti, anche quei vecchietti coriacei e muscolosi che a novant'anni vanno a pascolare le pecore e a coltivare l'orto. Probabilmente dovremo portare, cucita all'abito, l'effige di un simbolico calice di vetro, come quello stampato sui pacchi contenenti merce delicata.


Dovremo avere ed esibire il Green Pass ogni volta che usciremo di casa: al supermercato, al bar, alla bocciofila, dal barbiere, persino per poter sostare in osservazione davanti ai cantieri. Esso conterrà l'ottemperanza certificata ad ogni vaccinazione possibile, per malattie vere o presunte. L'elenco delle malattie con obbligo di vaccino si allungherà a dismisura, per la gioia delle aziende farmaceutiche, che, al grido festante di "Più vaccini, più soldini", si metteranno all'opera, e in pochi mesi brevetteranno sieri per influenze, Covid dall'alfa all'omega, fuoco di Sant'Antonio, fuoco di paglia, epatite, gastrite, tallonite e congiuntivite, torcicollo a destra, torcicollo a sinistra, torcicollo al collo dell'utero, eccetera. Si stabiliranno calendari rigorosi: due vaccini al mese per i primi dodici mesi, poi si ricomincerà con i richiami. Gli anziani che in gioventù soffrirono di gomito del tennista oggi soffriranno di braccio del vaccinista.


Non soddisfatto, il Governo sposerà la "proposta indecente" di Guido Bertolaso, e fornirà una "Tessera Sanitaria a Punti", che si incrementa quando si effettuano le visite e i controlli previsti per la prevenzione. Che cosa si vinca raggiungendo un maggior punteggio non è ancora chiaro. Forse uno sconto sulla retta della futura RSA.


Purtroppo, l'Italia è famosa per la sua "abbondanza di carenze": oltre ai poliziotti, ai giudici, agli impiegati amministrativi, ai taxi, agli autisti, ai secondini, mancano anche i medici, gli infermieri, gli ambulatori, quindi sarà oltremodo disagevole prenotare ed effettuare la prevenzione richiesta. Questi fragili vecchietti che stanno d'abitudine in casa, al riparo da eventuali infezioni e contagi, saranno costretti, fra vaccini e prevenzioni, a trascorrere intere giornate nelle sale d'attesa delle ASL e degli ospedali, esposti al contagio di malattie d'ogni genere.


Ma almeno moriranno contenti, dopo lunga ed estenuante agonia (perché troppo sani per morire rapidamente), sperando che la loro tessera sanitaria stracolma di punti sia una specie di Blue Pass per l'ingresso in paradiso.

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Stefania Marello - ACC


Gli esami invasivi daranno diritto a due punti.

Tre punti per l'esame della prostata.

INFORTUNI SUL LAVORO: PERICOLOSAMENTE PENSIONATI

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Settembre 2025.


È ormai passato un anno dall'introduzione della patente a punti per la sicurezza nei cantieri.


Ricordiamo che la norma, fortemente voluta dal governo, a tutela dei pochi rimasti a lavorare, non sembra aver sortito gli effetti sperati.


Secondo uno studio effettuato dall'osservatorio di Tribolate sul Serio (BG), sta accadendo la stessa cosa che si è verificata a suo tempo con la patente di guida a punti, poiché essi vengono scalati prevalentemente ai nonni e ai vecchi parenti dei trasgressori. La diretta conseguenza di questo espediente determina l'aumento della categoria di rischio per i pensionati, con conseguente aumento dei contributi assicurativi a loro carico.


Del resto i pensionati passerebbero comunque ore a occuparsi di direzione lavori dispensando consigli utili agli operai, pertanto, con questo stratagemma uniscono il dilettevole all'utile e, in caso di infortunio ai lavoratori, le opere potranno proseguire senza creare problemi agli imprenditori.

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Paul Rice – ACC

Per gli umarell è più facile ottenere un patentino da capocantiere che un permesso di guida automobilistico.

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I giovani, per non fare danni, controllano i lavori in smart working. Grazie al computer, 

in caso di incidente, si possono utilizzare fino a tre vite, come per i normali videogame.

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La fretta è cattiva consigliera: presto saranno installati i laborvelox, per tenere sotto controllo la velocità di avanzamento lavori.

LA STAMPELLA E LE STAMPELLE


Succede a tutti di cadere e di farsi male. Succede anche agli atleti, figuriamoci alle nonne impacciate e sbilenche.


