Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
I RE BIZZARRI

Mi sono sempre sembrati irrazionali i doni portati dai Re Magi a Gesù neonato. Intanto la mirra: una specie di resina prodotta da una pianta, che oggi viene utilizzata nella produzione di profumi e dentifrici. Che cosa poteva farsene un lattante? E dell'incenso? Fumare qualunque erba è vietatissimo in presenza di un bimbo, si sa. Ogni pediatra raccomanda di non farlo. Ma anche l'oro mi sembra del tutto inutile in una grotta fuori dal centro abitato, dove non si può barattare con generi di prima necessità.
Per un bimbo che viveva in una grotta era meglio portare legna per il fuoco, indumenti e coperte di lana, e magari i pannolini...
Questi Re Magi sono effettivamente personaggi un po' strani nel piccolo mondo del presepe. Hanno nomi altisonanti e inconsueti: Gasparre, Melchiorre e Baldassarre. Li guida una stella meglio di un navigatore GPS, da quando viene confezionato il presepe fino all'arrivo davanti al bambinello nel giorno dell'Epifania, quella che le feste porta via.
Poi il presepe si disfa, con grande spargimento di muschio, polvere e farina usata per tracciare la strada. Tutto finisce in cantina ben imballato.
E resta quel gap, quel vuoto misterioso nella storia di Gesù. Lo ritroviamo fanciullo, nella bottega del padre falegname o in chiesa a predicare ai sapienti, e senza aver frequentato la scuola dell'obbligo. Nessuno risponde alle innumerevoli domande che sorgono spontanee: come è arrivata lì la famigliola di Gesù? Quando ha traslocato dalla stalla alla casa-bottega, decisamente più decorosa? Per quanto tempo il bue e l'asino hanno sostituito il riscaldamento con il fiato? Forse hanno smesso quando è finita la scorta di fieno? O quando l'asino ha leccato il piatto di Giuseppe, ancora sporco di bagn-a-cahud, una tipica salsa araba molto piccante, e la notte il piccolo si è sentito male?
E se il plurale di Maria è "le tre Marie" com'è il singolare di Re Magi? Re Mago o Re Magio? E che cosa significa la parola Epifania? E tutte le feste che porta via in quale bidone della Raccolta Differenziata vanno a finire? E chi è, alla fine, la Befana? È vero, come dicono alcune malelingue, che è l'ex moglie di Baldassarre, incazzata nera perché come alimenti ha ricevuto tanto incenso, ma nemmeno un grammo d'oro?
Ma essendo un personaggio che giunge sulla scena lo stesso giorno dei Magi, non sarebbe stato più logico che si fosse chiamata Maga Magò?

PAROLA D'ORDINE: ABOLIRE

PAROLA D'ORDINE: ABOLIRE
Ormai si è capito: l'attuale campagna elettorale è basata sull'abolizione.
Ogni partito ha introdotto nel programma l'abolizione di qualcosa: c'è chi promette di abolire il canone Rai, chi la legge Fornero, e chi, sull'onda dell'entusiasmo, persino la stessa Fornero. E se proprio non si può abolire, almeno mandarla in esilio a Caprera, a stabilire quando le pecore possono andare in pensione, naturalmente con il sistema contributivo, cioé in base al latte e alla lana prodotta.
Cavallo di battaglia di alcuni partiti è l'abolizione dell'euro, tant'è che la parola ABO-LIRE, a detta di qualche intellettuale, sarebbe la contrazione dello slogan "ABOlire l'euro e ripristinare le LIRE".
In quest'orgia abolizionistica non manca chi promette di abolire l'obbligo dei vaccini, la buona scuola, quella meno buona, la scuola dell'obbligo e addirittura l'obbligo di andare a scuola, nel tentativo di assicurarsi il voto degli elettori giovanissimi, ma già pluri ripetenti, che rischiano l'ennesima bocciatura.
Si suppone che il Partito dei Pensionati, ammesso che si presenti, date le condizioni precarie e la dipendenza da pannolone dei suoi iscritti, chieda l'abolizione dell'ora legale, grande rompimento di palle per chi, superata una certa età, soffre già di disturbi digestivi e di alterazione del ritmo sonno-veglia.
Nascono come funghi, sull'onda di questa moda abolizionista, partiti piccoli, ma di grande respiro politico e sociale. Per esempio, un partito molto conosciuto a Milano e provincia, sostenendo la difesa delle tradizioni meneghine, propone l'abolizione del pandoro a favore del panettone. Una corrente interna sta già mettendo a rischio l'unità di questo partito, chiedendo l'abolizione dei canditi dal panettone.
Non dimentichiamo il P.U.S, Partito degli Ungulati Selvatici, che chiede l'abolizione della caccia.
Persino i puristi dell'A.L.I.T.O. (Associazione Libera Intolleranza Transazioni Olfattive) si presenteranno alle elezioni chiedendo a gran voce l'abolizione della bagna cauda.
Ancora non abbiamo capito che l'unico modo per ottenere più voti è promettere l'abolizione totale delle elezioni.

