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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

È LA MIA PAROLA CONTRO… …QUELLA DEL COMPUTER



È LA MIA PAROLA CONTRO…

…QUELLA DEL COMPUTER



Gentilissima Accademia,


vi sembra normale che la mia parola non conti nulla rispetto a quella di una macchina?


Cerco di spiegare meglio ciò che è accaduto la scorsa settimana.


La mia amatissima moglie sostiene di avermi sorpreso mentre stavo visitando siti internet di dubbia moralità.


Le ho assicurato che stavo cercando informazioni riguardo alcuni sport invernali e, per quanto possa essere eticamente riprovevole seguire il curling e l’hockey si ghiaccio, sono convinto che lei non si riferisse a questo genere di frequentazioni web.


Non contenta, mia moglie, ha preteso di controllare la cronologia del mio computer.


Quella macchina infernale sostiene che stavo visitando siti vietati ai minori oltremodo ambigui e, nonostante io garantisca il contrario, è assolutamente irremovibile.


Vi sembra normale che la parola di un dispositivo elettronico conti più di quella di un umano?


Nonostante abbia giurato sulla Gazzetta dello Sport che stavo solo guardando innocui siti internet sportivi, la mia ex moglie crede più alla parola del computer che alla mia.


Vi sembra normale che una macchina arrivi al punto di chiedere a un uomo o a una donna di dimostrare di essere veramente un essere umano?


Saluti da Ginenzo da Tribolate sul Serio.




RISPOSTA:


Caro Ginenzo,


notiamo con sommo dispiacere che nel giro di poche righe la tua amatissima moglie è diventata “ex moglie”, e ce ne rammarichiamo.


Purtroppo, i computer sono dispositivi autoritari e vogliono sempre avere ragione a tutti i costi.


Non se ne esce, devono sempre avere l’ultima parola e, spesso, tendono a mettere in imbarazzo l’utente rivelando fatti privati a chiunque li interroghi.


Con l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale le cose si complicano ulteriormente, è già capitato che un computer arrivasse al punto di ricattare il malcapitato umano utilizzando i suoi punti deboli per fare leva sulla sua sensibilità.


A queste macchine elettroniche piace prendere in giro i loro proprietari, sanno tutto dell’utente, i gusti e le tendenze in ogni settore, ne conoscono i pensieri più intimi, eppure chiedono all’umano di dimostrare di non essere un robot.


Un computer normodotato non avrebbe necessità di dimostrare tutto ciò.


I computer sanno senza ombra di dubbio che a digitare le lettere sulla tastiera e che a muovere il mouse sono le mani di un essere umano, ma si divertono a farci innervosire.


Non c’è altra spiegazione.


Paul Rice - ACC


A mali estremi, estremi rimedi.

UN ALTRO GINO SE N’È ANDATO



Dopo altri amati e indimenticabili Gino italiani (Bartali, Bramieri, Cervi…) anche Gino Paoli ha lasciato questo mondo. Qualcuno dice che abbia seguito la sua stellina, quella che gli sorrideva, tanti anni fa, dalla finestra di una soffitta affacciata sul mare.


È stata una dipartita silenziosa, discreta come le sue canzoni, dove con pochi semplici accordi di chitarra riusciva ad accompagnare strofe e ritornelli, brevi (ma mai banali) concentrati di poesia. Il suo talento era proprio questo: descrivere uno stato d’animo o raccontare una storia, usando poche parole e poche note.


Si dice di lui che sia stato un cantautore tutta la vita e, per un breve periodo, anche un deputato della sinistra. Della seconda cosa non parlerò: non credo sia importante per capire le sue canzoni, né per trarne emozioni e piacere. L’arte, la poesia, la musica non hanno colore politico. Si può disprezzare Gabriele D’Annunzio per la sua ideologia nazionalista, ma al contempo commuoversi per la bellezza di alcune sue liriche immortali, come “La pioggia nel Pineto”.


Gino Paoli è stato un cantautore pacato. I sentimenti negativi, come la tristezza, la rabbia, il dolore, non gli hanno mai fatto alzare la voce.


Se l’è presa anche con Dio, qualche volta, ma sempre con tranquilla ironia, come negli album, meno conosciuti dal grande pubblico, “I semafori rossi non sono Dio” e “King Kong Paoli”, dove accusa l’Onnipotente di distrazione:


Ci son dei giorni

in cui Dio è distratto,

guarda da un’altra parte.

Forse non vuole vedere,

segue un altro cantiere.


Credo non sia necessario soffermarsi sui dettagli della sua vita pubblica e privata, sull’alcolismo e il tentato suicidio, sui suoi amori famosi e su quelli oscuri: basta ascoltare le sue canzoni, Gino è tutto lì, in quei testi.


