Stacks Image 2

Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

BOTTI O SCOPPI DI RISATE?

VINCE ALLA LOTTERIA DI CAPODANNO E FINISCE SOTTO PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE




Per giustificare l’improvvisa disponibilità di denaro,

aveva aperto una finta attività di riciclaggio di denaro.


Non sempre la fortuna è cosa buona e giusta, non nel caso di Ernesto S. di Giaveno, 62 anni ben portati (ne dimostra 60), che dopo aver vinto i 5 milioni della Lotteria di Capodanno nell’estrazione dello scorso 6 gennaio, è entrato in una spirale di problemi e sventure che lo hanno alla fine condotto, suo malgrado, in carcere.


Ma procediamo con ordine:


Dopo aver vinto il primo premio si è rivolto a un notaio per aprire un conto fiduciario e incassare la vincita in maniera anonima, ma il professionista che ha poi trasferito il denaro con 5 bonifici da un milione cadauno, per errore ha fornito il codice IBAN di un suo cliente durante l’ultimo ordine di trasferimento bancario, il quale si è ritrovato la villa con tanto di Porsche Cayenne in autorimessa, senza bisogno di accendere alcun mutuo.


Entrato in possesso dei 4 milioni residui, il signor Ernesto ha ritrovato una dozzina di parenti che neppure ricordava di avere, i quali avevano tutti problemi economici; e se non ci si aiuta fra parenti…


A questo punto rimasto con 2 milioni, ha iniziato a trasferire il denaro in paesi emergenti del continente africano come il Ghana, Il Congo, il Benin. Per non dare nell’occhio portava non più di mille Euro per volta, ma siccome il biglietto aereo andata/ritorno ne costava 1200, la trovata geniale non è risultata convenente.


A questo punto, preso dallo sconforto, su suggerimento di un vicino di casa appassionato di film su Cosa Nostra, ha deciso di aprire una pizzeria da asporto, in modo da fingere una sorta di riciclaggio di denaro e, nel giro di un paio di anni, diventare “milionario” in maniera credibile e giustificabile.


Purtroppo questo scarso viavai di clienti a fronte di un enorme fatturato, auto di lusso e villa con piscina ha messo in allarme la Guardia di Finanza di Susa che ha iniziato ad indagare. Dopo pochi appostamenti e intercettazioni telefoniche, le fiamme gialle sono intervenute denunciando il malcapitato per associazione a delinquere solitaria, visto che soci e affiliati a vario titolo non ne esistono. Il Gip (Giudice per le Indagini sui Pirla) ha deciso per l’arresto in base a prove inconfutabili: nel retro della pizzeria è stata rinvenuta la serie completa di DVD de “Il Padrino” (sicuramente prestatagli dal vicino di casa cinefilo).

BABBO NATALE? C’È MA NON SI VEDE!


Lo scorso anno il Signor Riccardo Azzali, dopo una dettagliata e approfondita analisi, ha spiegato su Tik Tok tre motivi per cui Babbo Natale, a suo parere, non può esistere. Si tratta di argomentazioni tecniche e legali apparentemente inoppugnabili. Tuttavia l’Accademia dei Cinque Cereali tenterà di confutare queste teorie mediante l’utilizzo della miglior arma di cui dispone: la fantasia.


Secondo il tiktoker, come spiega nella pagina @filosofiascienza, ci sarebbero tre motivi per cui l’omino vestito di rosso non potrebbe esistere e consegnare i regali a tutti i bimbi in una sola notte.


Primo fra tutti, se anche esistesse una slitta supersonica, dovrebbe viaggiare a velocità altissime e l’attrito con l’aria genererebbe un calore tale da bruciare letteralmente Babbo Natale e la sua slitta (e inoltre le renne arrosto non sono previste nei menù natalizi).


Secondo, le renne non possono volare. Non esiste alcun meccanismo biologico o fisico che permetta ad animali così grossi di volare senza l’ausilio di ali o strutture adatte al volo.


Terzo e ultimo, ma non in ordine di importanza, è la privacy. La motivazione legale risiederebbe nell’opportunità di Santa Claus di conoscere il comportamento dei bimbi per consegnare i doni solo a chi si è comportato bene durante l’anno. Si tratta di dati sensibili e, trattandosi di minorenni, sottoposti a regole molto rigide.


Il Professor Chiarissimo Sun Nen Bun che, dall’alto di suoi 107 anni ben portati, afferma di aver avuto l’onore e il piacere di conoscere l’omino verde che viaggia su una slitta trainata da renne. Verde? Certo, in origine il suo abito aveva un colore molto green! È diventato rosso solo in un secondo tempo per uniformarsi al colore dello sponsor che lo supportava.


In origine il nostro eroe natalizio era ricchissimo e si chiamava Nababbo Natale, ma i costi di gestione e gli stipendi riservati agli Elfi, lo hanno presto ridotto quasi sul lastrico, costringendolo a cambiare nome e ad affidarsi a un finanziatore, finendo così nella rete del commercio moderno.


Pur essendo il Professor Chiarissimo uomo integerrimo e di assoluta credibilità, è necessario dimostrare l’esistenza di Babbo Natale smontando le teorie sopra descritte in maniera scientifica.


L’Accademia dei Cinque Cereali, dopo uno studio durato nove minuti, ha elaborato le seguenti teorie:


Se la slitta viaggiasse alla velocità della luce potrebbe coprire tutto il mondo in pochi attimi, poiché per Babbo Natale sarebbero trascorsi solo pochi secondi, mentre per noi sarebbe già l’alba del 25 dicembre. Questo spiegherebbe l’illuminazione multicolore degli alberi di Natale: grazie al completo spettro cromatico chi viaggia alla velocità della luce riesce più facilmente a individuare le abitazioni in cui fare tappa. Inoltre essendo la velocità della luce superiore a quella del riscaldamento, la temperatura della slitta rimarrebbe sotto controllo.


Le renne non potrebbero volare? In letteratura si trovano animali di massa ben superiore al cervide artico che volano tranquillamente: l’elefantino Dumbo, gli unicorni, Falkor (il famoso cane-drago de “La storia Infinita”), tanto per citarne alcuni.


Famosissima la frase: “I calabroni non hanno la struttura per volare, ma non lo sanno e volano lo stesso”. Se possono volare i calabroni, lo possono indubbiamente fare anche le renne e, probabilmente, non sanno di non poterlo fare.


La questione privacy è molto delicata, tuttavia, l’Università di Pensologia di Torino, ha trovato un comune denominatore al comportamento dei bimbi.