DA IKEA L'IDEA CHE NON C'ERA
Ikea ha lanciato LURVIG, il divano per cani e gatti.
Il 2 febbraio sarà presentato all'Ikea di Collegno, insieme a tutti i prodotti della linea LURVIG, destinati a cani e porci gatti.
Per l’occasione un medico veterinario esperto in Comportamento Animale dell’associazione SISCA
(Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) sarà presente in
negozio per fornire consigli utili su come migliorare la comunicazione
con il tuo amico a quattro zampe e comprendere meglio alcune sue "strane" abitudini.
(Fin qui è tutto vero, non inventato da Abeffarda).
Interverrà la Professoressa Fornero, esperta in Comportamento del Pensionato Italiano, per fornire consigli utili su come migliorare la sopravvivenza di esodati e pensionati con la minima, regalando loro un animale da compagnia, con il quale condividere la miseria (lo dice anche il proverbio: mal comune mezzo gaudio)
Sarà presente anche un noto politico, che regalerà un divano LURVIG per cani e gatti a tutti i pensionati in visita al negozio.
Sono prodotti molto semplici da montare, ne è capace qualsiasi primate con pollice opponibile alla brugola. Se non avete a disposizione un primate potrete provare anche voi.
Il vostro cane vi aiuterà, portandovi le viti e porgendovi il cacciavite quando occorre.
Attenti però al gatto che, per indole felina, ha tendenza a giocare con i tasselli e a scompigliare i fogli delle istruzioni.

LEZIONI DI ECONOMIA SPICCIOLA

L'economia spicciola, come dice la parola, è basata sul movimento degli spiccioli, e non di ingenti capitali.
Iniziamo spiegando che cos'è un investimento e come realizzarlo.
Per fare un buon investimento occorrono i mezzi: una automobile o una motocicletta vanno benissimo; con la bicicletta invece l'investimento è rischioso, perché se investi un pedone corpulento rischi di cadere e farti male.
L'investimento può essere a breve o a lungo termine . Dipende da quanta strada fai con il malcapitato sul cofano.
Non sempre investire conviene.
Se ad esempio un bimbominkia ti attraversa la strada incurante del semaforo rosso, senza alzare nemmeno un occhio dal suo cellulare, pensaci bene prima di decidere se l'investimento sia opportuno. Nemmeno il miglior esperto di economia può sapere se il bimbominkia diventerà un adultominkia, oppure un premio Nobel, per la scoperta del gene che trasmette la terribile Sindrome del Fesso Inconsapevole.
Non dimenticare che anche i tuoi pochi spiccioli per il Fisco sono appetibili, perciò, a volte, spendere tutto ciò che hai può rivelarsi la scelta migliore. Potresti così toglierti qualche sfizio, come l'acquisto di una prestigiosa Fiat 128 del 1973, o tenere in casa un'iguana, come animaletto da compagnia. In visite dal veterinario e mangime selezionato ti costerebbe una fortuna, ma almeno il fisco non ti potrebbe perseguitare.
A meno che il Ministero dell'Economia decida che l'iguana debba essere considerata un bene di lusso, come un cavallo o una barca.

A SCUOLA CON IL CELLULARE

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Si ritorna a scuola, ma con una grossa novità.
Davvero? Vuoi vedere che nei bagni ci sarà la carta igienica?
No! Quella si porta ancora da casa. Però sui banchi ci sarà il cellulare.
Il Ministro dell'Istruzione ha stabilito che si può, anzi, si deve: il telefonino "è uno strumento che facilita l’apprendimento". Quindi "se guidati da insegnanti preparati e da genitori consapevoli" i ragazzi "potranno imparare attraverso un mezzo che è a loro familiare: internet".
Siamo rimasti un po' stupiti, lì per lì, perché fino all'anno scorso era severamente vietato utilizzare il cellulare durante le lezioni. Ma a ben pensare ci sono almeno due valide motivazioni per cambiare idea.
1 - Vietare il cellulare era per gli insegnanti una battaglia persa: nonostante richiami, predicozzi, note e sospensioni i ragazzi continuavano a usarlo sottobanco per chattare, passarsi informazioni durante le verifiche, distrarsi e giocare. Perciò, tanto vale consentirne l'uso, almeno per quello che di utile contiene: internet. Gli studenti quindi potranno utilizzarlo, sotto la guida degli insegnanti, e ci sarà un utile scambio generazionale di conoscenze: i docenti più anziani impareranno i misteri del whatsapp e gli studenti più sgrammaticati impareranno a consultare i vocabolari online e il sito dell'Accademia della Crusca.
A questo punto è ovvio che dovranno portarlo a scuola obbligatoriamente. Se la maggior parte degli alunni lo possiede anche quei pochi che non l'hanno dovranno provvedere. Ed è qui che scatta la seconda motivazione, più subdola, ma molto più astuta.
2 - La tacita, sotterranea speranza del Ministro e degli insegnanti è che, come ormai succede per ogni cosa che diventa obbligatoria, si formino immediatamente dei comitati di genitori no-cell, gli stessi genitori che fino all'altro ieri si lamentavano quando ricevevano le note sul diario per l'uso scriteriato dei telefonini. Perché, si sa, se una cosa è obbligatoria diventa automaticamente nociva. Se ne parlerà sui social fino alla nausea, si dirà che l'uso eccessivo del cellulare fa venire il cancro, l'autismo, la gotta e il cretinismo ipofisario. Si faranno cortei, sit-in coreografici di genitori-sentinelle che, con una candela in mano, canteranno:
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"Mamma mia dammi cento euro che il cell devo comprar
Cento euro io te li do, ma il cellulare no no no."
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Si accuserà il Governo di essere in combutta con le aziende produttrici di telefonini e con i gestori di telefonia mobile. Perché anche in questo caso si tratta di un grande complotto. Forse il Governo cadrà, insieme al decreto che consentiva i cellulari a scuola. E tutto tornerà come prima, o quasi.
Di sicuro la carta igienica nei bagni continuerà a mancare.