Se la conseguenza della caduta è la frattura di un osso che riguarda la deambulazione (piede, gamba, ginocchio, bacino eccetera) potrebbe essere necessario ricorrere a un ausilio ortopedico, come il girello o le stampelle.


Il girello, detto anche deambulatore, è come un grosso cane, fedele e affidabile.


Infatti, ricorda vagamente un San Bernardo, per la sua forza nel sostenere e la sua inclinazione a soccorrere. Volendo è possibile appendergli la tipica fiaschetta del cognac, utile per quando la nonna si sente un po' a terra (metaforicamente parlando, perché a terra in senso stretto ci è già finita, ed è il motivo per cui ora le serve il San Bernardo). In alternativa agli alcolici, al collo del deambulatore si può appendere una piccola borsa, contenente tutto quanto potrebbe servire nelle "deambulazioni" casalinghe: cellulare, fazzoletti, caramelline per la tosse, antidolorifici a effetto rapido, libri, riviste eccetera. Inoltre, è solido, affidabile, e se la nonna lo deve lasciare resta lì ad attenderla. Quando lei lo riprende manca solo che scodinzoli tutto contento.


Qualcuno dirà che le stampelle sarebbero meno ingombranti, più agili.


Purtroppo, le agili stampelle e la nonna impedita non vanno d'accordo. Lei è fragile, bassa, senza forze e con le manine delicate: si regge alle stampelle alte e spigolose come un vecchio abito su un attaccapanni. Non c'è alcun appiglio per appenderci una borsa, e poiché impegnano entrambe le mani, deve usare uno zainetto per trasportare qualunque cosa.


Le stampelle poi sono dispettose: quando deve usare le mani (lavarsi la faccia, versare un bicchier d'acqua ecc.) deve appoggiarle da qualche parte. Ma queste non stanno ferme lì, in paziente attesa. Mai! Esse si buttano a terra di proposito, per metterla in difficoltà, obbligarla a piegarsi nel tentativo di raccoglierle, risvegliando dolori sopiti, e maledizioni indegne di una nonna perbene.


Le stampelle non si accontentano di fare del male alle nonne: appoggiate a una parete esse si allungano, scivolando sul pavimento, fino a diventare veri e propri ostacoli per chi passa, che si inciampa rischiando di farsi male a sua volta. È questa la loro natura carogna: non sono soddisfatte finché qualcun altro in famiglia non cade.


Inoltre, non sono inerti e inanimate come sembrano: le stampelle si spostano col favore del buio, e la nonna giura di averle trovate al mattino in luoghi diversi da quelli in cui le aveva lasciate. Di notte, è costretta ad accendere la luce per cercarle, zoppicando intorno al letto, emettendo strazianti gemiti di dolore, e orrende grida di rabbia che spaventano i vicini. Quando finalmente le acchiappa entrambe, può "correre" in bagno, augurandosi di non ottemperare all'impellente necessità prima di essere giunta a destinazione.


Se il deambulatore ricorda un grosso cane, le stampelle fanno pensare a due avvoltoi, con il collo pelato lungo e magro, su cui poggia un becco adunco e perennemente sghignazzante. Quando la nonna si riposa sulla poltrona, gli stampellavvoltoi la sorvegliano, ricordandole che è caduta come un'idiota e che ora è invalida, e chissà quando (e se) potrà camminare come prima.


Così, a causa della frustrazione, lei cerca consolazione nel cibo, mangiando tutto quello che trova in dispensa e in frigo. Ma non potendo uscire di casa e camminare, non riuscendo a trascinarsi più veloce di una lumachina, consumerà circa due decimi di caloria al giorno. Il risultato è che ormai assomiglia a una palla più che a una nonna.


Ma non tutte le stampelle sono nate per nuocere.


Quando la nonna, frustrata e dolorante, si siede scricchiolando e sbuffando sul divano e legge sullo smartphone LA STAMPELLA, mitica pubblicazione di sostegno all'umorismo, trova sempre l'articolo che riesce ancora a strapparle una risata.

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Nonna Abeffarda - ACC

Coppia di avvoltoi e coppia di stampelle: notare l'incredibile somiglianza.

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Deambulatori all'opera

NONNI ABEFFARDI VS. ELON MUSK


Il patron di Tesla, fra le sue innumerevoli società che guardano al futuro, ha fondato Neuralink.