È noto che i regali vengono distribuiti in funzione della bontà d’animo e delle buone azioni compiute dai pargoli.


Da un sondaggio condotto negli ultimi decenni sembrerebbe che i regali più belli finiscano ai bambini appartenenti alle famiglie più ricche, e che vadano via via scalando in base al reddito dei genitori. I regali “modesti” finiscono ai bambini appartenenti alle famiglie meno abbienti.


Si tratta di una costante, sembrerebbe una vera e propria scienza esatta sulla quale si potrebbe ipotizzare una stretta correlazione tra il reddito e la bontà.


A questo punto, senza scomodare le norme sulla privacy, sarebbe sufficiente delegare babbo Natale alla presa visione dei certificati ISEE che le famiglie provvedono a redigere, e suddividere i regali in base al loro valore per fasce di reddito. In questo modo i doni verrebbero assegnati riducendo al minimo il margine di errore, rispettando la privacy dei più piccoli.


Paul Rice - ACC

DA BABBO NATALE A SANTA CLOUD



Babbo Natale è un mito intramontabile. Non si estingue, come è successo ai dinosauri, ma muta nel tempo per adattarsi ai cambiamenti, come è successo ad altre specie, tra le quali la nostra.


Un tempo, ai bambini che vivevano in campagna, i genitori in difficoltà economiche raccontavano che nei comuni con meno di cinquemila abitanti Babbo Natale non effettuava consegne. Per gli altri, ugualmente poveri ma residenti in città, la scusa era che l'omino rosso non effettua consegne nelle vie con il CAP dispari.


Poi, crescendo, ricchi e poveri, o fan dei "Ricchi e Poveri", tutti quanti abbiamo capito: se non invii la famosa letterina entro l'8 dicembre, non arriva nulla.


Quest'anno, il Natale giunge in piena pandemia, e ci poniamo la domanda: se i regali li porta Babbo Natale, perché ci sono assembramenti nelle vie del centro e nei negozi? Per spedire le letterine?


Forse, nell'era digitale, le persone entrano nei negozi, guardano, provano, chiedono chiarimenti sulla merce, ma non comprano. Tornano a casa, e inviano una mailina a Santa Cloud, con le specifiche dei regali desiderati.


Naturalmente Babbo Natale non ce la fa a effettuare tutte le consegne (invecchia anche lui, e la Motorizzazione non gli rinnova più la patente di guida per veicoli con potenza superiore alle 12 renne); così si fa aiutare da elfi specializzati in consegne (DHELF e Bartolinelf).


È solo cambiato il tipo di attesa: un tempo, la notte del 24 dicembre noi bambini guardavamo dalla finestra per vedere Babbo Natale, finché non crollavamo dal sonno sbattendo i denti (che per questo si chiamano decidui) sul davanzale. Ma lui riusciva sempre a farci trovare i regali sotto l'albero senza farsi vedere, e senza interferire con il Topolino dei Denti che lasciava puntualmente la sua moneta sotto il cuscino.


Oggi siamo cresciuti, e attendiamo alla finestra di Windows il tracciamento del pacco in transito.


Un'altra ipotesi, che spiegherebbe gli esecrabili assembramenti, è che le persone comprino davvero, pagando con bancomat e carte di credito, in modo da meritare i premi di Cashbabbeo, e di vincere, prima o poi, alla Lotteria degli Scontrosi.

TANTI AUGURI A LEI E FAMIGLIA



Fra le tradizioni legate al Natale c’è lo scambio degli auguri.


Esistono sostanzialmente due tipi di auguri: quelli fatti a voce (di persona, o nel corso di una telefonata), e quelli inviati da remoto, con vari mezzi come i servizi postali, la posta elettronica, le App sul cellulare e i Social.


Gli auguri fatti di persona o per telefono non sono cambiati nel corso degli ultimi decenni, e comprendono ancora lo stantio “Auguri a lei e famiglia”, riservato quasi sempre a persone con cui si ha un rapporto formale e di riguardo: il capoufficio, l’impiegato della banca, l’amministratore di condominio.


Gli auguri da remoto, invece, sono cambiati completamente.


Le persone della mia generazione ricordano ancora, con la memoria residua sopravvissuta all’Alzheimer, gli auguri scritti a mano, con la penna. I giovani fanno fatica a crederlo, e ci guardano come se fossimo dinosauri fuggiti dal museo. In effetti, noi “over” siamo dinosauri, ma siamo riottosi a stare rinchiusi nei musei in attesa dell’estinzione.


Gli auguri cartacei iniziavano con largo anticipo sulle festività, perché il servizio postale, già di norma poco affidabile, diventava particolarmente lento all’approssimarsi delle feste: gli uffici erano intasati da valanghe di bigliettini augurali.


Bigliettini? Sì, cari ragazzi dallo smartphone incollato alla mano, parlo di biglietti di carta: cartoncini decorati con soggetti natalizi, che si scrivevano a mano e si inviavano in busta, con tanto di francobollo.


Facevamo un elenco delle persone alle quali volevamo augurare buone feste: nonni, zii, cugini, amici che vivevano lontano e non si frequentavano abitualmente. Poi si andava dal tabaccaio e si sceglievano i biglietti, non uno in più di quelli previsti, per limitare la spesa, considerando anche il costo dei francobolli.


Il momento della scrittura richiedeva un tavolo, una sedia e soprattutto tempo e attenzione per non sbagliare: si dovevano evitare cancellature, sbavature, errori, specie nello scrivere gli indirizzi. Si cercava di non usare sempre le stesse parole, ma non era facile personalizzare gli auguri: era richiesto uno sforzo di fantasia, e soprattutto di pensare almeno un momento alla persona che li avrebbe ricevuti. Infine, si imbucavano nell’apposita cassetta rossa delle Poste Italiane.


A nostra volta anche noi ricevevamo cartoline e biglietti augurali, ed era sempre un’emozione leggere il mittente e il contenuto. Molte famiglie avevano parenti emigrati all’estero, ed era davvero una festa ricevere i loro auguri, con qualche riga di notizie, scritte in un misto di lingua locale, dialetto d’origine, e italiano di dubbia ortografia. Erano momenti emozionanti, di vicinanza e di immaginazione.


Oggi, direte voi, tutto è più semplice, rapido ed efficiente: si sceglie un meme, un’immagine, un breve video natalizio tra i mille offerti dal web, si condivide sui social o su WhatsApp, e con un unico comando si invia a tutti i contatti della nostra rubrica elettronica. Una specie di ’ndo cojo cojo degli auguri, tutti simultanei e tutti uguali. Tempo impiegato: tre secondi, qualcuno di più per i dinosauri, poco pratici di smartphone e poco abili con le dita.