CORRI, SE CI RIESCI!

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Sfoglio in sala d'attesa una corposa rivista di moda. Dopo ventotto pagine di pubblicità di borse, scarpe, profumi e biancheria, dopo trenta pagine di foto di modelle strafighe che indossano scarpe con il tacco dodici, spunta, a pagina cinquantotto, un articolo che cita l'ennesimo studio scientifico, su quanto siano dannose le scarpe con il tacco alto.
Ma, dico, ci prendono per fesse? E poi, servono studi scientifici per capirlo? Ogni donna che abbia indossato scarpe con il tacco alto sa benissimo di che cosa stiamo parlando. Impossibile camminare disinvolte, guardarsi intorno, fare una breve corsetta per prendere un tram al volo. Difficile camminare sulla ghiaia, sullo sterrato, percorrere strade in salita o in discesa. Non parliamo poi di fare pipì nei bagni con la turca... Inoltre fanno un male cane.
Il piede umano è largo in punta e scarica il peso sul tallone, dice l'articolo, e questa è anatomia.
La scarpa con il tacco, considerata più sexy e femminile di una scarpa bassa, è fatta esattamente al contrario: stretta in punta e sollevata sul tallone. E questa è patologia psichiatrica, di chi le produce e di chi le acquista. Perché la schiena si incurva innaturalmente per compensare il dislivello, il tendine di Achille si accorcia, la caviglia è completamente in balia della forza di gravità, e di una certa gravità sono le inevitabili distorsioni.
E tutto questo perché? Per masochismo? Per sembrare più alte, slanciate, più sexy? Mi chiedo quanto possa essere sexy una donna che non riesce a correre da qui a lì, che scende le scale aggrappata al mancorrente come una paralitica, che guarda perennemente a terra per evitare anche il più piccolo dislivello, e che la sera si spalma il Voltaren sulle caviglie, che nemmeno sua nonna con l'artrite...
Queste scarpe mi fanno venire in mente l'usanza cinese, in voga fino al secolo scorso, di costringere i piedi delle donne, fin da bambine, in fasce strette, affinché i piedi restassero piccoli. In tal modo le donne adulte avevano una caratteristica andatura a passi piccoli, rapidi, ma zoppicanti. Insomma, non andavano lontano, con quei piedi. L'usanza, bandita all'inizio del '900, è ormai estinta.
Invece, la nostra usanza occidentale di torturarci i piedi persiste. Siamo forse meno civili della Cina? Ai posteri l'ardua sentenza.
Però attenzione, donne: la pratica cinese non aveva soltanto motivazioni estetiche (anche perché i piedi così fasciati si deformavano al punto da essere inguardabili senza le scarpe) ma aveva lo scopo di tenere le donne dentro casa, dedite alla famiglia e al servizio del marito. Se anche avessero avuto velleità di fuga o di indipendenza non avrebbero potuto realizzarle con quei piedi.
Da noi invece è il contrario: se non le indossi difficilmente farai carriera.
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Stephanie Pantoufla (APRILE 2017)
LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.