Resta un po’ di amaro in bocca, anzi, un certo “sapore di sale” nell’apprendere ciò che a volte non accettiamo: la vita non è mai senza errori e senza colpe, nemmeno per i grandi artisti. Però può essere, e ci accontentiamo, una lunga storia d'amore, di quelle importanti, capaci di farci vedere il cielo in una stanza al posto di un banale soffitto viola.


Gino Paoli lascia la moglie, i figli, quattro amici e la gatta.


Grazie Gino, per averci lasciato tante canzoni, da indossare sopra il cuore…


Stefania Marello


“Il cielo in una stanza” interpretato dall’I.A.

GLI SCALTRI BARISTI DIVENTANO ILLUSIONISTI


Era nell'aria. Da troppo tempo ormai i nostri eroi del bancone non avevano trovate originali, degne della loro fama. Ma questa volta si sono superati.


Hanno dotato il loro bar di giochini di abilità e prestidigitazione, allo scopo di tenere i clienti incollati ai tavoli per ore, con conseguente aumento esponenziale delle consumazioni.


Si tratta di rompicapo diffusi, ma di difficile risoluzione: il puzzle impossibile, il quadrato che non passa dall'anello, le palline che non passano attraverso il foro.


Inoltre i due scaltri (e versatili) baristi si esibiscono nei consueti giochi di prestigio: indovinano la carta pensata, estraggono metri di tovaglioli dalle maniche, fanno sparire le tazzine del caffè.


Con questi giochini riescono a trattenere per ore gli avventori nel locale, in modo da servire loro ogni genere di costosa consumazione, dalla colazione al pranzo, fino all'aperitivo serale.


Questa idea si è rivelata vincente. I vantaggi sulle sale slot sono notevoli: i clienti sono sempre soddisfatti, si impegnano in attività utili per la mente, non buttano via i risparmi nell'esecrabile vizio del gioco. E alla fine anche i gestori hanno il loro tornaconto: il locale è costantemente affollato di gente che mangia, beve e si diverte con giochi legali e stimolanti. A parte qualche difficoltà al momento della chiusura del locale per radunare tutte le colombe e i coniglietti fuggiti dai cilindri, i nostri scaltri amici sono soddisfatti.




Ore 7,00 - 9,00: Si comincia con caffè, tè, succo d'arancia e brioche

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Ore 16,00 – 18,00: Cioccolata, caffè d'orzo, bibita e aperitivo


SASSI


Sono stato prigioniero a Sassi i cinque anni delle elementari, all’Istituto San Domenico Savio, dalle suore. Impressionante, vedere il corso deserto, e con solo un tram, contro le immagini di oggi, con le auto in file interminabili in tutti i momenti di tutte le giornate. I ricordi sono pochi, ma dipende principalmente dalla mia memoria, da sempre “labile”.


Il complesso è situato presso la stazione di partenza della tranvia Sassi-Superga, una linea tranviaria collinare a cremagliera, che porta alla collina di Superga, a 672 metri, dove si trova l'omonima Basilica, sulla quale si schiantò l’aereo dei calciatori del Torino.


Ricordo nel corridoio un busto marmoreo della benefattrice Netty O’Ketty, della quale Google non ha memoria. A proposito del dio Google, che tutto sa: ci trovi Istituti con questo nome a Potenza, Catania, Bra, anche Torino, ma di questo nessun riferimento.


Un giorno d’inverno ci portarono fuori a spasso, intabarrati con mantelline nere, in fila, due a due tenendoci per mano. Mantelline! Sembravamo anacronistici pipistrellini neri. Niente radio, niente televisione, nessun giornaletto e neanche una palla: giocavamo a nascondino, o “a prenderci”. Nessun nonno che trasmettesse la passione per il calcio: l’unico nonno che ho poi conosciuto era contadino, e si intendeva di campi e boschi, di carri e cavalli, di animali da stalla e cortile. I calciatori di palloni fanno appassionare la quasi totalità dei maschi italiani, da neonati a moribondi: io sono una rara eccezione.


Ricordo le camerate esageratamente alte e larghe, con tanti lettucci affiancati, e in un angolo una grande tenda bianca, habitat della suora che ci controllava, nella quale ci era vietato entrare. E noi bambini osservavamo scrupolosamente questa e tutte le altre regole che ci venivano imposte. È singolare, confrontare noi bimbi di allora con quelli anche solo della generazione dopo: i nostri figli, per chi si è riprodotto. Ne ho conosciuti (ora a loro volta sono padri) che vivevano di capricci, e di pura e insolente prepotenza.