Chi riceve, a volte spegne gli avvisi di notifica, infastidito dai continui segnali sonori, poiché dalla Vigilia di Natale all’Epifania i nostri cellulari vibrano ripetutamente, e si illuminano di presepi, alberi con le lucine ammiccanti e musichette natalizie ossessionanti. Dopo una rapida occhiata, ci affrettiamo a cancellare il messaggio per non riempire la memoria del dispositivo.


Auguri altamente tecnologici, senza dubbio. Senza penna, senza carta e senz’anima.

FARE SAN MARTINO NON È PIÙ DI MODA. OGGI FACCIAMO SAN SILVESTRO.

.

FARE SAN MARTINO NON È PIÙ DI MODA.

OGGI FACCIAMO SAN SILVESTRO.

.

Un trasloco è sempre un evento faticoso e stressante, e tutti vorremmo evitarlo. Evitare l'impacchettamento selvaggio delle suppellettili, le muraglie di scatoloni che rendono difficile l'accesso al bagno, le ditte traslochi che traslocano metà dello stipendio dal tuo conto al loro, e infine i nerboruti addetti, di nazionalità imprecisata, che sorridono e annuiscono alle tue raccomandazioni, ma subito dopo lanciano sul camion le scatole contenenti i bicchieri di cristallo. Ma talvolta tutto questo è necessario, e allora si deve almeno scegliere il momento migliore.


"Fare San Martino" era espressione comune nei territori agricoli della Pianura Padana, per dire che si lasciavano le terre e la casa e ci si trasferiva altrove. L'usanza di cambiare casa proprio l'undici novembre, giorno che sul calendario è dedicato a san Martino, era legata all'agricoltura, che in quel periodo dell'anno esauriva il suo ciclo. Nelle antiche società rurali, infatti, non avrebbe avuto senso andarsene prima di aver effettuato i raccolti, lasciando il grano o il granturco o il riso nei campi, a disposizione dei nuovi venuti. Era meglio traslocare a novembre, prima delle nuove semine. Lo stress non doveva essere inferiore al nostro, se immaginiamo la fatica di caricare i mobili e gli attrezzi sul carro, legare gli animali, acchiappare i bambini riottosi (e mica ne avevano solo uno o due...), sopportare i malumori dei vecchi più brontoloni del solito, tra l'abbaiare incessante dei cani e la nebbia fredda e umida che si infilava fin sotto il mantello (alla faccia dell'estate di San Martino).


In tempi più recenti, con l'industrializzazione e la società dei consumi, il periodo migliore per traslocare era diventato il mese di agosto: si traslocava sfruttando le ferie, e favorendo i figli che non dovevano così cambiare scuola ad anno scolastico in corso. Che poi, ai figli, la scuola non interessava un granché, purché non si andasse troppo lontano dagli amici di merende o dalla squinzia di cui erano innamorati.


L'epoca industriale ha lasciato spazio all'era burocratica, dove tutto si chiude a fine anno: l'Irpef, la contabilità delle imprese e ogni altro adempimento fiscale, comprese le varie tasse comunali sulla casa, la raccolta rifiuti e il canone RAI, che viene incluso nella bolletta dell'energia elettrica, anche nel caso in cui la TV si guardi utilizzando un generatore di corrente elettrica. Perciò diventa più pratico cambiare casa a fine anno. E il santo dei traslochi diventa San Silvestro.


Qualche nostalgico obietterà che San Silvestro, che fu un austero papa ai tempi dell'imperatore Costantino, è meno popolare di San Martino. Conosciamo San Martino sin dalle elementari come elargitore di mantelli ai mendicanti e fondatore di un convento dove faceva il frate campanaro (fra Martino campanaro dormi-tu dormi-tu...).


Va detto però che San Silvestro ha dato il nome ad un famoso personaggio dei cartoni animati, ostinato quanto sfigato cacciatore di uccellini in gabbia, e che non è un frate "dormi-tu dormi-tu", ma è il santo delle veglie e del casino protratto fino all'alba. Perciò nessuno avrà obiezioni a dire "Faccio San Silvestro" per dire che trasloca e che, in vece del cenone di Capodanno, apre gli scatoloni e fa l'inventario dei bicchieri rotti, dei calzini spaiati e dei flaconi di shampoo che si sono aperti tra gli asciugamani...



LE GRANDI SFIDE LETTERARIE DELLA STAMPELLA

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

IN PILLOLE

.

Convincere i no-vax, trasformando la birra in vaccino? È il progetto a cui lavora Chris Buck, virologo presso il National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland. Studia i poliomavirus associati a tumori e patologie in chi ha il sistema immunitario compromesso. Ed ha scoperto 4 dei 13 poliomavirus che possono colpire gli umani. La ricerca per sviluppare un vaccino tradizionale lo ha condotto a produrre una birra speciale, creando la Gusteau Research Corporation, società non profit. Documenta di aver prodotto anticorpi contro vari virus dopo aver bevuto la birra, senza riportare effetti avversi. Il suo approccio, per Science News, crea perplessità nella comunità scientifica. Buck ha descritto la produzione di anticorpi nel suo organismo, ma la sua esperienza singola non garantisce un risultato consolidato. Al momento, non ci sono dati sufficienti per stabilire che gli anticorpi garantiscano la protezione dallo sviluppo di patologie legate ai virus. Altri scienziati temono effetti negativi relativi a banalizzazioni del tema. Arthur Caplan, alla Grossman School of Medicine della New York University, non ritiene che la birra-vaccino possa risultare utilizzabile. Le aziende produttrici giudicherebbero bene l’accostamento della birra al vaccino? Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Bevo birra solo in pizzeria: spero di non venir vaccinato”.

$ $ $ $ $

L’Italia autorizza la produzione di vini dealcolati. È definito il regime fiscale con accise per la produzione di vino senza alcol, o a ridotto contenuto alcolico. È tassato l’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione. Dice il presidente Federvini Giacomo Ponti: “Un provvedimento che consegna al settore un quadro normativo completo, per consentire questa produzione anche sul territorio nazionale”. Il Presidente del settore vino di Confcooperative, Luca Rigotti: “Sempre più imprese italiane sono pronte a investire su questa categoria, e il provvedimento consente loro di operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei; viene messo a disposizione delle cantine un nuovo strumento per affrontare i mercati esteri, dove la domanda di vini a bassa gradazione è cambiamento comportamentale nel tempo”. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Oramai, la legge del profitto giustifica ogni nefandezza”.