Si tratta di una compagnia che si occupa, fra le altre cose, di studiare la futura applicazione di sistemi di interazione tra la mente umana e le macchine.


Ultimamente Elon Musk ha informato che è stato impiantato un microchip nel cervello di un volontario, grazie al quale gli è possibile muovere il mouse su un computer con il solo pensiero.


I nostri Nonni Abeffardi hanno immediatamente colto al volo questa innovazione tecnologica ipotizzando possibili applicazioni utili ad affrontare al meglio le difficoltà della loro vita quotidiana.


Nonno Abeffardo sta pensando di farsi impiantare un microchip per movimentare una parte del corpo che in gioventù godeva di moto proprio con la sola forza del pensiero (talvolta anche autonomamente) ma che, col passare degli anni, non risponde più ai semplici impulsi neuronali.


Grazie al microchip, potrebbe tornare a trasmettere gli ordini al corpo col pensiero attraverso il piccolo dispositivo elettronico. Il chip, di fatto, non avrebbe alcuna funzione meccanica, ma fungerebbe da tramite. Del resto, anche da ragazzo, Nonno Abeffardo, comandava regolarmente il corpo grazie alla esclusiva forza del pensiero, con risultati eccellenti. Ora, questo piccolo miracolo della natura, potrebbe tornare possibile grazie alla tecnologia, a distanza di mezzo secolo.


Nonna Abeffarda, che invece soffre di irregolarità intestinale, sta pensando di utilizzare il microchip per favorire i movimenti interni dal colon al tenue, fino ad arrivare all'intestino crasso.


L'ausilio di questo dispositivo elettronico potrebbe far ritrovare il giusto movimento interno al corpo con notevoli benefici sulla salute fisica e mentale.


Gli scienziati della ditta Neuralink stanno ancora valutando se il microchip debba essere assunto per bocca o come supposta, affinché possa collegarsi correttamente al computer e provvedere a movimentare gli organi interni della Nonna di concerto fra loro, evitando fastidiosi ingorghi sulle vie di fuga.

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Paul Rice – ACC

I Nonni nel futuro…

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…e nel passato

LE STORYCETTE DELLA NONNA


GLI GNOCCHI

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Volendo credere al vocabolario, il termine gnocco deriva dal veneto gnòco (protuberanza), forse attraverso il longobardo knohhil, che significa nodo del legno. Ne deduciamo che in tempi antichi lognocco era qualcosa di duro, proprio come le “nocche” delle dita, e che i primi gnocchi portati in tavola erano fatti di impasti duri e difficoltosi da deglutire, dei veri e propri stranguglioni.


Fu necessario attendere l'epica impresa di Cristoforo Colombo per avere le patate in tavola, e con esse gli gnocchi che tutti conosciamo, costituiti da un impasto base di farina e patate lesse schiacciate, tagliato a bocconcini di forma cilindrica o ovoidale. Si discute ancora oggi se agli ingredienti base si debba aggiungere l'uovo: sembra che siano buoni in entrambe le versioni.


Secondo mia nonna, che viveva in campagna, a decidere se aggiungere o meno l'uovo era la gallina, con le sue paturnie autunnali. In ogni caso, dopo averli cotti brevemente in acqua bollente, gli gnocchi devono essere conditi con vari sughi, o eventualmente formaggi. In Piemonte, per esempio, sono famosi gli gnocchi "alla bava", così detti non solo perché il formaggio fuso sbrodola lungo il mento dei commensali, ma per l'acquolina prodotta al solo guardarli e annusarli ancora fumanti nella zuppiera.


Gli gnocchi sono un piatto squisito e apprezzato da tutti, ma non è per questo che si dice "Ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi". Il detto, diffuso da Nord a Sud, è un modo beffardo per apostrofare chi ride a sproposito, senza motivo.


Ma c'è un'altra interpretazione, più maliziosa: nel linguaggio della malavita di Roma la parola gnocco significa moneta, scudo. Quindi, “fare gli gnocchi” vuol dire fare i soldi, diventare ricchi. Ma nell'ambiente mafioso, piuttosto maschilista, l’unico modo per le donne di fare i soldi è quello di prostituirsi. In tale contesto, dire a qualcuno "Ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi" equivale a dargli del figlio di buona donna.


Oggi gli gnocchi si comprano già pronti nei pastifici e nei supermercati. Il nostro Giovanni Rana, l'imprenditore italiano più estroso e creativo dopo Giorgio Armani, ha tradito persino i suoi amati tortellini per produrre gnocchi di ogni tipo, persino ripieni.