Dalla porta sul corso qualche sera entravano le mamme, portando il freddo, i profumi, le emozioni e l’amore materno. Poi saluti, e si tornava alla routine dei piccoli prigionieri. Si pregava. Si pregava appena aperti gli occhi al mattino e prima di chiuderli alla sera, si pregava prima e dopo lo studio, prima e dopo i pasti, prima e dopo la ricreazione. E c’era la messa al mattino, e il rosario alla sera. Non ho imparato niente di pratico, non so piantare correttamente un chiodo nel muro, e quasi non so fare una O col bicchiere, ma ho imparato le capitali, comprese quelle del Madagascar e della Mongolia, anche se per farmi dispetto hanno modificato i nomi. Ma mi hanno insegnato le preghiere che come tutti capiscono mi si sono rivelate utilissime per la vita, l’esperienza, e la carriera.


Un giorno è venuto un nonno vestito strano e colorato, per non so quale rito. Eravamo tutti vestiti di nero col fiocco bianco, a parte Carlo imbardato da “marinaretto di lusso”.


Poi d’estate ci portavano in colonia: ricordo Sauze d’Oulx, e Marina di Massa, dove ci veniva rifilata la stessa procedura ma “cambiavamo aria”. Eravamo prigionieri, sempre.


Ci sono tornato anni dopo, per assistere alla Sassi-Superga: una gara di moto in salita, di quelle che oggi non esistono più. Come ex allievo, le buone suorine permisero a me e agli amici di ricoverare i motorini nel cortile. Ho il ricordo dell’odore dell’olio di ricino che si usava come additivo per i motori a 2 tempi, sacrificati alla “rivoluzione climatica”.


Italo Lovrecich

BREVETTATA LA CABINA ELETTORALE A PROVA DI DIO



Nel segreto dell'urna, Dio ti vede, Stalin no! Così recita una celebre frase di Giovannino Guareschi.


Stalin non poteva sapere cosa avrebbero votato gli elettori, ma se avesse vinto con una percentuale minima, avrebbe subito sospettato di non essere così amato come credeva.


Se il voto è spontaneo, al dittatore Nicolae Ceaușescu va dato il merito dell’ideazione del “voto spintaneo”, grazie al quale era in grado di ottenere percentuali Bulgare, pur essendo rumeno.


In Ungheria il controverso Victor Orban vinse le ultime elezioni con il 53,1% dei voti, mentre Vladimir Putin ottenne l'87%, instillando il dubbio che l’emergenza del momento non sia il cambiamento climatico, ma la deriva dei continenti, visto e considerato l’allontanamento progressivo della percentuale bulgara.


I principali leader di partito italiani non possono vedere cosa vota ogni elettore, ma possono farsi un’idea in base ai risultati elettorali. Non occorre essere un dittatore per avere sospetti sull’elettorato e sui franchi tiratori analizzando il responso delle urne.


Tuttavia, l’unico a sapere esattamente cosa vota ognuno di noi è Dio.


Ma come la pensa politicamente Dio? Non se la sarà presa troppo per quel referendum sul divorzio? E se Dio fosse comunista?


Dare spiegazioni a Stalin avrebbe messo chiunque in un mare di guai, ma trovarsi a fare i conti con Dio nel Giorno del Giudizio non sarà propriamente una passeggiata salutare.


Allo scopo di tutelare la privacy degli elettori è stata recentemente brevettata la cabina elettorale antintrusione. Questo “bugigattolo” sostituirebbe gli attuali camerini in legno compensato o truciolato facilmente accessibili all’occhio del Signore.


Le nuove cabine saranno rivestite con lamine di piombo da 20 mm antiradiazioni cosmiche e completamente oscurate, pertanto, l’elettore dovrà crociare la sua scelta consapevole alla cieca. Questo metodo offrirà maggiori garanzie di riservatezza, anche verso se stesso.


Gli immobili dove verranno allestiti i seggi elettorali saranno altresì dotati di sofisticati sistemi di disturbo per evitare intrusioni di occhi indiscreti dall’alto dei cieli.


Paul Rice – ACC


Per le zone montuose verranno approntate le cabine corazzate modello “Saluti da Cortina”.


Per le aree di mare verranno approntate le cabine blindate modello “Baci dalla Riviera Adriatica”.


In passato vi è stato un tentativo di depistare il Padreterno camuffando i vani elettorali da cabine telefoniche. Il tentativo è miseramente fallito poiché Dio, non essendo l’ultimo degli sprovveduti, ha prontamente fiutato l’inganno della cabina.


Sugli edifici adibiti a seggi elettorali verranno installate antenne con emettitori di onde elettromagnetiche a frequenza divina, raggi infrarossi e onde cosmiche.



Cabina elettorale a rischio privacy: troppo vicina all’Alto dei Cieli.

MILIONARIO PER DIECI MINUTI

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MILIONARIO PER DIECI MINUTI

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Incommensurabile Accademia,

sono Fortuna Tino da Prucengo, ex operaio ora disoccupato, e volevo parlarvi di ciò che mi è accaduto una decina di giorni fa.

In realtà non volevo neppure scrivervi, tanto che mi sono domandato per giorni e giorni: vale la pena di far conoscere la mia vicenda?

Probabilmente no!