$ $ $ $ $

Gli Homo Sapiens sono monogami, ma non troppo. Mark Dyble, un archeologo dell’Università di Cambridge, ha stilato la classifica delle specie più monogame, su Proceedings of the Royal Society: ci colloca in settima posizione su 35, tra suricati, castori e lupi. L’articolo esamina studi preesistenti in cui si è potuto indagare il Dna di almeno quattro generazioni. Le specie analizzate sono 34, ed escludono uccelli che sono la bandiera della monogamia, come i pinguini. Tutti i nostri antenati più diretti però si trovano in fondo alla classifica: il gorilla ha il 6% di cuccioli nati da coppia stabile, lo scimpanzé il 4% (come i delfini), tre specie di macachi variano tra l'1% e il 2%, meglio solo di una varietà di pecora che vive nell’isola di Soay, al largo della Scozia: lo 0,6% dei cuccioli nasce da una coppia. In certe specie animali l’evoluzione ha fatto un ulteriore passo avanti rispetto alla monogamia. Rita Cervo, Etologa dell’Università di Firenze, e Presidente della Società Italiana di Etologia: “Negli insetti sociali come formiche, api e vespe, la riproduzione è normalmente affidata a una sola femmina, la regina. Tutte le altre rinunciano ad avere una propria prole, e lavorano per permettere alla regina di riprodursi di più. Nonostante fedeltà o altruismo, gli animali raamente provano legami di amore. La scelta del partner di una vita avviene in modo accurato. Ma c’entrano solo l’aspetto fisico, la forza, e la promessa di attenzioni per la famiglia che si sta tentando di preparare per il futuro”. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “La metà degli italiani tradisce. O sei tu, o il tuo partner”.

$ $ $ $ $

Non bere alcol può aumentare il rischio di demenza? Una ricerca pubblicata sulla rivista Addiction riaccende il dibattito sul fatto che un po’ di alcol faccia bene alla salute. Alcuni studi hanno collegato il fatto di non bere a livelli elevati di malattie cardiache, ictus e Alzheimer. Alcuni scienziati ritengono che piccole dosi possano fornire un effetto rilassante, che contrasta lo stress che porta infiammazioni e danni al cuore e alle arterie. La Mayo Clinic afferma che un bicchiere di vino o birra al giorno è utile. Però, il dottor Robert Friedland, professore di neurologia e membro dell’American Neurological Association, ricorda che studi dimostrano la dannosità dell’alcol. Lo studio, di ricercatori dell’Università del New South Wales , a Sydney, in Australia, ha eseguito la meta-analisi che analizza il legame tra consumo di alcol e rischio di sviluppare demenza. Su 24.478 partecipanti, 2.124 hanno sviluppato demenza. I ricercatori hanno scoperto che chi si astiene dall’alcol ha probabilità di far parte di quel gruppo maggiori rispetto a chi beve alcol moderatamente. Meditate. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Troppo confusionario. Costoro bevano meno! O di più?”.

$ $ $ $ $

7mila passi al giorno riducono il rischio di malattie croniche e mortalità. Lo dice uno studio dell’Università di Sydney, in Australia, pubblicato su The Lancet Public Health. La ricerca ha analizzato 160mila adulti, e valutato l’impatto del numero di passi sulla salute. Riduce del 25% le malattie cardiovascolari, del 6% il cancro, del 14% il diabete tipo 2, del 38% il rischio di demenza, del 22% i casi di depressione, del 28% le cadute. Anche fare circa 4.000 passi al giorno migliora la salute. Non si sono potuti considerare i fattori quali età o fragilità, che influiscono sui risultati. Ma il conteggio giornaliero dei passi si conferma lo strumento semplice e concreto per misurare e incoraggiare l’attività fisica quotidiana, a beneficio della salute pubblica. Questi risultati definiscono le future linee guida per promuovere lo stile di vita più sano, ed aumentare la consapevolezza degli umani sull’importanza del movimento. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino 107 anni: “Non cammino da decenni, cosa avrò sbagliato?”.

$ $ $ $ $

Il Censis ci relaziona anche che in Italia si fa molto sesso. Il 5,3 % ogni giorno, il 27,9 % due o tre volte a settimana, e il 7,7 % partecipa addirittura a svariate orge. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Si potrebbe sapere la percentuale del sesso artigianale?”.

$ $ $ $ $

La donna è più predisposta al romanticismo e all’eros quando è a stomaco pieno. Lo afferma uno studio condotto dalla Drexel University. L’autrice, Alice Ely, dice: “In risposta a immagini romantiche, i circuiti neuronali associati alla ricompensa si accendono maggiormente, dopo un pasto. Mangiare le rende più sensibili a stimoli differenti dal cibo”. L’equipe ha scelto 20 donne. Dopo otto ore senza mangiare, si sono sottoposte a un test. Sono state mostrate loro foto romantiche, e altre neutrali, monitorando la reazione del cervello. Il secondo step le ha messe alla prova dopo aver consumato 500 calorie: l’attività del cervello era maggiore. C’è correlazione fra i circuiti cerebrali che sovrintendono all’alimentazione e quelli deputati al sesso. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma non se le offri una pizza margherita e una minerale”.

L'INARRIVABILE NONNO ABEFFARDO

OGGI NON È SUCCESSO NIENTE


Una notizia non data, è una notizia che non c’è. Lo sanno bene i giornalisti e lo sapeva il nostro amico Franco Cannavò, inarrivabile e geniale fondatore del giornale umoristico “LA TAMPA”, che per oltre un ventennio ha allietato e divertito Torino e provincia.


Il titolo di questo articolo fu pubblicato da Franco sul suo giornale destando curiosità, poiché è impensabile che un giornale possa apertamente dichiarare che nulla è accaduto.


Non è mai stato semplice inventare notizie divertenti e verosimili, ma lui lo faceva con naturalezza e semplicità, giocando sulle parole, sulle notizie reali, ricamando circa situazioni paradossali e assurde, facendo sorridere e riflettere i lettori.


Cannavò diceva che spesso la realtà supera la fantasia pertanto, per essere credibile, occorre prendere accadimenti reali e tagliare, ridurre, smussare, per renderli ragionevolmente attendibili; diversamente sarebbero stati “non credibili” e inaccettabili.


LA STAMPELLA, nata dalle ceneri de LA TAMPA, senza troppe pretese cerca di percorrere il sentiero tracciato dall’amico Franco, cosa né facile, né semplice.