Ahia!
TRENTA GIORNI A NOVEMBRE...
Le grandi opere dei supermercati mese per mese
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Se vi recate a novembre, subito dopo i Santi, nel vostro supermercato restate per un momento disorientati: dov'è finito il banco frigo? E i surgelati, e le rassicuranti offerte di detersivi? Improvvisamente, come se fossero stati edificati nottetempo, vi trovate di fronte a due muri altissimi, costituiti da giocattoli di ogni tipo, costo e dimensione. Per raggiungere i reparti dove fate di solito i vostri acquisti dovete procedere in queste trincee claustrofobiche, tra macchinine, soldatini, dinosauri, giochi da tavolo, giochi elettronici, treni, camion, betoniere, mostri parlanti, bambole che piangono, ridono, dormono, telefonano e fanno pipì.
E non è finita: altri muri si aggiungono a dicembre: panettoni, torroni, cioccolatini, pandoro, cotechini, zamponi, cesti natalizi, alberi di natale, presepi, decorazioni, luci e palle. E vi fate due palle così nel procedere lungo cunicoli sempre più angusti e sempre più affollati.
Finalmente vien gennaio e, dopo l'Epifania, le trincee vengono smantellate. Si crea così un po' di spazio e ci si muove tra muretti più contenuti, che espongono prodotti dietetici, cibi biologici e vegani, tisane digestive, depuranti e dimagranti, il tutto all'insegna della sobrietà che segue le abbuffate delle feste.
A febbraio il carnevale impazza e l'edilizia commerciale si riattiva: con le confezioni di bugie e altri dolcetti carnevaleschi vengono edificati perfetti muri a secco, tra siepi di costumi, maschere, e collinette di coriandoli in confezione famiglia, comunità, esercito.
Ma le giornate si allungano, come la quaresima, e a marzo le corsie si riempiono di attrezzature da giardinaggio, barbecue, carbonella, tavolini da picnic, sacchi di terriccio, vasi e sottovasi, fertilizzanti e concimi.
Ad aprile, quando sarebbe dolce dormire, si è costretti a passare tra muraglie cinesi di uova di Pasqua, colombe, campane e agnelli di cioccolato, torte pasqualine. Spesso si perde l'orientamento e bisogna affidarsi al navigatore del cellulare per uscirne vivi.
Maggio è, come gennaio, un mese di relativa quiete. Finalmente si può fare la spesa e riempire il carrello di ciò che effettivamente serve: latte, pane, pasta, riso, sughi e detersivi.
A giugno e a luglio, tra noi e le nostre fantasie di vacanze tranquille, si frappongono barriere di materassini, gommoni, palloni, tavole da surf, carriole e vari giochi da spiaggia. Passando accanto a mostruosi bazuka-giocattolo che sparano getti d'acqua a 120 atmosfere, ricordiamo con nostalgia le nostre modeste pistole ad acqua, le palette, le formine e le immancabili biglie, unici giochi concessi quando, tanti anni fa, andavamo con mamma e papà sulla spiaggia di Varigotti.
Agosto e settembre sono i mesi delle offerte scuola: anche chi non ha figli o nipoti in età scolare è costretto a percorrere un labirinto che si snoda tra pile di quaderni e diari, confezioni a perdita d'occhio di penne, matite, pennarelli, colle, righelli, squadre, zaini e variopinti grembiulini. Se hai dimenticato a casa lo smartphone ti conviene procurarti del filo interdentale da usare alla maniera di Arianna.
Infine c'è ottobre. Poiché è un mese scarsamente interessante dal punto di vista commerciale, i supermercati hanno inventato Halloween. E allora zucche d'ogni genere, scheletri, dolcetti e scherzetti, costumi da zombi, penose maschere che vorrebbero farvi paura, e purtroppo ci riescono, se fate l'errore di andare a leggere il prezzo.
Infine ritorna novembre, quello dei trenta giorni, e la filastrocca ricomincia.
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Nonna Abeffarda – ACC

Trincea pasquale
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Muro in Legolaterizio
DAI TRIBUNI ROMANI AI TRIBUTI NATO - Breve trattazione storico politica a cura dell'ACC

Tanti secoli fa, nell'Antica Roma, c'erano i tribuni. I tribuni erano funzionari pubblici, così chiamati perché, agli albori della fondazione di Roma, la popolazione era suddivisa in tribù.
I tribuni, grazie alla loro carica, quando andavano allo stadio a vedere i giochi avevano i posti riservati in tribuna, mentre il popolo doveva assistere dagli spalti situati alle estremità dell'anfiteatro: scomodi, con pessima visibilità, ed esposti alle intemperie.
Un giorno il popolo si ribellò e invase il campo dei giochi. Il fine era ottenere posti migliori, ma non solo: i plebei volevano i loro rappresentanti al governo, che sostenessero questo ed altri diritti.Per evitare ulteriori disordini, la richiesta fu accolta e furono istituiti i tribuni della plebe.
In seguito, quando Roma si trasformò da Repubblica a Impero, le rivolte della plebe divennero più frequenti e sempre più fastidiose per le classi ricche e nobili, che mal sopportavano l'idea che la gente comune (servitori, contadini, straccioni) disturbasse le loro attività, tra le quali la principale era arricchirsi in santa pace sfruttando il lavoro altrui.
Un giorno salì al potere Donaldus Gaius Trumphus I, detto anche Magnum XLIV (44 n.d.r).
Egli era figlio di un muratore e forse per questo aveva, fin da ragazzo, una grande passione per i muri ben costruiti. Uomo di grande tempra, bello e invincibile come un dio, Gaius Trumphus, pur di evitare noie e trattative, era deciso a sterminare la plebe in tutto l'Impero.
Perciò ordinò ai pretoriani della CIA(*) di imprigionare e giustiziare i tribuni della plebe.
Al loro posto istituì i Tributi della Nato.
(Continua. A meno che, nel frattempo, ...BUUUMMM!)
(*)La CIA era la milizia personale dell'imperatore. L'acronimo stava per Centuria Ignobilis et Abominevolis.
Stephanie Hop-là - ACC
Tribuni della Plebe