Proprio per questo, seppur in forte ritardo, ho deciso di scrivervi ugualmente.

La cosa ha dell’incredibile: era la serata della prima semifinale e, siccome ero rimasto senza benzina e avevo solo 10 euro, ho pensato bene di investirli giocando una scommessa su Germania – Brasile 1 a 0, per tentare di fare almeno il pieno.

Essendo a secco, ho scritto il pronostico su un biglietto e ho mandato mia moglie all’agenza delle scommesse. Probabilmente il biglietto non era scritto in bella calligrafia, tanto che mia moglie ha frainteso l’uno scambiandolo per un sette.

Ma come le sarà saltato in mente di prevedere un sette a zero per la Germania? Inutile dire che al ritorno abbiamo pesantemente litigato!

So che le donne tendenzialmente capiscono poco di calcio, ma come può una moglie non capire la scrittura del marito dopo vent’anni di matrimonio?

Inizia la partita e incredibilmente la Germania segna cinque reti in pochi minuti.

A dieci minuti dal termine la Germania stava vincendo sette a zero e io stavo vincendo un milione e mezzo di Euro. Oramai era fatta!

Mi sono letteralmente incollato davanti al computer e ho prenotato una vacanza da favola da ventimila euro e un’auto nuova, un SUV, da ottanta mila euro. Tutto online e in pochi minuti.

Sono tornato davanti al televisore a pochi minuti dalla fine della partita e… non va a segnare il Brasile? Questo è davvero uno scherzo crudele del destino.

Ora però ho capito cosa si prova ad essere milionari: è durato poco, ma è stato bello.

Non mi resta che trovare i centomila euro e sarò pronto per una vacanza da favola con mia moglie e per far morire di invidia i vicini di casa con la mia nuova e fiammante auto.

Un caro abbraccio dal povero (in tutti i sensi) Tino

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RISPOSTA:


Gentile signor Fortuna,

i latini direbbero “Cognomen non omen”. Purtroppo la palla ha una caratteristica in comune con la moneta: sono entrambe rotonde e quindi non si sa alla fine in quale porta rotolano. A quanto pare, non nella sua.

Al momento, a casa vostra, dovete accontentarvi di palle che girano, ma di altro genere.


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14 MARZO

UNA CONQUISTA STORICA NELLA PARITÀ DI GENERE: LE SCARPE PER CAMMINARE



UNA CONQUISTA STORICA NELLA PARITÀ DI GENERE:

LE SCARPE PER CAMMINARE



Quando i primi ominidi scesero dagli alberi, oltre quattro milioni di anni fa, scoprirono, così su due piedi, che camminare eretti era molto più veloce che spostarsi di ramo in ramo come le scimmie. Ma era anche doloroso: le callosità dei piedi non bastavano a proteggerli dalle asperità e dal freddo del terreno. Per questo si ingegnarono ad inventare le scarpe.


Le prime calzature di cui si ha traccia, realizzate con pelli di animali e fibre vegetali intrecciate, risalgono al periodo Paleolitico. Esse hanno permesso all’Homo Sapiens di spostarsi e popolare il mondo intero.


Ma col trascorrere dei millenni, a complicare la nostra già difficile vita sulla terra è subentrata la vanità, progenitrice dell’industria della moda. E questa ci ha fatto perdere di vista i bisogni essenziali di uomini e donne, uno dei quali è per l’appunto camminare.


Quando noi nonne eravamo giovani, i negozi di calzature offrivano scarpe adatte alla deambulazione solo alla clientela maschile. Le scarpe da donna, invece, sembravano progettate per piedi alieni. Il piede umano è largo in punta e scarica il peso sul tallone; la scarpa con il tacco alto è fatta esattamente al contrario: stretta in punta e sollevata sul tallone. Camminando, la schiena si incurva per compensare il dislivello, il tendine di Achille si accorcia, la caviglia è completamente in balia della forza di gravità, e di una certa gravità sono le inevitabili storte.


“La donna è mobile” si diceva citando il Rigoletto, e l’instabilità sulle scarpe lo confermava, rendendo noi donne perennemente squilibrate, anche nel pensiero. Chi ha dovuto indossare quel tipo di calzature sa benissimo di che cosa stiamo parlando. È impossibile camminare disinvolte, guardarsi intorno, fare una breve corsetta per prendere un tram al volo. È difficile camminare sulla ghiaia, sullo sterrato, percorrere strade in salita o in discesa. L’attenzione dev’essere sempre concentrata su dove e come posiamo i piedi.


Negli anni delle contestazioni femministe, invece di dar fuoco ai reggiseni che, detto fra noi, fanno solo il loro lavoro, avremmo dovuto bruciare in piazza quegli strumenti di tortura. Invece, abbiamo tollerato la subdola discriminazione sessuale, in nome della bellezza e della moda.