Purtroppo per quanto impegno e fantasia impieghino i collaboratori dell’Accademia dei Cinque Cereali, gli esseri umani sono dotati di genio e imprevedibilità in grado di fare in modo che la realtà superi la fantasia.


Non è semplice competere con titoli assolutamente autentici di questo calibro:


-Si rifugia nel presepe mimetizzandosi fra le statue giganti: era latitante, arrestato in Salento.

-Esce di strada e centra il cartello che invita alla prudenza stradale.

-Il marito della donna della kiss cam dei Coldpaly era allo stesso concerto con un’altra.

-Ragazzi approcciano 40enne sulla spiaggia di Ostia, ma lei li interroga su Manzoni.

-Studente mangia la banana da 120mila dollari dell’installazione di Maurizio Cattelan: “Ho saltato la colazione ed ero affamato”.

-Chiamano il 118 per un’emergenza, poi l’assurda richiesta: “Visto che siete qui ci spostate i mobili del salone?”.

-Si gira a guardare il lato B di una ragazza, “cieco assoluto” nei guai.

-Spaccia zucchero a velo facendolo passare per cocaina: fermato in val di Fassa uno “scaltro” pusher.

-Gioca il Liverpool ma parte un porno: imbarazzo in diretta sulla BBC.

-Mago si impianta un chip per fare trucchi di prestigio, ma si dimentica la password.

-Rapina una farmacia ma dimentica sul bancone la ricetta col nome della moglie: arrestato.

-Ladri sbagliano casa, chiedono scusa ai proprietari e ripuliscono dopo aver messo tutto a soqquadro.


Se i titoli qui sopra riportati, rigorosamente autentici, vi fossero sembrati surreali e poco credibili, cosa avreste pensato se avessimo scritto il seguente?


Sposa il suo bambolotto di pezza ma lo lascia dopo 1 anno: “Mio marito mi ha tradita, lo hanno visto entrare in un motel”.


Se questo articolo non fosse reale, ma frutto della nostra fantasia, non sarebbe assolutamente convincente, né pubblicabile su una rivista umoristica per eccesso di surrealtà.

ESISTE BABBO NATALE?



Anche quest'anno siamo quasi a Natale. I bambini più piccoli scrivono letterine a Babbo Natale, piene di desideri, di buoni propositi e di errori di ortografia. I più grandicelli, invece, ormai scettici sulla storia delle renne volanti, scrivono messaggi whatsapp direttamente ai genitori, ai nonni e agli zii fino al quarto grado di parentela, esprimendo precise richieste, o meglio ancora condividendo i link che portano direttamente al sito di Amazon. Così, chi vuole accontentarli non deve fare altro che cliccare sul link, mettere nel carrello virtuale, e pagare con la carta di credito.

 Nel passaggio dalla magia dell'infanzia alla disincantata e un po' cinica visione dell'adolescenza, c'è un breve periodo intermedio, nel quale il bambino comincia a fare domande imbarazzanti ai genitori:


- Da dove entra Babbo Natale, se abitiamo al nono piano e non abbiamo il camino?

- La sua slitta non fa rumore perché è elettrica? E dove si ferma a ricaricare la batteria?

- Perché Babbo Natale l'anno scorso mi ha portato un accappatoio e delle ciabatte che nessuno gli aveva chiesto?

- Perché mi ha portato una maglia di lana che punge come le ortiche, e che ha lo stesso odore di naftalina che si sente a casa di zia Romilda ?

- Perché mi ha portato una sorellina? Erano finiti i criceti che avevo chiesto?

- Come ha fatto a trovarmi se abitiamo in una zona nuova, che non c'è nemmeno in Google Maps?


E così, di domanda in domanda, finché il genitore uno, sfinito dalle arrampicate sui vetri, passa la palla al genitore due, che chiude la faccenda, e soprattutto la bocca dei piccoli curiosi, portando in tavola le lasagne.


Circola in questi giorni sui Social il post di un papà, che suggerisce che cosa dire ai figli più grandi quando pongono l'inevitabile domanda: "Esiste davvero Babbo Natale?".


Si tratta di un lungo discorso buonista sul Natale come occasione per essere gentili e generosi, sul dare per il piacere di dare, senza aspettarsi nulla in cambio, e che culmina in una affermazione filosofico-educativa: Babbo Natale esiste, ma non come persona in carne, ossa, barba e panzone, bensì come idea.


Vi lascio qualche secondo per assimilare questo concetto.


E adesso vi chiedo: questa affermazione vi ricorda qualcosa? Oltre al vecchio sorridente con l'abito rosso, vi vengono in mente altre entità che soddisfano questo requisito?


Sì, altre cose esistono soltanto come idee: Dio,per esempio, insieme al suo misterioso amico lo Spirito Santo, l'angelo custode, l'anima...


E anche cose meno soprannaturali, ma altrettanto invisibili: la Giustizia, l'Uguaglianza dei Diritti, l'Equità delle Tasse, la Trasparenza dello Stato, i politici onesti, i treni regionali puntuali…



IL BUE GRASSO

LE STORYCETTE DELLA NONNA: BUCATINI ALL’AMATRICIANA



Si può dire, senza rischiare di apparire retorici, che la ricetta dei bucatini all’Amatriciana sia pura poesia.


Il nome richiama la città che ne rivendica l’invenzione: Amatrice, piccolo comune in provincia di Rieti, famoso per questo piatto tipico e per i terremoti.


Non scriverò l’elenco degli ingredienti necessari alla preparazione del sugo perché essi sono già contenuti nei versi del poeta:

1) - Il guanciale, che non è il cuscino del letto, ma un salume, gentilmente offerto dal ‘bravo maiale’, animale così buono e rispettoso del messaggio evangelico che porge l’una e l’altra guancia per la realizzazione di questa ricetta.

2) - Il pecorino, formaggio ricavato dal latte di ‘pecora mite’. La specificazione della mitezza è importante, perché se la pecora fosse insubordinata e battagliera la mungitura risulterebbe difficile.

3) - Il pomodoro non è stato espressamente citato nella poesia, perché, secondo alcuni storici dell’arte culinaria, la ricetta sarebbe stata scopiazzata da quella della pasta alla Griscia, che non lo prevede. Solo successivamente, per non essere citati per plagio, gli amatriciani aggiunsero la salsa di pomodoro.


    Chiarita la storia del sugo, non ci resta che parlare della pasta.


    I bucatini, per chi non lo sapesse, sono grossi spaghetti bucati nel senso della lunghezza. In pratica sono dei piccoli tubi, come le cannucce da bibita.