Tributi della Nato

SESTERZI

SEVAIDRITTO
NUOVE PROSPETTIVE PER LA CURA DELLA CALVIZIE

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Gentilissima e sapientissima Accademia dei Cinque Cereali,
ho venticinque anni e sono afflitto da calvizie precoce. Ormai i capelli mi sono caduti tutti. In un primo momento ho cercato di reagire e trovare i lati positivi, come il fatto che si era risolto il problema della forfora e che assomigliavo a Maurizio Crozza, ma col tempo e con la caduta degli ultimi capelli, mi è caduto il mondo addosso e sono caduto in depressione.
Leggo sovente sui giornali le pubblicità del trapianto autologo di capelli, utilizzando cioé quelli ancora presenti in alcune aree della testa.
Ma se i tutti i capelli sono spariti esiste una soluzione alternativa alla parrucca?
Con i migliori saluti.
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Calvino Capatonda
Caro Calvino,
la calvizie maschile è una condizione sempre più diffusa. A tutti sarà capitato di osservare vecchie foto degli anni settanta: ciò che salta subito all'occhio sono le zazzere lunghe e folte dei ragazzi, oltre agli striminziti, orrendi pantaloni a zampa di elefante. Con i corsi e ricorsi della moda, le zampe di elefante son tornate, ma le zazzere purtroppo no. Sempre più uomini al di sotto dei trent'anni, come il nostro amico Calvino, hanno problemi di perdita di capelli, e poiché i riportini non piacciono più (ammesso che siano mai piaciuti a qualcuno) molti si radono completamente, come a dimostrare che non gliene importa nulla.
Se invece non ci si vuole rassegnare, esiste la possibilità, come scrive Calvino, di ricorrere al trapianto dei propri capelli. Nel caso non ce ne siano più, la scienza e soprattutto la fantasia possono sbizzarrirsi in varie ipotesi.
La prima è di utilizzare i peli. Sappiamo tutti quali sono le zone del corpo umano maggiormente ricche di peli, perciò sarà da quelle zone che verranno prelevati per i trapianti. Sull'esito estetico non si garantisce nulla, e nemmeno su quello olfattivo, almeno finché il pelo non sarà ben attecchito e ci si potrà permettere uno shampoo.
La seconda possibilità consiste nell'usare cellule staminali del capello, prelevate in gioventù, e congelate fino al momento del bisogno.
Un esempio di questa tecnica ci viene fornito dal famoso gruppo musicale "I cugini di Campagna": pare che i suoi componenti da giovani sfoggiassero le parrucche, e solo di recente si siano fatti trapiantare i capelli, ottenuti dal loro stesso DNA scongelato.
Se si volesse estendere a chiunque questa possibilità, si dovrà fare attenzione allo scandalo del DNA mitocondriale, alle denunce dei vari movimenti per la vita ed al traffico di bulbi piliferi, a vantaggio dei soliti noti: i politici e gli speculatori.
Molti giovani, disoccupati e indigenti, rischiano di essere truffati da trafficanti di capelli senza scrupoli che, dando nuovi significati all'espressione "carità pelosa", lucrano sulle loro chiome lasciandoli precocemente calvi, e senza prospettive nel futuro.
Terza ipotesi: sfruttando la tecnologia di stampa tridimensionale ci si potrebbe far tatuare i capelli sul cranio pelato, uno ad uno. Se si sopravvive al dolore e alle infezioni, il problema sarà risolto definitivamente. Soltanto in casi sfortunati i capelli tatuati potrebbero sbiadire, dando luogo ad una canizie precoce.
L'ultima ipotesi, ancora in fase di studio, è il metodo Trump, ecologico ed equo-solidale: quando il mais è al giusto punto di maturazione si raccolgono le cosiddette "barbe di pannocchia", si faranno poi tingere nella sfumatura preferita e acconciare dai migliori coiffeur. Al bisogno si faranno aderire al cranio con striscioline di scotch (attenzione: del tipo adesivo, non alcolico).
Ci auguriamo che questa risposta possa soddisfare il nostro Calvino e tutti i ragazzi afflitti da analogo problema.
Dottoressa Stephanie Hop-là
Dermatologa - Specializzata in trattamenti di lana caprina
LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.
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Ipotesi di trapianto barba-capelli ancora in fase sperimentale
IN GIAPPONE LA CARTA IGIENICA NON HA PREZZO

A Pechino le autorità hanno deciso di installare telecamere nei bagni pubblici, per impedire il furto di carta igienica dai portarotolo. Un riconoscimento facciale incastrerà chi ne usa più di 60 cm, che saranno forniti solo se chi ha una urgenza fisiologica. Costui deve piazzarsi davanti a una telecamera ad alta definizione e restarvi per almeno tre secondi, dopo aver tolto eventuali occhiali e cappello.
A parte la curiosità di sapere in base a quale calcolo antropometrico-fisiologico si è stabilita esattamente questa lunghezza, mi viene da pensare che la carta igienica in Giappone abbia costi molto elevati, se si spendono soldini pubblici per dotare i bagni di sofisticati sistemi di controllo.
Suggerisco di blindare i rotoli in una specie di Bancomat, che eroga quantità limitate di carta, previo inserimento di una Bancocart ricaricabile, del circuito PagoCul.
In tal modo i cittadini spreconi sarebbero automaticamente segnalati alle autorità fiscali (oltre che al medico di famiglia).
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Nonna Abeffarda