Invece una volta, quando ero bambina, gli gnocchi si facevano in casa, partendo dalle patate intere e con la buccia. Non dovete pensare che stiamo parlando del Giurassico: i dinosauri erano estinti da tempo.


Oltre agli gnocchi classici, esistono numerose varianti.


Gli Gnocchi alla romana, per esempio, non sono fatti di patate, ma di semolino, e devono essere gratinati al forno. Perché si chiamano così? Ci sono varie ipotesi: la più semplice è che sia una ricetta nata a Roma o dintorni. La più mistica racconta che il nome deriverebbe da Santa Francesca Romana, monaca vissuta tra il IV e V secolo, che avrebbe ricevuto in sogno la ricetta, durante il periodo di digiuno e preghiera della Quaresima. Così, da "Gnocchi alla Francesca Romana", divennero più brevemente "Gnocchi alla Romana". Dopo la beatificazione della suora diventò consuetudine rivolgere una preghiera alla Santa prima di mangiarli, e lasciare un obolo in chiesa subito dopo, ai piedi della statua che la raffigurava, per ottenere benedizioni e miracoli. Di lì sarebbe nato il detto "Pagare alla Romana".


Tra le varianti esiste anche lo Gnocco fritto. Non ho idea di che cosa sia, ma basta la parola, anzi, le due parole "gnocco" e "fritto" accostate, per sentire bruciore di stomaco ed avere coliche epatiche da immaginazione...


Infine, Gnocchi è anche un cognome, come ci insegnò l'illustre Carlo Gnocchi, sacerdote, scrittore ed educatore in vita, santo post mortem, ma ricordato semplicemente come Don Gnocchi.


Non dimentichiamo che gnocco è anche un aggettivo, che significa sciocco, babbeo, grullo. Al femminile, in alcune regioni può avere anche una connotazione positiva.


Queste ultime considerazioni hanno poco o nulla a che vedere con la ricetta, ma un po' di cultura non guasta, nemmeno in cucina.

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Nonna Abeffarda - ACC

Don Gnocchi

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Son gnocchi

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Gnocchi alla Romana

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Qui, per avere il gelato, si paga a La Romana

SORPRESA: IL BARATTO SUPERA LA MONETA ELETTRONICA

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Tribolate sul Serio, dicembre 2040.

Sono passati dieci anni dalla scomparsa del denaro contante, tuttavia gli italiani non si sono ancora adattati ai nuovi sistemi di pagamento elettronico.


Il chip sottopelle spesso genera scambio di denaro con una semplice stretta di mano.


Il chip nelle otturazioni dei denti è poco igienico, occorre mordere il POS per effettuare il pagamento.


L'unico che sembra trovare approvazione è il chip posto nelle parti intime, ed è anche pratico poiché, anche all'epoca dei contanti, molte persone dilapidavano intere fortune in incontri amorosi, ma non sempre è utilizzabile.


L'unica pratica che, non solo ha resistito, ma si è anche rafforzata negli anni è quella del baratto.


Il baratto, infatti, è uno scambio di oggetti o prestazioni senza il passaggio di denaro (liquido, solido o virtuale), pertanto alla portata di tutti.


L'unico inconveniente è la scarsa praticità nello scambiare, ad esempio, un'auto con un arredo completo ma, grazie agli appositi siti web, viene tutto semplificato.


I caveaux delle banche, ormai privati di banconote e valori, sono diventati veri e propri depositi di stramaglie che, se opportunamente investite, maturano interessi esattamente come accadeva negli anni '20 con il denaro, con i titoli e con i buoni fruttiferi.


Se un investitore depositasse un centinaio di ombrelli con vincolo quinquennale, alla scadenza, se ne ritroverebbe magari centoventi, e pazienza se nel frattempo avrà preso un po' di pioggia, il gioco vale la lavata.

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Paul Rice – ACC

Camion al confine con la Svizzera tenta di depositare illegalmente alcuni pianoforti.

Il governo elvetico emette regolarmente orologi a cucù, articolo che attrae particolarmente gli investitori stranieri.

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Cargo trasporta casa unifamiliare alle Cayman, il mattone è ancora un buon investimento. Mattone su mattone, nei paradisi fiscali, potrebbe diventare in breve tempo una palazzina o addirittura un piccolo villaggio.