    Se si dispone di una pentola di dimensioni medie, nella quale i bucatini non si possono immergere completamente, quella che il grande filosofo Kant chiamava “Ragion pratica” suggerisce di spezzarli a metà prima di buttarli nell’acqua di cottura. E qui si apre un mondo di obiezioni, consigli, e discussioni, che iniziano durante il pranzo e si prolungano fino all’ora di cena.


    Sembra che spezzare spaghetti e bucatini sia considerata un’eresia, sia dai grandi cuochi stellati, sia dal popolo dei difensori delle tradizioni nazionali, guidato da Salvini. Dirò di più: qualcuno sostiene che spezzare qualsivoglia formato di pasta italica sia addirittura anticostituzionale, e che leggendo con attenzione la Costituzione Italiana si trovi sicuramente un comma che ne parla.


    Inoltre, studi scientifici sulle forze meccaniche e sulle onde d’urto che si generano durante l’operazione di spezzatura dimostrerebbero un danno strutturale alla pasta, che ne modificherebbe gusto e consistenza.


    Nell’antico mondo agricolo la questione non si poneva: la cottura della pasta avveniva in grandi paioli appesi sopra il fuoco, dove la “mater familias” rimestava col manico del badile. Ma oggi, cuocere i bucatini interi nelle pentole moderne, fatte per i piccoli fornelli delle nostre cucine, è un’impresa: quando l’acqua bolle si possono buttare i bucatini in un solo modo, in verticale, e una metà resta fuori dall’acqua. Hai voglia a mescolare col forchettone: ci vuole qualche minuto prima che la parte immersa si ammolli e permetta alla parte superiore di affondare a sua volta. Il risultato onora senz’altro la tradizione, ma i bucatini saranno per metà al dente e per metà scotti.


    Un altro problema dei bucatini è che si riempiono di sugo. Questo è senz’altro favorevole al sapore, ma crea qualche problema agli abiti dei commensali: mentre ciascuno avvolge diligentemente il bucatino attorno alla forchetta, l’estremità ancora libera parte con effetto frusta, schizzando il sugo in ogni direzione.


    Aspirare con la bocca il singolo bucatino non è una soluzione consigliata: esiste il rischio di iperventilazione, asma, e in qualche caso soffocamento.

    I RE BIZZARRI




    Mi sono sempre sembrati irrazionali i doni portati dai Re Magi a Gesù neonato. Intanto la mirra: una specie di resina prodotta da una pianta, che oggi viene utilizzata nella produzione di profumi e dentifrici. Che cosa poteva farsene un lattante? E dell'incenso? Fumare qualunque erba è vietatissimo in presenza di un bimbo, si sa. Ogni pediatra raccomanda di non farlo. Ma anche l'oro mi sembra del tutto inutile in una grotta fuori dal centro abitato, dove non si può barattare con generi di prima necessità.


    Per un bimbo che viveva in una grotta era meglio portare legna per il fuoco, indumenti e coperte di lana, e magari i pannolini...


    Questi Re Magi sono effettivamente personaggi un po' strani nel piccolo mondo del presepe. Hanno nomi altisonanti e inconsueti: Gasparre, Melchiorre e Baldassarre. Li guida una stella meglio di un navigatore GPS, da quando viene confezionato il presepe fino all'arrivo davanti al bambinello nel giorno dell'Epifania, quella che le feste porta via.


    Poi il presepe si disfa, con grande spargimento di muschio, polvere e farina usata per tracciare la strada. Tutto finisce in cantina ben imballato.


    E resta quel gap, quel vuoto misterioso nella storia di Gesù. Lo ritroviamo fanciullo, nella bottega del padre falegname o in chiesa a predicare ai sapienti, e senza aver frequentato la scuola dell'obbligo. Nessuno risponde alle innumerevoli domande che sorgono spontanee: come è arrivata lì la famigliola di Gesù? Quando ha traslocato dalla stalla alla casa-bottega, decisamente più decorosa? Per quanto tempo il bue e l'asino hanno sostituito il riscaldamento con il fiato? Forse hanno smesso quando è finita la scorta di fieno? O quando l'asino ha leccato il piatto di Giuseppe, ancora sporco di bagn-a-cahud, una tipica salsa araba molto piccante, e la notte il piccolo si è sentito male?


    E se il plurale di Maria è "le tre Marie" com'è il singolare di Re Magi? Re Mago o Re Magio? E che cosa significa la parola Epifania? E tutte le feste che porta via in quale bidone della Raccolta Differenziata vanno a finire? E chi è, alla fine, la Befana? È vero, come dicono alcune malelingue, che è l'ex moglie di Baldassarre, incazzata nera perché come alimenti ha ricevuto tanto incenso, ma nemmeno un grammo d'oro?


    Ma essendo un personaggio che giunge sulla scena lo stesso giorno dei Magi, non sarebbe stato più logico che si fosse chiamata Maga Magò?



    DONALD TRUMP A TORRAZZA PIEMONTE

    .

    Il Presidente USA Donald Trump ha visitato il Protettorato Statunitense di Torrazza Piemonte.

    Nel cielo rosa-azzurro dell’alba, la vedetta sul torrione di guardia ha avvistato l’avvicinarsi da est di una pattuglia di elicotteri in perfetta formazione “Apocalypse Now”. Era in arrivo la delegazione di elicotteri che scortavano il Presidente degli Stati Uniti, in visita al locale Protettorato Statunitense.

    Il Marine Helicopter Squadron One è il reparto di volo responsabile del trasporto del Presidente sui velivoli a rotore VH-3D ed UH-60 Black Hawk. Il Marine One, dotato di contromisure antimissile a guida radar/infrarosso e ricerca di calore, trasportava Donald. I sei elicotteri erano la scorta armata. L’aeroporto di Torrazza Piemonte ha accolto gli ospiti con sei piazzole per i sei elicotteri, disposte ai vertici di un ipotetico esagono, al centro del quale è atterrato l’elicottero presidenziale. Sembra che la coreografia sia stata apprezzata. La fanfara della locale bocciofila ha salutato gli ospiti, e gli onori militari sono stati presentati dal Colonnello Apo Carreras, Comandante della Pattuglia Acrobatica di Torrazza Piemonte.

    La Cadillac One Presidenziale, superblindata, ha accompagnato Trump presso il Protettorato USA, dove è stato ricevuto dal Referente, il Professor Italo Miglio. Per prima cosa, Trump lo ha elogiato per aver brillantemente superato i disagi dei tristi giorni dell’Amministrazione Obama, che oggi per fortuna sono alle spalle.

