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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE



IN PILLOLE



Molti trovano l’amore, o almeno l’amante, grazie ai Run Club, cioè le comunità che riuniscono appassionati di jogging. È il nuovo modo di socializzazione: gruppi che nascono non solo per “performare”. Si corre qualche chilometro e si fa amicizia. Nasce dal bisogno di stare all’aria aperta, più sani e allenati, di coltivare amicizie e trovare anime gemelle. Una via di mezzo tra il vecchio modo di conoscersi e Tinder. Solo che qui ci si vede dal vivo: niente foto, niente falsità. Auguri e figli come vuoi. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Un amico anzianotto di Brevigliasco, podista stagionato, mi ha risposto che sono invenzioni: mai successo. Ma si riferisce ai tempi passati”.

Perché rimandiamo, perché rinunciamo? La spiegazione più facile è pigrizia, ma la procrastinazione è più e interessante. La letteratura scientifica lo descrive come problema di autoregolazione, distingue procrastinatori intenzionali e non, attivi e passivi. Uno studio, pubblicato su Current Biology , offre un indizio sui meccanismi cerebrali che possono frenare un’azione associata a qualcosa di spiacevole. Su due macachi maschi è stato eseguito un esperimento: Jung-min N. Oh, dell’Università di Kyoto, ha analizzato coi colleghi una connessione tra due aree coinvolte nella motivazione: striato ventrale e pallido ventrale. I macachi sono stati coinvolti in un esperimento in cui dovevano decidere se accettare una ricompensa associata a un elemento sgradevole, un soffio d’aria sul viso. Quando entrava in gioco lo stimolo fastidioso, gli animali mostravano una minore disponibilità a impegnarsi e a iniziare la prova. L’intervento non modificava significativamente il modo in cui valutavano il risultato che avrebbero ottenuto e, nel compito basato soltanto sulle ricompense, non produceva lo stesso effetto. In altre parole, la manipolazione sembrava agire soprattutto sulla disponibilità a cominciare, e non sul valore attribuito all’obiettivo. Lo studio non dimostra che questo sia il meccanismo della procrastinazione umana, ma offre un modello biologico di come la componente spiacevole possa ostacolare l’avvio dell’azione. Chi procrastina non decide semplicemente che un’attività può aspettare: rimanda qualcosa che sa di dover fare, pur prevedendo conseguenze negative. Il caso degli studenti lo mostra bene. Si stima che circa la metà di quelli universitari incappi in comportamenti di procrastinazione problematici. Lo studiare promette una ricompensa lontana, ma il costo è immediato: fatica, noia, paura di non farcela, rinuncia a qualcosa di più piacevole. E rinviare offre invece una piccola ricompensa subito, il sollievo. Il problema non è risolto. La procrastinazione può essere una risposta al disagio, più che una cattiva organizzazione del tempo. Forse in futuro avremo più tempo ed energia, ma il compito conserverà quello che oggi lo rende sgradevole, con in più l’urgenza. E lo studio non offre un alibi biologico. Suggerisce però che volere un risultato, e riuscire a iniziare l’azione necessaria per ottenerlo, non sono la stessa cosa. Se il punto critico è l’avvio, aiuta ridurre il costo percepito del primo passo, per esempio dividendo il compito grande in più piccoli. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Faccio finta di aver capito. Ma una cosa mi sembra chiara: i giovani preferiscono i social al sesso perché è più facile strisciare le dita sul vetro”.

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