GALEOTTO FU L'AUTOBUS


In Thailandia una donna sbaglia autobus e torna a casa dopo 25 anni


Sembra la trama di un episodio della serie "Ai confini della realtà", invece è una notizia di cronaca, apparsa su tutti i giornali.


I fatti risalgono al febbraio 2007. Protagonista dell'incredibile vicenda è Jaeyaena Beurraheng, una donna nativa della Malesia, a Sud della Thailandia, che si trovò a oltre 1200 chilometri da casa, dopo essere salita due volte sull'autobus sbagliato. Era giunta in Thailandia, ma non conosceva il Thailandese, e nessuno riusciva a capire il suo dialetto. Solo dopo 25 anni di varie peripezie, vivendo per strada e poi in un ricovero per senzatetto, incontrò tre studenti del suo paese, che capivano la sua lingua. I ragazzi l'aiutarono a ritornare a casa, dove i famigliari l'avevano data ormai per dispersa. Chissà se la poveretta era una fumatrice, e prima di uscire aveva detto ai figli che sarebbe andata a comprare le sigarette? Gli articoli non lo dicono.


Un po' me la immagino, questa donnina, timida e poco abituata ad allontanarsi dal suo quartiere, che sale fiduciosa sull'autobus che avrebbe dovuto riportarla a casa, e che invece la trasporta quasi in un'altra dimensione: un luogo alieno, dove nessuno parla o comprende la sua lingua. Se posso permettermi un'espressione che va di moda fra i giovani, la signora era finita a Fanculonia.


Forse, in tale situazione, neppure la mitica Lassie sarebbe riuscita a tornare a casa. Anche se un cane, salvo incidenti, avrebbe avuto più possibilità. Senza conoscere le lingue avrebbe potuto trovare cibo tra i rifiuti, o mendicarlo in strada. E, giorno dopo giorno, seguendo il suo infallibile fiuto, si sarebbe diretto verso casa. Per ritrovare la sua cuccia avrebbe impiegato molto tempo, ma certamente non 25 anni.


Invece, per un piccione, animale straordinariamente dotato di senso dell'orientamento, sarebbe stato un gioco da ragazzi: avrebbe ritrovato la sua piccionaia in pochi giorni.


Un gatto forse se la sarebbe presa più comoda. I gatti sono meno legati alle persone, e molto più opportunisti dei cani. Pur sapendo dove andare, avrebbe approfittato dell'occasione per vedere un po' di mondo, visitare qualche famiglia disponibile a offrire cibo e carezze, dove avrebbe deciso di fermarsi, gradito ospite a pranzo e a cena, come gli architetti di Aiazzone. In mancanza di famiglie di religione "gattolica" si sarebbe adattato a cacciare qualche topo o qualche lucertola, unendo l'utile al dilettevole. Se maschio, il nostro gatto avrebbe seguito i miagolii e gli odori delle gattine in amore, e facendo a botte con altri maschi della sua specie sarebbe riuscito ad andare a segno qui e là, contribuendo alla ripopolazione delle colonie feline. Se femmina, con ogni probabilità sarebbe tornata a casa incinta.


Ma questo non significa che io consideri la sfortunata signora malese meno capace di un gatto o di un piccione. In fondo anche lei si è adattata alle circostanze ed è sopravvissuta. Tuttavia non era dotata del senso dell'orientamento caratteristico di alcuni animali.


Sarei una vera ipocrita a giudicarla. Io sono brava ad orientarmi come un pesce è bravo ad andare in bicicletta. Uscendo da un negozio, non ricordo più da quale direzione sono arrivata: non so letteralmente da che parte voltarmi, e metaforicamente a che santo votarmi. E anche se sapessi chi è il Santo Protettore dei disorientati, non credo che darebbe retta alle mie invocazioni, data la scarsa devozione religiosa che mi contraddistingue...


E, confesso, sono ancora io quella nonna che, dovendo prendere a Chivasso un treno per Torino, è riuscita a salire su quello diretto a Ivrea. E quando si è accorta dell'errore è scesa alla prima stazione, ritrovandosi in un buco di paese sperduto nel nulla, ad attendere tre ore al Bar Bussola (qual dolorosa coincidenza) un regionale diretto a Torino, di quelli che fermano in tutte le stazioni.

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Nonna Abeffarda - ACC


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Gatto (dis)orientato

Continua...

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