    Lady Susan ha ricevuto la First Lady Melania come da protocollo, e le due signore sono entrate in sintonia velocemente, anche grazie alla brillante interprete di americano-piemontese Kristine Lachen.

    Il Professor Miglio e Melania hanno scambiato piacevolezze nella lingua di lei, visto che in passato Italo Miglio fu, per un mandato, Governatore della Slovenija del Sud. Prima o poi, tutto può servire.

    Alla sontuosa cerimonia ufficiale di benvenuto ha fatto seguito il pranzo nel Salone dei Ricevimenti del Protettorato. Presenti, assieme ai Maggiorenti della città ipermetropolitana di Torrazza Piemonte, Kusòt al-Brüsq, Direttore del Pregiato Laboratorio Cucurbitaceo Torrazzese, e anche la Dottoressa Stephanie Marellow, efficiente Direttrice della International West Piedmont Towerace Trust Bank.

    Jeff Bezos, presente in zona per controllare l’avanzamento lavori del nuovo fantasmagorico centro Amazon, ne ha approfittato per imbucarsi al ricevimento. Tuttavia, tra supermiliardari ci si intende... Quasi a sorpresa, è arrivato anche Silvio Berlusconi, in una estemporanea pausa dagli impegni della campagna elettorale. Di secondo livello il suo pur splendido elicottero AW 139 di Agusta Westland. Nel pomeriggio, Trump ha voluto appuntare personalmente la “Medaglia d’Oro del Congresso” al petto del Responsabile della Security torrazzese, Paul Mark Hiory, che in precedenza fu capo degli agenti della sua scorta personale, prima di essere eletto Presidente degli Stati Uniti d’America.

    A seguire, Trump, incuriosito, ha voluto conoscere il NobilRatto Cipriano, la cui fama ha superato l’Oceano Atlantico. Servendosi della comoda metropolitana sotto il Protettorato, in una cerimonia privata destinata a pochi intimi, e senza giornalisti e fotografi tranne il sottoscritto. Era stranamente intimidito, Cipriano, ma ha fatto gli onori di casa, con le concubine col pelo lustrato per l’occasione.

    All’imbrunire, dopo promesse di imperitura amicizia, dopo rassicurazioni di reciproca stima e aiuto, dopo toccamenti maschili nascosti riferiti al futuro dell’Italia dopo le prossime votazioni, e dopo le strette di mani e gli abbracci commossi, i visitatori si sono congedati, andando verso altri lidi.

    Lo stormo di elicotteri si è involato verso il buio dell’est. Torrazza Piemonte avrà sempre un futuro.

    Pare che un politico italiano abbia promesso che Torrazza Piemonte diventerà presto Capitale d’Italia.

    Nell’attesa che succeda, andiamo tutti a dormire felici e contenti.

    .

    Per il Gazzettino Torrazzese, Carlo Chievolti (FEBBRAIO 2018)


    Gli Ambasciatori dell’ACC hanno discusso col Segretario del Tesoro e col Ministro dell’Economia USA il concambio tra dollaro americano e dollaro torrazzese.

    .

    .

    LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.

    IL PROFESSOR MIGLIO E I SUOI

    LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE

    IN PILLOLE

    .

    Il calcio regala emozioni intense, un breve addio alla razionalità, comportamenti occasionalmente aggressivi. Lo si osserva nel cervello di chi tifa durante una partita. L’attivazione delle aree dedicate al piacere: un concerto di neuroni che si accendono e spengono alla velocità delle azioni sul campo. I neuroscienziati dell’Università di Santiago del Cile, che hanno studiato il cervello di 60 appassionati con la risonanza magnetica, che visionavano 63 gol fatti o subiti dalla loro squadra del cuore, hanno rilevato che la palla in rete fa raggiungere il climax al cervello. E se segna la propria squadra si attivano le aree legate alla ricompensa: gli stessi circuiti di sesso, droga e cibo. Ma più complesso e problematico è quel che accade se segnano gli avversari. Per mitigare il dolore avviene un temporaneo distacco fra le aree ancestrali legate alle emozioni di base (piacere, rabbia, frustrazione) e quelle evolute della corteccia cerebrale, alla base di comportamenti razionali e delle scelte ponderate. Prevalgono le prime. Questo spiega le violenze negli stadi. Francisco Zamorano: “I meccanismi cerebrali associati alle risposte emotive dei tifosi, e i sentimenti generati, vengono regolati da circuiti cerebrali legati al senso di appartenenza formatisi nell’infanzia, E, per questo, la passione per una squadra è una delle rare costanti per tutta una vita. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Cosa mi sono perso, in 107 anni di vita senza il calcio?”.

    $ $ $ $ $

    L’adolescenza dura fino ai 32 anni. Il nostro cervello, fino ai 90 anni, attraversa svariate età. Adolescenza: le trasformazioni iniziano a 9 anni, e si concludono a 32. Il cervello si stabilizza, e raggiunge l’apice delle capacità cognitive, che ristagnano fino ai 66 anni, poi iniziano a declinare. L’Università di Cambridge, Gran Bretagna, ha analizzato 4mila risonanze magnetiche del cervello. La seconda età del cervello: aumentano l’efficienza delle connessioni e le capacità cognitive. Il cambio di passo è a 83 anni: il cervello ha sempre meno cellule, ma impara e le sfrutta al massimo. Dai 66 anni le sue aree non erano più collegate come nell’adolescenza: risolvere i problemi usando la creatività, e cogliendo le dimensioni di una questione, diventa più difficile, rispetto all’adolescenza. Le strutture cerebrali restanti, nei volontari in buone condizioni, si sforzano di funzionare, e con la migliore efficienza possibile. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Sono felice di essere rimasto ancora bambino a 107 anni”.