Carta igienica per italiani, notoriamente dotati nell'arte dell'arrangiarsi
DETRAZIONI FISCALI
Le famiglie che hanno in casa un animale da compagnia sono sempre più numerose.
Per favorirle la legge prevede che tutte le spese sostenute per il proprio cane o gatto o altro animale da compagnia possano essere detratte dalla dichiarazione dei redditi.
L'illustre Professor Miglio dell'ACC, che ospita in giardino un nobilratto campagnolo, si è informato per verificare se potrà usufruire della detrazione prevista.
Purtroppo pare che i ratti campagnoli, sia pure nobili e blasonati, non siano contemplati come animali da compagnia.
Non solo, ma corre voce che la nuova Finanziaria preveda di introdurre la VIP ROD TAX, la Tassa sui Roditori di Alto Lignaggio.
Non ci resta che invocare l'intervento di Rodit Hood, il bandito che ruba ai ratti poveri per dare a quelli ricchi.
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Stephanie Hop-là (FEBBRAIO 2017)
LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.

Nobilratto cinese della Dinastia Topo-ling
ADOZIONI
Per far fronte alla crisi di mercato creata dal Covid-19, i produttori si inventano di tutto. Nasce ad esempio, nel settore caseario, un nuovo progetto dal nome accattivante: "ADOTTA UNA MUCCA". Una Cooperativa casearia in provincia di Belluno raccoglie adozioni a distanza. In base al tipo di offerta effettuata, il cliente riceverà a casa i prodotti caseari ottenuti con il latte dell'animale adottato.
Adottando una delle nostre Mucche - dicono alla Cooperativa - ci aiuterai a continuare la nostra attività in questo bellissimo ma difficile territorio. Con la tua adozione noi potremo continuare ad accudirla al meglio, a darle solo alimenti di alta qualità affinché possa produrre il nostri buonissimi prodotti caseari.
Mi sembra una magnifica idea.
Sto meditando di lanciare un'iniziativa di marketing a favore dei piccoli produttori di affetti famigliari.
Si chiamerà "ADOTTA UNA NONNA".
Adottando una delle nostre nonne - dirà lo spot pubblicitario - ci aiuterai a continuare, in questo difficile periodo, la nostra attività di sostegno alle nonne: con la tua adozione noi potremo continuare ad accudirle al meglio, a dare loro solo alimenti di alta qualità e cure di prima necessità, in modo che possano continuare a produrre affetto e cure, e a raccontare bellissime fiabe.
Nonna Abeffarda
Post scriptum:
Ovviamente, il tutto sarà a spese della nonna medesima, fin quando la sua pensione non verrà cancellata.
Dopo, la nonna potrà essere cestinata.
Suntant Kathiw


PANETTONE QUATTRO STAGIONI
Con l'obiettivo di destagionalizzare il panettone, arriva a Roma l'evento "Panettone Summer Contest", un concorso nazionale organizzato nell'ambito delle attività annuali della Fiera Nazionale del Panettone e del Pandoro.
La competizione è rivolta a esperti del settore, che devono inventarsi una versione estiva del panettone tradizionalmente legato alle feste natalizie.
A me sembra un compito estremamente difficile. Insomma, non stiamo parlando di pizza napoletana. Il panettone, e suo cugino il pandoro, sono specialità originarie del Nord Italia, dove non esistono le mezze stagioni, ma nove mesi di freddo, umido e nebbie in Val Padana, e tre mesi di canicola, con i vecchietti che sudano sulle panchine. Possiamo immaginare che questi vecchietti gradiscano una bella fetta di panettone, accompagnata da un calice di Moscato? Beh, sul gradimento del Moscato non ho dubbi, ma ne ho parecchi sul panettone. Si tratta di un dolce ricco di grassi, zuccheri e calorie, di lenta e difficile digestione, sconsigliato, se non addirittura demonizzato, da medici e dietisti. Ormai si vende poco a Natale, figuriamoci a luglio.
L'unico panettone che potrebbe incontrare il favore dei consumatori è il Pantrizio, il panettone del nutrizionista, orientato a quelle filosofie vegane, dietetiche e salutiste che oggi hanno un crescente successo.
Gli ingredienti potrebbero essere: farina di cereali integrali macinati su pietra di granito rosa delle Alpi Apuane, acqua di sorgente di alta montagna boliviana, uvetta selvatica e frutti di bosco del Tibet, ribes nero biologico candito, sciroppo d'acero del Vermont, yogurt preparato con latte di capretta selvatica del Mali, lievito madre (al massimo nonna, ma non zia), olio di scemi di girasole biologico. Scemi come tutti quelli disposti ad acquistarlo, nonostante il costo, che si aggirerebbe intorno ai 70 euro all'etto.
Stephanie Hop-là
Acc - Dipartimento Scienza della Nutrizione Umana e Disumana

