Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE
La cacca può salvare l’edilizia. Sviluppato un cemento con escrementi umani, in grado di rendere il calcestruzzo al 42% più resistente. Un risultato straordinario: si basa sul materiale biologico, molto disponibile. Il cemento si ottiene riscaldando a quasi 1.500°C una miscela contenente calcare (CaCO3) e argilla; la calcinazione è il processo attraverso il quale si rompe il carbonato di calcio, e viene liberata CO2 in atmosfera. Quelle temperature vengono raggiunte bruciando combustibili fossili. Quindi, quello edile è un settore molto coinvolto nella crisi climatica. Usare nuovi materiali sostenibili come un cemento a base di escrementi umani (il biochar) riduce sensibilmente le emissioni, e limita l’impatto del riscaldamento globale. Il prodotto è stato sviluppato da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati indiani del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Manipal Jaipur, che hanno collaborato con il Trenchless Technology Center, presso l’Università Tecnologica della Louisiana. I ricercatori coordinati da Raghuvesh Tiwari e Priyansha Mehra si sono concentrati sui fanghi fecali umani, raccolti negli impianti di trattamento dei fanghi fecali (FSTP), strutture dove vengono raccolti i rifiuti provenienti da latrine, fosse, bagni pubblici non collegati alle classiche reti fognarie. Sono molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo, come l’India. Le feci vengono stabilizzate, igienizzate ed elaborate per ottenere prodotti utili. Provate varie concentrazioni del biochar a base di escrementi umani, ottenendo risultati promettenti: i blocchi di calcestruzzo sviluppati con la miscela di biochar al 5%, rispetto al calcestruzzo raggiungono un aumento del 20% nella resistenza alla compressione, e del 36% nella resistenza alla flessione. La maggiore efficacia del biochar a base di escrementi umani risiede nella porosità del materiale, che assorbe più acqua e la rilascia col tempo, determinando l’indurimento del calcestruzzo. Il biochar è ricco di silice che, durante il processo di stagionatura, dà vita a silicati di calcio che migliorano ulteriormente la resistenza. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma tu taci, così non ti diranno che hai una casa di cacca”.

Chi parla da solo è più intelligente. Non è indice di squilibrio. Ha vari vantaggi per i processi cognitivi, e rende più brillanti. Lo psicologo Lev Vygotsky fu il primo a osservare che il dialogo interiore si sviluppa insieme al linguaggio, ai 2 o 3 anni, quando i bambini iniziano a parlottare da soli mentre giocano. Ripetono quello che hanno sentito dai grandi ma elaborano anche discorsi autonomi e fantasiosi circa la propria attività. Poi, gradualmente, smettono di farlo ad alta voce, ma ricominciano da adulti. Parlare da soli non significa essere fuori di testa: il soliloquio coinvolge una parte del nostro comportamento, in maniera benefica e significativa. Il discorso con noi stessi ci aiuta a chiarire le idee, a valutare ciò che ci accade, a commentare un evento, ma anche scaricare il nervosismo e la tensione. Gli psicologi assicurano che è un sistema per organizzare meglio le idee. Secondo gli psicologi Gary Lupyan (Università del Wisconsin) e Daniel Swingley (Università della Pennsylvania), chi parla da solo è più intelligente della media. Il neurologo americano Ethan Kross ha ipotizzato che questo “brusio” interiore sia all’origine di pratiche antichissime come la preghiera e la meditazione. Il self talk è un sistema di auto-aiuto. E il discorso interiore, espresso a parole, ci aiuta a padroneggiare efficacemente una situazione in cui il carico emotivo può farci perdere lucidità. Ma, se il soliloquio diventa senza limiti, è sintomo di problemi psicologici: depressione, allontanamento dalla realtà, isolamento, rifiuto di interazione sociale. Ed è opportuno rivolgersi allo specialista. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Se non dormi solo, stai attento a non parlare nel sonno
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