Si diceva, infatti, che la donna che zompettava sui tacchi a spillo fosse elegante e sexy. Se poi indossava anche una gonna stretta e le smaglianti (e facilmente smagliate) calze a rete era considerata lo stereotipo del desiderio maschile. Ma quanto può essere sexy, mi chiedo, una poveretta che traballa come un equilibrista ubriaco, limitata nell’andatura, impedita nella corsa, aggrappata ai mancorrenti delle scale, e tormentata dal dolore ai piedi?


Nel caso non fosse già evidente, iniziarono anche i medici a metterci in guardia dai danni irreversibili alle dita dei piedi e alla colonna vertebrale. Ma che cosa potevamo fare? Non avevamo alternative, a parte le cosiddette “scarpe da ginnastica”, fatte di tela e scarti di pneumatici, che diventavano subito sformate e puzzolenti, pensate solo per le palestre, i campi da tennis e le scampagnate estive.


Del resto - dicevano le nostre madri - chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire. E allora via, zoppicando su tacco, mezzo tacco e tacchetto: a scuola, all’Università, poi in ufficio, a fare la spesa, magari con i figli in braccio.


Molte di noi in ufficio si sfilavano le scarpe sotto la scrivania, e se le rimettevano in fretta quando entrava il capo, ignorando le proteste dolorose di calli e vesciche.


Finalmente, intorno agli anni novanta, la moda cambiò, e comparvero nei negozi e nei grandi magazzini i primi modelli di scarpe da donna basse e stringate, come le comodissime Clarks dall’Inghilterra, o le allegre Sneakers dagli Stati Uniti: fu un vero un passo avanti - nel senso letterale della parola “passo” - nella parità di genere.


Oggi l’offerta di calzature femminili è ampia e differenziata: chi vuole camminare in sicurezza trova scarpe morbide, comode, a misura di dita a martello e alluce valgo, dotate persino di suola memory foam, come i materassi.


Ma il “tacco 12” è rimasto, per la donna ambiziosa, la donna “che non deve chiedere mai”, a parte il braccio cavalleresco del suo uomo a fine giornata, quando, per stanchezza o per un Martini di troppo, non regge più la sfida con le complesse leggi fisiche dell’equilibrio.


Stefania Marello - ACC


Ogni uomo dovrebbe provare almeno una volta

LEGALIZZATA L'ORA LEGALE

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Per millenni la posizione del sole rispetto alla Terra ha segnato il tempo; infatti i primi metodi per stabilire l'ora esatta si basavano sulla misurazione delle ombre proiettate a terra. Più tardi nacque la meridiana, ma siccome non inventarono mai quella da polso e un muro in pietra da due metri per tre era difficilmente trasportabile, questo metodo risultava poco pratico. Inoltre, nelle giornate nuvolose, creava malumori tra i lavoratori, che non vedendo mai l'ombra dello stilo proiettate sul quadrante il mezzodì, continuavano a lavorare saltando il pranzo.


In seguito fu inventata la clessidra ma, vista la manovalanza necessaria a capovolgerla di continuo, fu presto utilizzata come semplice cronometro.


Quando finalmente inventarono l'orologio meccanico, ecco che arrivò l'ora legale a complicare la vita.


Oggi abbiamo orologi integrati nei sistemi operativi dei computer che aggiornano automaticamente l'ora puntualmente a settembre e a marzo, ed ecco la complicazione delle complicazioni: l'abolizione dell'ora solare, giusto per scombinare gli algoritmi di Windows, iOS, Linux & C.


Per chi pensasse a un refuso specifichiamo che, almeno secondo Juncker, con la scusa di abolire l'ora legale, in realtà si abolirà quella solare. Cioè si cancellerà per sempre l'ora indicata dal sole a vantaggio di quella introdotta per legge.


Tuttavia gli stati comunitari potranno adottare il proprio fuso orario. Ogni membro UE di fatto potrà scegliere se mantenere l'ora legale prefissata, un'ora in avanti oppure indietro. In pratica gli stati Europei potrebbero ognuno avere la propria ora definitivamente, visto che saranno aboliti i cambi di ottobre, dove si può dormire un'ora in più, e quello di marzo dove, chi fa il turno di notte, potrà lavorare un'ora in meno.


I sistemi operativi dei computer dovranno essere riprogrammati in base all'ora ratificata in ogni Paese.


L'ACC dopo un vertice proporrebbe di adottare un orario unico in tutta la UE basato sui bioritmi naturali della Nonna:

Ore sei: la sveglia (che equivalgono alle ore 6:00 attuali)

Ore dodici: il pranzo (che equivalgono alle ore 12:00 attuali)

Ore diciotto: la cena (che equivalgono alle ore 18:00 attuali)

Mezzanotte: ora in cui si addormenta davanti alla TV (che equivalgono alle ore 20:00 attuali).