Pantrizio estivo, a base di erbe provenzali e ripieno di aria fritta
Panettone Multigrade senza canditi, con ripieno di cementite integrale e senza lattosio
LAVORI IN CORSO
Anche a Torino i cantieri stradali spuntano come funghi. Velenosi, perché avvelenano la vita agli automobilisti, a causa dello stress delle code interminabili.
Tra i nuovi cantieri, troviamo quello della costruzione di un ponte levatoio davanti all'ingresso dell'Anagrafe centrale che, come tutti gli uffici pubblici, è blindata dall'inizio del lockdown.
Il ponte si abbasserà soltanto per far entrare i prenotati, cioé i sudditi che sono riusciti a resistere eroicamente ore e giorni al telefono, chiamando il numero verde per la prenotazione.
Stephanie Du Pont - ACC

Progetto del nuovo ponte levatoio davanti agli uffici dell'Anagrafe
PAR CONDICIO VIRALE
Con l'espressione latina par condicio si intendono quei criteri adottati dai mezzi di comunicazione per garantire una pari visibilità a tutti i partiti politici.
Da quando però un microscopico virus ha invaso con prepotenza i media, i social e le nostre conversazioni, si è avvertita la necessità di applicare la par condicio anche agli eminenti esperti in pandemie: virologi, epidemiologi, infettivologi, microbiologi e alcuni altri ologi meno illustri, ma altrettanto esperti di virus e di distanze-sputacchio. Nessuno sa dove se ne stessero nascosti prima della pandemia, forse in laboratori sotterranei, negli scantinati di oscuri istituti di ricerca o in grotte carsiche, abitate da pipistrelli asintomatici e pantegane convalescenti.
Questi scienziati non sono (almeno non ufficialmente) di destra o di sinistra come i politici, però si possono dividere in due grandi categorie: ottimisti e pessimisti. Gli ologi ottimisti sono quelli del virus mezzo vuoto: sostengono che in fin dei conti il Covid è solo un'influenza un po' più contagiosa delle altre, che la pandemia si esaurirà presto, e che le scuole dovrebbero aprire, perché anche loro sono stufi di avere i figli tra i piedi, tra una ricerca di laboratorio e un talk show televisivo. Viceversa i pessimisti vedono il virus mezzo pieno, prevedono l'aumento esponenziale del contagio, consigliano di non riaprire le scuole mai più, e fanno continui riferimenti ai film Virus Letale II - Il Ritorno, Virus Letale III - La Vendetta, e Virus Letale IV - La Fine Del Mondo.
I due gruppi sono in continua competizione, e quando intervengono nello stesso dibattito si rischia l'insulto e la rissa. Bisogna alternarli, invitandoli in giorni diversi o in trasmissioni diverse. L'importante è rispettare la par condicio, in modo che alla fine di ogni giornata abbiano parlato tanti ottimisti quanti pessimisti, e la gente che li ascolta non sia mai sicura di nulla.
Infatti siamo un po' confusi nell'apprendere, alle otto del mattino, che se hai avuto il Covid ora sei immune, ma, all'ora di pranzo, che non solo il virus non conferisce immunità, ma potresti soffrire di orticaria da stress post traumatico. Andiamo in paranoia nel sentir dire dal dottor Spaventa che gli asintomatici sono contagiosissimi e trasmettono la malattia come untori manzoniani, ma siamo sollevati quando, cambiando canale, sentiamo il professor Sereni affermare che un positivo asintomatico non riuscirà a farci ammalare, nemmeno se ci sternutirà in faccia.
Il giorno successivo, il quotidiano Il Mattino Presto pubblica i risultati di uno studio, secondo cui il Covid si può curare semplicemente con il succo di liquirizia. Ma poi, sul Corriere della Tardanotte leggiamo che non esiste cura, perché questo virus cambia continuamente. Non solo, ma che si annida nella suola delle scarpe ogni volta che usciamo, e lì sopravvive fino a nove giorni. Gli incubi sono comunque assicurati, e sono state viste persone indossare le mascherine anche sulle scarpe.
Persino i siti di Meteorologia si sono specializzati in Previsioni del Virus, e anche lì pessimisti e ottimisti si contendono il maggior numero di clic.
Non illudiamoci che sia un vizio italico: da oltre oceano, la dolce e materna dottoressa Capua ci racconta storie rassicuranti sui simpatici virus con i quali conviviamo da sempre, alternandosi con il Professor Fauci, che, con quel suo garbo da nonnino che stride con la ferocia del cognome, preannuncia un peggioramento inarrestabile della pandemia, almeno finché non ci sarà un vaccino. E chissà quando arriverà il vaccino.
Se arriverà.
Stefania Marello - ACC