    $ $ $ $ $


    Molte coppie scelgono di non fare sesso. Scelta di fede, o spiritualità? La castità diventa spazio di riflessione e consapevolezza, utile a rafforzare il legame emotivo tra i partner. Sebbene storicamente associata a contesti religiosi, oggi è abbracciata da coppie laiche. La cultura della connessione continua, del consumo immediato, e del sesso “usa e getta” ha provocato l’effetto boomerang: molti scelgono relazioni profonde, autentiche. Così, la castità non è repressione, ma una strategia relazionale per costruire l’intimità su basi più solide. Anche alcune coppie asessuali, o persone che hanno vissuto traumi affettivi, trovano nella scelta un percorso di guarigione, o centratura. Secondo altre fonti mediche, l’astinenza consensuale può migliorare il benessere mentale, ridurre l’ansia, e aumentare la lucidità emotiva. In un tempo in cui le relazioni affettive sono sovente segnate da ansie da prestazione, aspettative irrealistiche, o cicli tossici, la castità rappresenta una forma di “disintossicazione” psicologica, capace di mettere al centro la relazione, non il solo desiderio. Lontana dagli schemi del moralismo o del tabù, la castità di coppia oggi è un’opzione sempre più diffusa e consapevole. Non nega il desiderio, ma lo ridimensiona, e lo integra in un progetto relazionale più ampio. In un tempo in cui il corpo è sovente esposto, mostrato e performato, la scelta di “trattenersi” diventa un atto quasi rivoluzionario: un modo per restituire senso, tempo e profondità al legame affettivo. Non mancano i benefici. Secondo il Journal of Sex Research, le coppie che ritardano l’attività sessuale tendono a sperimentare relazioni più soddisfacenti, stabili, e comunicative. Chi aspetta, prima di consumare il rapporto, ha livelli più alti di felicità relazionale. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Puoi, e ti astieni? Non capisco, non capisco, non capisco”.

    $ $ $ $ $

    Se fai la doccia al buio dormi meglio. Rituale voluttuoso, ad alto tasso sensoriale, riduce il cortisolo. Il dark shower è un metodo facile ed economico per calmare il sistema nervoso, e rilassarsi. Shalin Balasuriya, esperto di benessere: “La pratica affonda le radici nella scienza moderna e nell’Ayurveda, che da oltre cinquemila anni parla di bagno mentale, o snāna. È un approccio antico all’uso di acqua, aromi, e tatto per equilibrare corpo, mente e spirito”. La psicologa clinica Rachel Ray la ritiene un rituale sensoriale che aiuta a resettare e riconnettersi. La Dottoressa Allie Hare, consulente in medicina del sonno, e presidente della British Sleep Society, afferma che il buio resta un fattore significativo: “L’esperienza induce rilassamento attraverso il godimento consapevole dell’esperienza”. Una doccia al buio segnala al corpo di rallentare, rilassarsi, prepararsi al riposo. Se il buio vi inquieta accendete una candela, e lasciate il telefono altrove. Utilizzate prodotti per la doccia profumati che favoriscano il rilassamento. Respiratene a fondo i profumi, e concentratevi sulle sensazioni. Completate applicando un olio o una crema, eseguite un auto-massaggio rilassante. Infine, mantenete le luci spente o soffuse fino al momento di coricarvi. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Consigliato da muratori, camionisti, minatori, contadini”.

    TENTA DI SCIPPARE UNA VECCHIETTA E FINISCE PER SVALIGIARE FORT KNOX



    La sua escalation criminale è iniziata il mese scorso.


    Un giovane borseggiatore originario dei sobborghi di Tribolate sul Serio, nella bassa bergamasca, ha deciso di scippare un’anziana signora all’uscita dell’ufficio postale.


    Il furto con strappo non è andato a buon fine, ma nello strattonare la borsetta alla pensionata, è caduta a terra la carta di debito della malcapitata e un bigliettino indicante il PIN.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Detto fatto! Si è prontamente recato al più vicino sportello automatico per prelevare la cifra disponibile.


    A questo punto ha pensato “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Procuratosi un piccone e un martello pneumatico ha divelto l’ATM. Così facendo, si è aperto un varco all’interno del caveau della banca.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Armato di flessibile, ha deciso di aprire le cassette di sicurezza, trovando titoli di credito emessi dalla banca stessa.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    È immediatamente partito per Milano, diretto alla sede centrale della banca.


    Con i mezzi a disposizione è riuscito a penetrare all’interno della banca, dove ha trovato una discreta quantità di Buoni del Tesoro emessi dallo Stato.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Tempo di organizzarsi e procurarsi sofisticate apparecchiature per disattivare gli antifurti, ed è partito per Roma. Giunto alla Banca d’Italia non è stato per lui difficile penetrare nel caveau, dove ha trovato titoli emessi dalla BCE e una cospicua riserva di banconote in euro in contanti.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Così si è imbarcato sul primo volo per Francoforte sul Meno con l’intenzione di svaligiare la Banca Centrale Europea.


    Giunto sul posto, seppur con estrema difficoltà, prendendo spunto dalle tecniche utilizzate per la recente effrazione al Louvre, è riuscito a penetrare all’interno della BCE dove ha trovato titoli emessi dalla Fed, la banca centrale degli stati Uniti. Erano presenti anche una cospicua riserva in dollari U.S.A. e titoli americani.


    A questo punto ha pensato: “Già che ci sono, perché non approfittarne?”.


    Pochi giorni per organizzarsi, ed è partito per gli States, armato del necessario per eludere i sistemi di sicurezza della banca federale americana.


    Purtroppo la Fed era chiusa per il Thanksgiving Day (da noi noto come “Giorno del Ringraziamento”), e ha deciso di abbandonare il piano criminoso per non rovinare la festa agli americani.


    A questo punto ha pensato: “Ho fatto un volo di dodici ore, perché mai dovrei arrendermi proprio ora?”.


    Ha così deciso all’ultimo di dirigersi verso il Kentucky all’assalto nientemeno che di Fort Knox, noto per custodire la più grande riserva d’oro degli U.S.A.


    Non possedendo adeguata attrezzatura, ed essendo la struttura presidiata da ingenti forze militari, ha deciso di ricorrere a metodi tradizionali.


    Ha ingaggiato una grossa ditta di traslochi e si è presentato ai cancelli fingendo di dover spostare le oltre 4.500 tonnellate d’oro presso una nuova struttura più sicura.


    A questo punto il colonnello addetto alla sicurezza, nonostante non avesse ricevuto ordini di servizio in merito al trasferimento del prezioso metallo, ha dato il via libera al prelievo dei lingotti. I facchini addetti allo sgombero della base militare hanno caricato gli autoarticolati in poche ore, svuotando completamente il caveau.


    I camion hanno lasciato Fort Knox e se ne sono perse le tracce.


    Al momento risulta irreperibile anche il borseggiatore di Tribolate sul Serio.

    Continua...

    Disclaimer. Questo blog non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere estrapolati da internet e, pertanto, se non considerate di pubblico dominio, perlomeno accessibili a chiunque. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, siete pregati di comunicarcelo senza esitazioni all’indirizzo e-mail: info @ lastampella.it e saranno immediatamente rimossi.
    Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
    Non siamo responsabili dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
    | Copyright © 2016 La Stampella | contatti | newsletter | privacy policy |