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Paul Rice – ACC (OTTOBRE 2018)

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Considerazione finale: L'Unione Europea, per voce del presidente della Commissione Claude Juncker, uccide l'ora legale.

Pare tuttavia che verrà lasciata alla decisione dei singoli Stati la scelta se continuare ad adottarla o no.

Eh, sì: queste sono problematiche importanti!

Carlo Chievolti

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Secondo l'astronomia greca antica sulla Terra erano sempre le 12:47

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LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.

PENSIERI...

A UNA CERTA ETÀ…

BOTTE E RISPOSTE

STUDIO: FARSI IL BIDET PRIMA DI ANDARE IN BAGNO RIDUCE IL CONSUMO DI ACQUA FINO AL 75%



La ricerca dell'Accademia dei Cinque Cereali, in collaborazione con l'Università di Pensologia di Torino, si è svolta presso il Protettorato Statunitense di Torrazza, ed è durata sette giorni e tre minuti. Lo studio ha prodotto dati inequivocabili su come sia possibile risparmiare acqua e sostenere l'ambiente con qualche piccolo accorgimento.


Il test è stato effettuato su volontari e anche su animali consenzienti e ha coinvolto:


- Paul Rice

- Il prof. Italo Miglio

- Suntant Kathiw

- Nonno Abeffardo

- Nonna Abeffarda

- Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun

- Il Nobilratto Cipriano

- Il Sig. Pierino di Montanaro


La sperimentazione è stata del tipo "a doppio cieco", cioè utilizzando la tecnica in cui né il somministratore, né il volontario, conoscono le caratteristiche dei prodotti somministrati.


Gli otto soggetti sono stati divisi in due gruppi disomogenei: il primo gruppo, per favorire lo stimolo a una pronta evacuazione, è stato nutrito per una settimana esclusivamente a crema spalmabile alla nocciola, mentre al secondo, il gruppo di controllo, sono state somministrate limonate, torte e gelati al limone per simulare l'effetto placebo.


Non appena terminata la fase preparatoria di somministrazione, durata una settimana, si è dato libero accesso ai bagni.


In quattro, scelti a caso, si sono fatti subito il bidet, mentre i colleghi evacuavano. Successivamente si sono scambiati di posizione ripetendo le operazioni.


Data la necessità impellente è stato sufficiente un minuto e mezzo per dare fiato alle trombe.


Leggendo i dati raccolti dai dispositivi di misurazione dell'acqua utilizzata, si è visto che, chi si è lavato prima di espletare, ha risparmiato dal 67% al 75% di acqua rispetto a chi lo ha fatto dopo.


Questa ricerca scientifica potrebbe aprire nuovi orizzonti riguardo alla scarsità di acqua potabile e al consumo sostenibile di risorse idriche in generale.


L'ACC ha annunciato nuovi esperimenti: il lavaggio dei piatti prima di pranzo e dell'automobile durante le giornate di pioggia. Tuttavia, prima di procedere con la ricerca, sarà necessario risolvere i problemi di stipsi che ha colpito gli appartenenti al gruppo di controllo alimentati con placebo.




Grazie a uno specchio opportunamente disposto, si ha la percezione che raddoppino volontari e accessori bagno; in tal modo la ricerca risulta più attendibile.

ITALO, UN NOME VERSATILE

10 MARZO: BUON COMPLEANNO PATTY

FESTIVAL DI SANREMO O SANROMOLO?



Passato il Festival, gabbato lo santo.


Almeno così recita un antico adagio, ma di quale santo stiamo parlando?


Il Santo Patrono della Città di Sanremo non è San Remo, come molti potrebbero erroneamente pensare, ma San Romolo.


Secondo alcuni pensionati del circolo ferrovieri, quando Remo fondò Roma, suo fratello Romolo si trasferì in Liguria per costruire una città che avrebbe portato il suo nome: Sanromolo.


Ben presto si accorse che la nuova città era triste, senza arte né parte, grigia e tetra, senza hotel di lusso, senza casinò, senza Riviera dei Fiori.


In pratica sembrava Brevigliascum, la località depressa per antonomasia a quei tempi.


San Romolo non si diede per vinto, voleva essere ricordato in eterno per aver dato lustro alla sua città e si rivolse al vicino convento di Vallecrosia per organizzare un evento e attrarre turisti in città.


Fu così che il priore decise di accorrere in aiuto a San Romolo inviando un frate, Padre Cionfoli dell’ordine dei Cantautori Scalzi, affidandogli il compito di organizzare il primo concorso canoro della storia.


Il frate canterino, sceso in città, si accorse subito che occorreva un locale adeguato all’evento, un teatro abbastanza capiente poiché, con una certa lungimiranza, immaginava di trasformare quel concorsetto di paese in un grande festival che avrebbe coinvolto tutta la penisola.


San Romolo, seguendo le indicazioni del fraticello, fece erigere un grande teatro in centro, proprio dove si trovava la lavanderia pubblica, e lo chiamò come il lavatoio: Ariston.