Fauci

Professor Fauci
LA NONNA CHE FERMAVA I TRENI

Storie e leggende dal XXI secolo
Durante la grande pandemia del 2020, che fece lo 0,007% di morti in tutto il mondo, ma che in Italia causò tra i vivi oltre l'80% dei casi di perdita della ragione, accaddero molti fatti degni di essere ricordati e tramandati.
Raccontano gli storici che nel mese di giugno, quando ormai sembrava essersi ridotta la furia del contagio, un treno regionale, cioè un convoglio che utilizzava la tecnologia di trazione LPF (Lento, Più lento e Fermo), partito da Napoli e diretto a Cosenza, rimase in modalità Fermo per oltre due ore alla stazione di Sapri, in provincia di Salerno.
Secondo le testimonianze pervenute, la causa della sosta prolungata fu la tosse di una anziana passeggera, una dolce nonnina innocente, ma colpevole di essere asmatica e affetta da enfisema. Purtroppo la tosse, pur essendo un disturbo comunissimo e molto diffuso nella popolazione dell'epoca, costretta a respirare aria fortemente inquinata da vari gas di emissione, era uno dei numerosi sintomi del virus pandemico. Tutti sappiamo, per averlo provato almeno una volta, che la tosse non si può trattenere, anzi, più ci si rende conto che disturba, come ad esempio a teatro o ai concerti, più diventa parossistica. Tuttavia un treno in corsa non è come un teatro, dal quale si può uscire per andare a disturbare altrove. Così la signora continuava a tossire nella sua mascherina, mentre intorno si era creato il vuoto, finché il capotreno decise di fermare il convoglio e richiedere l'intervento dei sanitari, che arrivarono dopo oltre un'ora.
La nonnina fu sottoposta al tampone faringeo per rilevare la presenza del virus, e l'intero treno fu sanificato. La donna risultò negativa al temuto virus, ma il treno restò bloccato per due ore, il che fu causa di scontento nei passeggeri. Le testimonianze e i documenti in possesso degli storici non sono sufficienti a ricostruire il resto della storia: all'arrivo a Cosenza la nonna si dette probabilmente alla macchia per sfuggire all'ira e alle ritorsioni degli altri passeggeri, bloccati sul treno a causa sua per più di due ore. Nessuno ne seppe più nulla, e forse anche per questo ella divenne una figura leggendaria e si scrissero poemi epici su di lei. Il poeta Luigi Trafficantini le dedicò una lunga poesia, dal titolo La tessitrice di Sapri. In realtà, secondo alcuni critici, il vero titolo della poesia era LA TOSSITRICE di Sapri, e non la tessitrice. Ma i programmi automatici di correzione dei testi erano all'epoca piuttosto primitivi e ignoranti.
Stefania Delle Cucche

Rimedio per la tosse in auge nel XXI secolo

Treno in uso nel 2020, con tecnologia LPF (Lento-Più lento-Fermo)
IMMUNOLOGO NAPOLETANO SCOPRE CHE I TIFOSI DI CALCIO SONO IMMUNI AL COVID
Dalla nostra inviata a Pompei Amy Chevole
Il professor Ciro Mandria, immunologo di fama mondiale presso l'Istituto Nazionale Sierologico sull'Immunità Gregaria Non Evidente (INSIGNE), nel corso di alcune ricerche sui tamponi eseguiti ai tifosi del Napoli dopo la partita Napoli-Juventus e i successivi festeggiamenti, ha evidenziato un aspetto interessante e degno di ulteriori approfondimenti: nel 99,9% dei casi presi in esame, i tifosi sono risultati immuni alla SARS-CoV-2, comunemente detta COVID19.
Questo tipo di immunità è stata subito battezzata "Immunità di Mandria", dal cognome del ricercatore che l'ha scoperta.
Il professor Mandria, intervistato dalla nostra inviata nella guardiola all'ingresso degli Scavi Archeologici (dove abita provvisoriamente a causa dei lavori di bonifica e disinfestazione nel condominio dove risiede) ha dichiarato: "Noi studiosi del sistema immunitario avevamo da tempo il sospetto che i tifosi di calcio avessero una congenita resistenza, oltre che ai pubblici ufficiali, anche ai virus. Del resto, l'espressione stessa 'fare il tifo' risale al 1800 e indica un comportamento patologico di attaccamento alla propria squadra, con sintomi simili a quelli appunto del tifo petecchiale, malattia ancora molto diffusa all'epoca.
Perché questo avvenga non è chiaro, ma esistono due ipotesi: la prima è che i tifosi, urlando e agitandosi come forsennati in situazioni di assembramento, scambiandosi abbracci o improperi, con continua aspirazione di goccioline di saliva altrui (ciò che noi scienziati chiamiamo droplets) in ambienti esposti alle intemperie, acquisiscano nel tempo un sistema immunitario di eccezionale vigore. La seconda ipotesi è quella di una compensazione organica, come se ne osservano a volte nel corpo umano, tra attività neuronale e attività immunitaria: in pratica se l'una si indebolisce l'altra si rafforza, mantenendo invariato il consumo energetico complessivo. Ma al momento è tutto da dimostrare".
Stephanie Hop-là

Anticorpi di un giocatore del Napoli

Anticorpo monoclonale di un tifoso di calcio
GOSSIP
BOTTA (ma non una botta e via)
La storia d'amore tra il calciatore francese Adil Rami e Pamela Anderson è finita un anno fa, ma Rami avrebbe rivelato che Pamela è stata la migliore donna della sua vita, e che loro due lo facevano 12 volte a notte.
RISPOSTA (della nonna)
Molto più probabile che, nel propagarsi del pettegolezzo, ci sia stata semplicemente un'inversione di cifre. Non era che loro due lo facevano 12 volte a notte, ma piuttosto che loro dodici lo facevano 2 volte a notte.
In quell'ambiente, si sa, si pratica anche l'amore di gruppo.
Nonna Abeffarda

Pettegolezzi arcobaleno
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