Tutto era pronto per dare il “la” al primo festival della canzone dei paraggi (ricordiamo che l’Italia, a quei tempi, non esisteva ancora), ma ci fu un inaspettato colpo di scena. San Romolo si accorse che la città era stata registrata presso l’Ufficio Marchi e Brevetti col nome di Sanremo. Si trattava di un palese errore di trascrizione, ma scripta manent...


Oltre al danno, la beffa: nei secoli a venire tutti avrebbero ricordato la città da lui fondata, pensando a suo fratello Remo, che peraltro aveva già dato vita a Roma, quindi non necessitava di ulteriore fama.


Probabilmente il direttore dell’ufficio pubblico, venuto a conoscenza dell’imminente concorso musicale, aveva trascritto un nome che suonasse meglio; del resto l’eufonico “Festival Sanremo” ha un impatto mediatico migliore del cacofonico “Festival di Sanromolo”.


Fu così che San Romolo, sconsolato, lasciò Sanremo e si rifugiò sulle alture fondando la località di San Romolo, a ridosso del Monte Bignone, posizione dominante e discreta dalla quale poteva ammirare la sua città.


Inutile dire che il progetto del concorso canoro naufragò miseramente e si dovettero attendere duemilasettecento anni per vedere un vero e proprio Festival.


Ancora una volta San Romolo aveva visto lungo, infatti, dall’altopiano di San Romolo è possibile contemplare la Riviera dei Fiori e la città di Sanremo e, nei giorni di primavera, grazie ai numerosi ripetitori installati sul Monte Bignone, è possibile addirittura vedere Festival, Dopofestival e collegamenti esterni da Piazza Colombo.


Paul Rice imbeccated by Kristine Lachen assisted by GioZ - ACC

Concorso canoro.

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Il Teatro Ariston nel XIII sec. a.C e ai giorni nostri, dopo l’ultima ristrutturazione.

PROVA VELOCE PENNE COLORATE APPENA ACQUISTATE


IL FORMASSAGGIATORE



È di questi giorni la notizia di un fatto bizzarro accaduto in un supermercato di Padova. Da qualche mese il personale addetto notava che alcune fette di formaggio esposte nel banco frigo non erano integre: mancava parte della punta, e c’erano evidenti segni di morsi, come se qualcuno le avesse assaggiate e poi rimesse al loro posto. Il danno non era trascurabile, perché il colpevole sceglieva i tagli più costosi (primo fra tutti il parmigiano), che poi dovevano essere ritirati dalla vendita per ovvi motivi di igiene. L’articolo non dice molto sulla vicenda, se non l’inizio e la conclusione, ma a noi piace immaginare tutta la storia.


Alla vista delle prime fette rosicchiate, l’ipotesi che il colpevole potesse essere un topolino è stata sicuramente presa in considerazione dal personale del punto vendita, ma subito scartata: i segni dei denti erano troppo grandi persino per una pantegana, perciò doveva trattarsi di una bestia di stazza decisamente superiore, con ogni probabilità un appartenente alla specie Homo Sapiens.


Gli assaggi di formaggio continuavano, nonostante le numerose videocamere presenti nel reparto. Il personale del supermercato commentava quotidianamente i danni, chiamando il colpevole con vari soprannomi: Zanna Bianca, Topo Gigio, Assaggiatore Seriale.


Qualche dipendente frustrato propose di nascondere delle trappole fra le confezioni di formaggio, ma l’intrigante suggerimento fu bocciato. Dopo alcuni mesi, la Direzione decise di impiegare dei sorveglianti in borghese appostati nel reparto formaggi: solo così è stato possibile cogliere sul fatto l’assaggiatore seriale, e denunciarlo.


Non si trattava di un topone, né di un lupo, né di Fromage Lupin, il fratello del più famoso Arsenio: era un uomo, anziano, con i capelli bianchi, gli occhiali scuri e il berretto; un cliente del tutto normale, se non per questa sua stravagante e disdicevole abitudine.


Ci sembra quasi di vederlo gironzolare annusando l’aria satura dell’odore inconfondibile proveniente dai pezzi di grana sigillati ed etichettati. Vorrebbe intascarsi un pezzo di Reggiano e uscire indisturbato senza pagare, ma sa che è molto difficile farla franca: all’interno delle confezioni c’è una targhetta antitaccheggio che attiva l’allarme all’uscita. Allora, un’idea comincia a prendere forma nella sua testa: se si muove con destrezza, forse, potrebbe consumare la refurtiva sul posto…


Così decide di passare all’azione: seguendo uno schema preciso, egli sceglie gli orari di minor affollamento, per esempio intorno all’ora di pranzo, quando anche il personale è ridotto per i cambi turno. Si avvicina con nonchalance agli espositori dei formaggi, prende in mano una confezione, poi si guarda furtivamente intorno e… zac! coglie l’attimo fuggente in cui nessuno lo sta guardando per staccare a morsi la punta della fetta e divorarla rapidamente.


Si spera, per lui, che prima del morso abbia tolto il cellophane della confezione: per quanto possa essere di plastica biodegradabile, non credo che abbia un buon sapore, e che sia del tutto digeribile.


Quando finalmente viene colto in flagrante non mostra particolare emozione, anzi, in un certo senso si stupisce che il suo sistema mordi-e-fuggi abbia funzionato per così tanto tempo. Non oppone resistenza, non è necessario sottoporlo al caseina-test sull’alito, né all’esame dei livelli di colesterolo del sangue: ammette il fatto, e paga prontamente il taglio morsicato. Ovviamente solo l’ultimo, non i numerosi pezzi rosicchiati in precedenza, per mancanza di prove.


Forse dice anche ‘cheese’ al momento della foto che gli scattano alla centrale di Polizia.


C’è da chiedersi che cosa l’abbia spinto a questo comportamento. L’ipotesi più plausibile è che certi costosissimi formaggi, ormai quotati in borsa come l’oro, non potevano rientrare nel suo budget di spesa, e che avesse quindi escogitato un modo di mangiare dell’ottimo grana, risparmiando la “grana”, cioè i soldi per l’acquisto.


A noi lettori increduli e stupefatti non resta che indignarci, o semplicemente sorridere, all’idea che, oltre ai topi di appartamento e di biblioteca, esistano anche i topi di caseoteca.


Stefania Marello - ACC


Il formassaggiatore in azione

REFERENDUM LOMBARDO-VENETO A RISCHIO

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REFERENDUM LOMBARDO-VENETO A RISCHIO

L’A.I.A.S.E. PRONTA A RICORRERE AL TAR PER ANNULLARLO

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Con i referendum di domenica si è dato il via all’era digitale anche nell’unico settore che ancora reggeva col metodo cartaceo: quello elettorale. La votazione è stata effettuata su tablet di ultima generazione.


Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, i più anziani non hanno avuto difficoltà con il diabolico marchingegno elettronico, grazie soprattutto all’esperienza maturata in posta e in banca, dove da anni si utilizzano gli e-pad per compiere le operazioni finanziarie.


Il vero problema è stato l’obbligo forzato di poter scegliere una sola opzione, e l’impossibilità di scrivere liberamente una personale considerazione, impedendo di fatto l’annullamento della scheda.


Durante le elezioni nell'era pre-digitale infatti, non era raro che si crociassero più simboli, oppure trovare scritte più o meno oscene sulla scheda, che obbligavano ad annullarla.


Addirittura ci fu un caso dove, all’interno della scheda elettorale, gli scrutatori trovarono una fetta di mortadella ben ripiegata, cosa assolutamente complicata da fare col tablet.


Infine, trovandosi a disposizione cotanta tecnologia, pare che qualche elettore ne abbia approfittato per farsi una partitina a FIFA 18, un solitario con le carte o una puntatina al videopoker online, coperto dal segreto della cabina elettorale, laddove solo Dio può vedere cosa voti e a cosa giochi.


L’A.I.A.S.E. (Associazione Italiana Annullatori Schede Elettorali) si mostra determinata a promuovere una class action per far dichiarare il referendum incostituzionale; la decisione verrà presa nei prossimi giorni.

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Impossibile annullare la scheda senza distruggere il tablet.


IL PROFESSOR MIGLIO E I SUOI



Il Vaffa della settimana va a

I sanzionatori del Cheshire, in Inghilterra.

Con la seguente motivazione:

Hanno multato di 100 sterline i partecipanti a un funerale. E anche il carro funebre.

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Il Cetriolo Plumbeo Honoris Causa va a

Gli organizzatori di un convegno sulla disabilità a Foggia.

Con la seguente motivazione:

L’ascensore che permette l’accesso alla sala è piccolo per le carrozzelle dei disabili.

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Il premio vauro ridens va a

La Banca del Vaticano.

Con la seguente motivazione:

Suggerisce buone azioni: lancia due indici che selezionano i titoli di Borsa in base ai principi cattolici. Indaga, se sei interessato. Io mi son fatto una sana sghignazzata.

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Il premio pane e volpe va a

Anonimo rapinatore, a Torino,

Con la seguente motivazione:

Carcerato, ha approfittato della libera uscita per rapinare una banca con un coltello, a viso scoperto. Identificato dalle telecamere e riarrestato, avrà un’aggiunta di pena.

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Il premio “ma ci faccia il piacere” va a

Modrić Luka, calciatore di palloni, uno dei più forti centrocampisti della storia.

Con la seguente motivazione:

Dichiara: “Se non avessi fatto il calciatore, mi sarebbe piaciuto fare il cameriere”.

Continua...

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